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1° invio Maggio_2011

News e Fax > Archivio 2011 > Maggio 2011

Elenco news :

Dipendenti e collaboratori a controllo del Fisco: caccia ai mini-evasori

Edilizia; Al via il nuovo Piano casa

Agcom impone tariffe ridotte per chiamate mobili

Finanziamenti PMI: allungamento con il Fondo di Garanzia

Telemarketing, il Registro non funziona. Consumatori chiedono incontro all'Authority

Infortuni in azienda: è sempre responsabile il datore di lavoro

Il decreto sviluppo punta sul turismo

INPS: domande d'iscrizione alla Gestione separata, dal 1° giugno esclusività del canale telematico

Facebook usa i minori per la pubblicità. Negli USA class action dei genitori

Mezzogiorno; Nuove assunzioni detassate al 50%

Eco-Incentivi; Premio alla Filiera italiana

Italiani poco inclini al testamento: spesso fanno decidere alla legge

Pensioni: nessuna speranza per i giovani

Rinnovabili; Restano i dubbi sul compromesso

Inps, ad aprile cala la cassa integrazione

Cassazione: si a sequestro di auto in sosta e con fari accesi se automobilista è in stato di ebbrezza

Meno tasse per le imprese

Agenzia acqua, favorevoli e contrari. Comitato referendario parla di farsa


Decreto sviluppo 2011: novità fisco per professionisti e aziende. Cosa cambia

Pagamenti contributivi dilazionati in caso di fallimento

Dichiarazione IVA: quadro VH per subfornitura

Incentivi; Cumulabili Tremonti e certificati verdi

Attacco hacker contro Sony, UNC: "Risarcire i consumatori coinvolti"

Addizionale Irpef, stop rimosso soltanto a partire dal 7 giugno

Riforma apprendistato approvata è ufficiale: novità contratto di lavoro

Google regala siti alle PMI

SISTRI: nessuna proroga il 1 giugno 2011?

Temporary shop, Casa del Consumatore: occhi aperti e niente fretta

Unico 2011 chi lo deve presentare

Contabilità irregolare: colpa del commercialista?

Dipendenti e collaboratori a controllo del Fisco: caccia ai mini-evasori

Se siete dipendenti o collaboratori e state leggendo questo articolo fermatevi un attimo e pensate a quello che avete fatto nel mese di maggio del lontano 2007. O meglio, cercate di ricordare cosa non avete fatto. Perché se in quel periodo non avete fatto la dichiarazione dei redditi, allora è bene che cominciate a preoccuparvi seriamente.

Non per alimentare una sorta di terrorismo mediatico, ma sembrerebbe che il Fisco stia controllando le dichiarazioni dei redditi di dipendenti e collaboratori per verificare che non vi sia qualche furbetto che non abbia indicato nel modello Unico o 730 uno o più redditi prodotti nell’anno 2006.

Scovare i mini-evasori sarà abbastanza semplice: basterebbe creare una query all’interno del grandissimo database dell’erario, filtrare i dati dichiarati al Fisco da parte dei datori di lavoro attraverso il modello 770 e confrontarli con quelli dichiarati dai percettori. Eventuali contribuenti anomali saranno raggiunti da un atto di accertamento parziale dell’Agenzia delle Entrate.

Responsabile di questo fermento è l’articolo 28 della legge 122/2010 che dispone che l’Agenzia delle Entrate deve effettuare specifici controlli nei confronti dei soggetti che risultano aver percepito ma non dichiarato al Fisco redditi di lavoro dipendenti e assimilati, e cioè tutti quei contribuenti che non hanno presentato la dichiarazione dei redditi ovvero l’hanno presentata omettendo uno o più redditi.

Attualmente l’operazione riguarda solo i redditi conseguiti nell’anno 2006 e dichiarati nel 2007 ma nulla esclude che il controllo possa essere ampliato ad altri esercizi.

L’adempimento normativo in questione non sostiene quanto affermato nei giorni scorsi del ministro Tremonti secondo il quale i controlli fiscali alle imprese comportano perdita di tempo, stress e alimentano i tentativi di corruzione. Insomma, un’oppressione fiscale che deve essere interrotta. L’ipotesi è quella di avviare una forma di concentrazione in modo da ridurre il continuo controllo sulle imprese. Finisce la fase in cui le imprese sono prese di mira: da oggi a soffocare saranno dipendenti e collaboratori.

Fonte:blog.pmi.it (Nicola Santangelo)
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Edilizia; Al via il nuovo Piano casa


Per l'edilizia privata non c'è soltanto il silenzio-assenso sul permesso di costruire nel decreto legge per lo sviluppo varato ieri dal Consiglio dei ministri. Il Governo prova anche a rilanciare un nuovo piano straordinario di edilizia privata che somiglia al vecchio piano casa, ma in realtà è qualcosa di diverso.

Primo, perché riguarderà solo aree urbane degradate e l'intervento dovrà essere organico. Secondo, perché l'aumento delle volumetrie usato come premio per chi interviene riguarderà non soltanto le abitazioni (+20%) ma per la prima volta anche gli edifici non residenziali come negozi, magazzini, edifici industriali (+10%).

Questo «piano città» resta però in stand by per 120 giorni. Una clausola che dovrebbe salvare la norma dal profilo di incostituzionalità per aver invaso le competenze regionali. È previsto infatti che questi premi si applicheranno «decorso il termine di 120 giorni dall'entrata in vigore del presente decreto» e «fino all'approvazione» di leggi regionali ad hoc. Le Regioni avranno cioè quattro mesi per sbarrare la strada alla norma qualora non vogliano che sia applicata sul loro territorio.

Quattro saranno i premi che questo genere di intervento potrà concedere: riconoscimento di una volumetria aggiuntiva (questo è l'unico intervento che scatta automaticamente dopo 120 giorni anche in assenza di legge regionale); delocalizzazione delle volumetrie in aree diverse da quella degradata dove si interviene; cambiamenti di destinazione d'uso purché si tratti di «destinazioni tra loro compatibili e complementari»; modifiche della sagoma necessarie per l'armonizzazione architettonica con gli organismi edilizi esistenti.

Numerose altre semplificazioni sono contenute nel decreto legge. Per semplificare le procedure di trasferimento dei beni immobili, ad esempio, «la registrazione dei contratti di compravendita aventi ad oggetto immobili o comunque diritti immobiliari assorbe l'obbligo» di denuncia alla pubblica sicurezza. Per semplificare l'accesso dei cittadini agli strumenti urbanistici, gli elaborati tecnici allegati dovranno essere pubblicati sui siti delle amministrazioni comunali. Nei comuni che hanno proceduto al coordinamento degli strumenti urbanistici settoriali, la relazione acustica per gli interventi edilizi è sostituita dall'autocertificazione.

Fonte: Il Sole 24 Ore
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Agcom impone tariffe ridotte per chiamate mobili


Una vera rivoluzione, che porterà il nostro Paese, nel giro di qualche anno al massimo, a proporre le tariffe mobili più basse in Europa. La ragione? L'Autorità Garante per le Comunicazioni (AGCOM) ha illustrato le nuove tariffe massime, che scatteranno dal primo gennaio 2012, per i quattro operatori di rete mobile Tim, Vodafone, Wind, H3G. Per tutti, ci saranno cali considerevoli alle tariffe che potranno praticare, con un tetto massimo di 4,1 centesimi al minuto per il 2012, 2,6 centesimi nel 2013, 1,6 centesimi nel 2014 e di 0,98 centesimi al minuto nel 2015. Per H3G, in considerazione dell'asimmetria nella sua dotazione di frequenze, per qualche anno ancora saranno giustificate anche asimmetrie di prezzo, per cui le sue tariffe saranno negli stessi anni, rispettivamente, di 5,1 cent, 3,4 cent, 1,6 cent e 0,98 cent al minuto. Gli operatori fissi lamentano come in realtà questi prezzi rimangano ancora mediamente di 2 centesimi in più della media europea, che si attesterebbe sui 3 cent al minuto già nel 2011. Al contrario, le quattro compagnie sostengono che queste nuove tariffe sono troppo basse, in una fase in cui si richiedono investimenti importanti da effettuare per l'asta di assegnazione delle frequenze, lasciate libere dalle tv analogiche, passate al digitale terrestre.

Fonte:studiocataldi.it (Emanuele Ameruso)
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Finanziamenti PMI: allungamento con il Fondo di Garanzia


Nell’ambito delle misure a sostegno del credito delle piccole e medie imprese, è diventata pienamente operativa la misura che permette alle PMI di allungare i piani di ammortamento dei finanziamenti dopo essersi avvalsi nei mesi scorsi della moratoria, ovverosia della sospensione del pagamento della quota capitale del debito da rimborsare alle banche. A darne notizia è stata l’ABI, Associazione Bancaria Italiana, dopo che al riguardo è stata raggiunta l’intesa sia per la Convenzione sulla provvista, da parte della Cdp, Cassa Depositi e Prestiti, sia per la copertura del Fondo di Garanzia per le piccole e medie imprese. Tutto si basa sul “Nuovo accordo per il credito alle Pmi” che è stato stipulato nello scorso mese di febbraio 2011 con il Governo e con le Associazioni di categoria delle imprese e dei professionisti.

In accordo con quanto spiega l’Associazione Bancaria Italiana, con il Fondo di Garanzia scatta la copertura in caso di default da parte dell’impresa che ha chiesto ed ottenuto l’allungamento del piano di ammortamento. In particolare, il Fondo copre proprio quelle rate aggiuntive che l’impresa deve pagare rispetto al piano di ammortamento originario.

Il tutto a fronte di un plafond, ovverosia la provvista che, come sopra accennato, viene messo a disposizione dalla Cdp, Cassa Depositi e Prestiti, ed ammonta complessivamente a ben 1 miliardo di euro. Attraverso il Fondo di garanzia, o con la provvista proveniente dalla Cdp, l’accordo raggiunto prevede che il finanziamento venga allungato con un tasso di interesse identico a quello originariamente fissato in sede di stipula; mentre in tutti gli altri casi la determinazione del tasso per l’allungamento del piano di ammortamento è frutto di una negoziazione tra l’Istituto di credito e l’impresa. Alla possibilità di allungamento dei finanziamenti a favore delle PMI che si sono avvalse della moratoria ha già aderito ben oltre il 75% degli sportelli bancari presenti sul territorio italiano.

