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1° invio Novembre_2009

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Mondoaffare.net- il portale di annunci e inserzioni
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Detrazioni per familiari a carico:ultimo avviso ai pensionati Inpdap

Test fai da te per l'influenza: è inutile, costoso e non ci dice se abbiamo l'influenza suina

Agevolazioni e bonus per le famiglie: elenco e possibilità per 2009-2010

Saldi anticipati e detassazione di 13esima, le proposte di Federconsumatori e Adusbef

Credito chirografario agevolato per le imprese artigiane

Assegni bancari: si accorciano i tempi di incasso e di valuta

Crisi, italiani meno pessimisti Fiduciosa una famiglia su due

La Tremonti-ter non è cumulabile con il bonus 55%

Estesa alle coppie di fatto la tutela per maltrattamenti

Giovani e lavoro: uno su due ha uno stipendio di 800 euro. Cosa fare?

Cambiare mutuo? Ancora una corsa a ostacoli per colpa delle banche

Lavoro intermittente: risposta del Ministero del Lavoro ad interpello 12.10.2009 n. 72

Finanziamenti PMI per crescere all’estero

Operativo il Fondo nuovi nati. Al via richieste di finanziamento

Arrivano i Pc gratis dalle Entrate. Approvata la graduatoria

Adsl e piano del Governo: tutto bloccato

Restituzione nelle vendite on line, necessaria la tracciabilità del bene

Investimenti: fondamentali per la crescita delle imprese

Ue: ripresa «graduale» Italia frenata dal debito

Influenza A, UNC: vaccini, attenzione al rischio truffe

Cassazione: nulle le multe con il "photo red" al semaforo se non è presente il vigile

Subfornitura: IVA per cassa per favorire le Pmi

Tv digitale, "switch off" ad ostacoli. Altroconsumo porta in tribunale la Rai

Assicurazioni; False attestazioni di rischio, la Cassazione non riconosce aggravanti

Dopo i mutui, moratoria anche sui prestiti personali

Federconsumatori: "Da oggi stop a commissioni raddoppiate. Entra in vigore direttiva Ue"


Fisco: niente tasse su incentivi agli studenti meritevoli

Influenza A, «vaccino entro novembre, altrimenti tutto inutile»

Diventare imprenditori? No grazie, meglio essere dipendenti!

Leasing agevolati giovani imprenditori

Detrazioni per familiari a carico:ultimo avviso ai pensionati Inpdap

Il 13 novembre scade il temine per i dipendenti pubblici a riposo per presentare la dichiarazione relativa al 2009
La Finanziaria 2008 ha stabilito che il lavoratore dipendente o pensionato, per beneficiare delle detrazioni d'imposta, deve dichiarare annualmente di averne diritto, indicando le condizioni di spettanza nonché il codice fiscale delle persone per cui usufruisce delle detrazioni.

L'Inpdap, l'istituto di previdenza per i dipendenti della pubblica amministrazione, ha prorogato fino al prossimo 13 novembre il termine entro il quale i pensionati pubblici devono presentare la domanda per avere diritto alle detrazioni fiscali per familiari a carico per l'anno 2009.
Sono circa 90mila i pensionati interessati che non hanno provveduto a inoltrare all'ente previdenziale la prevista dichiarazione entro il 15 aprile 2009, data stabilita da una precedente nota dell'Inpdap, per i quali l'ente non ha ancora iniziato alcun recupero, riaprendo i termini per venire loro incontro.

Chi beneficia delle detrazioni
Il pensionato può chiedere le detrazioni per i familiari a carico il cui reddito complessivo annuo non deve superare 2.840,51 euro al lordo degli oneri deducibili; se nel corso dell'anno il familiare supera il limite stabilito, il pensionato perde il diritto allo sgravio per l'intero anno. I familiari che danno diritto alla detrazione sono, oltre al coniuge e ai figli, i nipoti in linea retta, i genitori (anche naturali), i figli adottivi, generi e nuore, suoceri, fratelli e sorelle che abbiano in comune almeno un genitore. Per i figli portatori di handicap, riconosciuti in base all'articolo 3 della legge 104/92, spetta una maggiorazione della detrazione.

Cosa fare
Il pensionato per richiedere la concessione delle detrazioni, la loro variazione o revoca, deve utilizzare l'apposito modulo "Richiesta delle detrazioni per figli e familiari a carico". Le richieste possono essere presentate ai Caf o ai professionisti che hanno sottoscritto la convenzione con l'Inpdap o alla sede provinciale che eroga la pensione. I soggetti abilitati, acquisita la dichiarazione dagli interessati ed effettuato un controllo formale sui dati, provvederanno a trasmettere all´Inpdap le dichiarazioni rese. Questa assistenza è del tutto gratuita.

Cosa succede in caso di mancata dichiarazione
Ogni anno l'Inpdap stabilisce la scadenza per la presentazione delle domande e invia una comunicazione con il termine ultimo per la presentazione, quest'anno appunto prorogato fino al prossimo 13 novembre. Dopo questa data, le richieste devono essere presentate o inviate esclusivamente alla sede provinciale che eroga la pensione.
Se il pensionato non rispetterà il termine stabilito, si vedrà sospendere le detrazioni fiscali per i familiari a carico a partire dalla rata di pensione di dicembre 2009.
La mancata dichiarazione comporta la revoca dei benefici attribuiti sulla pensione mensile e quelli già corrisposti, dal 1° gennaio al 31 dicembre 2009, saranno recuperati in sede di conguaglio fiscale. Le somme indebitamente percepite verranno recuperate a partire dalla rata di febbraio 2010.

Fonte:nuovofiscooggi.it (Lilia Chini)
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Test fai da te per l'influenza: è inutile, costoso e non ci dice se abbiamo l'influenza suina


Nelle farmacie in questi giorni va a ruba un test fai da te per l'influenza dal nome "Ego test - test influenza", prodotto da una ditta tedesca. Ma il test dice solo se hai un'influenza generica, non la H1N1.

Il test rileva un generico virus influenzale, non il nuovo A H1N1
Come scritto sulla confezione, il test rileva "la presenza degli antigeni dell'influenza di tipo A e B, compresi i ceppi suini e aviari".

Cosa significa? Vuol dire che il test è in grado di individuare, all'interno di un campione di muco prelevato dal naso, se è presente un virus influenzale o no, non facendo però alcuna distinzione tra i tipi di virus.

I virus influenzali infatti sono di tre tipi, A, B e C. Le influenze che durante la stagione invernale ci costringono a letto sono praticamente tutte imputabili ai primi due tipi, con i virus A responsabili della maggior parte dei casi di influenza stagionale. Il nuovo virus dell'influenza suina è proprio un virus di tipo A, anche se non ha parentele strette con i virus A circolanti ultimamente.

Questo test, quindi, non ci dice se il virus rilevato è di tipo A o B, e quindi nemmeno se si tratta dei sottotipi suino H1N1 o dell'aviario H5N1, o qualsiasi altro ceppo virale. Ci dice solo, in sostanza, se nelle nostre vie aeree c'è un virus influenzale, o no.

Spesa inutile
Un'informazione che ci è costata 14,50 euro (noi lo abbiamo trovato a questo prezzo in farmacia).

Bisogna poi sottolineare che non è assolutamente facile prelevare correttamente il campione di muco necessario, nonostante il test fornisca un foglietto di indicazioni chiaro ed esauriente. È assolutamente necessaria una buona manualità.

Suina o stagionale, l'influenza si affronta con il buon senso
Senza entrare nel merito della sensibilità e specificità del test, cioè se ci fornisce un'indicazione corretta, comunque l'informazione fornita da questo test non è utile.

Anche nel caso in cui noi scoprissimo che i nostri sintomi sono dovuti ad un virus influenzale, anche se fosse quello dell'influenza suina, il nostro comportamento deve essere sempre lo stesso: restiamo a casa, contattiamo il nostro medico di famiglia, e seguiamo le indicazioni che ci fornisce, senza intasare i pronto soccorso o precipitarsi in farmacia a comprare farmaci inutili.

Tanta acqua, riposo e un'alimentazione leggera ricca di frutta e verdura sono le armi per sconfiggere il malanno stagionale. Eventualmente si può ricorrere ad un antipiretico od un antidolorifico/antinfiammatorio, se la febbre e i dolori sono molto forti, sempre seguendo le indicazioni del medico. Lo stesso vale per la nuova influenza A H1N1, che nella gran parte dei casi si sta dimostrando una malattia lieve, dal decorso sovrapponibile a quello della classica influenza stagionale.

Inoltre, attualmente, due casi su tre di sintomi da raffreddamento (raffreddore, tosse, qualche linea di febbre, malessere diffuso e dolori articolari), non sono imputabili ai virus influenzali circolanti, ma ad altri virus, come rinovirus, adenovirus, coronavirus e virus parainfleunzali. Allarmarsi è inutile, perchè l'influenza si affronta con il buon senso.

Fonte:altroconsumo.it
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Agevolazioni e bonus per le famiglie: elenco e possibilità per 2009-2010


Da nuovi asili nido alla rimodulazione del quoziente familiare, al bonus bebè, in Parlamento sono al vaglio tutte le proposte di legge pro-famiglia. Si parte dalle agevolazioni per le mamme lavoratrici, per cui si prevede una modulazione dell’orario di lavoro, l’offerta di servizi come asili nido o assistenza agli anziani, la diffusione di organizzazioni del tipo tagesmutter (le tate di condominio) e la distribuzione di voucher per asili nido, cui sarebbero destinati 12 milioni di euro, che in realtà funzionerebbero come buoni di acquisto per prestazioni di cura per infanzia ma anche per disabili e anziani da destinarsi prettamente ad aree caratterizzate da scarsa diffusione di asili nido.

Entro fine anno, inoltre, sarà pubblicato il bando sperimentale per la realizzazione di asili nido nelle pubbliche amministrazioni. L’iniziativa prevede una disponibilità iniziale di 25 milioni di euro (18 mln resi disponibili dal dipartimento delle Politiche per la Famiglia e 7 mln del dipartimento delle Pari opportunità) per il finanziamento di 70 nuove strutture che ospiteranno 1400 bambini circa.

Sarà creato poi un fondo di credito per i nuovi nati, indirizzato alle famiglie con figli nati o adottati nel 2009, oltre che nel 2010 e nel 2011. Per ogni annualità il dipartimento mette a disposizione 25 milioni di euro (quota del Fondo per le Politiche familiari) come garanzia pubblica per prestiti fino a 5 mila euro, con un tasso non superiore al 50% del tasso medio rilevato trimestralmente dalla Banca d’Italia.

