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News Finanziarie 1° invio Ottobre_2011

News e Fax > Archivio 2011 > Ottobre 2011

Elenco news :

Pmi, il futuro è nelle reti?

Steve Jobs è morto: il futuro di Apple

Unione Europea; Sì al bonus assunzioni

Tobin Tax, chi colpirà davvero?

Nota di iscrizione a ruolo. On line i “word” editabili

Detrazioni 55% casa fino al 31 dicembre 2011: regole e date

Domestici alla cassa, contributi entro il 10 ottobre

Adiconsum e Fiaip lanciano MediaConsum: trasparenza e conciliazione nel settore immobiliare

Addio regime agevolato

Cassazione: il lavoratore licenziato illegittimamente ha diritto anche al premio di produzione

Windows 8 in anteprima


Blocco dei pagamenti per le PMI dalla P.A.: quando è per legge

Crolla potere di acquisto a famiglia, 10.000 euro in meno

Imprese, aumento tassi: pericolo stretta creditizia. CGIA

iPhone 4s in Italia

Società in perdita sotto esame dell’Agenzia delle Entrate

Casa, perizie più trasparenti con le Linee Guida dell'Abi

Multe, da domani si avranno 30 giorni (non più 60) per fare ricorso. Casper protesta

Lettere avviso Fisco: novità e differenze con accertamento esecutivo in 60 giorni


Risparmio Energetico; Il 55% è un cantiere aperto

Pianificare la sicurezza: come e perchè

Facile.it: un terzo degli italiani ha cambiato assicurazione per cercare risparmio

INPS: obbligo di versamento del contributo di finanziamento dell'indennità economica di malattia

Sanatoria liti pendenti anche per l'IVA

Diritti Tv calcio: per la Corte Ue illegittimi i limiti territoriali per la trasmissione delle partite


Blackout Poste Italiane, ecco come chiedere i danni per i disservizi

Censimento 2011: domande che non si capiscono. Risolvere problemi di compilazione

Iva al 21%: prima chiamata alla cassa il 17 ottobre 2011

Investire in Romania: opportunità per Pmi italiane

Rai, Codacons lancia sottoscrizione: 32 euro ad abbonato per acquistare la Tv di Stato

Pmi, il futuro è nelle reti?

Si chiamano “Reti di aggregazione” per Pmi e con questo termine non si intende certo che le piccole e medie imprese di eccellenza sul territorio italiano debbano fondersi rinunciando alle loro specificità. Vuol dire invece mettere in comune quei processi - come la distribuzione, l’approvvigionamento, l’export e gli allestimenti fieristici - che consentono di sfruttare al meglio le economie di scala, riducendo i costi e divenendo più efficienti.

I “contratti di rete” sono stati introdotti nel 2010 dalla legge 122 e consistono in accordi per cui due o più imprese si impegnano a esercitare in comune una o più attività originariamente rientranti nei loro oggetti sociali.

Numerose sono le agevolazioni a contratti di questo tipo: per il 2011 quasi tutte le Regioni hanno previsto stanziamenti a tasso agevolato o a fondo perduto (da 2.500 a 100.000 euro) per finanziare le fasi di avvio dei contratti. Inoltre fino al 2013 gli utili investiti negli obiettivi del contratto di rete saranno detassati fino al 75%, in base al numero di domande ricevute dall’Agenzia delle Entrate.

Il perchè di tutta questa attenzione, presente già da alcuni anni, è molto semplice: l’obiettivo è quello di creare, nel giro di poco tempo, alcuni distretti di filiera che potenzino l’economia italiana e favoriscano i piccoli e medi imprenditori nella competitività a livello internazionale. Un po’ come avviene già da ora per i distretti manifatturieri, veri e propri pionieri su questo fronte già a partire dagli anni Novanta: lì le aggregazioni sono già una realtà, soprattutto in materia di promozione estera e tutela dei marchi.

In conclusione, il contratto di rete è destinato a condizionare sempre di più le piccole e medie imprese e non mancano già da ora aziende che offrono servizi alle imprese che decidono di aggregarsi per diventare più competitive.

Fonte:blog.pmi.it (Francesco Mantica)
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Steve Jobs è morto: il futuro di Apple


Dopo il giorno del cordoglio a seguito della notizia della scomparsa di Steve Jobs, a causa di un tumore al pancreas che lo aveva colpito nel 2044 e che lo scorso agosto lo aveva costretto alle dimissioni dalla sua azienda, si pensa al futuro di Apple.

Raccogliere l’eredità di colui che è stato dfinito ‘il genio dell’hi-tech’ non sarà certo facile: con lui la casa della Mela è risorta dalle ceneri e dal quasi fallimento si è importa come leader mondiale.

Ora è tutto nelle mani di Tim Cook. Insieme a lui nomi del calibro di Jonathan Ives, a capo del team che si occupa del design dei prodotti Apple, Phil Schiller, direttore dell’area marketing, e Scott Forstall, responsabile dello sviluppo di iOS.

Ci sono voci che dicono che in casa Cupertino, dopo lo scorso evento del 4 ottobre che ha presentato il nuovo iPhone 4S, siano già in preparazione belle novità che dovrebbero avere a che fare questa volta con l’intrattenimento domestico e le TV.

Per il resto fare previsioni a lungo termine sembra per ora impossibile anche se le stime sono piuttosto positive, considerando che ieri in Borsa il titolo ha chiuso stabile, segno della fiducia che i mercati hanno comunque nelle potenzialità di Apple.

Fonte:businessonline.it (Marianna Quatraro)
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Unione Europea; Sì al bonus assunzioni


Disco verde della Ue al credito di imposta per le assunzioni al Mezzogiorno. L'annuncio è del ministero del Lavoro e del ministero per i Rapporti con le regioni. «La Commissione europea ha comunicato il via libera al credito d'imposta per contratti a tempo indeterminato nelle regioni del Mezzogiorno varato con il decreto sviluppo». Dalla prossima settimana, saranno «attivati i procedimenti per una rapida attuazione dello strumento». Bisognerà trovare l'intesa con le Regioni interessate (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Molise, Sardegna e Sicilia) sulla copertura finanziaria a valere sui fondi comunitari Fse e Fesr. Solo dopo arriverà il decreto del ministero dell'Economia, di concerto con Lavoro e Rapporti con le regioni, che stabilirà i limiti di finanziamento garantiti da ciascuna Regione. Il bonus assunzioni al Sud, previsto dal decreto 70 (decreto sviluppo di maggio), consiste in un credito d'imposta nella misura del 50% dei costi salariali per chi, nell'arco di dodici mesi, aumenta il numero di lavoratori dipendenti a tempo indeterminato. Per le assunzioni a tempo parziale, il credito di imposta spetta in misura proporzionale alle ore prestate rispetto a quelle del contratto nazionale. La misura rientra tra le 29 che, secondo il governo, hanno rappresentato nei mesi scorsi un cospicuo pacchetto per la crescita. Resta ancora in stand by il credito di imposta finalizzato agli investimenti, anch'esso destinato alle regioni del Mezzogiorno e contenuto nel decreto sviluppo di maggio.

Fonte: Il Sole 24 Ore
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Tobin Tax, chi colpirà davvero?


Il Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso ha annunciato una tassa europea sulle transazioni finanziarie a partire dal 2014. Secondo gli esperti, a pagare questa tassa sarà il cittadino poiché verranno colpiti i fondi pensione e altri sistemi di risparmio. Le associazioni dei consumatori sono, invece, favorevoli all'introduzione di questa tassa.

Chi pagherà l'introduzione della Tobin Tax in Europa? Dopo l'annuncio del Presidente della Commissione europea José Manuel Barroso di una proposta europea di tassa sulle transazioni finanziarie a partire dal 2014, gli esperti temono che a pagare possa essere ancora una volta il cittadino. Gli esperti di settore temono che questa tassa possa colpire soprattutto i fondi pensione e altri sistemi di risparmio, con un effetto diretto non tanto sugli investitori e banchieri ma sui risparmiatori e le piccole e medie imprese. Secondo loro le banche potrebbero ripercuotere sui servizi al cliente la tassazione più alta e spostare all'estero i capitali dei fondi di investimento e strumenti derivati.

I grandi investitori potrebbero spostare fuori Europa le proprie transazioni e convertirle da azioni e obbligazioni, che verrebbero tassate con un'aliquota dello 0,1%, in derivati, con un tasso più basso ovvero dello 0,01%. "La Tobin Tax colpirebbe soprattutto i pensionati e i risparmiatori di tutta Europa, non solo i più ricchi, perché si applicherebbe a tutte le transazioni incluse quelle dei fondi pensione e di investimento", avverte Joanna Cound, investment manager di BlackRock, società di risparmio a livello mondiale. "Anche bassi livelli di tassazione porterebbero ad alti costi per le imprese. E questo, in un momento in cui la volatilità della valuta è alta così come il prezzo delle materie prime, si tradurrebbe inevitabilmente in un peso aggiuntivo per la nostra economia", commenta Martin Wansleben, Direttore della Camera di Commercio DIHK della Germania.