Fonte:bassitassi.com (Fil)
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Telemarketing, il Registro non funziona. Consumatori chiedono incontro all'Authority

A tre mesi dall'attivazione il bilancio sul Registro delle Opposizioni è negativo: il servizio continua ad avere molte lacune dimostrandosi quindi inefficace. E' quanto denunciano Adusbef e Federconsumatori dando voce ai numerosi cittadini che in questi mesi si sono rivolti agli sportelli delle Associazioni segnalando un mal funzionamento dello strumento. Il Registro, nato con l'intento di tutelare gli utenti ed i consumatori dal telemarketing aggressivo, ha come pecca principale il fatto che chi non è presente nelle pagine bianche non può iscriversi al registro. Inoltre, non è esclusa la possibilità per le aziende di utilizzare altri elenchi ai quali il consumatore ha fornito la propria autorizzazione, molte volte inconsapevolmente.

"La maggior parte dei cittadini che è riuscita a iscriversi al Registro delle Opposizioni continua a ricevere telefonate con la stessa frequenza di prima, e il più delle volte lamenta una maleducazione inaudita da parte degli operatori call-center, che, nel momento in cui si fa presente l'iscrizione al registro, arrivano a pronunciare vere e proprie offese nei riguardi dei cittadini, rifiutandosi poi di fornire il numero di operatore". Ad essere maggiormente danneggiati dal mal funzionamento del sistema sono gli anziani, visto che l'iscrizione è possibile con mezzi di non facile utilizzo per chi ha poca familiarità col web, e senza considerare il fatto che sono loro a subire la maggior parte delle telefonate essendo in casa per buona parte del giorno. "Chiediamo un incontro urgente all'Authority per discutere di queste questioni, e quindi sull'accanimento che ogni giorni molti cittadini sono costretti a subire - dichiarano Rosario Trefiletti e Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef - Il Registro delle Opposizioni funziona decisamente male, è ripensare il sistema in toto è l'unica soluzione per poter tutelare i consumatori dall'informazione selvaggia messa in piedi dalle aziende".

Fonte:helpconsumatori.it (GA)
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Infortuni in azienda: è sempre responsabile il datore di lavoro


Le norme in tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro sono dirette a tutelare il lavoratore non solo dagli incidenti derivanti dalla sua disattenzione, ma anche da quelli ascrivibili ad imperizia, negligenza e imprudenza dello stesso, sicché il datore di lavoro è responsabile dell’infortunio occorso al lavoratore sia quando ometta di adottare le idonee misure protettive, sia quando non accerti e vigili che di queste misure venga fatto effettivamente uso da parte del dipendente.

Di fatto, si macchia di concorso di colpa del lavoratore, salvo che la condotta di questi non presenti caratteri di abnormità, inopinabilità ed esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo ed alle direttive ricevute, così da porsi come causa esclusiva dell’evento.

E’ questo l’orientamento confermato da una recente sentenza della Cassazione, sentenza n. 4656 del 21 febbraio 2011: affinché sussista il carattere di abnormità del comportamento del lavoratore è necessaria una rigorosa dimostrazione dell’indipendenza della condotta del lavoratore dalla sfera di organizzazione e dalle finalità del lavoro e, con essa, dell’estraneità del rischio affrontato rispetto a quello connesso alle modalità ed esigenze del lavoro da svolgere.

Fonte:blog.pmi.it (Roberto Grementieri)
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Il decreto sviluppo punta sul turismo


Diritto di superficie per 90 anni, costituzione dei distretti turistici e semplificazione della nautica di porto, ecco la ricetta per rilanciare il settore del turismo balneare

e il turismo è tra le economie italiane più rilevanti – e ciò appare assolutamente innegabile – il Governo ha pensato di potenziare quesa economia ulteriormente tentando di far fruttare gli oltre 7400 km di coste del nostro Paese attraverso un complesso di treazioni specifiche, nella fattispecie:
attribuzione ai privati del diritto di superficie sulle spiagge per 90 anni
costituzione dei distretti turistico balneari con costi burocratici annullati
semplificazioni per la nautica di porto
le associazioni ambientaliste ieri hanno parlato di “catastrofe” (questa l’esternazione di Italia Nostra) e di “pericolo lungo un secolo” (questa invece l’opinione di Wwf). Di parere diametralmente opposto come prevedibile la posizione di Fiba-Confesercenti che invece nello stralcio del decreto Sviluppo che ha presentato ieri queste novità ha ravvisato una “positiva novità”. Proprio nell’articolo 3 del Decreto, si prevede che qualsiasi cittadino possa ottenere un diritto di superficie di durata novantennale lungo una porzione di costa. Diritto che si estende peraltro sulle costruzioni presenti in quell'area, naturalmente fermo restando i vincoli urbanistici, ambientali e di edilizia. I proprietari del diritto potranno decidere di edificare nuove strutture o anche di abbattere e ricostruire quelle esistenti. Fermo restando che ne otterrà solo il diritto di superficie e non la proprietà.

Per accedere alle concessioni sarà naturalmente necessario essere in regola con fisco e previdenza, ha spiegato Tremonti nella conferenza stampa a latere dell’approvazione del decreto sviluppo. Il ministro ha poi specificato in modo chiaro che gli arenili resteranno pubblici, dunque non si configurerà di fatto nessuna vendita.

Ecco come accedere al diritto di godimento: Sarà necessario pagare un corrispettivo annuo fissato dall'Agenzia del Demanio sulla base dei valori di mercato; bisognerà inoltre procedere all’accatastamento di costruzioni fantasma preesistenti e gli studi di settore appositamente concepiti dovranno essere congrui con le entrate; a tali entrate dovrà poi come è ovvio corrispondere una regolarità dei pagamenti contributivi.
Il volume economico derivante dall’operazione, un patrimonio stimato in 103 milioni di euro, sarà suddiviso tra Erario, Regioni, Comuni e Distretti con relativa normativa statale che dovrà essere stabilita anno per anno.

Proprio i distretti rappresentano una delle più importanti novità del decreto. I Distretti turistici alberghieri potranno essere costituiti tra le imprese alberghiere già esistenti sulla costa ma anche negli ambiti delimitati dal Demanio. Tutte le agevolazioni fiscali e amministrative già previste per i distretti e le reti di impresa saranno estesi anche a questi nuovi soggetti economici, inoltre questi costituiranno una zona “a burocrazia zero” del genere di quelle – mai attuate – previste per la manovra estiva di un anno per il Mezzogiorno.

Di fianco ai distretti degli sportelli unici che saranno creati per coordinare le attività sul territorio di agenzie fiscali e Inps, avranno anche il compito di recepire le richieste delle imprese interessate “per la risoluzione di qualunque questione di competenza propria di tali enti, nonché presentare richieste ed istanze, nonché ricevere i provvedimenti conclusivi dei relativi procedimenti, rivolte ad una qualsiasi altra amministrazione statale”.

A seguito poi dell'attuazione di quello che si configura come il terzo punto di svolta dell'operazione, la modifica al codice della navigazione, verranno aumentati i posti barca attraverso la realizzazione di pontili galleggianti che non saranno più sottoposti al rilascio dei permessi di costruzione. Sempre al fine di incentivare la nautica da diporto saranno facilitate inoltre la registrazione per il noleggio e la locazione dei grandi yacht, nonché la possibilità di utilizzare le aree portuali dismesse per realizzare moli ed approdi turistici, per la cui concessione saranno previste delle semplificazioni normative, così come avverrà per il trasporto delle barche come veicoli eccezionali.

Fonte:i-dome.com
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INPS: domande d'iscrizione alla Gestione separata, dal 1° giugno esclusività del canale telematico


L'Inps, con circolare n. 72 del 4 maggio 2011, fornisce chiarimenti in merito alle modalità di presentazione della domanda d'iscrizione alla Gestione separata sottolinenado che, a partire dal 1° giugno 2011, la modalità telematica diventerà esclusiva. Nello specifico l'Istituto precisa che la presentazione delle domande, di cui all'art. 2, comma 26, L. 335/1995, dovrà avvenire esclusivamente attraverso il WEB - servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite PIN o senza PIN attraverso il portale dell'Istituto; attraverso il contact center multicanale - numero verde 803164, tramite PIN o senza PIN o tramite gli intermediari dell'Istituto - attraverso i consueti servizi telematici. L'INPS precisa inoltre che, in riferimento alla presentazione della domanda tramite Contact Center, fino al 30 settembre p.v. saranno recepite anche le comunicazioni di soggetti sprovvisti di PIN, ma, contestualmente all'accettazione della comunicazione, l'operatore del contact center attiverà il percorso per l'assegnazione del PIN OnLine al soggetto; dal 1° ottobre non saranno, pertanto, accettate comunicazioni da soggetti non autenticati tramite PIN OnLine.

Fonte:studiocataldi.it (L.S.)
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Facebook usa i minori per la pubblicità. Negli USA class action dei genitori


Internet - Facebook non chiede l’autorizzazione dei genitori prima di far sapere alla community del social network che a un minore ‘piace’ la pubblicità. Un padre ha quindi deciso di far causa alla società di Mark Zuckerberg che s’è difeso sostenendo che si tratta di “accuse completamente infondate che combatteremo in modo determinato”.

La questione è molto complessa e riguarda i rapporti delicati tra privacy, ruolo dei minori iscritti a Facebook, che sono veramente tanti, e inserzionisti.

Gli avvocati di Scott Nastro e suo figlio hanno fatto ricorso presso il tribunale civile di New York, proponendo una class action che coinvolga tutti i membri della rete sociale che hanno meno di 18 anni, i cui nomi e profili sono stati utilizzati per promuovere prodotti e servizi o con lo scopo di allargare il numero degli iscritti.

“Facebook sembra essere continuamente alla ricerca di nuovi modi d’usare i nomi e i profili dei propri membri, tra cui minori, per scopi commerciali”, ha dichiarato il legale Lee Squitieri, citato nei documenti depositati presso la corte.

Nel 2007, la società con sede in California ha lanciato il servizio che consente di collegare la pubblicità online con le attività dei membri, come per esempio commentare la qualità di un ristorante o indicare con la funzione ‘Mi piace’ il proprio apprezzamento per un marchio. Queste preferenze vengono poi comunicate ai propri contatti attraverso dei feed o compaiono sulla barra laterale delle pagine Facebook.

Le nuove impostazioni sulla privacy consentono di decidere quali informazioni condividere e quali no ma non prevedono alcuna funzione per quanto riguarda l’applicazione ‘Mi piace’.

La denuncia riguarda anche il servizio ‘Trova i tuoi amici’, aperto anche ai minori, che suggerisce eventuali contatti tra i membri della community che conta ormai più di 500 milioni di utenti.

L’avvocato Lee Squitieri ha quindi chiesto al giudice di New York di impedire a Facebook di includere i minori in queste pratiche, nonché il risarcimento e il rimborso di tutti i profitti generati dalle pubblicità che hanno coinvolto i minori iscritti alla rete sociale.