Le famiglie con figli nati nel 2009 potranno presentare domanda fino al 30 giugno 2010. Previsto, inoltre, un bonus di 1000 euro per ogni nuovo nato a partire dal 2009. La misura, presentata dal governo a giugno 2008, è partita solo a livello locale con modalità sono diverse da regione a regione e anche da comune a comune.

L’altra novità, invece, riguarda l’istituzione del cosiddetto Premio Amico della Famiglia 2008, un vero e proprio concorso a premi che mette in palio 3 milioni di euro ai soggetti che si siano distinti in azioni e comportamenti volti a sostenere le famiglie. Il premio sarà così suddiviso: 100mila euro al primo classificato, 80mila euro al secondo e 60mila al terzo.

Fonte:businessonline.it (Marianna Quatraro)
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Saldi anticipati e detassazione di 13esima, le proposte di Federconsumatori e Adusbef


Detassazione della tredicesima e apertura anticipata della stagione dei saldi invernali. E' questa la proposta di intervento immediato che arriva da Federconsumatori e Adusbef, in attesa di manovre strutturali di aumento del potere d'acquisto, per stimolare il mercato e per rendere meno freddo un natale che si preannuncia "surgelato".

"Visto l'andamento della nostra economia e dei consumi nel nostro Paese, che secondo l'Osservatorio Nazionale della Federconsumatori registrano contrazioni molto forti che per le famiglie a reddito fisso si potrebbero tradurre in -4%, con ripercussioni gravi sia sulla qualità della vita dei cittadini e sia sul tessuto produttivo nazionale, Rosario Trefiletti e Elio Lannutti propongono quindi la detassazione della 13ma mensilità nonché l'apertura anticipata dal primo di dicembre dei saldi e di tutte le promozioni commerciali che si possono mettere in campo".

Fonte:helpconsumatori.it (GA)
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Credito chirografario agevolato per le imprese artigiane


Per il settore dell’artigianato, su scala regionale, c’è la possibilità di poter ottenere dei finanziamenti a breve termine per far fronte alle temporanee esigenze di cassa, o per fare investimenti, potendo altresì fruire di particolari agevolazioni. Ad esempio, nella Regione Marche, attraverso Fidimpresa, le imprese artigiane che operano sul territorio regionale, e regolarmente iscritte nei rispettivi albi provinciali, possono ottenere un credito chirografario agevolato ideale, tra l’altro, per le imprese artigiane di nuova costituzione che possono far leva su tassi particolarmente vantaggiosi. Al credito chirografario agevolato possono inoltre accedere anche le cooperative ed i consorzi che, iscritti nelle apposite sezioni separate dell’albo degli artigiani, hanno bisogno di un finanziamento per effettuare degli investimenti in macchinari o attrezzature, o per far fronte a temporanee esigenze di liquidità aziendale o di elasticità di cassa con un piano di rientro a breve termine, di norma avente una scadenza nell’arco di massimi quarantotto mesi.

L’agevolazione di un finanziamento stipulato con la formula del credito chirografario agevolato prevede, grazie all’intervento di Fidimpresa Marche, l’erogazione di un contributo regionale in conto interessi nella misura del 30% del tasso di riferimento, ma questo può essere inoltre elevato fino al 50% potendo così abbattere della metà gli interessi pagati sul prestito.

Rientrano in questa forte agevolazione tutte quelle imprese artigiane del territorio della Regione Marche dove il titolare, o almeno uno dei soci dell’azienda o della cooperativa, abbia un’età compresa tra i diciotto ed i trentadue anni; lo stesso dicasi anche per tutte quelle imprese dell’artigianato, operanti sul territorio della Regione Marche, che risultano essere costituite da meno di un anno, quelle che operano nei Comuni delle Comunità Montane, e quelle che esercitano un’attività di artigianato di qualità o con produzione artigianale e/o artistica. Il credito chirografario agevolato può essere rimborsato dall’impresa artigiana con addebito su conto corrente bancario a seguito di un piano di ammortamento avente scadenza e periodicità concordata in sede di stipula.

Fonte: bassitassi.com
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Assegni bancari: si accorciano i tempi di incasso e di valuta


Dal 1° novembre i tempi di incasso degli assegni bancari si sono accorciati: 3 giorni lavorativi per la valuta di accredito - un giorno per gli assegni circolari - e 5 giorni (che diventeranno 4, come per i circolari, dal 1° aprile 2010) per l’effettiva messa a disposizione del denaro sul conto corrente. Sono entrati infatti in vigore le norme contenute dall’art. 2 del decreto 78/2009 (il cosiddetto Tremonti Ter) che indicano i tempi sulla disponibilità delle somme incassate.

Nei primi 6 mesi del 2009, si legge in una nota dell’Associazione Bancaria Italia, la data di valuta media è stata pari a 5,6 giorni lavorativi per gli assegni bancari e 3,1 giorni lavorativi per i circolari, mentre a fine 2008 i tempi medi di messa a disposizione erano pari a 6,4 giorni per entrambi gli strumenti.

Le nuove norme permetterebbero una velocizzazione di circa 2 giorni lavorativi per tutte le operazioni.

Un risparmio che, visti i tassi minimi di remunerazione dei depositi, è di poca cosa, ma che potrebbe divenire significativo per un correntista che, grazie all’accorciamento dei tempi, riesca a evitare di andare in rosso.

Molti esperti del settore si interrogano su possibili (secondo alcuni probabili) aumenti delle commissioni sui conti correnti che le banche attuerebbero per colmare il mancato introito derivante dalla diminuzione dei giorni di valuta.

Ma cosa si può fare se il proprio Istituto di credito non si adegua ai nuovi termini?
In questo caso è utile che il cliente metta in mora la banca inviandole una raccomandata e che chiedendo, qualora vi siano, il risarcimento dei danni arrecati, dopodiché si può eventualmente agire giudizialmente.

Ma vi e’ una alternativa.
La mancata applicazione della Tremonti Ter rappresenta una tipica situazione che potrebbe essere trattata dall’Arbitro bancario finanziaro (Abf), il nuovo organo creato per risolvere in via stragiudiziale le controversie banche-clienti.

Prima di attivare l’Arbitro, il correntista dovrà però presentare un reclamo in forma scritta all’istituto di credito e far trascorrere almeno 30 giorni.

Fonte:blog.pmi.it (Roberto Grementieri)
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Crisi, italiani meno pessimisti Fiduciosa una famiglia su due


L’Italia si sta lentamente riprendendo dalla crisi. E la percezione non arriva semplicemente dalle dichiarazioni dei grandi nomi dell’economia e del governo. I primi segnali di miglioramento arrivano dal basso, ossia dalle famiglie, costrette quotidianamente a fare i conti con le difficoltà economiche. È quanto emerge dalla rilevazione dell'Istat. Nei primi mesi del 2009 la percentuale di famiglie che giudicano la propria situazione economica sostanzialmente invariata rispetto all'anno precedente è più alta di quella rilevata nel corrispondente periodo del 2008 (44,9% rispetto a 39,4%). Parallelamente, si regista una diminuzione della quota di famiglie che riferiscono un peggioramento della propria situazione (dal 54,5% al 50%).

Le famiglie che considerano molto peggiorata la propria condizione passano dal 16,2% al 13,1%. Percentuale che torna dunque a scendere, dopo i dati allarmanti segnalati nel 2007 e nel 2008 (con l’incremento del pessimismo da 41% a 54,5%). Dunque nel 2009, seppure in diminuzione, la quota di famiglie che forniscono questo stesso tipo di valutazione permane elevata e addirittura superiore di 10 punti percentuali rispetto a quella rilevata nel 2007. Dal punto di vista territoriale, sono le famiglie residenti nel Centro a riportare una più frequente percezione di stabilità (il 48,3% afferma che la propria situazione economica è rimasta più o meno invariata, contro il 43,9% delle famiglie residenti nel Nord). Un significativo peggioramento è invece percepito al Sud (il 16,2% contro il 10,7% delle famiglie del Centro).
Il maggiore peggioramento della propria situazione economica tra il 2008 e il 2009 è segnalato da famiglie che hanno come persona di riferimento un lavoratore in proprio (un lavoratore che ha una propria impresa senza dipendenti nel cui ambito svolge anche lavoro manuale): in questo caso, la quota di famiglie che riferiscono un peggioramento passa dal 48,5% del 2008 al 51,1% del 2009.
La percentuale di famiglie che affermano di disporre di risorse adeguate passa dal 48,1% del 2008 al 52,9% del 2009, mentre le famiglie che le ritengono scarse vanno dal 41,3% al 38,8%. Il 6,7% delle famiglie considera le proprie risorse economiche insufficienti, contro l'8,1% del 2008, mentre decisamente più contenuta è la quota di famiglie che le definisce ottime (appena lo 0,9%).

Nella valutazione di questi dati, bisogna comunque ancora tener conto - continua l'analisi dell'Istat - che tra il 2007 e il 2008 erano considerevolmente aumentate le famiglie che giudicavano le proprie risorse scarse (dal 36,3% del 2007 al 41,3%) o insufficienti (5,6% all'8,1%). Le famiglie residenti nel Nord esprimono giudizi più spesso positivi sulle risorse economiche a loro disposizione: il 58,0%, infatti, le ritiene adeguate, mentre nel Mezzogiorno tale quota scende al 44,7%. Nel Nord la quota di residenti che danno un giudizio positivo sulla propria situazione economica e ne sono soddisfatti è pari al 54,1%, mentre scende al 47,6% nel Centro e al 36,9% nel Mezzogiorno. La quota di individui insoddisfatti, invece, è pari al 43,4% nel Nord, al 49,3% nel Centro e al 60,8% nel Mezzogiorno. In sintesi, sebbene la quota di famiglie e di persone che giudica negativamente la propria situazione economica sia ancora molto rilevante, tra il 2008 e il 2009 si osservano segnali di miglioramento degli indicatori di percezione.
Nel 2009, la percentuale di persone di 14 anni e più che si dichiara molto o abbastanza soddisfatta della propria situazione economica e' pari al 46,9%, una quota inferiore a quella di quanti si dichiarano per niente o poco soddisfatti (50,6%). Rispetto al 2008 cresce la quota di chi si dichiara abbastanza soddisfatto (dal 41,3% al 44,3%), mentre la percentuale di quanti riferiscono di essere molto soddisfatti resta sostanzialmente invariata (2,6%).
Specularmente, si riduce il peso degli individui insoddisfatti.
L'unica categoria professionale per la quale non si osservano cambiamenti rispetto all'anno precedente è quella dei lavoratori in proprio: tra questi, nel 2009, la proporzione di individui soddisfatti (47%) e insoddisfatti (50,7%) è sostanzialmente identica a quella dell'anno precedente.
Nel Nord la quota di residenti che danno un giudizio positivo sulla propria situazione economica e ne sono soddisfatti è pari al 54,1%, mentre scende al 47,6% nel Centro e al 36,9% nel Mezzogiorno. La quota di individui insoddisfatti, invece, è pari al 43,4% nel Nord, al 49,3% nel Centro e al 60,8% nel Mezzogiorno.