"Inutile senza una tassazione sulle transazioni finanziarie a livello mondiale". Questa è un'altra delle critiche più frequenti alla Tobin Tax, secondo cui la sua introduzione solo in Europa non farebbe altro che spostare molti capitali all'estero. Se ne parlerà al prossimo G20 di Novembre, dove l'Ue dovrà affrontare lo scetticismo di Gran Bretagna, in primis, e Stati Uniti. La Gran Bretagna si è detta infatti contraria, visto che il 33,5% delle transazioni finanziarie che sarebbero colpite dalla Tobin Tax, sono britanniche. Segue il 23,4% della Spagna, il 13,5% della Germania, il 12,4 di Belgio, Olanda e Francia, e solo il 4,8% dell'Italia. A livello mondiale, gli Stati Uniti si erano già detti contrari al G20 del 2009, ma recentemente alcuni membri Democratici del Congresso Usa hanno affermato che ci potrebbero essere delle aperture in questo senso.

Le associazioni dei consumatori hanno invece accolto positivamente la proposta di Barroso e vedono gli allarmi del mondo finanziario come "fumo negli occhi" dell'opinione pubblica europea per portarla dalla propria parte. "Finalmente l'Europa si è decisa a delineare un sistema comune di tassazione sulle transazioni finanziarie, come richiedevamo da tempo", commentano Federconsumatori e Adusbef. "Questo tipo di tassazione sarebbe d'aiuto nel contrastare le speculazioni e un certo tipo di transazioni finanziarie che provocano paura nei mercati e volatilità. Inoltre consentirebbe di far pagare al settore finanziario il giusto prezzo di responsabilità della crisi finanziaria che questo stesso settore ha causato", ha affermato Bernadette Ségol, Segretario generale dell'European Trade Union Confederation (ETUC). E c'è già chi pensa a come spendere le entrate di questa tassazione. Nicolas Mombrial, di Oxfam International, suggerisce che "una significante parte di queste entrate dovrebbe essere usata, come ha suggerito Bill Gates, nell'aiutare i Paesi più poveri a combattere la fame, agevolare l'educazione e incentivare gli investimenti, non soltanto a salvare il budget dell'Ue".

Variegate le reazioni politiche al Parlamento europeo. I Socialisti Udo Bullmann (tedesco) e la greca Anni Podimata hanno detto che la Tobin Tax darebbe all'Ue "una forte leadership di fronte a tutto il mondo su questa questione". Inoltre, a nome del loro gruppo politico, si dicono "sicuri che le preoccupazioni sull'impatto negativo della Tobin Tax sono del tutto infondate e che altri paesi nel mondo seguirebbero l'esempio dell'Ue". Il gruppo dei Conservatori, una grossa fetta del quale è britannica, hanno duramente criticato la proposta di Barroso. "Crescità e competitività non possono essere raggiunte con idee così antiquate".

Fonte: helpconsumatori.it (Alessio Pisanò)
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Nota di iscrizione a ruolo. On line i “word” editabili


I due modelli, da utilizzare rispettivamente per il ricorso in Commissione provinciale e per l’appello in Ctr, sono disponibili sul sito del dipartimento delle finanze
Sul programma che permette la compilazione on line della nota di iscrizione a ruolo dei ricorsi tributari ci si sta lavorando. Ne dà notizia il dipartimento delle Finanze che, nel frattempo, ha pubblicato sul proprio sito, accanto a quella in pdf, la versione in word dei due modelli (iscrizione a ruolo in Ctp e in Ctr) predisposti dalla direzione della Giustizia tributaria.

Una versione editabile che è possibile scaricare, compilare (muovendosi da un campo all’altro con il mouse, i tasti direzionali o con il tasto TAB) e salvare. Tutto al pc, con la penna che va utilizzata solamente per la firma della nota.

Si ricorda che l’obbligo per la parte ricorrente di depositare, alla costituzione in giudizio, anche la nota di iscrizione a ruolo del ricorso tributario nel registro generale dei ricorsi o degli appelli, è scattato dal 17 settembre scorso.

Fonte:nuovofiscooggi.it
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Detrazioni 55% casa fino al 31 dicembre 2011: regole e date


Scade il prossimo 31 dicembre la detrazione del 55% sugli interventi per il risparmio energetico che prevede interventi su infissi, caldaie, pannelli solari per l'acqua calda.

Per i privati che vogliono ottenere la detrazione, varrà la data del bonifico, ma non serve che i lavori finiscano entro la fine dell'anno, i ritardatari potranno comunque beneficiare della detrazione per gli acconti pagati quest'anno, purchè inviino la Comunicazione alle Entrate entro il 2 aprile dell'anno prossimo.

A disposizione anche bonus riservati a chi investe nella ristrutturazione o nella riqualificazione energetica della propria abitazione: l'eliminazione della Comunicazione di inizio lavori a Pescara per il 36%, la cancellazione dell'obbligo di indicare la fattura in manodopera (previsto anche per il 55%), l'abbassamento dal 10% al 4% della ritenuta sui bonifici, la possibilità di negoziare il trasferimento del bonus al momento della compravendita.

L’eliminazione dell'obbligo di comunicare preventivamente al Centro operativo di Pescara l'inizio dei lavori e di indicare nelle fatture, valide per il 36% e il 55%, il costo della manodopera impiegata non vale per i lavori iniziati e per le fatture emesse prima del 14 maggio 2011.

Sul costo della manodopera, le Entrate hanno confermato che la semplificazione si applica per tutte le fatture emesse a partire dal 14 maggio 2011. Sulla comunicazione all'Agenzia dei lavori a cavallo d'anno, che scade il 31 marzo di ogni anno, le Entrate hanno, inoltre, confermato che questa non va inviata se i pagamenti sono effettuati interamente nell'anno della fine dei lavori e se i lavori sono iniziati e terminanti nello stesso anno e i pagamenti sono tutti effettuati nell'anno successivo.

Fonte:businessonline.it (Marianna Quatraro)
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Domestici alla cassa, contributi entro il 10 ottobre


L’INPS ricorda che il prossimo lunedì 10 ottobre sarà l’ultimo giorno utile per pagare i contributi dovuti per il personale domestico, relativi al periodo luglio-settembre 2011, e, con l’occasione, fa una carrellata delle modalità di pagamento ammesse al momento.Con messaggio n. 18799/2011, l’INPS trasmette il comunicato stampa diramato per ricordare che i contributi per i lavoratori domestici, relativi al terzo trimestre 2011, vanno pagati entro lunedì 10 ottobre. Il pagamento può essere effettuato, a scelta, con uno dei seguenti mezzi:

1) rivolgendosi ai soggetti aderenti al circuito “Reti Amiche” (tabaccherie che espongono il logo “Servizi Inps”, sportelli bancari di Unicredit Spa, tramite il sito Internet del gruppo Unicredit Spa per i clienti titolari del servizio di Banca ondine)

2) online sul sito Internet www.inps.it nella sezione “Servizi Online/Per tipologia di utente/Cittadino/Pagamento contributi lavoratori domestici”, utilizzando la carta di credito;

3) utilizzando il bollettino MAV - Pagamento mediante avviso - inviato dall’Inps o generato attraverso il sito Internet www.inps.it, nella sezione “Servizi Online/Per tipologia di utente/Cittadino/Pagamento contributi lavoratori domestici”, pagabile senza commissione presso le banche oppure presso gli uffici postali, con addebito della commissione;

4) telefonando al Contact Center numero verde gratuito 803164, utilizzando la carta di credito.

L’Istituto rammenta altresì che, utilizzando il codice fiscale del datore di lavoro ed il codice rapporto di lavoro, viene proposto l’importo complessivo per il trimestre in scadenza, calcolato in base ai dati comunicati all’assunzione o successivamente variati con l’apposita comunicazione. I dati esposti (ore lavorate, retribuzione, settimane) e il conseguente importo, calcolato automaticamente, possono sempre essere modificati:

- dichiarando i dati da sostituire all’operatore, se il pagamento avviene tramite Reti Amiche o Contact Center;

- utilizzando la procedura a disposizione sul sito Internet per pagamenti online o per generare un nuovo MAV stampabile.

(Messaggio INPS 04/10/2011, n. 18799)

Fonte:ipsoa.it
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Adiconsum e Fiaip lanciano MediaConsum: trasparenza e conciliazione nel settore immobiliare


Lontani dalla logica dello scontro, vicini alle esigenze del cittadino in un'ottica di collaborazione reciproca. Per garantire assistenza ai consumatori alle prese con gli acquisti immobiliari, e fornire maggiore trasparenza nel settore della mediazione immobiliare e creditizia, Adiconsum e Fiaip (Federazione italiana agenti immobiliari professionali) hanno lanciato MediaConsum: è il primo ente bilaterale italiano del settore che intende dare tutele e garanzie a consumatori e agenti immobiliari, realizzando un nuovo modello di concertazione nel comparto immobiliare e creditizio. L'obiettivo è rendere tutto più trasparente e assicurare ai consumatori, in caso di criticità, problemi e contenziosi, la possibilità di risolvere reclami e problematiche attraverso l'accesso alla conciliazione e alla mediazione attraverso appositi servizi MediaConsum.