Fonte:key4biz.it (Raffaella Natale)
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Mezzogiorno; Nuove assunzioni detassate al 50%


Il decreto per lo sviluppo varato ieri dal Consiglio dei ministri introduce per le imprese un nuovo credito d'imposta per coloro, che, incrementando la base occupazionale, assumono nuovi dipendenti a tempo indeterminato nel Mezzogiorno.

L'incentivo, però, rispetto al passato, richiede più stringenti requisiti soggettivi che, di fatto, ne limitano la fruibilità. Questi requisiti sono stati introdotti dal nostro legislatore, per rispettare in modo puntuale le regole comunitarie sugli aiuti di Stato al fine di evitare nuove sorprese di infrazione da parte delle autorità di Bruxelles.

Il credito d'imposta scatta per ogni nuovo lavoratore assunto nelle Regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Molise, Sardegna e Sicilia) entro 12 mesi dall'entrata in vigore dello stesso Decreto, a condizione che i lavoratori siano considerati, ai sensi del Regolamento 800/2008/CE, appartenenti alle categorie degli "svantaggiati" o dei "molto svantaggiati".

Nel caso di assunzione di dipendenti "svantaggiati" (vale a dire lavoratori privi di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi ovvero privi di un diploma di scuola media superiore o professionale, ovvero che abbiano superato i 50 anni, ovvero che vivano soli con una o più persone a carico, ovvero occupati in professioni o settori con elevato tasso di disparità uomo-donna, ovvero membri di una minoranza nazionale) il credito d'imposta spetta nella misura del 50% dei costi salariali sostenuti nei 12 mesi successivi all'assunzione.

Nel caso di assunzione di dipendenti "molto svantaggiati" (vale a dire lavoratori privi di lavoro da almeno 24 mesi) il credito d'imposta spetta nella misura del 50% dei costi salariali sostenuti nei 24 mesi successivi all'assunzione.

L'incentivo spetta in riferimento a un ben determinato incremento occupazionale che è calcolato sulla base della differenza tra il numero dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato rilevato in ciascun mese e il numero dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato mediamente occupati nei 12 mesi precedenti all'anno dall'entrata in vigore del decreto.

L'incremento della base occupazionale deve tener conto delle diminuzioni occupazionali che si sono verificate in imprese controllate o collegate o facenti capo, anche per interposta persona, allo stesso soggetto.

La fruizione del beneficio viene meno: se il numero complessivo di dipendenti è inferiore o pari a quello annuale di riferimento; o se i posti di lavoro creati non sono conservati per un periodo minimo di 3 anni (ovvero di 2 anni per le Pmi); o se nei confronti dell'impresa vengono definitivamente accertate violazioni fiscali o contributive in materia di lavoro dipendente non formali, per le quali sono state irrogate sanzioni di importo non inferiore 5.000 euro, ovvero violazioni sulla normativa sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori ovvero siano emanati dalla magistratura contro il datore di lavoro provvedimenti definitivi per condotta antisindacale. Il credito di imposta va indicato nella dichiarazione dei redditi e può essere utilizzato esclusivamente in compensazione entro tre anni dalla data di assunzione.

Fonte: Il Sole 24 Ore
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Eco-Incentivi; Premio alla Filiera italiana


Forza con il made in Europe (e, possibilmente per noi, il made in Italy) degli impianti fotovoltaici. Ecco l'ultimo gradito perfezionamento del decreto sul "quarto conto energia" varato ieri dai ministri dello Sviluppo e dell'Ambiente, Paolo Romani e Stefania Prestigiacomo, dopo un passaggio finale al Consiglio del ministri che ha sancito ufficialmente la pace tra ministri dopo i contrasti delle scorse settimane: passa dal 5 al 10% il premio tariffario aggiuntivo per gli impianti solari che hanno come minimo il 60% di componentistica europea.

Un raddoppio, rispetto alla penultima bozza del decreto, che si affianca agli altri premi aggiuntivi del 5% per i piccoli impianti installati in determinate aree industriali, nelle zone da bonificare o oggetto di recupero ambientale, o realizzati a cura delle amministrazioni pubbliche in comuni scarsamente popolati.

Apprezza la Confindustria, che vede rafforzarsi la nuova impostazione che indirizza finalmente gli incentivi anche alla creazione di una vera filiera industriale comunitaria. Nella quale, se saremo bravi (ma in questo campo già lo siamo) potremmo guadagnare la classifica industriale e commerciale accanto agli ormai allenatissimi cugini tedeschi, fronteggiando con meno difficoltà il mix di competitività reale e artefatta degli apparati asiatici.

Sembra dunque partire bene il nuovo sistema di incentivi, tagliati quanto basta rispetto all'incentivazione ormai insostenibile dei meccanismi adottati finora. Un sistema comunque remunerativo per gli investitori, calibrato su sistemi di controllo e certificazione che sembrerebbero rigorosi ma abbastanza al riparo dalla burocrazia.

Ne sono sicuri, ora all'unisono, i ministri Prestigiacomo e Romani. Tant'è che il ministro dello Sviluppo promette di utilizzare la rotta sulle rinnovabili come uno dei cardini del nuovo (anche se sarebbe più corretto chiamarlo "primo") piano energetico nazionale che il Governo tenterà di varare entro fine anno.

«Attraverso la razionalizzazione e una progressiva riduzione delle tariffe, sarà possibile controllare e impiegare con maggiore efficacia l'onere a carico di cittadini e imprese» fa rilevare Romani in una nota. Ricorda il ministro che pur contenendo i sussidi il provvedimento «elimina ogni limite alla produzione con un nuovo sistema di regolazione automatica del livello degli incentivi in relazione alla potenza installata che entrerà a regime a partire dal 2013».

Questo con un regime transitorio che prevede «un decalage progressivo necessario per allineare il nostro Paese ai livelli comunitari» ma con «la salvaguardia degli investimenti in corso», mentre «un tetto di spesa massima ed un registro tenuto dal Gse solo sui grandi impianti (superiori a 1 mw su tetto e 200 kw a terra) consentiranno di limitare i fenomeni speculativi». Romani insiste sulla garanzia, introdotta nella bozza del decreto solo pochi giorni fa, di indennizzo per chi non si vedrà allacciato l'impianto alla rete nazionale in tempo utile per godere degli incentivi più favorevoli, e conclude rimarcando che «con questo nuovo sistema si prevede di raggiungere la grid parity (la competitività dei pannelli solari con le altre fonti di energia anche senza incentivi) già al 2017».

Certo, i tagli rispetto al vecchio regime del conto energia sono consistenti, attorno al 30% già nella fase iniziale. Ma le proiezioni tecnico-economiche sembrano confermare un'ottima redditività per gli operatori. Redditività addirittura doppia di quelle attualmente garantita in Germania, paese leader nella corsa al solare, secondo le prime stime elaborate dall'ufficio studi del Tavolo della domanda di Confindustria.

Qualche esempio. Un impianto con potenza di picco fino a 200 kilowatt in funzione al primo ottobre prossimo che preveda anche l'autoconsumo garantisce in Germania un Roi teorico poco superiore al 21%, in Italia siamo quasi al 47%. Crescendo con la potenza il divario si riduce solo di un'inezia: per gli impianti tra i 200 e i 1.000 kilowatt in Germania il Roi è appena sopra il 23 % e da noi rimane comunque superiore al 46%.

Proporzioni simili anche se si considerano gli impianti senza autoconsumo, meno incentivati. In questo caso un impianto fino a 200 kilowatt promette in Germania un Roi poco superiore al 12%, in Italia siamo oltre il 24%. Per gli impianti tra i 200 e i 1.000 kilowatt in Germania il Roi è appena sopra il 13% e da noi rimane oltre il 30%.

Fonte: Economia e Imprese
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Italiani poco inclini al testamento: spesso fanno decidere alla legge


Nel 2009, scarse le successioni su disposizione del defunto. La regione più previdente? La Liguria
Forse per scaramanzia, forse per dimenticanza, ma gli italiani non amano fare testamento. Delle 377.894 dichiarazioni di successione presentate nel 2009 all’Agenzia delle Entrate, solo 59.648 (pari al 15,78%) sono avvenute per testamento; mentre per le altre 318.246 (84,22%) si è proceduto secondo le disposizioni di legge.

Per aiutare i cittadini a disporre del proprio patrimonio, oggi, presso il Consiglio nazionale del notariato, è stata presentata la settima guida “Successioni tutelate. Le regole per un sicuro trasferimento dei beni”, realizzata dallo stesso Consiglio insieme con dodici associazioni dei consumatori.
La pubblicazione sul complesso tema delle successioni aiuta il cittadino a gestire i lasciti secondo le regole previste dalla legge, cercando di prevenire l’insorgere di problemi o contenziosi futuri.

Anche dai dati Istat 2009 emerge la tendenza degli italiani a non mettere nero su bianco le ultime volontà. La regione più organizzata è la Liguria, con il maggior numero di testamenti (189,5 su 100mila abitanti); a seguire il Trentino-Alto Adige (135,9) e il Friuli-Venezia Giulia (130,3). Le regioni con l’indice più basso sono l'Umbria (65), la Campania (65,6) e il Lazio (76,6).

Anche il ricorso ai notai, infine, è stato particolarmente forte in Liguria (81,4 ogni 100mila abitanti), Puglia (79,3) e Sardegna (70,2).

Fonte:nuovofiscooggi.it (Patrizia De Juliis)
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Pensioni: nessuna speranza per i giovani


Si raggiunge un sostituto del 71% solo nel caso in cui si acceda anche alla previdenza complementare

Secondo le previsioni della Ragioneria generale dello Stato, nel 2060 un lavoratore parasubordinato con 63 anni d'età e 35 di contributi, che abbia versato alla sola previdenza obbligatoria, riceverà una pensione pari al 48% dell'ultima retribuzione, mentre un lavoratore dipendente arriverà a prendere il 61%. Qualora il parasubordinato abbia invece puntato anche sul secondo pilastro, il tasso di sostituzione sarà del 71%.

E gli autonomi? Una situazione ancora peggiore è quella che si prospetta loro con la sola previdenza pubblica la percentuale di sostituzione sarà poco più del 47%.

In occasione della prima edizione della “Giornata nazionale della previdenza”, apertasi ieri a Milano nella sede di Borsa Italiana, anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha fatto presente in un messaggio che quello della previdenza “è un tema che oggi investe, con drammatica urgenza, le aspettative delle nuove generazioni in presenza di un mondo del lavoro in continua, rapida evoluzione, che non riesce ancora a superare i vincoli di una crescita insufficiente e di un insoddisfacente tasso di attività e di occupazione”.