Fonte:libero-news.it
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La Tremonti-ter non è cumulabile con il bonus 55%


La nuova agevolazione nota come “Tremonti-ter”, ossia la detassazione dal reddito d'impresa degli investimenti in nuovi macchinari e in nuove apparecchiature, non è cumulabile con la detrazione Irpef del 55% per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici.

Lo ha chiarito l'Agenzia delle Entrate con la Circolare n. 44/E del 27 ottobre 2009, che fornisce delucidazioni sulla corretta applicazione dell'articolo 5 del decreto legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 3 agosto 2009, n. 102. Il citato articolo 5 consente di escludere dalla tassazione sul reddito d'impresa (Irpef/Ires), un importo pari al 50% del valore degli investimenti in nuovi macchinari e in nuove apparecchiature compresi nella divisione 28 della tabella ATECO 2007, effettuati dal 1° luglio 2009 (data di entrata in vigore del decreto) al 30 giugno 2010.

Cumulabilità dell'agevolazione
Riguardo alla possibilità di cumulo con altre agevolazioni, l'Agenzia delle Entrate sottolinea che i benefici previsti dalla Tremonti-ter sono cumulabili con altre agevolazioni, a meno che le norme che le disciplinano non dispongano diversamente. In particolare, la circolare ribadisce l'impossibilità di cumulare la Tremonti-ter con la detrazione 55% per le spese di riqualificazione energetica di cui all'articolo 1, commi 344 e 345 della Finanziaria 2007.

DM 19 febbraio 2007
Infatti, l'articolo 10 del DM 19 febbraio 2007 (“Disposizioni in materia di detrazioni per le spese di riqualificazione energetica”) stabilisce che “le detrazioni...non sono cumulabili con altre agevolazioni fiscali previste da altre disposizioni di legge nazionali per i medesimi interventi”. Pertanto, in relazione al medesimo bene oggetto di investimento, il contribuente potrà decidere se avvalersi dell'esclusione dal reddito d'impresa del 50% del valore dell'investimento oppure della detrazione fiscale del 55% per le spese di riqualificazione energetica.

Fonte:casaeclima.com
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Estesa alle coppie di fatto la tutela per maltrattamenti


(Cassazione, II sez. Penale, Sentenza del 22 ottobre 2009, n. 40727 - Cesira Cruciani)

Anche per le coppie di fatto si configura il reato di maltrattamenti, la Corte di Cassazione, sez. II Penale, con la sentenza del 22 ottobre 2009, n. 40727, ha infatti nuovamente osservato che, "ai fini della configurabilità del reato di maltrattamenti in famiglia, non assume alcun rilievo la circostanza che l'azione delittuosa sia commessa ai danni di una persona convivente more uxorio", poiché il richiamo contenuto all'articolo 572 c.p. alla “famiglia"deve intendersi riferito ad ogni consorzio di persone tra le quali, per strette relazioni e consuetudini di vita, siano sorti rapporti di assistenza e solidarietà per un apprezzabile periodo di tempo".

Una consolidata giurisprudenza di questa Corte richiede soltanto che si tratti di un rapporto tendenzialmente stabile, sia pure naturale e di fatto, instaurato tra due persone con legami di reciproca assistenza e protezione (tra le tante, Sez. VI, 24 gennaio 2007, n. 21329, Gatto; Sez. III, 13 novembre 1985, n. 1691, Spanu; Sez. VI, 7 dicembre 1979, n. 4084, Segre).

Confermando la condanna a un anno e 8 mesi di reclusione inflitta dalla Corte d'appello di Cagliari - sezione distaccata di Sassari – al ricorrente ritenuto responsabile di maltrattamenti in famiglia, violenza privata e ricettazione.

Fonte: laprevidenza.it (Dott.ssa Cesira Cruciani)
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Giovani e lavoro: uno su due ha uno stipendio di 800 euro. Cosa fare?


Che siano laureati o appena diplomati, specializzati o ancora ‘in erba’, i giovani di oggi sono costretti ad affrontare tutti le stesse difficoltà per riuscire a trovare un lavoro. La situazione è drammatica, soprattutto se si considera che l’eventuale lavoro che si riesce a trovare non sarà sicuro per sempre e non pagherà decisamente bene.

Addio cari vecchi stipendi di quando da laureati si veniva assunti e si riceveva uno stipendio regolare destinato a crescere man mano che gli anni di lavoro passavano. La parola d’ordine di oggi è precarietà. Sono pochi i soldi che ciascuno riesce a racimolare in quel poco lavoro che c'è, tanti quelli che non hanno nulla.

Sono migliaia le storie di precarietà giovanile nel nostro Paese e quasi il 50% di chi ci racconta riceve uno stipendio sotto la soglia degli 800 euro al mese. In un mese, un ragazzo su tre che ha partecipato all'indagine, non riesce a mettere insieme neppure un euro. Perché fa uno stage, perché ha perso il contratto di collaborazione da poco, perché non riesce a trovare un altro impiego. Ma anche chi ce l’ha non vive certo bene e deve accontentarsi di ciò che riesce a ‘racimolare’.

Dalle tante storie scritte, a parte il comune denominatore dei pochi soldi, emerge un altro dettaglio, che insignificante non è, che accomuna i giovani italiani ed è l’entusiasmo, la voglia di fare dopo tanto impegno e tanto studio ma con poche occasioni in Italia. E senza alcun sostegno. Questa è la pecca che si dovrebbe risolvere.

In altri paesi europei, come per esempio in Francia, si può usufruire di sostegni ai giovani in cerca di lavoro. A metà settembre di quest'anno, Nicolas Sarkozy ha annunciato un piano di 500 milioni di euro per aiutare i giovani disoccupati estendendo anche a 18-24enni il diritto al reddito di solidarietà attiva. Nel Regno Unito il governo di Gordon Brown, a partire dal gennaio del 2010 offrirà a tutti gli under 25, senza lavoro da più di un anno, un percorso di formazione o un periodo di lavoro retribuito. Ed ecco allora spiegato il motivo della ‘fuga dei cervelli’ dal BelPaese.

Fonte:businessonline.it (Marianna Quatraro)
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Cambiare mutuo? Ancora una corsa a ostacoli per colpa delle banche


Le banche scoraggiano in tutti i modi chi vuole trasferire il mutuo a un altro istituto di credito che offre condizioni migliori: stabiliscono limitazioni del tutto fuorilegge (un capitale residuo minimo…) o impongono il pagamento di spese illecite sotto forma di costi di perizia o istruttoria.

Inchiesta mutui in 13 città
Questi i risultati della nostra inchiesta in 13 città dove abbiamo visitato 270 agenzie delle maggiori banche italiane mettendoci nei panni di chi chiede la surroga del mutuo per ottenere un tasso migliore. Da ben 41 agenzie siamo usciti senza alcuna offerta con mille scuse diverse, mentre in nove sportelli ci hanno proposto la sostituzione, soluzione ben più remunerativa per le loro casse.

La banca ha ritardato la surroga? Calcola il risarcimento che ti spetta
Dal 5 agosto scorso la legge 102/2009 stabilisce il diritto al risarcimento per tutti coloro che hanno subito ritardi superiori ai 30 giorni nella surrogazione del loro mutuo. Il risarcimento è pari all'1% del valore del mutuo per ciascun mese o frazione di mese di ritardo, potete individuare quanto vi spetta con il nostro calcolatore e usare la lettera tipo per chiedere il risarcimento.

Scegliere il mutuo: alla larga dai mediatori creditizi
Il mediatore creditizio è un consulente che fa da intermediario tra la banca e chi chiede un finanziamento: solitamente facendosi pagare da entrambi, a volte solo dall'istituto di credito. Spesso la proposta di affidarci a lui viene proprio dall'agenzia immobiliare che ci sta vendendo la casa. Queste agenzie di mediazione creditizia sono trasparenti? Consegnano il contratto di finanziamento? Comunicano il costo del servizio? Per rispondere a queste domande siamo andati a chiedere un mutuo in 24 agenzie in tre grandi città italiane (Milano, Roma e Napoli). Grazie alla nostra inchiesta, abbiamo scoperto che non solo la mediazione ha un costo salato (anche il 4% sull'importo erogato del mutuo), ma il cliente non ne è consapevole in quanto il compenso del mediatore è mascherato sotto forma di "spese di istruttoria" o di "gestione pratica" e il contratto di mediazione non è consegnato prima della sottoscrizione. Non solo. Dall'analisi delle condizioni del mutuo, almeno nelle agenzie che lo hanno comunicato, abbiamo verificato che non sono più vantaggiose di quelle che si otterrebbero in banca.

Fonte:altroconsumo.it
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Lavoro intermittente: risposta del Ministero del Lavoro ad interpello 12.10.2009 n. 72


In caso di riassunzione dello stesso lavoratore, in precedenza in forza con contratto a termine, con contratto di lavoro intermittente (reintrodotto dal D.L n. 112/2008, conv. Da legge n. 133/2008), pur se svolto a tempo determinato, e viceversa, non sarà necessario il rispetto del periodo minimo di intervallo previsto dal Dlgs n. 368/2001 tra un contratto e l’altro. Infatti, i contratti stipulati ai sensi del Dlgs n. 368/2001, sono subordinati a ragioni di carattere tecnico , produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche se riferibili all’ordinaria attività del datore di lavoro; premessa che certamente non coincide con i presupposti in base ai quali si effettua la sottoscrizione di contratti di lavoro intermittente, a conferma della sostanziale differenza delle due tipologie contrattuali, comunque disciplinate da normative differenti.

Fonte:studiocataldi.it (Francesca Bertinelli)
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Finanziamenti PMI per crescere all’estero


E’ sempre più alto il plafond di finanziamenti che Sace, società leader nell’assicurazione del credito, ha predisposto con il supporto delle principali banche italiane a sostegno dei progetti di internazionalizzazione delle piccole e medie imprese del nostro Paese. La Sace, infatti, ha reso noto che il plafond è salito a 1,6 miliardi di euro dopo che la società ha stipulato il relativo accordo con la BPM, la Banca Popolare di Milano, la quale ha messo sul piatto ben 100 milioni di euro di nuovi finanziamenti da destinare alle piccole e medie imprese che progettano di effettuare investimenti e di crescere all’estero. Nel dettaglio, le PMI che hanno un fatturato non superiore ai 250 milioni di euro, con almeno il 10% conseguito all’estero, possono richiedere delle linee di credito con scadenza a cinque anni per un importo minimo di centomila euro e massimo di due milioni di euro.