È una scelta orientata al dialogo e a un nuovo modello di concertazione, che rompe con la logica dello scontro per realizzare maggiore trasparenza nel settore: perché l'acquisto di una casa e la richiesta di un mutuo per comprare o ristrutturare un immobile è una scelta che va fatta in maniera ponderata, tanto più in un momento di crisi economica. Per le due associazioni, "la trasparenza nel mercato immobiliare e creditizio può essere un valore ed uno stimolo per una crescita economica del paese". MediaConsum vuole dunque rappresentare uno spazio di dialogo volto alla risoluzione delle problematiche fra consumatori e agenzie immobiliari. Ci saranno Comitati di conciliazione e mediazione, verrà realizzato un Osservatorio sul settore immobiliare, dalla prossima settimana sarà online il sito www.mediaconsum.it dove sarà disponibile anche l'elenco dei conciliatori MediaConsum.

L'ente bilaterale è frutto di un nuovo modello di confronto basato sul dialogo. Ha detto il segretario generale Adiconsum Pietro Giordano a Roma durante la presentazione dell'iniziativa: "L'approccio delle associazioni dei consumatori verso le associazioni imprenditoriali finora era di scontro, l'un contro l'altro armati, con una logica che aveva come riferimento non la tutela collettiva ma quella individuale, basata sul fatto che il singolo consumatore con un problema si reca a uno sportello Adiconsum e lo risolve. Ma accanto alla tutela individuale si comincia a lavorare sulla tutela collettiva". Parole d'ordine di questo approccio: negoziazione, responsabilità, sussidiarietà.

Sostiene il presidente nazionale Fiaip Paolo Righi: "Vogliamo lanciare un segnale. Noi non facciamo manifesti, non scriviamo lettere, non scriviamo sui giornali, ma pensiamo di contribuire dando un esempio. In questo momento di crisi, cerchiamo di sostenere il mercato immobiliare non chiedendo soldi, perché la ripresa non avviene mediante finanziamenti pubblici ma con leggi che permettano di accedere al mercato con minore tassazione. Abbiamo bisogno di ricostruire un percorso etico che porta il cliente ad acquistare una casa con tranquillità". Di fronte alla compravendita immobiliare, argomenta Righi, il cittadino fondamentalmente è solo davanti a una normativa che non conosce. "Se non creiamo un percorso che lo avvolga in un'aura di sicurezza - afferma il presidente Fiaip - il mercato difficilmente potrà ripartire". Si tratta di un mercato attualmente fermo, dove le compravendite fanno ancora registrare segno negativo, e a prezzi stabili. Un mercato dove non può essere ignorato il fenomeno degli agenti immobiliari abusivi. Secondo le stime date dal presidente Fiaip, su circa 700 mila transazioni immobiliari effettuate ogni anno, gli abusivi sono (per difetto) circa 53 mila e si fanno pagare in nero, per una cifra stimata in 450 milioni di base imponibile.

Fra i principali servizi che MediaConsum offrirà, ci saranno la formazione specifica degli operatori, la verifica dei contratti offerti al pubblico, la garanzia ai consumatori di un'informativa chiara e completa in tutte le fasi del contratto, il supporto alla gestione dei reclami e l'accesso a conciliazione e mediazione per la risoluzione rapida, e a costi contenuti, dei problemi fra consumatori e agenti immobiliari.

Fonte:helpconsumatori.it (Sabrina Bergamini)
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Addio regime agevolato


Il regime agevolato sarà presto un dolce ricordo. Con la nuova manovra di luglio quasi il 96% di quanti attualmente ne fanno parte dovranno rinunciarvi. Il regime agevolato ha finora aiutato studi professionali e autonomi, che per il loro contenuto fatturato, hanno avuto diritto ad un prelievo fiscale minore rispetto agli standard e minori impegni contabili. Il dipartimento delle finanze quantifica in circa 1.500 euro il costo medio per impresa degli obblighi previsti dalle direttive europee sulla rendicontazione.

Per evitare che le tasse ammazzassero la vita di queste piccole imprese il Fisco ha finora concesso a quanti mostravano un piccolo giro d'affari (fatturato non superiore ai 30mila euro annui e con investimenti non oltre i 15mila euro nel triennio) la possibilità di entrare o restare sul mercato e si è accontentato di un prelievo minore: il 20% dei redditi prodotti a cui va aggiunta l'esenzione dall'Irap e l'esonero dagli obblighi Iva. Una buona percentuale di essi (60%) è rappresentato da professionisti (oltre il 35%), commercianti (12,5%) e imprese di costruzioni (11%).

Sono la Lombardia, la Campania e il Lazio a detenere il record di “minimi”, complessivamente più di un terzo del totale, rispettivamente 13%, 10% e 11%. Si tratta di piccole realtà che non superano i 10mila euro di reddito (60%) e solo il 6% supera i 40mila. Da più fazioni arrivano voci d'allarme. Molte di queste realtà sarebbero sopravissute alla crisi proprio perchè non eccessivamente oppresse dal Fisco. Ma che sarà di loro domani?

Con il Dl 98, convertito dalla legge 111/2011 verrà abrogata (o meglio concessa dimostrando nuovi requisiti più restrittivi) l'agevolazione in quanto un costo per le casse dello Stato e perchè si teme un'elevata percentuale di sommerso e il precedente regime avrebbe costituito una “copertura”. Non si tratta di una cancellazione totale in realtà: dal 2012 potranno essere ammessi ad usufruire dell'agevolazione imprese, artigiani e professionisti che abbiano appena iniziato l'attività o che non abbiano aperto prima del 2008 con un requisito temporale da rispettare. Si tratta di 5 anni con la possibilità di fermarsi più a lungo offerta solo a chi non avrà ancora compiuto 35 anni (sempre che non cresca il suo volume di fatturato). I beneficiari riceveranno un maxi sconto da parte dell'Agenzia delle Entrate, in quanto dovranno pagare solo il 5% di tasse.

A riuscire a rimanere nella cerchia dei fortunati sono circa 21mila realtà. Ad essi si aggiungeranno le nuove Partita Iva che negli ultimi anni sono cresciute di molto, dal 27% del totale nel 2006 al 35,3% nel 2010. Messi insieme vecchi che mantengono i requisiti e nuovi creano una platea di 200mila soggetti. Chi esce dall'agevolazione potrà beneficiare comunque del non pagamento dell'Irap.

Fonte:i-dome.com
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Cassazione: il lavoratore licenziato illegittimamente ha diritto anche al premio di produzione


La Corte di Cassazione, con sentenza n. 20266 del 4 ottobre 2011, ha affermato che "in caso di declaratoria di illegittimità del licenziamento del lavoratore nell'ambito della cosiddetta tutela reale, la retribuzione globale di fatto, cui fa riferimento l'articolo 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300 nel testo modellato dalla legge 11 maggio 1990, n. 108, quale parametro di computo sia del risarcimento del danno patito sia della determinazione dell'indennità sostitutiva della reintegrazione, deve includere non soltanto la retribuzione base ma anche ogni compenso di carattere continuativo che si ricolleghi alle particolari modalità della prestazione in atto al momento del licenziamento, quale (come nella specie) il premio di produzione, una volta riconosciutone il carattere retributivo, dovendosi invece escludere dal compenso i soli compensi aventi natura indennitaria o di rimborso spese". In particolare, affermano i giudici di legittimità, nel caso di specie la Corte di merito ha accertato che l'emolumento in questione aveva carattere continuativo, era stato percepito fino al momento del licenziamento e non era legato ad alcuna particolare posizione organizzativa nè a specifiche prestazioni da parte del lavoratore. Ciò rende irrilevante - si legge nella sentenza -, come esattamente affermato dalla sentenza impugnata che, in quanto assente, il lavoratore non abbia potuto realizzare gli obiettivi ai quali il premio era collegato essendo l'assenza riconducibile ad una unilaterale e illegittima determinazione del datore di lavoro.

Fonte: StudioCataldi.it (L.S)
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Windows 8 in anteprima


Sfruttando la sua posizione privilegiata nel mercato dei pc, Microsoft prova a dare l’assalto al fortino che finora era presidiato da Android e iOs, i sistemi operativi per smartphone e tablet prodotti da Google e da Apple. Lo fa mostrando al pubblico Windows 8 un anno abbondante prima dell’uscita ufficiale.

Sguardo d’insieme
La principale differenza tra un pc e un tablet è che il primo prevede l’uso del mouse e ha una tastiera, mentre il secondo funziona toccando fisicamente lo schermo e la tastiera stessa è un oggetto virtuale che appare solo quando serve e si sfiora con le dita. Per questo Windows 8, nella sua versione 8120, quella da noi provata, include una epocale innovazione: l’interfaccia utente Metro, che costituisce il passe-partout tra un sistema e l’altro. Non essendo per il momento presenti sul mercato dei tablet in grado di far girare Windows 8, noi lo abbiamo provato su un pc: ci interessava tra l’altro vedere come un’interfaccia pensata per tablet si adattasse ad un computer tradizionale. L’installazione del nuovo sistema operativo non ha dato particolari problemi. Una volta conclusa, il sistema si è avviato più velocemente rispetto a Windows 7.