A questa situazione di “precarietà prolungata” si aggiunge anche il fatto che il costo della previdenza complementare fa sì che essa sia scelta solo da un quinto dei lavoratori, Giuseppe Carosio, Vicedirettore della Banca d’Italia, in un'audizione in Commissione Finanze alla Camera, ha ultimamente sottolineato come “alla fine del 2010 il tasso di adesione tra i lavoratori era pari a circa il 22%. Solo una minoranza dei lavoratori italiani è iscritta a un fondo pensione e le attività in gestione restano limitate”.

A lui ha fatto eco Alberto Brambilla qualche giorno più tardi. Quest’ultimo – coordinatore CTS Itinerari Previdenziali – ha sottolineato in occasione dell’apertura della su citata conferenza, come l’Italia sia agli ultimi posti nella qualità e nella quantità dell’adesione alla previdenza complementare: “Oggi lo Stato integra 9,2 milioni di pensioni, il 40% di quelle in pagamento, ma per chi ha iniziato a lavorare dal 1996 l'integrazione al minimo non ci sarà più”, poi ricordando che la diffusione della previdenza complementare nei vari Paesi si misura con il rapporto tra patrimonio dei fondi pensione e il Prodotto Interno Lordo ha dimostrato come l'Italia si trovi “agli ultimi posti tra i paesi Ocse, battuta anche dalla Repubblica Ceca. Anche tra i Paesi non Ocse – ha aggiunto poi – siamo appena sopra la Bulgaria ma sotto la Nigeria e il Costa Rica».

L’appello dell’Ex Presidente del Consiglio Dini, autore della riforma, fa rilevare come sia assolutamente necessario che venga rilanciato il secondo pilastro, proprio in occasione della conferenza lo stesso Dini ha sottolineato come sinora sia mancata la partecipazione delle generazioni più giovani.

Eppure si tratta di “pour parler”, perché stando a quanto dichiarato dalle istituzioni “il cantiere” dovrebbe essere chiuso. Citando difatti quanto ha affermato nella stessa conferenza il Presidente INPS Mastracqua “nessuno può immaginare che il secondo pilastro andrà a eliminare il primo[…]; Come negli ultimi tempi hanno detto i ministri Sacconi e Tremonti – ha continuato - mi sembra che il cantiere sia chiuso. Non credo che a breve ci saranno ulteriori interventi”.

Sulla stessa linea del Presidente si pone il suo omologo dell’INPDAP Paolo Crescimbeni: ”Il sistema pensionistico - ha spiegato il Presidente - è ormai in sicurezza, per effetto degli interventi legislativi finora apportati. Il nuovo scenario descrive un panorama che vede, da un lato, l'equilibrio sostanziale dei conti e, dall'altro, il rilancio della previdenza complementare per recuperare il differenziale tra le pensioni future e l'attuale livello di copertura”.

Fonte:i-dome.com
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Rinnovabili; Restano i dubbi sul compromesso


Stefania Prestigiacomo ha vinto la sua battaglia per salvare il grosso degli aiuti al fotovoltaico. La più grande devoluzione di denaro pubblico al settore privato degli ultimi anni sembra confermata nell'ordine dei 6-7 miliardi di euro l'anno per 20 anni di seguito. Ma davanti a tali importi sarebbe il caso che il governo desse cifre ufficiali e impegnative di questa specie di piano Marshall finanziato dai consumatori e, magari, le corredasse con una previsione dei loro effetti sull'economia e sull'ambiente così da consentire all'opinione pubblica una verifica razionale e non distorta dalla pressione delle diverse lobby dell'energia.

Dal decreto, comunque, par di capire che la discesa degli incentivi ai livelli tedeschi, già sufficienti per dare adeguati ritorni sul capitale in Germania dove pure l'insolazione è più debole, si completerà nel 2012, ancorché in questo periodo transitorio l'Italia continui a pagare anche il prezzo dell'energia prodotta dal fotovoltaico nelle ore di punta. Sbaglieremo, ma pare proprio che il ministro dell'Ambiente sia riuscito nell'impresa di far confermare i vecchi e generosissimi incentivi del terzo conto energia a quanti avevano approfittato del decreto salva Alcoa per installare circa 3 mila megawatt di pannelli al suolo, che si aggiungono ai circa 4 mila già attivi a fine febbraio. Analoghi sussidi saranno probabilmente possibili per altri 2 mila mw avviati con il terzo conto energia già nel 2010 e nel primo semestre di quest'anno. Tutti questi nuovi pannelli saranno con ogni probabilità installati entro la fine di giugno, prima che parta la "riforma".

In tal modo, non solo i produttori del fotovoltaico ma anche i fornitori di impianti e servizi al settore tirano un sospiro di sollievo, certi di poter completare gli investimenti nel precedente regime di larghezza contributiva. Tra i fornitori del fotovoltaico, sia detto di passata, spicca una media impresa siracusana di montaggi elettromeccanici, la Coemi, 26o dipendenti, 22 milioni di fatturato e 1,2 di utile netto nel 2009, che ha come cliente l'Électricité de France impegnata a costruire un polo fotovoltaico di 13,5 mw a Priolo Gargallo, nella Sicilia orientale, con una spesa di 4o milioni. La Coemi, amministrata da Maria Prestigiacomo, sorella del ministro, appartiene alla holding Fincoe, 6,8 milioni di patrimonio netto, di cui Stefania Prestigiacomo aveva il 21,5% fino al novembre 2009 quando l'ha donato a Sebastiana Lombardo.

I nuovi incentivi a riduzione graduale ma ancora superiori a quelli tedeschi scatteranno dal 1 luglio 2011 e dureranno 18 mesi. Si è fissato un aggravio della bolletta elettrica di 58o milioni l'anno per avere circa 2.700 mw. Negli ultimi 4 anni di vigenza della norma, e cioè dal 2013 al 9316, si dovrebbero costruire altri 9.77o mw a incentivi ulteriormente ridotti per un onere di poco meno di 1,4 miliardi, sempre per 20 anni. I limiti previsti per il periodo 2011-12 riguardano gli impianti considerati di grande dimensione, ovvero quelli superiori ai I.000 kw sui tetti e ai 200 kw a terra.

Il decreto cancella lo scandalo dell'autocertificazione dell'entrata in funzione dell'impianto, che aveva aperto le porte ai furbetti del sole con il salva Alcoa. Ma la dilatazione dei termini salva ancora tutti. È stato raggiunto un compromesso accettabile che permette l'indennizzo di chi, pur pronto, non risulti ancora allacciato alla rete e dunque non possa funzionare. Ma poiché al gestore della rete costa raggiungere ogni produttore fotovoltaico sarebbe forse il caso di inserire l'obbligo di presentare fideiussione bancaria sull'investimento alla prenotazione dell'incentivo, giusto per evitare di sprecare soldi per portare i cavi a chi poi cambia idea. Ma queste sono migliorie minori. Quello che, a una prima lettura, il decreto non fa ben capire è come sia possibile governare il flusso degli investimenti in relazione alla dinamica decrescente dei sussidi così da evitare nuove furbizie. Come evitare, ma è solo uno degli esempi possibili, che un impianto di 2 mw venga suddiviso sulla carta in Io impiantini da Zoo kw, passibili delle incentivazioni più generose.

Fonte: Il Corriere della Sera
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Inps, ad aprile cala la cassa integrazione


Secondo dati forniti dall'Inps, il ricorso delle imprese alla cassa integrazione è calato del -10% su marzo 2011 e del -20% su aprile 2010.

Nel mese di aprile 2011 l'Inps comunica una diminuzione delle ore di cassa integrazione complessivamente autorizzate; il calo riguarda sia il dato congiunturale che quello tendenziale.
Si è passati, infatti, dai 102,5 milioni di ore autorizzate a marzo scorso a 92,1 milioni di aprile, con una contrazione delle richieste del -10,1%.
Rispetto al mese di aprile 2010, invece, nel quale furono autorizzate 114,7 milioni di ore, la diminuzione è stata addirittura del -19,7%.
"Si tratta di un dato significativo, sia rispetto al mese precedente sia rispetto allo scorso anno - commenta il presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua – che conferma i segnali di ripresa nella produzione che, nelle linee generali, risulta in crescita. Non c'è poi da dimenticare che al dato delle richieste in diminuzione, si sta confermando costante negli ultimi mesi anche quello di un bassissimo tiraggio, sceso in gennaio a circa il 34%. Solo un terzo delle ore autorizzate viene effettivamente utilizzato in azienda".
Tornando ai dati di aprile, analiticamente emerge che, per quanto riguarda gli interventi ordinari (CIGO), le ore autorizzate sono diminuite del -17,1% rispetto a marzo, essendo passate da 23,2 a 19,2 milioni.
Ancora più sensibile (-41,2%) il calo rispetto allo stesso mese di aprile dell'anno scorso: ad aprile 2010, infatti, le ore autorizzate furono 33,1 milioni.
Il forte decremento della cassa integrazione ordinaria rispetto ad un anno fa si registra sia nell'industria (-47,1%) sia nell'edilizia (-22,5%).
Il numero di ore di cassa integrazione straordinaria (CIGS), pari a 42,4 milioni nel mese di aprile appena trascorso, risulta invece praticamente invariato rispetto a marzo 2011, mentre nel confronto con il mese di aprile 2010 la diminuzione è stata del -22,8%.
Anche gli interventi in deroga (CIGD), per i quali sono state autorizzate 30,5 milioni di ore, sono diminuiti rispetto al mese di marzo 2011 del -17,3%. La variazione tendenziale per questa tipologia di interventi, invece, risulta positiva e pari al 14,1%.
Tutti i settori produttivi mostrano un segno meno nelle richieste di cassa integrazione, tra marzo ed aprile: -6,9% industria e artigianato; -12,8% edilizia; -28,7% commercio.
A livello territoriale la diminuzione più sensibile riguarda il Nord Est dove le richieste di cassa integrazione sono diminuite del -26,8%; seguono il Centro (-13,7%); il Nord Ovest (-5,6%) e il Sud (-1,7%).
In calo anche le domande di disoccupazione e mobilità, i cui dati sono riferiti ai primi tre mesi dell'anno. Le domande di disoccupazione presentate nel marzo del 2011 sono state 73 mila, contro le oltre 78 mila dello stesso mese del 2010 (-7%). Più accentuata ancora la diminuzione delle richieste di mobilità, passate dalle oltre novemila del 2010 a poco più di seimila di quest'anno (-30,25%).