La linea di credito, in virtù della finalità per cui è concessa, ovverosia rafforzare l’internazionalizzazione, può essere ad esempio utilizzata dalla PMI per acquisire reti commerciali e punti vendita all’estero, per acquisire partecipazioni non finanziarie in imprese estere, o per partecipare, promuovere o farsi pubblicità in concomitanza con eventi e fiere internazionali. La linea di credito, inoltre, secondo quanto sottolinea la Sace, può essere altresì sfruttata per l’acquisto di immobili, o per ristrutturarli, oppure per acquisire dei terreni.

Largo spazio viene inoltre concesso alla possibilità di sfruttare la linea di credito, garantita da Sace fino al 70% del suo ammontare, per acquistare attrezzature commerciali ed industriali, oppure per comprare, rinnovare o riqualificare i macchinari e gli impianti utilizzati nel ciclo produttivo dell’azienda. In questo modo le PMI possono sfruttare i finanziamenti per incrementare o preservare il proprio livello di competitività sui mercati internazionali di riferimento. Riguardo agli investimenti in macchinari ed attrezzature, a patto che siano nuovi, ricordiamo che la cosiddetta “Tremonti Ter” permette alle imprese di fruire anche della detassazione degli utili nella misura del 50% della spesa.

Fonte:bassitassi.com (Fil)
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Operativo il Fondo nuovi nati. Al via richieste di finanziamento


Tutte le famiglie italiane e straniere che hanno un bambino nato o adottato nel 2009, 2010 e 2011 possono chiedere un prestito garantito di 5.000 euro a tassi agevolati. Dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del relativo regolamento oggi il Sottosegretario con delega alle politiche per la famiglia, Carlo Giovanardi, e il Presidente dell'Abi, Corrado Faissola, firmeranno il Protocollo d'intesa per l'organizzazione e il funzionamento del Fondo.

Sono ammessi alla garanzia del Fondo le operazioni di finanziamento a favore dei soggetti esercenti la potestà genitoriale; nel caso di potestà o affido condiviso è consentito un solo prestito. I finanziamenti hanno una durata non superiore a cinque anni. Possono effettuare le operazioni di finanziamento garantite dal Fondo le banche e gli intermediari finanziari.
Per informazioni visita il sito del Governo

Fonte:helpconsumatori.it
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Arrivano i Pc gratis dalle Entrate. Approvata la graduatoria


Disponibile sul sito dell'agenzia delle Entrate la graduatoria degli organismi ai quali sono stati assegnati 134 computer portatili messi a disposizione dall'Amministrazione perché, a causa delle loro caratteristiche tecniche, non sono più utilizzabili dai funzionari del Fisco. Si tratta di pc non adeguati alle elaborate procedure operative degli uffici finanziari, ma perfettamente idonei a soddisfare esigenze lavorative meno complesse. A ogni organizzazione non più di 10 portatili.

La selezione è stata effettuata secondo le modalità stabilite dal relativo bando di concorso e cioè considerando, in primo luogo, la priorità attribuita al tipo di organizzazione, poi l'ordine cronologico di ricezione delle domande (che dovevano essere trasmesse esclusivamente tramite Pec) e, infine, il tipo di computer preferito, fino all'esaurimento dei singoli modelli in ordine di graduatoria.
Il diritto di precedenza assegnato dall'Agenzia agli enti beneficiari ha visto al primo posto gli organismi di volontariato di protezione civile, seguiti da altri enti pubblici (enti locali, strutture sanitarie, forze dell'ordine, eccetera) e dagli enti non-profit.

Saranno in 21 a beneficiare dei 134 computer donati dall'Agenzia. Apre la lista il Comitato provinciale di Pavia della Croce Rossa Italiana con 10 pc e, chiude l'elenco, l'Istituto superiore statale "Ettore Majorana di Seriate (BG), che ne riceverà 2. La parte del leone alle scuole: 16 in tutto gli istituti di istruzione di vario ordine e grado ad avercela fatta.

Sul sito è pubblicato, oltre all'elenco dei vincitori (tabella A), anche quello degli esclusi (tabella B), riportato in ordine cronologico di invio delle richieste (limitatamente a quelle trasmesse entro le ore 11,01 del 5 ottobre), a cui saranno eventualmente assegnate, in ordine di graduatoria, le apparecchiature tornate disponibili in seguito a rinuncia degli aggiudicatari.
Complessivamente, fino alle ore 11 del 16 ottobre (termine di scadenza per accedere alla selezione), le domande pervenute sono state 2.854.

Toccherà ora ai beneficiari, dopo che avranno ricevuto la comunicazione via Pec dall'Amministrazione, a provvedere al ritiro e al trasporto dei macchinari.

Fonte:nuovofiscooggi.it (Anna Maria Badiali)
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Adsl e piano del Governo: tutto bloccato


Banda larga bloccata: mentre allo Iab Forum 2009 di Milano si è discusso dell’importanza dello sviluppo tecnologico e dell’innovazione in Italia, dove si registra un gp non indifferente rispetto agli altri Paesi della UE, e che messo in discussione anche gli 800 milioni destinati all'Internet veloce, da Roma arriva lo stop all’investimento di quei soldi.

Il governo ha, infatti deciso, di congelare gli 800 milioni di euro promessi per l'adeguamento della Rete italiana. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, ha spiegato che i fondi erano stati promessi prima dell'esplosione del credit crunch: "Abbiamo dovuto riconsiderare le cose per dare la precedenza a questioni come gli ammortizzatori sociali perché l'occupazione è la nostra principale preoccupazione".

Cambiano dunque le priorità del governo. La cifra stabilita sarebbe dovuta essere parte di un fondo totale di 1471 milioni di euro, il minimo indicato dal Rapporto Caio per consentire all'Italia superare il digital divide e realizzare le promesse fatte dal ministro Renato Brunetta.

Anche il viceministro Paolo Romani aveva sottolineato l'importanza di "partire oggi per non perdere il treno della banda larga". I fondi, ha comunque sottolineato Letta, “restano lì, non sono stati spesi nè sciupati: una volta usciti dalla crisi si potrà riprendere l'ordine della priorità e la prima sarà la banda larga”.

Fonte:businessonline.it (Marianna Quatraro)
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Restituzione nelle vendite on line, necessaria la tracciabilità del bene


Sì alla procedura prevista per le operazioni certificate fiscalmente, purché ci sia corrispondenza fra acquisto e reso
La vendita on line dei beni consegnati tramite vettore o spedizioniere (c.d. commercio elettronico indiretto) è assimilabile alla vendita per corrispondenza con conseguente esonero dall'obbligo di certificazione fiscale, fermo restando l'obbligo di registrazione dei corrispettivi.
Nell'ipotesi di restituzione della merce acquistata, occorre garantire la certezza dell'operazione di reso in modo che sia possibile individuare, in fase di controllo, tutti gli elementi necessari a collegare la restituzione del bene al suo titolo di acquisto originario.
A chiarirlo è la risoluzione n. 274/E del 5 novembre, in risposta a un'istanza di interpello presentata da una società leader nel settore dell'abbigliamento che intende avviare l'attività di vendita on line dei propri prodotti.

Nel caso di specie, attraverso la rete informatica, il cliente ordina l'acquisto di uno o più beni, il cui pagamento può avvenire con carta di credito oppure in contrassegno e, in tal caso, l'importo dovuto è pagato al ricevimento della merce direttamente allo spedizioniere che esegue la consegna dei prodotti all'indirizzo indicato dal cliente.
Se il bene acquistato è restituito entro il termine previsto contrattualmente, il cliente può a sua scelta chiedere la sostituzione del prodotto con altro integro dello stesso tipo ovvero il rimborso del prezzo.

Nelle vendite on line, generalmente, per effettuare il reso della merce acquistata, il cliente invia una mail all'indirizzo di posta elettronica del venditore indicando il numero di ordine e gli articoli da restituire e, successivamente, appone sul pacco il codice di reso comunicatogli dal venditore.
In via preliminare, l'agenzia delle Entrate osserva che l'operazione di vendita sopra descritta è riconducibile al commercio elettronico indiretto in quanto il bene viene consegnato materialmente al domicilio indicato dal cliente. In tale ipotesi, internet rappresenta solo un mezzo di comunicazione come il telefono o il fax. Infatti, i prodotti acquistati sono trasferiti attraverso le tradizionali modalità, ossia con la movimentazione fisica dei beni.

Ai fini Iva, il commercio elettronico indiretto segue la disciplina delle vendite per corrispondenza e, pertanto, non deve essere emessa fattura - salvo che non sia richiesta dal cliente non oltre il momento di effettuazione dell'operazione - né sussiste l'obbligo di emettere la ricevuta o lo scontrino fiscale. I corrispettivi delle vendite, tuttavia, devono essere annotati nel registro (articolo 24, Dpr 633/1972).

In caso di restituzione della merce, l'agenzia delle Entrate osserva che la variazione in diminuzione (articolo 26, Dpr 633/1972) concerne esclusivamente le operazioni documentate con fattura, mentre per le cessioni effettuate senza certificazione fiscale occorre rinviare ai chiarimenti resi in via di prassi per la procedura di reso dei beni documentati con scontrino o ricevuta fiscale.

Al riguardo, si ricorda che l'Agenzia ha precisato più volte che la procedura di reso deve consentire all'Amministrazione finanziaria, in fase di controllo, di ricostruire la vicenda della singola operazione economica e di risalire al titolo di acquisto originario che consente di conoscere il come, dove e quando dell'operazione di vendita oggetto di rettifica.

In tale contesto, la risoluzione in esame chiarisce che la procedura di restituzione della merce deve offrire idonee garanzie sulla certezza dell'operazione di reso in modo che sia possibile individuare, seppur in un momento successivo rispetto all'esecuzione dell'operazione originaria, tutte quelle informazioni di solito desumibili dal contenuto della fattura, ossia tutti gli elementi necessari a collegare la restituzione del bene ai documenti probanti l'acquisto originario. In particolare, devono essere conservati i documenti dai quali risultino le generalità del soggetto acquirente, l'ammontare del prezzo rimborsato, il codice del bene acquistato e il codice di reso.
Inoltre, la corretta tenuta delle scritture ausiliarie di magazzino consente di conoscere la movimentazione fisica del bene oggetto di restituzione.