Manutenzione e acquisti più facili
Windows 8 include due modalità di ripristino accessibili dal pannello di controllo: reset del pc e aggiornamento del pc. La prima riporta il sistema operativo allo stato iniziale (vanno però perse installazioni di software e impostazioni varie). La seconda funzione è ancora più utile perché consente di ripristinare il solo sistema operativo, lasciando intatti file (documenti word, foto ecc.) e impostazioni. Il nuovo sistema inaugura anche il Windows Store, negozio dove comprare i programmi di casa Microsoft creato sulla falsariga degli App store dei concorrenti nel mondo tablet.

Icone e nuove interfacce
La schermata iniziale assomiglia molto a quella di un iPad e dei suoi emuli: una griglia di icone che individuano funzionalità e programmi. Sfogliare le varie pagine con le applicazioni deve essere facile e intuitivo con un tablet ma non lo è altrettanto con il mouse di un pc. Si può scegliere di visualizzare qui le applicazioni e i file usati più di frequente. Per trovare file e programmi, comunque, basta digitarne le prime lettere del nome per veder comparire un piccolo menù con una lista di opzioni tra cui scegliere.
Il vecchio desktop non è scomparso del tutto: lo si può richiamare cliccando l’apposita icona sempre dalla schermata iniziale. Ma la vecchia interfaccia e quella nuova sono alternative l’una all’altra e le applicazioni che funzionano con la prima non sono utilizzabili con la seconda.
Fa eccezione la nuova versione del browser, Internet Explorer 10, accessibile in entrambe le modalità, anche se cambia l’aspetto. Dalla versione desktop classica i cambiamenti rispetto alla versione 9 sono molto contenuti, mentre con l’interfaccia Metro la visualizzazione è molto semplificata, forse anche troppo.

Chi troppo vuole…
La nostra sensazione è che il nuovo sistema operativo di Microsoft possa forse rappresentare un valido concorrente di Android e iOs, ma il suo tentativo di soddisfare sia l’utente di tablet sia chi usa il pc è forse destinato a scontentare entrambi. E chissà che non possa addirittura costare all’azienda il primato nel mondo dei sistemi operativi per computer, aprendo la strada all’avanzata di Linux e Mac Os

Fonte:altroconsumo.it
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Blocco dei pagamenti per le PMI dalla P.A.: quando è per legge


L’articolo 48-bis del d.p.r. 602/73 stabilisce che le Pubbliche Amministrazioni e le società a prevalente partecipazione pubblica, prima di effettuare pagamenti di importo superiore a 10.000 euro a favore delle PMI devono verificare se l’impresa è inadempiente all’obbligo di versamento derivante dalla notifica di una o più cartelle, per un ammontare complessivo di almeno 10.000 euro.


Prima di eseguire un pagamento superiore a 10.000 euro, pertanto, la Pubblica Amministrazione inoltra un’apposita richiesta a Equitalia. Nei cinque giorni successivi, Equitalia verifica se il creditore risulta o meno moroso in relazione ad una o più cartelle di pagamento.

In caso positivo, Equitalia comunica alla Pubblica Amministrazione l’ammontare del debito inadempiuto e l’intenzione di procedere al pignoramento presso terzi, cioè presso la P.A. che è tenuta a sospendere il pagamento delle somme per i trenta giorni successivi alla comunicazione, sino alla concorrenza del debito indicato da Equitalia.

Fonte:blog.pmi.it (Roberto Grementieri)
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Crolla potere di acquisto a famiglia, 10.000 euro in meno


Nel 2011 una famiglia di tre persone dispone in termini di ricchezza liquida, quindi spendibile in consumi, di 10 mila euro in meno rispetto a quanto aveva nel 2008. La stima e' dell'ufficio studi della Confcommercio, che calcola per il reddito procapite un -7% in termini reali, cioe' cio' che si puo' acquistare, pari a un calo di 1.260 euro a testa. Mentre, ricorda il dato fornito da Bankitalia, che calcola la ricchezza per la ricchezza finanziaria procapite un -6% nei 4 anni, pari a meno 2.980 euro.

PIL: CONFCOMMERCIO RIBASSA STIME, +0,7 2011, +0,3 2012 - Confcommercio rivede al ribasso le stime macro rispetto a quanto previsto a luglio: il pil crescerà quest'anno dello 0,7% e dello 0,3 nel 2012. I consumi cresceranno dello 0,7% nel 2011 e dello 0,2% nel 2012.

Fonte:ansda.it
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Imprese, aumento tassi: pericolo stretta creditizia. CGIA


"Per effetto dell'aumento dei tassi di interesse, nei primi 9 mesi di quest'anno il sistema delle imprese italiane ha speso 2,6 mld di euro in più." L 'allarme viene dal segretario della CGIA di Mestre, Giuseppe Bortolussi: "Dall'inizio dell'anno ad oggi i principali tassi di interesse sono cresciuti in maniera significativa. Su uno stock odierno di oltre 924 mld di euro di prestiti erogati dalle banche alle imprese, questa repentina impennata dei tassi ha fatto salire le spese in capo alle aziende di ben 2,6 mld di euro. E' chiaro che se la situazione di instabilità continuerà anche nei prossimi mesi, i costi saliranno ulteriormente, con il pericolo di mettere in grave difficoltà la tenuta finanziaria di moltissime imprese". A seguito del duplice aumento del tasso ufficiale di sconto e dell' incremento dello spread tra i titoli italiani e i corrispettivi bund tedeschi, il tasso di interesse medio applicato alle imprese è balzato al 4,5% circa, dal 3,5% di inizio anno. In alcuni particolari casi, il costo del denaro applicato ad alcune aziende è schizzato oltre il 10%. Le imprese lombarde sono le più penalizzate, con un aumento complessivo delle spese pari a 724,7 milioni di euro, da inizio anno, che si traduce in un valore medio per azienda di 874,3 euro. A livello territoriale seguono il Lazio, con 286, 8 mln di euro, e l'Emilia Romagna, con 286 mln di euro. "Questa situazione sta facendo emergere il pericolo di una nuova stretta creditizia, con una grossa novità rispetto al recente passato. Se all'inizio della crisi - conclude Bortolussi - molte piccole aziende rifiutate dai grandi istituti di credito si rifugiavano presso le Banche di Credito Cooperativo o i Confidi, adesso anche queste realtà non sono più in grado, perché a corto di liquidità, di fungere da sportello-rifugio".

Tratto da: Imprese, aumento tassi: pericolo stretta creditizia. CGIA
Fonte: StudioCataldi.it (Nadia F. Poli)
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iPhone 4s in Italia


Dovrebbe arrivare sul mercato italiano il prossimo 28 ottobre a prezzi che oscilleranno fra i 600 e gli 800 euro, a seconda della versione che si sceglie, tre, infatti, i modelli che saranno lanciati sul mercato: da 16 GB, da 32 GB e da 64 GB, per niente, dunque, low cost com’era stato annunciato.

Si tratta del nuovo iPhone 4S presentato due giorni fa nel Campus di Cupertino e che, fondamentalmente, ha deluso le aspettative di quanti aspettavano l’iPhone 5. L’iPhone 4S sarà disponibile negli Stati Uniti e in Canada già dal 14 ottobre, al prezzo di 199 dollari per il modello 16 GB, 299 per quello da 32 e 399 per il modello da 64 GB e si attende di vedere se davvero arriverà nel BelPaese, considerando la ‘minaccia’ arrivata da Samsung.

Il colosso coreano ha, infatti, ha chiesto il divieto di vendita del nuovo melafonino in Francia e in Italia, perché violerebbe due dei suoi brevetti sulla tecnologia mobile. Samsung chiederà il blocco delle vendite dell'iPhone 4s alla magistratura competente italiana e francese per violazione di brevetti, che riguarderebbero brevetti riguardanti il collegamento Wireless presente nel nuovo iPhone.

Per quanto riguarda e sue caratteristiche tecniche, esteticamente il nuovo iPhone è uguale al precedente, le novità si concentrano al suo interno e quella più importante è certamente il sistema di riconoscimento vocale.

Si chiama SIRI e permette di formulare domande e ricevere risposte, conoscere le condizioni meteo, l’oroscopo, spostare appuntamento o fissarne di nuovi. Il nuovo melafonino integra un nuovo processore A5 dual core, grafica 7 volte più veloce grazie al chip A5, nuova videocamera da 8 mega pixel e 5 lenti. Il nuovo processore migliora nettamente la qualità delle immagini e le prestazioni in fase di scatto, inoltre, permette anche di registrare anche filmati in Full HD a 1080p, con stabilizzazione delle immagini.