Fonte:impresacity.com
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Cassazione: si a sequestro di auto in sosta e con fari accesi se automobilista è in stato di ebbrezza


La Corte di Cassazione ha stabilito che è legittimo il sequestro della macchina in sosta e con i fari accesi se al volante c'è un automobilista in stato di ebbrezza alcolica. La quarta sezione penale, ha messo nero su bianco tale principio di diritto con la sentenza n. 17238, depositata il 4 maggio 2011. Secondo quanto si apprende dalla sentenza della Suprema Corte, con l'ordinanza, il tribunale di Bolzano confermava il provvedimento con il quale il gip disponeva il sequestro dell'autovettura di proprietà di un uomo, il quale, veniva fermato dalla polizia in evidente stato di ebbrezza alcolica, e seppur in sosta, si trovava seduto alla guida di una Porsche, con i fari accesi, la cintura allacciata, pertanto, in procinto di partire. Secondo il Tribunale, il fatto doveva ritenersi riconducibile alla fattispecie di cui all'art. 186, co. 2 del codice della strada, il quale prevede il sequestro preventivo del veicolo, essendo lo stesso oggetto di confisca obbligatoria ex comma 7 dello stesso art. 186. Il provvedimento emesso dal tribunale di Bolzano, veniva così impugnato dall'uomo che proponeva ricorso per cassazione. La Corte, confermando il provvedimento, ha rigettato il ricorso dell'uomo che aveva puntato, inutilmente, a provare che, non essendo il veicolo in movimento, non potesse integrarsi la violazione contestatagli di cui all'art. 186, co. C.d.S. In particolare la Corte, puntualizzando che il concetto di circolazione di un veicolo "non può esaurirsi alla fase dinamica del mezzo, ma deve intendersi riferibile anche alle fasi di sosta, che ugualmente ineriscono alla circolazione" ha spiegato che "il porsi alla guida di un'auto, in evidenti condizioni di alterazione dovuta all'assunzione di sostanze alcoliche, nell'atto di muovere il veicolo, già con il motore avviato ed i fari accesi, avendo anche provveduto ad allacciare la cintura di sicurezza, valeva già a rappresentare una condotta idonea ad integrare la fattispecie ipotizzata. La circostanza secondo cui, al momento del controllo, l'auto non si era ancora mossa non si presenta, allo stato, significativa nei termini ritenuti dal ricorrente (...) Dunque, la sosta di un'auto su area di pubblico transito, che presuppone un arrivo sul posto ed una ripartenza del veicolo, non è circostanza irrilevante nella sede cautelare, posto che ad essa possono certamente inerire condotte riconducibili alla fattispecie alla stato ipotizzata, specie se, come nel caso che oggi interessa, l'atteggiamento del soggetto, come sopra descritto, non lascia dubbi non solo circa il sopraggiungere dello stesso a bordo della sua auto sul luogo della sosta, ma anche in ordine all'intenzione, una volta avviato il motore e postosi ai comandi del veicolo in assetto di guida, di ripartire. Intento non portato a compimento solo per l'intervento dei carabinieri, pronti a bloccare l'auto perché consapevoli delle alterate condizioni dell'indagato e dei rischi che potevano conseguire dalla circolazione del veicolo".

Fonte:studiocataldi.it (Luisa Foti)
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Meno tasse per le imprese


Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti nel pacchetto degli interventi per lo sviluppo annuncia misure per ridurre l’oppressione fiscale sulle imprese. Per ora è solo una intenzone ma i dettagli del decreto legge sviluppo si conosceranno già oggi nella discussione incardinata nel Consiglio dei ministri anticipato ad oggi.

Tra le altre misure in cantiera anche la rinegoziazione dei mutui e il nuovo piano casa per l’edilizia privata. E poi interventi per favorire la ricerca, rilanciare il turismo e il piano per il Sud.

Il decreto dovrebbe essere approvato dal Consiglio dei ministri anticipato ad oggi, insieme alle prime misure attuative del piano per le riforme e rimette in campo pezzi di vecchi provvedimenti chiusi nel cassetto, come alcune misure contenute nel decreto sulla concorrenza o norme entrate in vigore ma sfruttate solo in parte.

Mutui
Tornano le misure per la rinegoziazione dei mutui per la casa, che ricalcheranno la convenzione già siglata con l’Abi, per il calmieramento del tasso variabile, in vista degli incrementi in arrivo del costo del denaro. I termini e il tipo di convenzione dovrebbero ricalcare l’accordo del 2008 e riguardare i prestiti fino a 150 mila euro concessi a persone che hanno un reddito annuo non superiore ai 30 mila euro.

Piano casa
In arrivo anche il nuovo piano casa, per ampliare l’abitazione con procedure semplici e veloci, e superare i paletti messi dagli enti territoriali. Il primo tentativo dell’esecutivo, che risale al 2009, è infatti fallito perché la maggior parte delle regioni, a cui la Costituzione demanda le competenze in materia, non hanno applicato la normativa nazionale. Il decreto dovrebbe consentire interventi diretti dei proprietari.

La precedente normativa, che dovrebbe ispirare quella nuova, prevedeva la possibilità di ampliare del 20 per cento le abitazioni, percentuale che saliva al 35 per cento per le case demolite e ricostruite antisismiche. Secondo quanto previsto dal piano nazionale di riforme gli edifici dismessi, o in via di dismissione, potranno anche essere delocalizzati, e potrà esser cambiata la destinazione d’uso. Diventa più semplice anche la ristrutturazione e la riqualificazione energetica: basterà una semplice comunicazione nella dichiarazione dei redditi. Confermato anche il meccanismo del silenzio-assenso e semplificazioni per la dichiarazione di inizio attività

Appalti
Salirebbe inoltre da 500 mila a 1 milione di euro la soglia per gli appalti di lavori pubblici senza bando di gara, che potrebbero così essere affidati con procedure negoziate.

Fisco
Oltre a tagli per le imprese le misure dovrebbero semplificare le procedure inerenti gli studi di settore. Per le famiglie non sarà più obbligatorio inviare il quadro dei familiari a carico ogni anno.

Dovrebbe giungere in porto la norma già annunciata dall’esecutivo, che eviterà ai commercianti di dover prendere nota dei pagamenti oltre i 3.600 euro anche quando vengono effettuati con carte di credito.

Concorrenza
Nel provvedimento dovrebbero inoltre entrare, dietro la spinta del ministero dello Sviluppo economico, alcune misure contenute nel disegno di legge sulla concorrenza che è rimasto chiuso nel cassetto. In particolare si cerca di far inserire la riforma della rete dei carburanti che mira a superare i vincoli attuali sulla vendita di prodotti non-oil e rilanciare il self service. Inoltre dovrebbe trovare spazio anche il riordino delle norme che riguardano l’amministrazione straordinaria delle imprese in crisi e la nascita dell’agenzia antifrode per il settore rc auto.

Piano per il Sud
Per il rilancio del Sud sono in arrivo le prime misure che mirano a semplificare la burocrazia e introducono la fiscalità di vantaggio, su cui però occorre avere il via libera da Bruxelles. Inoltre dovrebbe tornare il credito d’imposta per le imprese che assumano lavoratori in aree svantaggiate del sud, misura già provata negli anni passati.

Ricerca e Turismo
Previsto un finanziamento pubblico, operato attraverso il credito d’imposta al 90 per cento, che andrà a sostegno della ricerca che le imprese faranno nelle università e negli istituti di ricerca.
Sempre nella stessa occasione, Prevista l’istituzione, lungo le coste balneari, dei distretti che potranno beneficiare della semplificazione burocratica ma in cambio dovranno assicurare una maggiore lealtà fiscale e l’incremento dell’occupazione.

Il provvedimento in pillole:

- Mutui: Rinegoziazione per quelli fino a 150 mila euro per redditi annui fino a 30 mila euro;

- Piano casa: Procedure semplificate e interventi diretti in caso di inadempienza delle regioni;

- Ristrutturazioni: non sarà più necessario inviare la richiesta di avvio lavori all’Agenzia delle Entrate;

- Appalti pubblici: affidamento diretto fino alla soglia di 1 milione;

- Fisco: tagli alle tasse per le imprese, studi di settore semplificati, per i commercianti nessun adempimento anche oltre i 3.600 euro di acquisti;

- Agevolazioni per il Sud.

Fonte: Il Denaro
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Agenzia acqua, favorevoli e contrari. Comitato referendario parla di farsa


Dopo la querelle sul nucleare, con il tentativo di "disinnescare" la miccia del referendum attraverso una moratoria, un altro provvedimento deciso ieri dal Governo scatena la reazione dei comitati promotori dei referendum: l'istituzione dell'Agenzia nazionale per la regolazione e la vigilanza in materia di acqua, "un organismo indipendente a tutela dei cittadini utenti, con compiti di regolazione del mercato nel settore delle acque pubbliche e di gestione del servizio pubblico locale idrico integrato". Il provvedimento è stato presentato nel decreto legge sviluppo ed è accolto con accenti e opinioni diverse dalle differenti parti in causa.

Secondo il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, "l'istituzione dell'autorità per l'acqua, nell'ambito del decreto sviluppo, rappresenta un grande traguardo a difesa di tutti i cittadini e della risorsa-acqua". Spiega Prestigiacomo: "L'organismo sarà autonomo, di nomina parlamentare con maggioranza qualificata dei 2/3. In un sistema moderno di governance delle risorse idriche in cui la proprietà del bene-acqua resta inequivocabilmente pubblica e dove, già da anni, operano e opereranno sempre più i privati, anche con aziende quotate in borsa - rileva ancora Stefania Prestigiacomo, - era necessario completare la riforma creando un organismo di controllo forte. Ci saranno più garanzie per cittadini e per l'ambiente, più poteri regolatori sulle tariffe e sanzionatori per perseguire ogni possibile abuso. Essenziale anche l'autonomia da altri organismi similari, perché la gestione dell'acqua non è solo una questione di mercato, ma deve coniugare, anche culturalmente, l'aspetto economico e l'aspetto ambientale, entrambi fondamentali e meritevoli di tutele specifiche".

Soddisfatta FederUtility, la federazione che riunisce il 95% dei gestori di acquedotti, fognature e depurazione. "In attesa di prendere visione del testo definitivo, c'è soddisfazione per la definizione di una autorità di regolazione del settore idrico, che come federazione chiedevamo da molto tempo", ha detto il presidente Roberto Bazzano, sottolineando che "si è finalmente intervenuto sulla regolazione, che rappresenta l'aspetto più rilevante per il funzionamento del sistema industriale dei servizi idrici e per l'affidabilità di un comparto che ha bisogno di interventi e di finanziamenti urgenti".

Sul fronte di guerra il comitato "2 Sì per l'acqua bene comune", che non usa mezzi termini: "È palese il tentativo di depotenziare i referendum contro la privatizzazione dei servizi idrici del prossimo giugno. A Governo e maggioranza diciamo chiaramente che tanto dal punto di vista del metodo, quanto da quello del merito anche questo tentativo si rivelerà per quello che è: una farsa ideata al solo scopo di delegittimare il voto popolare. Il re è ancora una volta nudo: si richiama al popolo ad ogni occasione ma fugge a gambe levate quando il popolo può davvero pronunciarsi su temi essenziali per la vita e la società. Anche questa volta non ci riusciranno, il 12 e il 13 giugno tutte e tutti a votare per l'acqua bene comune".