La risoluzione, infine, precisa che se l'acquisto on line è effettuato dai clienti comunitari, non soggetti passivi d'imposta nei propri Stati di residenza, si applica la disciplina delle vendite a distanza intracomunitarie (articolo 41, Dl 331/1993).
Al riguardo, si ricorda che, nelle vendite a distanza, l'acquisto è perfezionato da un soggetto privato e la merce venduta è trasportata direttamente a cura del fornitore o per suo conto. In tal caso, la cessione si considera non imponibile in Italia (Paese del fornitore) e l'Iva deve essere assolta nello Stato membro di destinazione dei beni se nell'anno solare precedente e in quello in corso l'ammontare complessivo delle vendite effettuate in uno Stato membro supera il limite di 100mila euro o l'eventuale minore importo stabilito da questo Stato (articolo 34 Direttiva 2006/112/Ce), oppure se il cedente opta per l'applicazione dell'imposta nel Paese di destinazione dei beni.

Fonte:nuovofiscoggi.it (Maria Macchia)
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Investimenti: fondamentali per la crescita delle imprese


Un’impresa che non investe è un’impresa che non guarda al futuro, che non ha voglia di crescere, che accetta di rimanere confinata in una nicchia piuttosto che emergere. Sia che la scelta ricada su investimenti immobiliari, finanziarie o di risorse intangibili (non si sottovalutino gli investimenti sulle risorse umane) e qualunque sia il core business o le strategie del management aziendale, ogni impresa deve inevitabilmente investire.

Nel libro La finanza nel governo dell’azienda di Michele Galeotti si fa riferimento ad una definizione di G. Brugger del 1987, che trova larghi consensi ancora oggi: l’investimento può essere definito:

una operazione di trasferimento di risorse nel tempo, caratterizzata dal prevalere di uscite monetarie nette in una prima fase e di entrate monetarie nette in una fase successiva.

Questo perché qualunque tipo di investimento si tramuterà nel medio/lungo termine in un ritorno di capitali innescando così un turn over finanziario che produrrà importanti benefici per l’intero sistema imprenditoriale.

Ogni investimento racchiude in sé insidiose problematiche per cui, nell’ottica di una strategia economico-finanziaria è necessario focalizzare l’attenzione sulla convenienza dell’impiego delle risorse finanziare in determinati progetti e quindi la possibilità di valutare gli impieghi di risorse monetarie investite sulla base della redditività futura.

Un particolare indice che restituisce il tasso di ritorno sugli investimenti (ROI, Return on investment) calcola il tasso che un investimento è in grado di generare ponderando i flussi di cassa annui in relazione al deprezzamento e, quindi, fornisce un’indicazione dei ricavi contabili che l’investimento sarà in grado di produrre. Per riuscire a ottenere il ROI è necessario calcolare il beneficio netto medio dato dal totale dei benefici depurati dai costi totali e dal deprezzamento diviso per la vita utile dell’investimento

(Benefici totali - Costi totali - Deprezzamento)/Vita utile dell’investimento = Beneficio netto medio.
Il beneficio netto sarà, quindi, diviso per l’investimento iniziale totale ottenendo così il ROI
Benefici netti medi/Investimento iniziale totale = ROI

E’ forse proprio a causa della mancata convinzione che un investimento possa generare notevoli benefici che nell’ultimo periodo si registrano cali agli investimenti in campo Ict. In effetti secondo una stima Assinform, l’Associazione Nazionale dell’Information Technology, dello scorso mese di luglio oltre il 70% delle imprese italiane sta tagliando il budget IT spendendo il 40% in meno dei principali Paesi europei.

Fonte:blog.pmi.it (Nicola Santangelo)
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Ue: ripresa «graduale» Italia frenata dal debito


L'economia europea è in ripresa, una ripresa graduale. Lo afferma la Commissione europea nelle previsioni d'autunno.

Quest'anno la crescita del Pil sarà negativa a quota -4% (stessa stima di settembre), nel 2010 sarà positiva a +0,7%, nel 2011 a quota 1,5%. Tutti paesi dell'Eurozona quest'anno saranno in crescita negativa (nella Ue fa eccezione solo la Polonia). Il miglioramento delle prospettive economiche, indica Bruxelles, «è parzialmente dovuto a fattori temporanei».

Come l'impatto delle misure pubbliche svanirà nel 2010 l'attività globale è prevista procedere a un ritmo più leggero. La domanda interna dovrà fronteggiare diverse difficoltà per cui la bassa capacità di utilizzo degli impianti, la domanda debole, i profitti limitati e la crescita del credito "moderata" faranno sì che gli investimenti non riprenderanno fino al 2011.
Anche se il consumo privato è stato un fattore di stabilizzazione durante la recessione, la spesa futura sarà molto cauta o diminuirà a causa della necessità di liberarsi dai debiti e delle prospettive del mercato del lavoro (disoccupazione). Un ulteriore fattore restrittivo è dovuto al calo della crescita potenziale. Ecco perché «dopo un periodo iniziale di ripresa la crescita del pil nella Ue e nell'Eurozona è prevista rallentare prima di riguadagnare terreno nella seconda metà del 2010 e oltre». Ciò è esemplificato dal profilo di crescita trimestrale: nell'Eurozona il terzo trimestre sarà di crescita finalmente positiva +0,5%, seguiranno 0,2%, 0,1%, 0,1, 0,2%, 0,3%, 0,4%, 0,5% nel secondo trimestre 2011.

Il 2010 e il 2011 saranno gli anni della ripresa "graduale", che sarà guidata dai consumi privati e dalle esportazioni. Il basso grado di indebitamento delle famiglie, la relativa solidità del sistema finanziario, l'assenza di una bolla speculativa immobiliare minimizzeranno secondo la Commissione europea gli effetti negativi sulla ricchezza della crisi finanziaria globale. Si prevede che le famiglie ridurranno il risparmio cautelativo che è stato tipico degli anni 2008 2009. Il potere d'acquisto riprenderà dopo le perdite del 2008 grazie a una moderata inflazione anticipata per il periodo 2009-2011.

In Italia ripresa moderata. Dopo la crisi la ripresa in Italia «sarà moderata» e «anche quando prenderà piede le debolezze strutturali incluso il debito pubblico molto elevato continueranno a pesare sull'economia». E' questo il giudizio della Commissione europea contenuto nelle nuove stime economiche pubblicate oggi. Nel complesso dal primo trimestre 2008 al secondo trimestre 2009 la perdita cumulativa di Pil in Italia è stata del 6,5%, simile a quella registrata in Germania «ma più alta della maggior parte dei paesi dell'Eurozona».
Le politiche del governo in risposta alla crisi «sono state limitate dalla fragilità delle finanze pubbliche in particolare dal debito pubblico molto elevato». Gli sforzi sono stati "limitati" a riallocare la spesa pubblica verso quei settori necessari a rafforzare la crescita limitando l'impatto per i gruppi sociali più vulnerabili.

La ripresa sarà moderata trimestre su trimestre. Il profilo di crescita viene indicato dalle stime così: dopo la crescita negativa nel secondo trimestre (-0,5%) avremo un terzo trimestre con un Pil a +0,8%, un quarto +0,1%, nei primi due trimestri 2010 +0,1%, poi terzo trimestre 2010+0,25, +0,4% nel quarto.

Nella seconda metà di quest'anno la crescita recupererà un po' di forza. Cionostante la profondità della caduta della produzione significa che per il 2009 nel suo complesso l'Italia registrerà la più brusca caduta da decenni.

Peraltro, nota Bruxelles, la caduta dell'economia è cominciata prima dell'approfondirsi della crisi finanziaria a causa di problemi strutturali tra i quali la bassa crescita della produttività che «ha indebolito l'economia».
Nonostante qualche miglioramento nella seconda metà dell'anno dell'export, i volumi declineranno di oltre il 20% su base annua. Il contributo netto dell'esportazione sarà negativo e si verificherà una «drastica riduzione del già basso grado di apertura dell'economia».

La spesa per investimenti calerà di oltre il 12% in termini di volumi nel 2009, gli investimenti in equipaggiamenti risentiranno del deterioramento dei profitti e delle bassa utilizzazione degli impianti. Grazie agli incentivi fiscali per l'acquisto di beni durevoli (soprattutto rottamazione auto), i consumi privati hanno avuto una 'ripresa dolce' nel secondo trimestre e tale ripresa guadagnerà forza nel resto dell'anno trasferendo nel 2010 un impulso positivo.

Fonte: ilsole24ore.com
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Influenza A, UNC: vaccini, attenzione al rischio truffe

Attenzione ai falsi funzionari di igiene pubblica e a eventuali truffe sui vaccini. Il consiglio viene dall'Unione Nazionale Consumatori, che dopo aver ricordato come secondo le stime Censis ogni ammalato costerà al Servizio Sanitario Nazionale circa 420 euro, lancia l'allarme sul rischio truffe: "Stando alle numerose segnalazioni giunte alla nostra associazione, anche il rischio truffe, soprattutto ai danni dei soggetti più a rischio come malati cronici, donne in gravidanza e anziani, è dietro l'angolo": è quanto dichiara infatti Massimiliano Dona, segretario generale dell'Unione Nazionale Consumatori, commentando i primi casi di contagio dell'influenza A/H1N1. "Purtroppo - sottolinea Dona - già registriamo esempi di speculazione su vaccini e farmaci. Per questo consigliamo a tutti i cittadini, specie gli anziani, di fare sempre molta attenzione e di non aprire la porta di casa a falsi funzionari dell'igiene pubblica". Per il resto, vanno seguite le regole consigliate dai medici di base.

Fonte:helpconsumatori.it (BS)
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Cassazione: nulle le multe con il "photo red" al semaforo se non è presente il vigile


Anche le multe a chi passa con semaforo rosso sono nulle se l'infrazione è stata rilevata con il "photo red" senza la presenza del vigile. Parola di Cassazione. La Corte, infatti, (sentenza 23084/2009) accogliendo il ricorso di un automobilista ha ricordato che ''la fattispecie dell'attraversamento del semaforo a luce rossa, rilevata solo con apparecchiatura a posto fisso, si presta a possibili errori, in tutti i casi in cui, il veicolo, pur avendo impegnato l'incrocio correttamente col semaforo a luce verde, sia costretto a fermarsi, subito dopo il crocevia, per possibili ingorghi, con la conseguente rilevazione non completa delle varie fasi che solo la presenza del vigile puo' evitare''. In primo grado il giudice di pace aveva confermato la contravvenzione sulla base della considerazione che l'automobilista non aveva provato il ''non corretto funzionamento dell'apparecchiatura''. La Cassazione ha ora ribaltato il verdetto ribadendo la necessità della presenza del vigile in quanto l'apparecchiatura a posto fisso, soprattutto nei casi di ingorgo, rappresenta un rilevamento che ''si presta a possibili errori''. Nella sentenza si legg einoltre che "non e' decisivo il fatto che l'art. 384 reg. att. del Cds ricomprenda nell'ipotesi di impossibilita' della contestazione immediata l'attraversamento dell'incrocio col semaforo rosso perche' si tratta di una norma che non puo' derogare a quella generale sulla necessita' della contestazione immediata, quando possibile, e sulla presenza dei vigili".