Fonte:businessonline.it (Marianna Quatraro)
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Società in perdita sotto esame dell’Agenzia delle Entrate


In arrivo una circolare dell’Agenzia per risolvere i dubbi sorti tra gli operatori in tema delle società in perdita
Il D.L. n. 138/2011 convertito nella Legge n. 148/2011 estende la disciplina delle società non operative anche alle società che presentano dichiarazioni dei redditi in perdita per tre anni consecutivi. In questi giorni l’Agenzia delle Entrate sta preparando una circolare interpretativa per dissipare i dubbi sorti tra gli operatori. Come emerso anche nel corso di un convegno organizzato dall’Ordine di Bari dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, l’Agenzia terrà conto della congiuntura sfavorevole per colpire i “furbi” e non chi è stato travolto dalla crisi. Per evitare l’aggravio le società in perdita, ma operative potranno fare interpello o sfruttare le cause di disapplicazione automatica.

Fonte: Il Sole 24 Ore
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Casa, perizie più trasparenti con le Linee Guida dell'Abi


Chi decide di comprare casa ha bisogno di valutazioni chiare e trasparenti sull'esposizione creditizia dell'immobile. A tal fine l'Abi, Associazione bancaria italiana, ha elaborato alcune Linee Guida per assicurare la massima trasparenza nella valutazione degli immobili dati in garanzia nel mercato ipotecario. Le Linee Guida, che saranno presentate durante un workshop che si terrà a Milano il 12 ottobre, definiscono una traccia certa e condivisa, basandosi sull'esperienza già consolidata, ma anche sui punti aperti e sugli usi operativi.

Tra gli obiettivi quello di rispondere alle disposizioni di vigilanza dettate della Banca d'Italia (Circolare n. 263/2006) e garantire anche all'Italia, come avviene negli altri paesi europei, specifici requisiti. "Le Linee Guida" sono state condivise con l'Agenzia del Territorio, nell'ambito di un protocollo d'intesa siglato lo scorso anno con gli ordini professionali di geometri, architetti, ingegneri, periti industriali, periti agrari e Tecnoborsa (società della Camera di commercio di Roma specializzata nel mercato immobiliare).

La trasparenza e la corretta valutazione degli immobili sono essenziali per garantire la stabilità dell'industria bancaria, sia nelle operazioni di erogazione dei crediti che nelle emissioni/acquisizioni di titoli rivenienti da operazioni di cartolarizzazione e di obbligazioni bancarie garantite. Allo stesso tempo consentono al consumatore di conoscere il valore degli immobili secondo regole di determinazione dei valori economici di riferimento oggettive e confrontabili. Oltre ad esperienze internazionali, dirette ad illustrare la best practice tedesca e ad approfondire le evoluzioni di una nuova Direttiva europea in tema di mutui, saranno le voci dei tecnici a fare il punto. Chiuderà i lavori una tavola rotonda con i rappresentanti di banche, società di valutazioni, rappresentanti degli ordini degli agronomi e dottori forestali, dell'ordine degli ingegneri e dei geometri.

Fonte:helpconsumatori.it (GA)
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Multe, da domani si avranno 30 giorni (non più 60) per fare ricorso. Casper protesta


05/10/2011 - Tra aumenti spropositati del prezzo dei carburanti e multe salate, la categoria degli automobilisti sembra essere diventata un facile bersaglio da colpire per "fare cassa". Un'ultima novità, tutt'altro che positiva, riguarda proprio le multe: da domani il cittadino avrà a disposizione soltanto 30 giorni, invece che 60, per presentare ricorso al giudice di pace contro le violazioni al Codice della strada. Il 6 ottobre 2011, infatti, entra in vigore il Decreto Legislativo 1 settembre 2011, n. 150, che all'art. 7 ha abbassato i termini per presentare ricorso.

Le Associazioni dei consumatori denunciano "quest'ennesima ingiustizia a carico dei tartassati automobilisti, che ora avranno sempre maggiori difficoltà ad impugnare una multa, visto che occorrono giorni perché un principiante possa capire come si fa un ricorso e se esistono i presupposti per impugnare. Per non parlare dei tempi tecnici per avere la documentazione dai vigili, dalla foto dell'autovelox alla durata del giallo". "Gli automobilisti - spiega Casper, Comitato contro le speculazioni e per il risparmio, di cui fanno parte Adoc, Codacons, Movimento Difesa del Cittadino e Unione Nazionale Consumatori - sembrano letteralmente perseguitati dal Governo Berlusconi. Si tratta, infatti, del Governo che ha il record nella storia della Repubblica per il numero di provvedimenti presi contro gli automobilisti, pari almeno a 7:

1.aumento della accise (luglio 2011), per una stangata pari a 60 euro ad autovettura;
2.aumento dell'Iva sulla benzina (settembre 2011), per una stangata pari a 19 euro ad autovettura, oltre che sull'acquisto delle auto;
3.introduzione del contributo unificato per i ricorsi delle multe a partire dal gennaio 2010, ricorsi che prima erano esenti da qualunque pagamento;
4.aumenti ulteriori del contributo unificato, che prima passa da 30 a 33 euro e il 6 luglio del 2011 passa da 33 a 37 euro (per impugnare un divieto di sosta da 39 euro, quindi, se ne devono pagare 37);
5.aumenti esponenziali delle multe (come se inasprire le pene invece che aumentare i controlli servisse a ridurre gli incidenti stradali);
6.aumento delle tasse sulle polizze rc auto;
7.aumento dell' Imposta provinciale di trascrizione (IPT)".

Fonte:helpconsumatori.it (GA)
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Lettere avviso Fisco: novità e differenze con accertamento esecutivo in 60 giorni


Nuove strette del Fisco per i negligenti: le novità contenute negli avvisi prevedono d’ora in poi, infatti, non solo intimazione al pagamento di quanto richiesto, ma anche nuove indicazioni sulla definizione a rate dell'accertamento e dettagli sulla presentazione del ricorso.

I nuovi provvedimenti sono in vigore dal primo ottobre. In base a quanto previsto dal nuovo accertamento, dopo la comunicazione delle imposte rettificate, l'atto ha valore di intimazione ad adempiere entro il termine per presentare ricorso (60 giorni); che dopo questo periodo diventa esecutivo e che trascorsi ulteriori 30 giorni la riscossione delle somme richieste è affidata all'Agente della riscossione anche per l'esecuzione forzata, senza preventiva notifica della cartella.

Le novità prevedono anche una serie di indicazioni, come interessi di mora, prima non riportate sulla cartella e sull'accertamento. Altra novità: la rateazione, anche quando supera i 50mila euro, viene concessa senza garanzia.

Per quanto riguarda la sospensione, sia amministrativa sia giudiziale, ed eventuali richieste di riesame dell'atto in via di autotutela, tutte le avvertenze relative alle fasi che comportano un omesso pagamento totale o parziale si ricorda che, trascorsi ulteriori 30 giorni, le somme vengono affidate all'Agente della riscossione che incasserà un aggio del 9%. In caso di ritardato pagamento, l'aggio si calcola anche sugli ulteriori interessi giornalieri e su quelli di mora.

Fonte:businessonline.it (Marianna Quatraro)
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Risparmio Energetico; Il 55% è un cantiere aperto


Il suo nome in codice è «55% plus»: è il progetto di riforma della detrazione fiscale per il risparmio energetico elaborato dai "Tavoli di lavoro 4E", organismo consultivo del ministero dello Sviluppo economico che mette insieme l'Unità tecnica efficienza energetica dell'Enea e i rappresentanti delle categorie economiche e professionali. La filosofia del «55% plus» è premiare gli interventi che migliorano le prestazioni energetiche di un edificio o di una singola unità immobiliare, a prescindere dalle tecnologie con cui sono realizzate. Diventa quindi indispensabile misurare i consumi prima e dopo l'intervento, con un attestato di certificazione energetica (Ace) elaborato secondo le regole del Dlgs 192/2005. A seconda del miglioramento ottenuto, una quota variabile dal 30% al 50% del costo complessivo è coperta da un finanziamento a tasso zero - l'ecoprestito lanciato più di un anno fa da Confindustria Finco - mentre sul resto della spesa scatta il meccanismo classico della detrazione fiscale. I correttivi proposti mirano a eliminare alcune storture del 55%, che nella metà dei casi - dati Enea sul 2009 - va a finanziare la sostituzione degli infissi: un intervento utile, che però dovrebbe essere meglio coordinato con gli altri, così da massimizzare la riduzione dei consumi. Il progetto del «55% plus» è stato presentato giovedì scorso a Roma nell'ambito del convegno «Recupero energetico degli edifici» e arriva proprio mentre trapelano le prime indicazioni sulla possibile proroga del 55 per cento. Nelle intenzioni del ministero dello Sviluppo ci sarebbe una riduzione della percentuale al 41% per alcuni tipi di lavori, l'introduzione di soglie di spesa specifiche (ad esempio, non più di tot euro per metro quadrato di finestre), l'estensione del bonus ad altre tipologie di interventi e l'abbassamento dei tetti massimi di spesa.