Fonte:helpconsumatori.it (BS)
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Decreto sviluppo 2011: novità fisco per professionisti e aziende. Cosa cambia


Semplificazione e investimenti: sembrano essere questi i pilastri su cui si fonda il nuovo Decreto Sviluppo 2011, che approda oggi in Consiglio dei Ministri. Burocrazia più semplice e veloce per imprese e cittadini, rilancio del piano casa, bonus per le imprese che investono in ricerca e creano nuova occupazione al Sud, possibilità di rinegoziare i mutui variabili per le famiglie in difficoltà, soglia del tasso di interesse usuraio più alto, e ancora, previsti investimenti in progetti di ricerca dell’università: queste le misure principali contenute nel decreto sviluppo 2011.

Le novità più importanti riguardano la semplificazione fiscale, il rilancio delle opere pubbliche e dell'edilizia privata, le assunzioni al Sud (il credito d'imposta riconosciuto a chi assumerà lavoratori a tempo indeterminato nei 12 mesi successivi all'entrata in vigore del Dl sviluppo, sarà pari al 50% dei costi salariali sostenuti nei dodici mesi successivi all'assunzione di lavoratori svantaggiati) e le norme per incentivare gli investimenti in progetti di ricerca delle università.

Per il 2011 e il 2012, dovrebbe essere, infatti, previsto un credito d'imposta del 90% alle imprese che finanziano progetti di ricerca in Università, enti pubblici di ricerca e altri soggetti che saranno individuati dall'Istruzione e dall'Economia. L'incentivo sarà pari al 90% della spesa incrementale rispetto alla media degli investimenti effettuati nel triennio 2008-2010 e sarà spendibile in compensazione, con esclusione dei contributi.

L’intero investimento sostenuto dall'impresa sarà fiscalmente deducibile. Confermati, per quanto riguarda la semplificazione degli adempimenti burocratici per le imprese, i tagli agli obblighi comunicativi come la razionalizzazione dei controlli e l'ulteriore trasparenza sugli atti amministrativi.

Il nuovo decreto fa slittare l'esecutività immediata dell'accertamento fiscale che avrebbe dovuto prendere il via dal primo luglio. In base al nuovo decreto, infatti, i contribuenti potranno chiedere una sospensione di 60 giorni alla Commissione tributaria, guadagnando anche una sorta di corsia preferenziale per il giudizio di merito.

Eliminata, inoltre, la sanzione amministrativa del 30% sui versamenti omessi, ritardati o incompleti dovuti al fisco in seguito agli accertamenti, mentre per le imprese è previsto un aumento della soglia di fatturato per l'accesso alla contabilità semplificata, che dovrebbe passare dai circa 300 ai 400-500 mila euro per le imprese dei servizi e dai 500 ai 600-700 mila euro per le manifatture.

Ultima novità, le imprese straniere che si stabiliscono in Italia potranno scegliere di essere tassate secondo il regime fiscale europeo più convenietnte e a in modo permanente. Per quanto riguarda più da vicino i professionisti, saranno esclusi dallo spesometro i pagamenti con carte di credito, di debito o prepagate emesse da operatori finanziari e sarà soppresso l'obbligo di compilazione per chi paga con moneta elettronica presso i distributori di carburanti.

Fonte:businessonline.it (Marianna Quatraro)
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Pagamenti contributivi dilazionati in caso di fallimento


Ecco i casi tollerati per cui i contributi possono essere pagati a rate

La direttiva 12/2011, al fine di evitare anomalie relative ai contributi, chiarisce come comportarsi d’innanzi alla richiesta di rateazioni qualora ce ne fossero altre già in corso.

Qualora si verificasse questa ipotesi, l’agente di riscossione potrà estendere la rateazione anche nel caso in cui si tratti di debiti iscritti a ruolo per cartelle ancora da notificare.

In particolare, per i contribuenti già beneficiari di una rateazione, l'agente della riscossione dovrà comportarsi come segue:

- in caso di rateazione non regolare, deve avviare le azioni esecutive di riscossione coattiva per l'intero debito iscritto a ruolo, a meno che il debitore, in possesso dei requisiti, non abbia chiesto la proroga prevista dal Milleproroghe;

- se i pagamenti delle rate sono regolari, in assenza del pagamento della nuova cartella, o della presentazione di una richiesta di dilazione, dovrà avviare le azioni esecutive di riscossione coattiva per il credito a ruolo non frazionato.

La rateazione verrebbe a cadere nel caso in cui il debitore risultasse deceduto o fosse in corso una procedura fallimentare.

Nel primo caso la rateazione potrebbe passare all’erede, qualora potesse dimostrare di trovarsi temporaneamente in difficoltà economiche considerando anche che hanno il dovere di pagare i debiti anche gli altri eredi.

Le imprese che si trovassero in liquidazione potranno godere del requisito di temporanea situazione di obiettiva difficoltà.

Sarà obbligatoria la presentazione di una relazione che comprovi i motivi che determinano l'impossibilità di pagare in unica soluzione il debito iscritto a ruolo, e la presenza di elementi dell'attivo patrimoniale idonei ad assicurare il pagamento dei creditori sociali e l'esistenza dei mezzi necessari per fare fronte al debito iscritto a ruolo e di flussi finanziari che consentono la regolarità dei pagamenti.

Qualora tali requisiti fossero mancanti sarà possibile provare la disponibilità di garantire il pagamento rateizzato da parte di terzi mediante fideiussione bancaria, polizza fideiussoria, o ipoteca di primo grado su beni. La dilazione concessa non potrà superare, tranne che per casi particolari, i 24 mesi.

La direttiva completa è disponibile in pdf a .

Fonte:i-dome.com (Mirko Zago)
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Dichiarazione IVA: quadro VH per subfornitura


Nel modello di dichiarazione IVA, nel quadro VH è stato inserito il rigo VH14 relativo all’effettuazione di operazioni di subfornitura: la norma prevede, in particolare, che l’imposta relativa a tali operazioni venga versata trimestralmente e senza applicazione di interessi.
Questa è l’unica vera novità nei quadri VH e VJ e riguarda l’ipotesi che l’imposta relativa alle operazioni di subfornitura venga versata trimestralmente (anche da parte dei soggetti mensili) e senza applicazione di interessi.

L’inserimento del rigo si è reso necessario in quanto, pur essendo previsti degli specifici codici tributo (da 6720 a 6727), le procedure di controllo dell’Agenzia delle Entrate segnalavano delle tardività di versamento per i soggetti che avevano usufruito di questa agevolazione.

A parte la novità già evidenziata, il quadro VH rimane praticamente immutato.
Nei righi da VH1 a VH12 vanno quindi indicati i risultati delle liquidazioni periodiche a debito o a credito, mentre nel rigo VH13 va indicato l’importo dell’acconto e il metodo utilizzato per la sua determinazione.

Il rigo VH14, come detto, di nuova introduzione, va invece barrato nel caso di effettuazione di operazioni di subfornitura.

Nella dichiarazione ordinaria è inoltre presente la sezione 2, nella quale vanno indicati i dati dei versamenti relativi all’immatricolazione di veicoli oggetto di acquisto comunitario.

Infine, il quadro VJ deve essere compilato nel caso di operazioni per le quali l’imposta è dovuta dal cessionario, dal committente, ovvero da parte di soggetti operanti in taluni settori per le provvigioni corrisposte.

Fonte:blog.pmi.it (Roberto Grementieri)
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Incentivi; Cumulabili Tremonti e certificati verdi


La detassazione "Tremonti-ter" è cumulabile con l'incentivo dei certificati verdi di cui fruiscono le imprese che operano nel settore dell'energia rinnovabile.

Lo ha ricordato Assonime con la circolare io del 20 aprile, esaminando il contenuto dell'articolo 26, comma 3 del Dlgs 28/2011.

Il problema si era posto in quanto l'articolo 2, comma 152 della legge 244/2007 dispone che il regime dei certificati verdi non è cumulabile con altri benefici pubblici in conto capitale o in conto interessi. I certificati verdi sono titoli che vengono acquisiti dalle imprese produttrici di energia da fonti rinnovabili (biomasse) tramite impianti di capacità superiore a un Mw. Questi certificati vengono successivamente venduti ad altre imprese del settore energetico che producono energia da fonti non rinnovabili.

A sua volta la detassazione introdotta dalla legge 78/2009 (Tremonti ter) consente di portare in deduzione dal reddito il 50% del costo di beni strumentali nuovi, compresi nella divisione 28 della tabella Ateco. Questa tabella contempla, ad esempio, i motori e le turbine che si usano anche negli impianti di biogas. La riduzione del reddito imponibile non ha la natura di un incentivo in conto capitale, né in conto interessi. Tuttavia il ministero dello Sviluppo economico, in una pronuncia del 24 agosto 2010, aveva espresso parere negativo sulla cumulabilità dei due incentivi.

L'affermazione, aveva conseguenze molto gravi in quanto rinunciando ai certificati verdi la produzione di energia da biomasse diveniva non conveniente; la conseguenza era quella che le imprese del settore si vedevano costrette a rinunciare alla detassazione del reddito.

Anche su invito dell'Avvocatura dello Stato il problema è stato risolto dal legislatore con l'articolo 26, comma 3 del Dlgs 28/2001, il provvedimento che ha recepito la direttiva 2009/28/Ce sulle fonti rinnovabili. Questa norma dispone che il divieto di cumulo non si applica nel caso di fruizione della detassazione dal reddito di impresa degli investimenti in macchinari e attrezzature. Ancorché la disposizione di legge non richiami l'articolo 5 del Dl 78/09, anche secondo Assonime essa legittima il cumulo fra certificati verdi e Tremonti-ter.

A sua volta l'agevolazione "Tremonti-ter" non contempla una previsione generale di non cumulabilità con altri incentivi e quindi è compatibile con altri, a condizione che le norme che li introducono non dispongano diversamente.

Fonte: Il Sole 24 Ore - Norme e Tributi
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Attacco hacker contro Sony, UNC: "Risarcire i consumatori coinvolti"


Nell'arco di pochi giorni Sony ha subito due grossi attacchi che hanno messo in pericolo la sorte dei dati personali dei suoi utenti: dopo l'attacco al Playstation Network c'è stato quello al Sony Online Entertainment (SOE), il sistema per giocare online tramite il pc: circa 25 milioni di utenti sarebbero coinvolti, dei quali 10 milioni di europei.