Fonte:studiocataldi.it (Roberto Cataldi)
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Subfornitura: IVA per cassa per favorire le Pmi


Presentato il 31 luglio scorso al Senato è in attesa di essere assegnato alle commissioni competenti per iniziare il suo iter parlamentare il disegno di legge n. 1746 “Modifica al decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, per favorire la liquidità delle piccole e medie imprese attraverso l’estensione dell’IVA per cassa“.

La proposta formulata nel disegno di legge si basa sulla possibilità di usufruire dell’altra previsione della normativa europea e cioè quella di individuare specifiche operazioni e precisamente le operazioni derivanti da contratti di subfornitura di cui all’articolo 1 della legge 18 giugno 1998, n. 192.

Tale norma definisce i contratti di subfornitura come quelli in cui «un imprenditore si impegna a effettuare per conto di una impresa committente lavorazioni su prodotti semilavorati o su materie prime forniti dalla committente medesima, o si impegna a fornire all’impresa prodotti o servizi destinati ad essere incorporati o comunque ad essere utilizzati nell’ambito dell’attività economica del committente o nella produzione di un bene complesso, in conformità a progetti esecutivi, conoscenze tecniche e tecnologiche, modelli o prototipi forniti dall’impresa committente».

Si tratta, cioè, delle ipotesi in cui una impresa effettua la fornitura di beni o delle prestazioni di servizi, destinati ad essere incorporati nei beni prodotti da un’altra impresa.

Il problema di queste imprese di ottenere con celerità i propri crediti dalle imprese di più grandi dimensioni che, evidentemente, hanno un potere contrattuale nettamente superiore.

E’ pur vero che per tali operazioni di subfornitura è stata prevista l’applicabilità del regime agevolato di cui all’articolo 74 del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972, disponendo cioè che l’imposta relativa ai contratti di subfornitura, per i quali il pagamento del prezzo sia differito (da uno a sessanta giorni o da uno a novanta giorni) rispetto alla consegna del bene o alla comunicazione dell’avvenuta esecuzione della prestazione, può essere versata con cadenza trimestrale senza l’applicazione di interessi.

E’ evidente che la disposizione prende atto di una questione molto importante, cioè che la liquidazione trimestrale dell’imposta relativa a queste operazioni non costituisce un indebito arricchimento, ma una esigenza dovuta al fatto che il pagamento dell’IVA addebitata in rivalsa ai propri clienti al momento del versamento dell’IVA non è stata ancora incassata.
Tale disposizione però, come pure quella del dovuto riconoscimento degli interessi di mora in caso di ritardato pagamento oltre i termini contrattualmente previsti, non è stata assolutamente solutiva dei problemi finanziari delle piccole imprese (in particolare contoterziste che continuano a sottostare al versamento dell’imposta pur nel termine trimestrale, ma con pagamenti che vanno ben oltre tale periodo anche in tempi non di crisi come quelli attuali).

La previsione invece dell’estensione del regime dell’IVA per cassa oltre a dare una maggiore agibilità finanziaria alle imprese contoterziste le aiuterebbe a ridurre la loro subalternità nei confronti delle imprese di maggiori dimensioni: infatti queste ultime potrebbero, con il regime proposto, dedursi l’imposta addebitata alla sola condizione del pagamento del corrispettivo all’impresa subfornitrice.

Fonte:blog.pmi.it (Roberto Grementieri)
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Tv digitale, "switch off" ad ostacoli. Altroconsumo porta in tribunale la Rai


Con una nota resa pubblica il 2 novembre in mattinata, l'Associazione dei consumatori chiama la Rai a giudizio con un ricorso d'urgenza presso il Tribunale di Roma "per evitare che la pratica degli oscuramenti del servizio pubblico radiotelevisivo continui". La querelle si riferisce alla decisione presa questa estate dai vertici di Viale Mazzini di togliere dal satellite alcuni canali dell'emittente di Stato e per Altroconsumo l'intervento volto a oscurare trasmissioni Rai – così si legge nel comunicato – "è una pratica commerciale scorretta e lesiva dei diritti e degli interessi collettivi dei consumatori utenti. Privare gli utenti della visione di telegiornali, programmi di attualità e approfondimento politico e persino le previsioni meteo, significa aver violato il Testo Unico sulla radiodiffusione, il contratto di servizio e la delibera 481/06/ CONS dell'Autorità garante per le comunicazioni. Queste norme impongono al servizio pubblico di trasmettere su tutte le piattaforme esistenti". Anche il satellite.

L'affondo è preciso e circostanziato e trova riscontro in alcuni dati elaborati da Altroconsumo, secondo cui dal 4 agosto al 4 ottobre 2009 è stato impossibile vedere sul satellite Raiuno per 87 ore 58 minuti e 54 secondi, Raidue per 220 ore 26 minuti 23 secondi, Raitre per 104 ore 53 minuti 31 secondi. Numeri a parte, la questione è importante perché si lega a filo doppio con le operazioni di switch off e switch over per la migrazione alla Tv digitale. La tesi dell'Associazione è in quest'ottica molto esplicita: "per le oltre un milione e mezzo di famiglie italiane che non saranno mai raggiunte dal segnale televisivo terrestre sarà impossibile accedere ai contenuti del servizio pubblico Rai attraverso il canale satellitare", a meno che non si portino a casa un decoder digitale in grado di ricevere i programmi trasmessi dalla neonata piattaforma satellitare TivùSat. Perché, questo il succo del ricorso, un abbonato che paga regolarmente il canone alla Tv pubblica deve essere obbligato ad acquistare il nuovo ricevitore - diverso da quello del digitale terrestre e con costi che variano da 89 a 149 euro - pur se in possesso di un altro decoder satellitare (di tipo free to air o quello di Sky) e costretto a versare sei euro per l'utilizzo del software di gestione della smartcard che abilita l'accesso alla programmazione Tivùsat? E perché gli utenti già privati di parte della programmazione Rai devono necessariamente richiedere l'assistenza di un antennista al fine di adeguare gli impianti satellitari domestici alla coesistenza dei due decoder? Domande che rimandano a un problema "strutturale" di fondo – cui Sky cerca di ovviare con la sua Digital Key – per il quale Altroconsumo avrebbe una precisa risposta: inibire il prima possibile la pratica illecita degli oscuramenti. Che altro non è che la richiesta formulata in carta bollata al giudice del Tribunale di Roma.

Oltre sei milioni di famiglie "all digital" entro il 2009
Il processo di spegnimento regione per regione della Tv analogica intanto prosegue – da ottobre a dicembre oltre sei milioni di famiglie italiane di cinque regioni e due province autonome, pari al 30% della popolazione, saranno interessate dal passaggio completo al digitale terrestre – ma non è esente da problemi e polemiche. Sebbene dal viceministro per lo sviluppo economico Paolo Romani arrivino a più riprese rassicurazioni sulla bontà delle operazioni di switch off, molti utenti continuano a incontrare vari ostacoli per poter abbracciare in tutto e per tutto la nuova era della televisione non a pagamento. Mancano a dir la verità dati precisi su quanti dei tanti milioni di italiani passati al digitale terrestre abbiano lamentato o stiano tutt'ora lamentando problemi di ricezione del segnale o difficoltà tecniche di vario genere al decoder (2,2 milioni quelli interattivi acquistati con il contributo statale di 50 euro, per un totale di 210 milioni di euro di spesa) o all'impianto. Il quadro è quindi tutt'altro che chiaro e il fatto che le telefonate al call center nazionale per richiedere assistenza siano in aumento (gli ultimi dati si riferiscono allo switch off del Trentino) sono un segnale che qualche intoppo esiste. Oltretutto nel programma delle transizioni predisposto dal Ministero è stato previsto un periodo di circa 15 giorni per consentire alle emittenti di effettuare gli interventi tecnici necessari su tutti gli impianti e ridurre in tempi brevi eventuali disagi per i cittadini. Disagi che, a quanto sembra, ci sono e non sono così isolati come forse si vorrebbe far credere. Non tutte le aree del Belpaese si presentano infatti all'appuntamento con il passaggio alla Tv digitale come l'Alto Adige, dove il segnale analogico verrà spento del tutto entro l'11 novembre. Quasi l'80% degli utenti altoatesini possedeva infatti un decoder necessario a ricevere i canali del digitale terrestre prima del 28 ottobre (data di inizio dello switch off) e stando alle autorità locali i disagi saranno contenuti dato l'ottimo livello di conoscenza del fenomeno della popolazione altoatesina. In Ligura, per contro, alcuni consiglieri regionali hanno chiesto un fondo straordinario per aiutare i cittadini meno abbienti (anziani in particolare) ad acquistare il decoder per il digitale terrestre. Una riprova del livello di "affidabilità tecnica" della migrazione alla nuova Tv lo avremo comunque molto presto, il 16 novembre, quando sarà il turno del Lazio. Come sarà il battesimo "all digital" di Roma, prima capitale europea a compiere questo passo?

Fonte:ilsole24ore.com (Gianni Rusconi)
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Assicurazioni; False attestazioni di rischio, la Cassazione non riconosce aggravanti


I dipendenti di una compagnia di assicurazione non rivestono la qualifica di pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio, pertanto chi, truffando, si renda responsabile di una falsa attestazione di rischio commette un reato al quale non può, però, essere contestata l¿aggravante di cui all¿art. 61, n. 10 c.p.p>Ribaltando la decisione dei giudici di merito, la Suprema Corte, con sentenza dell’9 ottobre scorso annulla senza rinvio la sentenza con cui la Corte d’Appello di Bari, confermando quella in primo grado del giudice di Trani, condannava ad un anno di reclusione e a 600 euro di multa un automobilista ritenuto responsabile di “falsa attestazione di rischio” in relazione stipulazione della polizza di assicurazione per la responsabilità civile conseguente alla circolazione degli autoveicoli.

I giudici della seconda sezione penale ritengono, nel caso di specie, insussistente il ricorrere dell’aggravante di cui all’art. 61, n. 10 del codice penale e, pertanto, annullano la sentenza per violazione dell’art. 606 comma 1, lett. b, c.p.p.

Diversamente da quanto stabilito in appello, i supremi giudici negano che la compagnia di assicurazione possa essere considerata alla stregua di un pubblico ufficiale o di un incaricato di un pubblico servizio.

Al contrario, il rapporto giuridico che intercorre tra imputato e assicurazione deve essere inquadrato nell’ambito di un’attività di diritto privato.