Fonte: Il Sole 24 Ore
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Pianificare la sicurezza: come e perchè


Mancano di strategia. Mancano di pianificazione. E in caso di imprevisti informatici, con buona probabilità soccombono. Lo sostiene uno studio Symantec 2011, secondo cui il comportamento delle piccole e medie imprese e dei loro clienti, in caso di minacce informatiche, è del tutto inadeguato. Non solo: a mancare è una vera e propria cultura della prevenzione, tanto che la protezione sembra essere esentata dalle priorità gestionali finché non si sperimentano realmente una perdita di dati o gli effetti di un attacco.
Secondo lo studio, le Pmi non comprendono l’importanza di essere preparati di fronte a possibili minacce. E, se anche sono a conoscenza dei possibili rischi, nutrono un’insana convinzione di invulnerabilità (“certe cose succedono agli altri”).

Non è un caso, quindi, che la metà delle aziende intervistate abbia dichiarato di non disporre di un piano di disaster recovery, né che il 40% abbia dichiarato che “non è una priorità essere preparati in caso di minacce alla sicurezza”.

Eppure, gli attacchi informatici possono avere un significativo impatto economico nell’attività di una pmi. Secondo lo studio, il costo medio di un downtime è di circa 12.500 dollari al giorno, senza contare la perdita di reputazione con i clienti a causa delle interruzioni del servizio, cosa che a lungo andare può provocare una forte insoddisfazione.

Il 54% dei clienti di Pmi intervistati ha dichiarato di aver cambiato fornitore a causa di un servizio di computing inaffidabile, mentre il 44% ha dichiarato che i propri fornitori avevano chiuso almeno una volta temporaneamente a causa di un attacco.

Una pianificazione sulla sicurezza, dunque, sembra essere un’opzione più che valida al giorno d’oggi. Proteggere le informazioni in maniera completa, coinvolgere i dipendenti, effettuare frequenti test e realizzare un piano di preparazione agli imprevisti possono essere buone idee per cominciare a impegnarsi seriamente in quest’ambito.

Fonte:blog.pmi.it (Francesco Mantica)
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Facile.it: un terzo degli italiani ha cambiato assicurazione per cercare risparmio


Se c'è risparmio non c'è fedeltà che tenga: la compagna assicurativa viene cambiata. E se questa vuole che i clienti le rimangano fedeli, deve offrire una garanzia sopra tutte le altre: prezzi competitivi. Negli ultimi tre anni, il 32% degli automobilisti ha cambiato compagnia assicurativa per l'Rc auto almeno una volta, e il motivo principale sta nella possibilità di risparmiare. Non ci sono pentiti: il 97% di chi ha cambiato compagnia ritiene di aver fatto una scelta corretta.

È quanto emerge da un sondaggio realizzato da Facile.it - comparatore di polizze RC, prestiti, mutui e conti correnti - che ha indagato su come si sia evoluto il comportamento degli automobilisti nei confronti della propria compagnia assicurativa, dopo tre anni dall'ingresso massiccio dei comparatori sul mercato italiano. "All'inizio del 2009 - ha dichiarato Alberto Genovese, Amministratore delegato dell'azienda - meno del 10% degli italiani sceglieva, al termine del contratto, una nuova compagnia assicurativa. L'indagine di Facile.it, a cui hanno risposto oltre 1000 utenti alle prese con il rinnovo della polizza auto o moto, ha evidenziato come oggi sia sempre più diffusa la consapevolezza che comparare più preventivi sia utile al risparmio".

Il fattore determinante per il 75% di chi ha cambiato assicurazione è stato il prezzo più competitivo offerto da una compagnia concorrente. Per la quasi totalità, la scelta è stata corretta perché il cambiamento ha portato ad un risparmio (44%), o perché comunque il confronto di diverse offerte è sempre vantaggioso (53%).

E chi invece è rimasto fedele alla propria compagnia? Lo ha fatto, nel 40% dei casi, perché si fida del proprio assicuratore; nel 21% dei casi perché è scettico su promozioni online; il 16% invece non si muove per pigrizia. Un 22% di persone rimane invece con la stessa compagnia perché offre particolare vantaggi per la propria categoria professionale. In ogni caso, il fattore principale per non perdere clienti è garantire prezzi competitivi - risposta segnalata dal 53% degli intervistati, che indicano anche, per rimanere fedeli a un'assicurazione, la disponibilità di un buon servizio clienti (17%), una buona assistenza in caso di sinistro (17%) e iniziative promozionali particolarmente appetibili (12%).

Fonte:helpconsumatori.it (BS)
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INPS: obbligo di versamento del contributo di finanziamento dell'indennità economica di malattia


L'INPS, con circolare n. 122 del 28 settembre 2011, fornisce i criteri di applicazione dell' articolo 20, comma 1, del D.L. 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni nella L. 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall'art. 18, comma 16, del D.L. 6 luglio 2011, n. 98, convertito con modificazioni nella L. 15 luglio 2011, n. 111, regolante l'obbligo di versamento del contributo di finanziamento dell'indennità economica di malattia. L'Istituto sottolinea che il legislatore, nonostante l'orientamento espresso dalla giurisprudenza di legittimità e l'intervento chiarificatore della Corte Costituzionale e nel perdurare del contenzioso amministrativo e giudiziario, ha ritenuto opportuno intervenire nella materia con le disposizioni di cui all'art. 20, comma 1, del D.L. 25 giugno 2008 n. 112 Con tale norma, d'interpretazione autentica del secondo comma dell'art. 6 della L. n. 138/1943, il legislatore ha stabilito l'esonero dal pagamento della contribuzione di malattia, in favore dei datori di lavoro tenuti a corrispondere, per legge o per contratto collettivo, il trattamento economico di malattia consentendo, nel contempo, la definizione delle situazioni di contenzioso, amministrativo e giudiziario, ancora pendenti per gli stessi periodi. Con l'art. 18, comma 16, del D.L. n. 98/2011, convertito con modificazioni nella legge n. 111/2011, il legislatore è nuovamente intervenuto sulla disciplina del contributo di malattia, modificando il testo dell'articolo 20, comma 1, del D.L. n. 112/2008, ed inserendo un comma 1-bis con il quale si dispone che, a decorrere dal 1° maggio 2011, anche i datori di lavoro che hanno corrisposto per legge o per contratto collettivo, anche di diritto comune, il trattamento economico di malattia, sono obbligati a versare la contribuzione di malattia come stabilito dall'art. 31 della legge n. 41/1986. Quindi, a far tempo dal 1° maggio 2011, l'obbligo di versamento del contributo di malattia è riaffermato in via generale per tutti i datori di lavoro indicati nella tabella G di cui alla legge n. 41/86, con riferimento ai lavoratori aventi diritto all'indennità economica di malattia, individuati dalla vigente normativa.

Fonte:studiocataldi.it (L.S.)
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Sanatoria liti pendenti anche per l'IVA


L'estensione all'IVA della sanatoria prevista dall'art. 16 della Finanziaria 2003 (chiusura delle liti fiscali pendenti) non contrasta con le disposizioni comunitarie dettate dalla Sesta direttiva IVA: la disposizione non puo' essere disapplicata neppure a seguito della sentenza della Corte di Giustizia CE nella causa C- 132/06. La sentenza n. 19333/2011 si riferisce al caso in cui il contribuente, nell’intento di definire con l’Agenzia delle Entrate una lite fiscale (derivante dall’omesso pagamento IVA e delle conseguenti sanzioni) propone la relativa domanda ai sensi dell’art. 16 della legge n. 289/2002. Ricevendo tuttavia un provvedimento di diniego, decide di impugnare congiuntamente sia la sentenza di primo grado che lo aveva dichiarato soccombente, sia l’atto di rifiuto e lo fa, correttamente, entro il termine di 60 giorni decorrente dalla notifica di quest’ultimo.

La Corte di Cassazione si sofferma sul contenuto dell’art. 16 della legge citata (così come modificata dalla Manovra finanziaria del luglio 2011), sottolineando che con la finalità di definire le liti fiscali e di consentire ai contribuenti la presentazione della relativa domanda, il comma 6 prevede entro la data ivi indicata, una sospensione delle controversie pendenti e dei termini per proporre tra l’altro, ricorsi, appelli, controdeduzioni, ricorsi per cassazione.

Il comma 8, invece, contempla l’ipotesi in cui la domanda di definizione della contesa fiscale sia già presentata: in questo caso la sospensione della lite e del termine di impugnazione ha il fine di consentire al contribuente di venir a conoscenza dell’esito della domanda proposta e di determinarsi in rapporto ad essa, termine che viene dilatato ulteriormente in presenza di un provvedimento di diniego e cioè fino a 60 giorni dopo la notifica di quest’ultimo. Entro tale scadenza, il soggetto ha poi la possibilità di impugnare contestualmente entrambi gli atti: sia la sentenza che il provvedimento di rifiuto.