Il Segretario generale dell'Unione Nazionale Consumatori (UNC), Massimiliano Dona ribadisce che "Sony deve garantire maggiore sicurezza ai consumatori". "Dopo il primo furto di dati personali operato nei giorni scorsi da alcuni hacker a danno di circa 77 milioni di utilizzatori dei servizi di Playstation Network e Qriocity - denuncia Dona - l'azienda aveva assicurato di aver predisposto tutte le necessarie contromisure volte a risalire ai responsabili e ad elevare gli standard di sicurezza. Evidentemente, però, si era sottovalutato l'accaduto". "Ci auguriamo dunque - conclude l'avvocato Dona - che Sony sia in grado di scongiurare futuri attacchi aumentando il livello di sicurezza per i propri utenti. Inoltre, dato il perdurare della situazione di pericolosità, sarebbe opportuno che la società si facesse carico di risarcire i consumatori coinvolti". L'UNC si è già attivata per segnalare il caso all'Autorità Garante della Privacy, nonché per studiare una class-action risarcitoria della lesione dei diritti dei soggetti interessati.

Intanto ieri il vicepresidente della Commissione Europea Viviane Reding, intervenendo a una Conferenza a Bruxelles sul tema delle sfide per la privacy legate alle moderne tecnologie di comunicazione, ha detto che questi casi hanno fortemente indebolito la fiducia dei consumatori nelle nuove tecnologie. Reding ha parlato dell'esigenza di coniugare la libera circolazione dei dati e una maggiore trasparenza sul trattamento di questi dati da parte delle società che li hanno in custodia nei loro server. La vicepresidente ha ricordato che questi server sono spesso ubicati al di fuori della Ue ed è molto facile entrarci, come hanno dimostrato i caso di Sony e degli smartphone "spioni. "La fiducia dei consumatori - ha detto Viviane Reding - deve ora essere restaurata attraverso una buona legislazione, autorità indipendenti di protezione dei dati e una politica di responsabilità per le società che - come stabilito dall'art 17 della direttiva Ue sulla protezione dei dati - devono prendere le necessarie misure tecniche e organizzative per garantire la protezione contro la perdita dei dati e gli accessi ingiustificati".

Fonte:helpconsumatori.it (GA)
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Addizionale Irpef, stop rimosso soltanto a partire dal 7 giugno


Gli enti che ancora non l’applicano o sono al di sotto dello 0,4% potranno deliberare non prima di quella data
Niente introduzione o aumento dell’addizione Irpef prima del 7 giugno, data entro la quale è atteso il regolamento che disciplinerà la graduale rimozione del “blocco” della sospensione del potere di istituire o rialzare l’Addirpef da parte degli enti locali, come indicato nell’articolo 5, del decreto legislativo 23/2011 sul federalismo fiscale municipale.

Il chiarimento nella risoluzione 1/2011 del dipartimento delle Finanze, pubblicata il 2 maggio. Il Df, rispondendo a un Comune, precisa che il Dlgs 23/2011 dà 60 giorni di tempo al Mef (dall’entrata in vigore dello stesso decreto e cioè dal 7 aprile) per mettere a punto modalità e tempi della “parziale” rimozione dello stop a nuovi tributi o maggiorazioni introdotto dal Dl 93/2008, più volte confermato da altri provvedimenti legislativi e, infine, ribadito dalla legge di stabilità 2011 (articolo 1, comma 123, legge 220/2010).

Il Dlgs 23/2011, esclusivamente per quanto riguarda l’addizionale comunale all’Irpef, ha però aperto un varco, consentendo, a certe condizioni, l’introduzione dell’Addirpef o un suo leggero ritocco verso l’alto.
La risoluzione specifica, però, che ogni provvedimento in tal senso, dovrà attendere lo scoccare del 6 giugno, termine ultimo per l’approvazione del regolamento, altrimenti risulterà illegittimo e impugnabile perché adottato in un periodo in cui l’ente non aveva il potere di emanarlo. Eventuali delibere “promosse” prima di quella data saranno sì pubblicate sul sito www.finanze.gov.it, come stabilito dall’articolo 1, comma 4, del Dm 31 maggio 2002, ma recheranno l’indicazione “SOSPESA”, proprio per segnalarne l’inefficacia.
Del resto, i paletti alla sospensione del blocco, sono ben definiti dalla norma stessa.

La risoluzione ribadisce anche che lo sblocco prende il via dal periodo d’imposta 2011; fuori, quindi, lo scorso anno. Il termine del 31 marzo indicato nel comma 8 dell’articolo 14 del Dlgs 23/2011 – che potrebbe far sorgere qualche dubbio – si riferisce esclusivamente alla validità delle delibere riguardanti il 2010 e pubblicate sul sito www.finanze.gov.it, relative alla conferma o riduzione di addizionali già applicate o all’introduzione della soglia di esenzione.

Non c’è fretta quindi, per i Comuni.
E se al 6 giugno il regolamento non è ancora arrivato, soltanto allora gli enti che attualmente non riscuotono l’Addirpef o la riscuotono con un’aliquota inferiore allo 0,4% potranno introdurla o aumentarla.
In ogni caso, però, non dovrà oltrepassare la soglia dello 0,4% nei primi due anni e non potrà essere istituita o aumentata nella misura massima dello 0,2% annuo.

La risoluzione del Df mette poi sull’avviso gli amministratori “impazienti”: del tutto inutile precorrere i tempi. Lavoro da rifare per le delibere approvate con troppo anticipo, perché non risulteranno legittime neanche dopo il 6 giugno o con l’emanazione del regolamento.
Il Consiglio comunale, in tale ipotesi, dovrà votare nuovamente i provvedimenti rispettando, questa volta, i termini previsti dal Dlgs 23/2011.

Il documento di prassi ricorda, infine, che “le deliberazioni concernenti le entrate degli enti locali devono necessariamente precedere l’approvazione del bilancio di previsione” (orientamento condiviso sia dall’Amministrazione finanziaria che dalla Corte dei conti) e vanno allegate al bilancio di previsione. Da questo presupposto, gli enti con bilancio 2011 già approvato, con le carte in regola per modificare o istituire l’addizionale, dovranno provvedere “con la massima urgenza, ad apportare una variazione di bilancio” che tenga conto delle nuove entrate: è la strada più veloce per applicare l’Addirpef.

L’ultima nota è per le Amministrazioni locali con addizionale già pari o superiore allo 0,4%: per loro tutto fermo fino all’emanazione del regolamento previsto dall’articolo 5 del decreto legislativo 23/2011.

Fonte:nuovofiscooggi.it (Anna Maria Badiali)
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Riforma apprendistato approvata è ufficiale: novità contratto di lavoro


Approvata dal Consiglio dei Ministri la Riforma sull’apprendistato, nata con l'obiettivo di sviluppare le capacità di apprendimento dei giovani a partire dai 15 anni di età, nei confronti di un mestiere o altra capacità professionale e di favorire l'accesso al mondo del lavoro per i nuovi entranti o anche per chi ha perso l'impiego.

La Riforma prevede tre nuove tipologie di contratto e mira a semplificare l'accesso al mondo del lavoro. Secondo la Riforma, l'apprendistato diventa una sorta di contratto a tempo indeterminato che prevede tre diverse forme: la prima si rivolge ai giovanissimi (16-18 anni) che devono completare l'iter formativo nei confronti di un'arte o mestiere che non hanno un diploma e devono avere una qualifica; la seconda riguarda la fascia di età compresa tra i 18 e i 29 anni ed è rivolta a giovani che devono completare un iter formativo e professionale e si conclude con una verifica della specifica competenza acquisita.

La terza forma, infine, si rivolge ad un livello più alto di formazione, nel campo della ricerca, del dottorato e del praticantato in studi professionali. Apprezzamento dei sindacati per la riforma del contratto di apprendistato proposta dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi.

Fonte:businessonline.it (Marcello Tansini)
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Google regala siti alle PMI


La vonlontà di espansione di Google sul Web è fagocitante. Dopo l'avvio di Shopping, ora la filiale italiana dell'azienda di Mountain View si prepara ad avviare un'offerta per le PMI italiane: siti web gratis per tutti.

Un'iniziativa già partita in Inghilterra e che ora giunge anche in Italia. L'offerta di un sito web completo di logistica, e-commerce, visibilità e promozione a costo zero è assolutamente lodevole ed a tutto vantaggio delle PMI italiane, ma il costo zero è in realtà un trucco.

La spesa c'è ed anche se non pesa direttamente sulle aziende che decideranno di attivare l'offerta, peserà non poco sull'economia italiana, danneggiando tutta una serie di piccole imprese operanti come webagency nei propri territori di competenza.

Per capire meglio quale sia il pensiero di fondo, denunciato anche da AssoProvider, si proceda per gradi. Come già è stato detto, l'iniziativa Getting British Business Online (GBBO) è già partita qualche tempo fa nel Regno Unito. Oltremanica, Google si è alleata con British Telecom, offendo così un dominio, un sito web personalizzato e basato su template ed una maggiore visibilità online, grazie anche alla posizione di predominio del motore di ricerca. Il tutto senza spesa per il cliente.
In Italia funzionerà allo stesso modo: BigG proprio oggi a Milano presenterà l'iniziativa di partenariato con Register.it, Seat Pagine Gialle e Poste Italiane per gestire domini, logistica e servizio clienti e metterà del suo, con il motore di ricerca più cliccato al mondo.

Qui, nasce il problema: se a tutte le PMI verranno offerti servizi Web, ottimizzazioni e siti gratuitamente, cosa ne sarà delle tante realtà economiche che operano al servizio della Rete? Cosa ne sarà in Italia delle tante professionalità come webdesigner, webmaster, SEO, content writer, marketer online, che piano piano stanno nascendo e si stanno diffondendo lungo lo stivale italico?

Ecco dove sarà il costo dell'iniziativa: a carico di tutte quelle aziende che ora offrono alta professionalità al servizio del cliente per il Web e che rischieranno di vedere ridurre il lavoro, arrivando magari al collasso.

Chi acquisterà un servizio di realizzazione e consulenza per il Web, se qualche grande azienda lo offrirà gratuitamente?

Il mercato si appiattirà anche in termini qualitativi e si rischia di disintegrare la creatività. La stessa Assoprovider, in una denuncia aperta, afferma: "specie in tempi di crisi non crediamo ci sia bisogno di iniziative da centralismo sovietico. Ci interessa molto difendere le figure coinvolte, non solo come difesa della qualità e professionalità di una intera categoria di web designer, ma anche per un evidente problema di qualità del prodotto offerto alla piccola impresa italiana".

Il Made in Italy per il Web è a rischio ed AssoProvider continua sostenendo: "la creatività italiana oggi al servizio delle web agency rischia di essere disintegrata dalla presenza di un prodotto gratuito e scadente, con la conseguente perdita di moltissimi posti di lavoro e di professionalità".