Richiamando, sul punto un precedente della stessa Corte, i giudici concludono precisando che “la legge 24 dicembre 1969, n. 990 non ha modificato la natura giuridica delle compagnie di assicurazione, che resta eminentemente commerciale, anche se ad uno dei rami in cui tale attività si esplicita (assicurazione della responsabilità civile connessa alla circolazione dei veicoli a motore) è collegato un interesse di carattere generale”.

(Cassazione penale Sentenza, Sez. II, 09/10/2009, n. 39301)

Fonte:ipsoa.it

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Dopo i mutui, moratoria anche sui prestiti personali


Non solo mutui, come anticipato già nei giorni scorsi: l’ABI, Associazione Bancaria Italiana, ha deliberato oggi la possibilità di concedere una moratoria di un anno anche per i prestiti personali, una misura che potrebbe divenire cardine all’interno di quello che è stato definito “Piano Famiglie”. Non tutti gli istituti si sono spinti tanto in là. La finanziaria Consum, in “orbita” Mps, ha deciso invece di assecondare sin da subito le istanze avanzate da alcune associazioni di consumatori, ed aiutare così anche coloro che non riescono più a far fronte ai debiti che hanno fatto per acquistare l’auto o i mobili.

Una moratoria, insomma, anche per il credito al consumo. Per il cliente, invece, ecco la possibilità di chiedere la sospensione delle rate per un massimo di sei mesi, o di ridurle fino al 2 per cento del capitale residuo. Tutto questo a patto che il risparmiatore che necessiti di una sospensione del prestito sia in regola con i pagamenti da almeno dodici mesi, e abbia al massimo una sola rata di arretrato. Consum ha di fatto anticipato le istanze di Adiconsum e Altroconsumo, associazioni che hanno richiesto la possibilità di varare un blocco delle rate sia per i prestiti personali che per il credito al consumo.

Non una “piaga” da poco: abbiamo infatti visto come le famiglie italiane, tradizionalmente risparmiatrici, abbiano imparato – ahinoi – ad indebitarsi, specialmente negli ultimi 10 anni. Sia la moratoria sui mutui che il recente stop alla richiesta di rimborso dei prestiti di cui sopra, però, non sono semplici atti di filantropia delle banche. Per il mutuo casa, ad esempio, c’è da tenere in considerazione che il valore dell’Euribor, tasso di riferimento per tutti i tassi applicati ai mutui, è ai minimi storici: una banca non ha convenienza a vedersi restituire il denaro prestato se questo le frutta così poco.

Fonte:bassitassi.com (Moreno)
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Federconsumatori: "Da oggi stop a commissioni raddoppiate. Entra in vigore direttiva Ue"


Oggi entra in vigore, nei 31 paesi aderenti al sistema di pagamento Sepa (sistema europeo dei pagamenti), la direttiva comunitaria sul sistema unico di pagamenti in Europa, che elimina i possibili salassi dovuti alle doppie commissioni bancarie. Federconsumatori ricorda che "da oggi non sono più possibili i ripetuti salassi e le altissime commissioni, perfino raddoppiate ed all'insaputa dell'ordinante, che penalizzavano pesantemente anche il beneficiario e non soltanto l'utente che si recava in banca per effettuare un bonifico da una banca italiana in un'altra banca europea, sui trasferimenti di denaro effettuati dai consumatori che gli istituti di credito applicavano arbitrariamente trattenendo anche il 10-15% del valore trasferito".

Federconsumatori spiega che la Direttiva sui Servizi di Pagamento (Payment Services Directive-Psd) punta ad aumentare la concorrenza tra gli operatori e tra i mercati nazionali dei pagamenti e ad accrescere la trasparenza sia per i prestatori che per gli utenti, con importanti innovazioni che vanno dalla eliminazione dei giorni valuta (in Europa non esistono termini quali valuta disponibilità delle somme versate), alla fissazione del termine massimo per l'accredito in conto (entro 3 giorni dall'ordine fino a tutto il 2012, entro 1 giorno dal 1 gennaio 2013) alle condizioni per il rimborso in caso di esecuzione non conforme o di pagamenti non autorizzati.

Secondo Federconsumatori "i benefici attesi del sistema Sepa, a due anni dal lancio del bonifico Sepa, non si sono fino ad ora materializzati, per la resistenza di alcuni sistemi bancari conservatori,in primis quello italiano che ha contagiato l'Abi europea ritardando fino all'ultimo lo status ante (ossia maggiori oneri per i consumatori e maggiori ricavi per le banche) per sfruttarne i vantaggi, ma anche per i ritardi del Governo Berlusconi, che ha recepito lo schema di direttiva nell'ultimo consiglio dei ministri del 28 ottobre scorso e che necessita dei vari passaggi nelle commissioni parlamentari per un parere consultivo e il ritorno al Cdm per l'approvazione definitiva,presumibilmente entro fine anno".

"E' la stessa Bankitalia - scrive l'Associazione dei consumatori in una nota - in un recente convegno a Milano svolto il 26 ottobre scorso, a denunciare ritardi ed omissioni".

"A due anni dal suo lancio, l'utilizzo del bonifico Sepa è ancora troppo limitato con il suo circa 4% nell'area euro, ben lontano dall'obbiettivo di una quota del 20% entro il 2010. Uno dei motivi - ha spiegato Carlo Passacantando, responsabile dei sistemi di pagamento della Banca d'Italia - è che il bonifico Sepa viene utilizzato per lo più per operazioni transfrontaliere e sostituisce solo in parte lo strumento domestico, il che impedisce di realizzare economie di scala che renderebbero possibili significativi benefici per gli utenti finali".

"La direttiva comunitaria sui servizi di pagamento PSD (payment services directive) - continua Federconsumatori - al cui interno c'è anche il riconoscimento di nuovi soggetti di pagamento (payment institution),fissa una tappa importante ed inderogabile sia per il servizio dei bonifici che per quello di direct debt, in sostanza la possibilità di uniformare la domiciliazione delle utenze all'interno della zona euro".

Finora i paesi più virtuosi ad adottare il servizio di bonifici Sepa sono stati la Slovenia e Lussemburgo, quest'ultimo con un utilizzo dell'85% nella seconda metà del 2008, a cui si aggiungono Danimarca e Lituania (anche se non hanno adottato l'euro), rispettivamente con percentuali di utilizzo dei bonifici Sepa del 56% e del 42%. Cifre che ci confrontano con le più stringate percentuali di Belgio (2,7%), Spagna (15%), Francia, Germania ed Italia (meno dell'1%) nello stesso periodo di riferimento.

"Poiché le direttive europee sono immediatamente esecutive, da domani 2 novembre 2009, qualsiasi consumatore che dovesse subire ritardi negli accrediti dei bonifici (max 3 giorni) o addebiti iniqui (non si può detrarre neppure 1 centesimo dalla somma trasferita), può mettere in mora le banche chiedendo i doverosi risarcimenti".

Fonte:helpconsumatori.it
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Fisco: niente tasse su incentivi agli studenti meritevoli


L’Agenzia delle Entrate rende noto che gli incentivi economici erogati a favore degli studenti più meritevoli nella fascia di età compresa tra i 14 e 18 anni non sono tassabili. Lo rende noto l’Agenzia delle entrate che a seguito di una nuova analisi della materia è arrivata ad interpretare le disposizioni previste nel decreto legislativo n.262 del 29 dicembre 2007, in maniera opposta rispetto alla risoluzione n.156 del 12 giugno 2009. Nel caso di specie, infatti, l’istante poneva tale quesito: una volta riconosciuti tali “benefici di tipo economico”, devono o no essere soggetti a ritenuta? La risoluzione suindicata dava una risposta positiva al quesito posto, affermando che l’art. 50, comma 1, lett. c), del TUIR “qualifica redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente “le somme da chiunque corrisposte a titolo di borsa di studio o di assegno, premio o sussidio per fini di studio o di addestramento professionale se il beneficiario non è legato da rapporti di lavoro dipendente nei confronti del soggetto erogante.” In seguito però ad una nuova interpretazione delle disposizioni, su indicazione del Ministro Giulio Tremonti, tali benefici economici non vanno tassati, in quanto “gli incentivi perseguono la finalità di interesse generale di stimolare e accrescere in senso ampio l’interesse degli studenti al conseguimento di un più elevato livello di formazione culturale e professionale”, secondo quanto si apprende dalla nota diffusa dall’Agenzia delle Entrate.

Fonte:studiocataldi.it (Luisa Foti)
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Influenza A, «vaccino entro novembre, altrimenti tutto inutile»


Quindici giorni per vaccinare più di venti milioni di italiani prima del picco previsto per fine novembre: dopodichè, il vaccino contro l'influenza A «sarà perfettamente inutile».

Il farmacologo Silvio Garattini, interpellato dall'agenzia Agi, lancia l'allarme sulla tempistica della vaccinazione, mentre si succedono le morti tra le persone già con gravi patologie, quelle comprese nella prima fase della campagna di vaccinazione.
«Il vaccino era stato annunciato per l'inizio di novembre - spiega Garattini - quindi siamo nei tempi, il problema e' che l'influenza A e' arrivata prima del previsto, e se va avanti così il vaccino rischia di essere inutile, perchè dopo la somministrazione servono altri 15 giorni prima di essere effettivamente protetti dal virus».
E' fondamentale quindi arrivare a metà novembre con tutti gli italiani a rischio vaccinati, ma continuando con questo trend (finora due milioni di dosi distribuite in due settimane) «l'obiettivo di 24 milioni mi sembra molto difficile, direi impossibile - sottolinea Garattini - tutto dipende dalla disponibilità, ci sono dei tempi di produzione che purtroppo non si possono accelerare».
Per fortuna, ricorda il farmacologo, «l'influenza A si e' dimostrata finora blanda, non particolarmente virulente. Certo ci sono le persone già con gravi malattie, e lo stiamo vedendo con le morti di questi giorni: per loro il vaccino rischia di arrivare troppo tardi».

LA CHIUSURA DELLE SCUOLE
La chiusura delle scuole per influenza A potrà avvenire in «presenza di un andamento particolarmente grave dei casi di malattia».
La decisione viene presa «su segnalazione delle autorità sanitarie e previa adeguata valutazione del rischio».
Il sindaco del Comune ove è sita la scuola, d'intesa con il dirigente scolastico, può determinare la sospensione in tutto o in parte delle attività didattiche per gli studenti o la possibile chiusura della scuola.
Sono queste le norme contenute nel documento firmato il 18 settembre dal ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini e dal viceministro della Salute, Ferruccio Fazio contenente le principali indicazioni,di carattere sanitario e amministrativo, che le scuole devono osservare in presenza di casi di virus A/H1N1V.
Documento invitato agli Uffici Scolastici Regionali con tutte le norme igieniche e amministrative da seguire per studenti, ma anche prof e personale scolastico, con l'invito: «restare a casa quando si è malati».