Incidenter dictum, la Corte si concentra su questioni altrettanto interessanti. Prima di tutto si chiede che cosa accada nell’eventualità in cui il diniego della domanda di definizione della questione tributaria intervenga prima dello scadere del termine di sospensione della lite previsto nella prima parte del comma 8. I giudici ritengono che, in tal caso, l’impugnazione debba avvenire comunque entro i 60 giorni dalla notifica del diniego (impugnato contestualmente alla sentenza). Tenuto conto, infatti, che il contribuente è già venuto a conoscenza dell’esito della domanda di definizione ed è trascorso anche un congruo lasso di tempo perché assumesse le determinazioni in base ad essa, il perdurare della sospensione non avrebbe più alcuna ragione d’essere.

L’aspetto più interessante della pronuncia riguarda, tuttavia, l’interrogativo in virtù del quale la sanatoria delle liti pendenti possa essere estesa alle controversie in materia di IVA o meno. Il dubbio risulta del tutto legittimo alla luce di quanto stabilito dalla VI direttiva n. 77/388/CEE così come interpretata dalla Corte di Giustizia CE. Quest’ultima infatti, nella sentenza del 2008 (C-132/06), ribadisce il principio per cui ogni Stato membro ha l’obbligo di adottare tutte le misure al fine di garantire che l’IVA dovuta nel proprio territorio sia interamente accertata e riscossa e che non possa unilateralmente sottrarsi a tal obbligo (Il suddetto principio è stato poi anche riconosciuto nella giurisprudenza della stessa Cassazione, la quale ha esteso la sua applicabilità non solo all’imposta dovuta, ma anche alle sanzioni per la relativa violazione).

La Corte, tuttavia, afferma che la definizione delle liti pendenti con l’Amministrazione Finanziaria non comporta una sua rinuncia all’accertamento dell’imposta, ma permette semplicemente la definizione di una controversia in corso con il contribuente, così da ridurre il contenzioso in atto e, allo stesso tempo, garantire la riscossione di un credito tributario incerto, sulla base di un trattamento paritario tra i contribuenti. Non si può parlare di rinuncia all’accertamento in quanto, al momento della sanatoria, esso risulta già effettuato e la misura dell’imposta dovuta e delle relative sanzioni è espressamente individuata: con la definizione della lite avviene solo una transazione tra amministrazione finanziaria e contribuente che non prescinde da un precedente accertamento, ma che al contrario lo presuppone.

In sintesi, con tale sentenza le Sezioni Unite arrivano quindi alla conclusione che l’art. 16 della legger n. 289/2002 - nella parte in cui si riferisce alle controversie in materia IVA - non può essere disapplicato per contrasto con la VI direttiva n. 77/388/CEE, neppure a seguito della sentenza della Corte di Giustizia del 17 luglio (causa C- 132/06).

(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 22/09/2011, n. 19333)

Fonte:ipsoa.it (Alberto Marcheselli)
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Diritti Tv calcio: per la Corte Ue illegittimi i limiti territoriali per la trasmissione delle partite


La Corte di Giustizia stabilisce che i limiti territoriali per la ritrasmissione degli incontri di calcio sono contrari alle norme Ue. Con una sentenza pubblicata oggi, la Corte definisce tale sistema, che vieta ai telespettatori di seguire le partite utilizzando una scheda per decoder di altri Stati membri, "contrario al diritto dell'Unione europea", e non può essere giustificato né con riguardo all’obiettivo della tutela dei diritti di proprietà intellettuale, né all’obiettivo di incoraggiare l’affluenza del pubblico negli stadi.

Per quanto attiene alla possibilità di giustificare tale restrizione con riguardo all’obiettivo di tutela dei diritti di proprietà intellettuale, la Corte rileva che la FAPL (Football Association Premier League) non può far valere un diritto d’autore sugli incontri della Premier League, atteso che detti incontri sportivi non possono essere considerati quali creazioni intellettuali proprie di un autore e, pertanto, quali ‘opere’ ai sensi del diritto d’autore dell’Unione.

Inoltre, anche nell’ipotesi in cui la normativa nazionale riconoscesse agli incontri sportivi una tutela analoga – il che sarebbe, in linea di principio, compatibile con il diritto dell’Unione – il divieto di utilizzare schede di decodificazione straniere andrebbe al di là di quanto necessario per garantire un’adeguata remunerazione dei titolari di tali diritti.

Infine, per quanto attiene alle questioni poste in merito all’interpretazione della direttiva sul diritto d’autore , la Corte sottolinea che solamente la sequenza video di apertura, l’inno della Premier League, i film preregistrati che riportano i momenti più significativi di incontri recenti della Premier League stessa, nonché talune soluzioni grafiche, possono essere considerati quali ‘opere’ ed essere protetti dal diritto d’autore. Per contro, gli incontri non costituiscono di per sé opere che godano di tale tutela.

Ciò premesso, la Corte dichiara che la trasmissione in un bar-ristorante delle trasmissioni contenenti tali opere protette, quali la sequenza video di apertura o l’inno della Premier League, costituisce una ‘comunicazione al pubblico’ ai sensi della direttiva sul diritto d’autore, per la quale è necessaria l’autorizzazione dell’autore delle opere stesse. Infatti, qualora un locale diffonda tali opere alla clientela presente in loco, le opere risultano trasmesse ad un pubblico ulteriore che non è stato preso in considerazione dagli autori al momento dell’autorizzazione della radiodiffusione delle loro opere.

La FAPL gestisce la Premier League e commercializza i diritti di diffusione televisiva degli incontri di tale campionato. Essa riconosce agli enti di radiodiffusione, sulla base di una procedura di gara aperta, il diritto esclusivo di diffusione in diretta degli incontri della Premier League su base territoriale. Considerato che la base territoriale corrisponde, di regola, a un solo Stato membro, i telespettatori possono seguire unicamente gli incontri trasmessi dagli enti di radiodiffusione stabiliti nello Stato membro in cui risiedono.

Le controversie da cui sono scaturite le presenti cause riguardano tentativi di elusione di tale esclusiva. Nel Regno Unito alcuni bar-ristoranti hanno infatti iniziato, al fine di accedere agli incontri della Premier League, a utilizzare schede straniere, rilasciate da un ente di radiodiffusione greco agli abbonati residenti in Grecia. Essi acquistano le schede e il decoder presso un distributore a prezzi più vantaggiosi di quelli chiesti dalla BSkyB, titolare dei diritti di ritrasmissione nel Regno Unito.

Le emittenti britanniche, infatti, pagano molto di più rispetto a quelle di altre parti d'Europa per i diritti di trasmissione delle partite del calcio inglese.

BSkyB e Espn pagano una cifra complessiva di 2,75 miliardi di dollari con un contratto triennale che parte dal 2010. I diritti internazionali hanno superato quota 1,5 miliardi di dollari.

Ritenendo che tali attività violino l’esclusiva dei diritti di diffusione televisiva pregiudicandone il valore, la FAPL ha cercato di porre termine a tale pratica per via giudiziaria. La prima causa (C 403/08) riguarda un’azione civile avviata dalla FAPL contro i bar-ristoranti che proiettano gli incontri della Premier League utilizzando schede greche nonché nei confronti dei fornitori di tali schede ai bar medesimi. La seconda causa (C 429/08) è scaturita da un’azione penale intentata nei confronti della signora Karen Murphy, titolare di un pub in cui venivano proiettati gli incontri della Premier League utilizzando una scheda greca.

La sentenza odierna ha così risposto alle questioni poste dall'Alta corte inglese, a cui si era rivolta la Football Association Premier League.

Fonte:key4biz.it
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Blackout Poste Italiane, ecco come chiedere i danni per i disservizi


Nella mattinata di sabato, 1° ottobre, c'è stato un blackout del sistema informatico di Poste Italiane. E' il secondo dell'anno, dopo quello accaduto ai primi di giugno, che ha provocato non pochi disagi ai cittadini. Anche questa volta si sono create grandi code in diversi uffici italiani a causa del blocco e del ritardo dei servizi informatici di Poste.

Secondo l'Aduc quanto accaduto è il segno che Poste non ha ancora messo a posto il servizio. "Indipendentemente dal giudizio che si può dare sull'irresponsabilità di chi gestisce servizi in regime di monopolio - scrive l'Associazione dei consumatori - sono migliaia le persone che hanno subito un danno, e siccome non si tratta di una situazione determinatasi in seguito a calamità o casualità, i motivi per ottenere un rimborso ci sono tutti. I danni li ha subiti, per esempio:

•chi doveva pagare una multa al codice della strada ed era l'ultimo giorno valido: gli importi sono raddoppiati;
•chi doveva pagare un'utenza e nella prossima bolletta gli verranno addebitati interessi e more;
•chi doveva pagare una tassa comunale come Tosap, Ici o altro, dove le penali anche per un giorno di ritardo sono salatissime;
•chi doveva ritirare la pensione e il 1° ottobre non lo ha potuto fare, ( e neanche il 2 perché era domenica); pensioni le cui minime sono da fame e che già negli ultimi giorni del mese lasciano gli anziani con le tasche vuote, per cui anche pochi giorni di ritardi provocano disagi terribili;
•chiunque ha dovuto fare code incredibili, recandosi più volte alle Poste.
"La strada da seguire - suggerisce l'Aduc - è quella della messa in mora individuale: ognuno può fare una raccomandata A/R indirizzata alla Poste in cui fa presente cosa è accaduto, magari inserendo in busta anche fotocopia dei numerini che ha preso per fare le diverse file, precisa al centesimo i danni subiti (materiali, fisici e psicologici), intima il pagamento entro 15 giorni, altrimenti si rivolgerà alle autorità giudiziarie". Per sapere come fare la messa in mora cliccare qui. Per il modulo specifico cliccare qui. L'Aduc mette i propri servizi gratuiti di consulenza a disposizione.