Inoltre, si creano anche forti conflitti di interessi e Google abuserebbe di posizione dominante nel settore dell'indicizzazione. Infatti, BigG tenderebbe a dare maggiore visibilità nel proprio motore di ricerca ai siti offerti e non a quei pochi che decideranno di affidarsi a professionalità esterne al colosso. Chi meglio di Moutain View potrebbe correttamente indicizzare un sito proposto e creato da un gruppo guidato da Google stessa?

AssoProvider insiste su questo punto, definendo il colosso un "monopolista arrogante" e sperando che: "nascano nuovi motori di ricerca alternativi a Google, proprio per sostituire un oligopolio con un pluralismo effettivo di offerta; la risposta in Europa potrebbe essere la nascita di un motore di ricerca Europeo in risposta a Google".

Una speranza che probabilmente viene nutrita da un folto gruppo di imprese del settore, che dovranno re-inventarsi per l'ennesima volta una professione. Si dovrà puntare su servizi di qualità elevata, mantenendoli però a costo davvero irrisorio, con forte rischio per i guadagni e la sopravvivenza dell'attività.

Fonte:i-dome.com (Giovanni Barbieri)
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SISTRI: nessuna proroga il 1 giugno 2011?


Rimangono meno di trenta giorni alle imprese per adeguarsi a quanto disposto dal SISTRI, il sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti.

A dire il vero, la prima data switch-off era fissata ad agosto 2010. Si è passati al primo ottobre 2010, quindi al primo gennaio 2011. E’ stato così che, a seguito di questi numerosi rinvii, si è arrivati al primo giugno 2011. I decreti che hanno determinato i rinvii, in effetti, sono serviti per superare le diverse criticità emerse nel tempo.

Per dirla breve il Sistri, annunciato come il sistema che avrebbe rivoluzionato l’intero ciclo dei rifiuti, si è rivelato molto vulnerabile come già affermato.

Conseguenza di tanta confusione è stata una serie di slittamenti, l’ultimo dei quali avvenuto proprio lo scorso dicembre 2010, ossia qualche giorno prima dell’entrata in vigore, ad opera del ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo che ha nuovamente fissato il termine ultimo a giugno 2011.

A creare così tanti problemi è stata la parte hardware della procedura ossia chiavette USB e Black box necessari rispettivamente a inserire i dati di carico e scarico e a monitorare lo spostamento dei trasportatori. L’obiettivo è quello di controllare e seguire via satellite il trasferimento dei rifiuti speciali di tutta Italia. La procedura dovrebbe coinvolgere aziende, trasportatori e impianti di trattamento.

Attenzione, quindi, alla data del 1° giugno 2011, momento in cui, in mancanza di ulteriori imbarazzanti rinvii scatteranno le sanzioni per le 280.000 aziende interessate dalla nuova procedura. Con l’avvio del Sistri saranno sostituiti i registri di carico e scarico, i formulari di identificazione dei rifiuti e il modello unico di dichiarazione ambientale (MUD) e sarà dato spazio a procedure informatiche che coinvolgeranno Comando Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente, Ispra, Ministero dell’Ambiente, Guardia Costiera, Corpo Forestale, Polizia, Guardia di Finanza e Sitra e che ne garantiranno trasparenza e aiuteranno le imprese a rispettare l’ambiente.

Fonte:blog.pmi.it (Nicola Santangelo)
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Temporary shop, Casa del Consumatore: occhi aperti e niente fretta

Temporary shop: negozi a tempo, dove le aziende lanciano nuovi prodotti e creano un evento; spazi che permettono di comprare hic et nunc, qui e ora, se il portafoglio lo permette, approfittando di un'occasione di vendita che rappresenta una vetrina per la marca e spesso seduce il consumatore con un richiamo all'unicità del prodotto che viene acquistato; anche e pur sempre, punti vendita dove il consumatore deve essere consapevole che sta acquistando un prodotto. Su questo fenomeno si è espressa nei giorni scorsi la Casa del Consumatore, che sul suo blog ha messo in evidenza soprattutto i possibili problemi per gli acquirenti.

Come spiega l'associazione, "i negozi a tempo sono ormai una realtà molto diffusa: si sa quando aprono, ma non sempre si sa quando chiudono, comunque piuttosto presto. Questa nuova formula commerciale viene spesso utilizzata dalle grandi aziende per promuovere e pubblicizzare le loro ultime novità o i loro prodotti "stagionali" specialmente in zone particolarmente trafficate delle grandi città (es. stazioni ferroviarie) oppure in occasione di eventi importanti come fiere e saloni".

Se la convenienza per chi vende è quella di utilizzare al meglio lo spazio disponibile con i prodotti che magari registrano picchi di vendita in determinati periodi dell'anno, afferma l'associazione, i consumatori "rischiano di perdere o comunque di vedere notevolmente ridotti i loro diritti e le garanzie previste dalla legge".

"Infatti, se il prodotto acquistato presenta vizi o difetti di conformità e il negozio nel frattempo ha chiuso o si è "trasformato", a chi può rivolgersi il cliente? Nella migliore delle ipotesi, quando il negozio temporaneo era un monomarca e vendeva prodotti di marchi noti e conosciuti, resta la possibilità di rivolgersi direttamente al produttore per far valere i propri diritti come la garanzia legale - spiega la Casa del Consumatore - Più difficile, invece, è ottenere la giusta tutela quando etichette e confezioni non permettano di risalire al produttore oppure quando si tratti di veri e propri outlet a tempo che vendono merce "smarchiata". In mancanza di una legislazione ad hoc che regolamenti questa tipologia di business commerciale, il consiglio per tutti è quello di fare molta attenzione a ciò che si compra nel temporary shop, senza lasciarsi trascinare dalla fretta di comprare prima che chiuda, anzi, verificando per quanto possibile anche la serietà delle aziende produttrici".

Fonte:helpconsumatori.it (BS)
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Unico 2011 chi lo deve presentare


Il modello Unico, disponibile anche nel formato mini, dovrà essere presentato il 30 giugno se in formato cartaceo in posta o il 30 settembre in via telematica diretta, attraverso i canali internet, entratel, tramite un intermediario.

Potranno presentare il modello cartaceo i contribuenti che, pur possedendo redditi che possono essere dichiarati con il 730, non possono utilizzarlo perché privi di un datore di lavoro o non titolari di pensione ovvero da chi ha l'obbligo di comunicare dati utilizzando i quadri RM, RT, RW e AC di Unico ed è consentito anche a chi presenta la dichiarazione dei redditi per conto di contribuenti deceduti o da chi è privo di un sostituto d'imposta perché è cessato il rapporto di lavoro.

Sono obbligati a presentare Unico, tutti i titolari di partita Iva, come i professionisti e gli imprenditori individuali, i soci di società di persone, i non residenti, coloro che sono tenuti a presentare dichiarazioni Iva, Irap o 770 e, in generale, i contribuenti che devono dichiarare redditi non presenti nel 730 come, ad esempio, le plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni qualificate.

I soggetti diversi dalle persone fisiche, come ad esempio le società di persone, le società di capitali e gli enti commerciali e non commerciali, dovranno presentare Unico esclusivamente in via telematica entro il 30 settembre. Il modello Unico comprende il modello degli studi di settore o dei parametri, quando sono obbligatori, e la dichiarazione Iva.

Fonte:businessonline.it (Marianna Quatraro)
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Contabilità irregolare: colpa del commercialista?


Recentemente, la Corte di Cassazione (sent. n. 3652/2011) ha ribadito che la società risponde dell’irregolare tenuta delle scritture contabili, ribaltando la decisione dei giudici di secondo grado che avevano escluso la responsabilità ai fini sanzionatori di una S.r.l. sottoposta ad accertamento induttivo, addossando tutta la colpa sul consulente fiscale.

I giudici di legittimità hanno cassato la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio, impugnata dall’Agenzia delle Entrate, che aveva stabilito che le irregolarità contabili della S.r.l. erano da imputare al dottore commercialista, consulente fiscale della società.

Tale giudizio nasceva dal fatto che la società svolgeva attività di commercio dell’oro, sottoposta alla vigilanza dell’Ufficio Italiano dei Cambi. Per la Commissione Tributaria, il solo fatto che l’attività fosse soggetta al controllo di tale organo, portava ad escludere a priori l’eventualità di una contabilità irregolare.

La Corte Suprema ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate.
Il fatto che l’attività di commercio dell’oro sia sottoposta a vigilanza da parte dell’UIC non significa automaticamente che non sia possibile tenere una condotta illecita.
D’altra parte, continua la Corte, “l’esistenza della CONSOB o della Banca d’Italia non ha impedito la realizzazione di frodi epocali nel modo delle società per azioni quotate in Borsa o nel campo bancario“.

Il sistema vigente è di tipo personalistico: i caratteri dell’illecito amministrativo sono molto più prossimi agli illeciti e alle sanzioni del diritto penale.

La sanzione amministrativa è riferibile alla persona fisica che ha commesso o concorso a commettere la violazione.
L’irrogazione della sanzione si applica, però, ai soli casi in cui l’autore della trasgressione abbia commesso l’illecito con colpa o dolo.

Dal 2003, il principio personalistico sopra richiamato ha cessato di avere valore per gli illeciti delle società e degli enti con personalità giuridica, poichè le sanzioni amministrative relative al rapporto fiscale proprio di società o enti con personalità giuridica sono esclusivamente a carico della persona giuridica.

Tale disposizione ha modificato il criterio base per l’individuazione del soggetto responsabile delle sanzioni tributarie, rinunciando a perseguire l’autore materiale della violazione per colpire il soggetto che ne ha tratto effettivo beneficio, ossia la società.

Pertanto, le sanzioni amministrative tributarie si applicano direttamente alle società (persone giuridiche), in luogo degli amministratori o rappresentanti legali.

Il criterio della personalizzazione della sanzione tributaria, tuttavia, non è stato del tutto abbandonato, posto che le novità apportate nel 2003 non si estendono alla generalità delle sanzioni, ma solo a quelle relative al “rapporto fiscale proprio di società o enti con personalità giuridica“.

Nel caso di specie, l’obbligo della (corretta) tenuta della contabilità ha carattere pubblico/sanzionatorio che, per sua natura, non è delegabile.

La Corte di Cassazione ha affermato che “il consulente fiscale, tutt’al più, potrebbe essere un concorrente nell’illecito costituito dalla violazione di un obbligo che fa capo (unicamente) alla società“.

Di conseguenza, i giudici di secondo grado hanno erroneamente escluso la responsabilità ai fini sanzionatori della S.r.l. scaricandola sul consulente fiscale.

Fonte:blog.pmi.it (Roberto Grementieri)

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