EVENTUALE CHIUSURA MIRATA DI SCUOLE: Secondo il documento, i vantaggi della chiusura delle scuole appaiono decisamente modesti in relazione ai problemi sociali, sanitari e di sicurezza che si verrebbero a creare.
La chiusura può invece mantenere un significato di opportunità in presenza di un andamento particolarmente grave dei casi di malattia. Tali situazioni saranno valutate al momento ed potranno essere, eventualmente, oggetto di ulteriori indicazioni.
La durata della sospensione delle attività didattiche o della chiusura della scuola dipenderà dalla gravità e dall'estensione della malattia.
Le scuole, per le quali sarà disposta la sospensione dell'attività didattica, potranno comunque rimanere accessibili agli insegnanti e al personale, per facilitare la continuità dell'insegnamento, anche se con altre modalità.

MISURE IGIENICHE E COMPORTAMENTALI DA ADOTTARE: da parte degli studenti e del personale è importante l'igiene delle mani; coprire la bocca ed il naso quando si tossisce e si starnutisce, possibilmente con un fazzoletto di carta, da gettare immediatamente nella spazzatura; pulizia ordinaria, di superfici e suppellettili che sono a contatto con le mani.

RESTARE A CASA QUANDO SI E' MALATI: studenti e personale scolastico che manifestino febbre o sindrome simil-influenzale «devono responsabilmente rimanere a casa nel proprio ed altrui interesse, ed è consigliabile contattare il medico o pediatra di famiglia, quando i sintomi persistono o si aggravano».

RIAMMISSIONE A SCUOLA: La riammissione alla vita di comunità é consigliabile dopo 48 ore, e comunque non prima di 24 ore dalla scomparsa della febbre, salvo diversa indicazione del medico.

COSA FARE IN CASO DI SINTOMI INFLUENZALI: il personale scolastico deve contattare direttamente i genitori o chi ne fa le veci, per la presa in carico dei minori a domicilio.

CON PANDEMIA SISTEMA MONITORAGGIO ASSENZE: In corrispondenza di un picco epidemico atteso, sarà pianificato con le Regioni un sistema sentinella per monitorare le assenze (dagli asili nido alle scuole superiori), identificando le scuole da coinvolgere per ciascuna Azienda Sanitaria Locale, d'intesa con le Autorità scolastiche.

CON PANDEMIA NO GITE E ASSEMBRAMENTI: In caso di picchi o di focolai diffusi di influenza pandemica da virus AH1N1v, potranno essere implementate misure per limitare gli assembramenti e, secondo le indicazioni della Asl competente, si valuterà, da parte dei Dirigenti scolastici, la possibilità di posporre gite scolastiche, eventi e altre manifestazioni che assemblino più classi/istituti scolastici nei periodi di picco.

LA PSICOLOGA: «IN AUMENTO ANSIE E FOBIE DA VIRUS»
Quello che è certo è che l'influenza A fa paura davvero. Sono infatti in aumento in Italia le ansie e gli atteggiamenti fobico-ossessivi nei confronti della pandemia.
Lo sottolinea Paola Vinciguerra, psicologa, psicoterapeuta e presidente dell'Eurodap, che ha promosso un sondaggio che ha dato risultati significativi: metà degli intervistati ha dichiarato di non aver paura del virus, «ma dall'analisi delle risposte che ha dato - spiega Vinciguerra - e' chiarissimo che, pur inconsapelvomente, queste persone stanno mettendo in atto comportamenti di controllo nell'illusione di poter gestire l'ansia che la paura dell'epidemia influenzale sta sviluppando».
Comportamenti come chiamare il medico per poche linee di febbre quando prima non lo si faceva mai o andare spesso su Internet per raccogliere le ultime notizie sulla nuova influenza, per esempio, testimoniano uno stato non tranquillo di un individuo che sta assumendo questi atteggiamenti perchè spaventato.

Fonte:primadanoi.it
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Diventare imprenditori? No grazie, meglio essere dipendenti! Questo è ciò che pensa la maggioranza degli italiani, intimoriti dalla crisi economica mondiale.


Il rapporto Global entrepreneurship monitor (Gem), che si avvale della collaborazione di Ernst & Young e Atradius, sarà presentato venerdì 30 ottobre alle ore 17 presso la sede dell’Università Bocconi di via Roentgen 1 nell’ambito di MI faccio IMPRESA, il salone dei nuovi imprenditori promosso dall’associazione ImpresaFacendo. In quell’occasione i risultati verranno discussi in una tavola rotonda da esponenti delle principali istituzioni , del mondo accademico, del mondo associativo e delle imprese.

Secondo quanto riportato nel Gem, in tre anni, la percentuale di italiani intenzionati ad avviare imprese in proprio è scesa di 21 punti. Ciò è dipeso dalla crisi internazionale, che ha frenato gli abitanti del Bel Paese.

In nessun altro Paese europeo è accaduta una cosa simile. Diventare imprenditori? No grazie, meglio essere dipendenti!

La percentuale di italiani adulti coinvolti nella gestione di una nuova impresa (con meno di 42 mesi di vita) è del 4,6%, contro una media del 6,4% tra le 18 economie avanzate (su 43 totali) comprese nella rilevazione. Solo Belgio, Danimarca e Germania fanno peggio dell’Italia.

Tra i paesi di dimensioni comparabili la Spagna si attesta al 7%, il Regno Unito al 5,9% e la Francia al 5,6%. È dal 2003 che l’Italia ottiene un risultato inferiore alla media nel parametro che misura la creazione di nuove imprese.

Anche dopo il forte calo del 2008, la percentuale di adulti italiani che ritiene di essere qualificato per avviare un’impresa (35%) non si discosta molto da quella degli altri paesi avanzati (39%), ma si traduce in una bassa percentuale di individui che intendono avviare un’impresa nei prossimi tre anni (7%).

“Si tratta di un fenomeno comune all’Europa, ma non agli altri paesi avanzati”, sostengono ancora i tre studiosi dell’Enter Bocconi, “ed è dovuto alla paura di fallire, ad indicare che nel Vecchio Continente esiste ancora uno stigma piuttosto forte nei riguardi di chi è costretto a chiudere un’attività”. In realtà, la frequenza di chiusura di attività imprenditoriali è correlata alla frequenza di apertura e, in Italia, risulta molto bassa: nel 2008 tali episodi hanno riguardato l’1,8% della popolazione adulta.

(continua sotto la comunicazione pubblicitaria)
Nel 41% dei casi si abbandona l’attività perché essa non dà sufficiente profitto; le altre motivazioni sono personali (27,5%), problemi di finanziamento (10,5%), pensionamento (8,1%), possibilità alternative di impiego (5,8%), opportunità di vendita (4,7%), o una cessazione pianificata (2,5%).

In compenso, chi si lancia nell’avventura imprenditoriale lo fa, per lo più, per sfruttare un’opportunità anziché per necessità. Ogni sei imprese avviate per perseguire un’opportunità di mercato, solo una parte perché l’imprenditore non vede altre possibilità di ottenere un reddito.

Il neo-imprenditore italiano tipico è un maschio (in rapporto di 2:1 rispetto alle femmine), residente nel Nord Italia (48,2%, contro il 17,5% del Centro e il 34,2% del Sud e isole), tra i 24 e i 35 anni (nel 43% dei casi) e laureato (l’incidenza di neoimprenditori tra i laureati è due volte e mezza quella di chi non ha completato le scuole superiori e il doppio di quella di chi ha un diploma di scuola secondaria).

La rilevazione prevedeva anche interviste a un panel di esperti per comprendere quali siano i fattori che ostacolano lo sviluppo dell’imprenditorialità in Italia: la ragione citata più spesso è la difficoltà di ottenere finanziamenti, seguita dalla scarsità di politiche e programmi pubblici di supporto all’imprenditorialità.

'Quanto emerge dal rapporto Gem', sostiene Samuel Pengel, country manager di Atradius per l'Italia, 'conferma che la crisi economica ha lasciato un'eredità difficile da gestire.

I percorsi di crescita delle imprese sono diventati più complessi e le relative opportunità di sviluppo sono state ridimensionate dagli eventi che hanno interessato i sistemi economici. Fare impresa oggi significa avere precise strategie per operare in questi nuovi scenari'.

Fonte:businessonline.it
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Leasing agevolati giovani imprenditori


Il contratto di leasing, detto anche leasing finanziario o leasing operativo, permette a un soggetto (locatore o concedente) di concedere ad un altro (utilizzatore) il diritto di utilizzare un determinato bene; l’utilizzatore dovrà pagare in virtù di ciò, un canone periodico al locatore. Alla scadenza del contratto all’utilizzatore viene concessa la possibilità di acquistare il bene stesso pagando una somma finale. L’utilizzatore non é vincolato ad acquistare il bene.

Con la crisi in atto, le difficoltà economiche per le imprese aumentano, ecco perchè le soluzioni necessarie per superare questa fase e prospettarsi al meglio per il futuro da vità a nuove idee e soluzioni a favore delle imprese.

Il leasing agevolato consiste in un intervento della Pubblica Amministrazione che eroga i fondi direttamente all’utilizzatore beneficiario o tramite il concedente. possono beneficiarne imprese artigiane, PMI, imprese che operano in particolari settori o aree depresse, imprese che realizzano particolari tipologie di investimenti, ritenuti meritevoli di incentivazione.

La Legge Sabatini (n. 1329 del 28/11/1965) permette infatti alle imprese di acquistare macchinari a tasso agevolato. La dilazione di pagamento prevista dalla legge in questiione varia tra un minimo di 12 fino a un massimo di 60 mesi e l’acquirente può scegliere liberamente la modalità di rateizzazione. Usualmente la cadenza delle rate é semestrale, ma l’acquirente può optare per una rateizzazione mensile, bimestrale o trimestrale. Inoltre esiste la possibilità per l’utilizzatore, di iniziare a pagare le rate anche dopo un anno. Solo a partire dalla prima rata i pagamenti devono avere cadenza periodica costante e la rateizzazione totale non può superare la durata massima prevista.

Il Leasing Strumentale UniCredit Leasing propone leasing per tutti i tipi di macchinari, impianti e attrezzature operanti nei settori industriale, artigianale, commerciale e dei servizi. Si tratta di un’offerta rivolta alle imprese di qualsiasi natura giuridica, alle ditte individuali, alle cooperative, ai liberi professionisti e agli Enti Pubblici.

Fonte:bassitassi.com (Laura Ricciardi)
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