Fonte:helpconsumatori.it (GA)
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Censimento 2011: domande che non si capiscono. Risolvere problemi di compilazione


Sono stati inviati ad oltre 25 milioni di italiani i questionari per il 15esimo Censimento generale della popolazione e delle abitazioni, accompagnati dalla Guida alla compilazione e dalla lettera di presentazione del Censimento, che saranno distribuiti fino al 22 ottobre e si potranno consegnare fino al prossimo 20 novembre.

I questionari dovranno obbligatoriamente essere compilati o saranno previste sanzioni da 200 a 2000 euro per chi si rifiuta di riempirlo in tutte o in alcune sue parti o dichiara il falso. A poco meno di una settimana dal 9 ottobre, data prevista per l’avvio alla compilazione del questionario, dilagano, però, da Nord a Sud le polemiche e le richieste di chiarezza da parte dei cittadini.

Il testo, infatti, risulta troppo complicato e sono migliaia le richieste di aiuto nella compilazione delle 84 domande, da parte dei cittadini alle associazioni di consumatori.

Altro problema segnalato dagli utenti, le dovute informazioni sul rispetto della privacy e sulle modalità di invio dei questionari che, una volta compilati, dovranno essere spediti via internet o portati a mano negli uffici preposti.

Ricordiamo che il questionario per il censimento 2011 può essere compilato e consegnato a mano, in busta chiusa, nei 14.000 Uffici Postali presenti su tutto il territorio italiano o in uno dei centri di raccolta del Comune di residenza o via Internet, semplicemente collegandosi al sito http://censimentopopolazione.istat.it, utilizzando la password stampata sulla prima pagina del questionario.

Difficoltà, dunque, dovute alla mancanza di una vera campagna informativa. Per sciogliere ogni dubbio circa la compilazione del questionario si può, tuttavia, consultate consultare la guida alla compilazione sul sito censimentopopolazione.istat.it, chiamare il numero verde gratuito 800.069.701 (attivo dal primo ottobre 2011 al 29 febbraio 2012, con l'eccezione del 25 dicembre 2011 e del primo gennaio 2012), sabato e domenica inclusi, dalle 9 alle 19.

Dal 9 ottobre al 19 novembre 2011 il numero verde sarà attivo dalle 9 alle 22, o rivolgersi a uno dei 215 ‘Census point’, punti informativi allestiti dal 7 ottobre in centri commerciali, cinema e stazioni ferroviarie dei primi 100 Comuni più popolosi d'Italia. Sempre il 7 ottobre partirà il Census Tour, con 21 furgoni che in 35 giorni arriveranno in 700 Comuni italiani di piccola e media dimensione per dare informazioni ai cittadini.

Fonte:businessonline.it (Marianna Quatraro)
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Iva al 21%: prima chiamata alla cassa il 17 ottobre 2011


La liquidazione mensile del 17 ottobre dovrà tener conto dell’aumento dell’aliquota Iva al 21%
Gli operatori Iva devono determinare il loro debito o credito nei confronti dell’erario eseguendo, entro il 16 del mese successivo, una liquidazione periodica. Lunedì 17 ottobre 2011 (il giorno 16 cade di domenica), tali operatori si confronteranno con la prima liquidazione mensile dopo l’aumento dell’aliquota Iva al 21%, prevista dalla Manovra di Ferragosto 2011. Per gli operatori che hanno optato per le liquidazioni trimestrali, invece, l’appuntamento è rinviato al 16 novembre 2011.

Fonte: Il Sole 24 Ore
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Investire in Romania: opportunità per Pmi italiane


La Romania è sempre più attraente per le imprese italiane. Secondo una ricerca Europartner, operante nel settore incentivi finanziari per lo sviluppo d’impresa, 25.000 aziende italiane (soprattutto Pmi) sono presenti sul territorio rumeno fin dal 2007 con investimenti finanziari e tecnologici, specie nei settori minerario, energetico, costruzioni e informatico.

La crisi ha incrementato la ricerca da parte delle imprese di nuovi territori appetibili, sia sotto il profilo del mercato, sia sul piano burocratico e fiscale. E la scelta della Romania non è casuale: nonostante esistano economie su scala ben maggiore come quella cinese, indiana o russa, le dimensioni eccessive di questi mercati attirano i gruppi multinazionali, che possono inserirsi più facilmente, ma possono essere meno sostenibili per le piccole e medie imprese.

Senza contare che i piccoli e medi operatori di aziende commerciali o di produzione italiane possono raggiungere le principali sedi rumene in poco più di un’ora di volo dall’Italia e il costo della mano d’opera è contenuto.

La Romania, di fatto, è anche una scelta obbligata per le piccole aziende dell’indotto che operano in sinergia con grandi gruppi come Ford e Renault ai quali si aggiunge Pirelli, che sta costruendo un nuovo stabilimento a Bucarest.

La presenza capillare di istituti di credito italiani, gli investimenti in infrastrutture, finanziati anche dall’Unione europea, e la tassazione ridotta sono ulteriori punti di forza della Romania; mentre l’accelerazione impressa negli ultimi anni alla privatizzazione delle vecchie imprese statali agisce come catalizzatore di nuovi investimenti.

La vera sfida consiste nel raggiungere il giusto equilibrio tra continuità lavorativa delle aziende in Italia, per evitare una delocalizzazione incontrollata, e l’allargamento delle opportunità di lavoro e crescita, conquistando nuovi mercati ad Est, per attrezzarsi meglio di fronte alla crescente concorrenza internazionale.

Fonte:blog.pmi.it (Edoardo Musicò)

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Rai, Codacons lancia sottoscrizione: 32 euro ad abbonato per acquistare la Tv di Stato


Una sottoscrizione pubblica per far acquisire la Rai dai cittadini italiani. E' l'iniziativa lanciata oggi dal Codacons e dall'Associazione degli Utenti Radiotelevisivi che, attraverso una grande campagna informativa che dal web si sposterà anche nelle piazze delle varie città italiane, proporranno agli utenti di comprare la rete di Stato, sottraendola così ai partiti politici e alle varie lobby sindacali che ad oggi ne controllano linea editoriale, direzione e contenuti.

Il Codacons fa sapere che in un recente studio, diramato dal Ministro dell'Economia Giulio Tremonti , la Rai viene valutata 528 milioni di euro. "Ciò significa che, qualora si voglia mettere la Tv di Stato direttamente in mano ai cittadini, basterebbero 32 euro ad utente, considerato che gli abbonati in Italia sono 16,5 milioni". Gli utenti quindi, versando meno di un terzo del canone odierno che è di 110,5 euro, comprerebbero definitivamente la Rai.

Ma il vero timore del Codacons e dell'Associazione Utenti Radiotelevisivi, è che sia partita una manovra occulta per rendere appetibile il valore della Rai, in vista di una eventuale privatizzazione da parte di "amici" della classe politica. "Con 1,66 miliardi di euro provenienti dal canone e quasi 1 miliardo di euro proveniente dagli incassi pubblicitari, l'azienda potrebbe avere altissimi margini di redditività, di fatto annullati da una gestione malsana da parte della classe politica. Il valore stimato dell'azienda di 528 milioni di euro, appare quindi decisamente sottostimato: se incassa 2,66 miliardi all'anno, come può valere solo 528 milioni di euro?"

"Se la Rai deve essere svenduta, tanto vale venga acquistata direttamente dai cittadini che così potrebbero avere voce in capitolo e creare una tv realmente vicina ai gusti e alle esigenze degli utenti e sottratta alla lobby dei partiti, dei sindacati e dei giornalisti che quando scioperano si guardano bene dallo scendere in lotta per tale assurda svalutazione dell'azienda in cui lavorano - afferma il presidente Carlo Rienzi - Per tale motivo avvieremo oggi una campagna d'acquisto, e tutti coloro che vogliono acquistare la Rai possono già da oggi inviare una mail di manifestazione non impegnativa di consenso all'apposito indirizzo acquistalarai@codacons.it ". Intanto è partito oggi un esposto alla Corte dei Conti per danno all'Erario contro il Ministro Tremonti che ha svalutato la Rai deprezzando indebitamente un bene dello Stato.

Fonte:helpconsumatori.it (GA)
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