AMGI Elabora


Vai ai contenuti

Menu principale:


2° invio Novembre_2009

News e Fax > Archivio 2009 > Novembre


Richiedi il tuo finanziamento
Parla con i nostri consulenti

Visita AFFARE.IT. Il portale di annunci economici gratuiti

Finanziamo i tuoi sogni
Chiamaci con Skype, è gratuito

Skype Me™!


Manager, nuove risorse Reinserimento agevolato

Acconti Novembre 2009:taglio Irpef del 20% per professionisti, persone fisiche e aziende individuali

Istat: il Pil torna positivo dopo 5 trimestri in rosso: +0,6%

Con più prodotti e meno servizi l’ecommerce tiene botta

Reddito di lavoro dipendente.Tassato il contributo all’affitto

Pmi nuove o in eredità? un dilemma per neo-imprenditori

Dal 2010 il luogo di tassazione diventa quello di stabilimento del committente


Riscaldamento: come risparmiare energia (e denaro)

Consumatori: con il calo dei prezzi all'origine le famiglie dovrebbero risparmiare 352 euro

Tassa rifiuti: che ne sarà del rimborso dell'Iva?

Problemi con il parcheggio? Con soli tre click te lo trova il cellulare e ti spiega anche come raggiungerlo

Bankitalia: 230 mila famiglie a rischio per il mutuo

Una mini guida alla compilazione del modello Eas per le associazioni

Vaccino influenza A: sicuro e da fare. Per i bambini 2 dosi

Finanziamenti garantiti Bei-Sace per il made in Italy

Decolla il progetto Italia e turismo

Mandaisoldiacasa.it: la nuova iniziativa del Ministero degli Affari esteri

I certificati di malattia via telematica all'Inps

Digitale terrestre, switch off di Roma capitale

Istat: la produzione industriale a settembre crolla del 5,3%

Altroconsumo avvisa che Inps e Aci hanno attivato la Posta elettronica certificata

Cassazione: lavoratrice può sostituire l'indennità di disoccupazione con indennità di maternità

Crisi economica finita? Per 9 italiani su 10 non è così. Previsioni per prossimi mesi

Movimento Consumatori invita i cittadini a denunciare le "cartelle pazze"


Todomondo: dopo la dichiarazione di fallimento, uno strumento in più per recuperare i soldi

Cielo di Sky: canale gratis sul digitale terrestre. La sfida è lanciata


Cassazione: i caratteri del lavoro subordinato si desumono dalle modalità di svolgimento del rapporto

Riforma del condominio, brutte nuove in arrivo per i morosi

Il Fisco amico fa boom, raddoppiano le rateizzazioni

Aprire partita iva per i precari: le aziende risparmiano il 33% dei costi

Manager, nuove risorse Reinserimento agevolato

C'è crisi anche per i manager. Ne è prova l'altissimo turnover - testimoniato dal presidente locale di Federmanager, Marco Bodini - di dirigenti all'interno delle aziende.
Per questo l'associazione di categoria ricorda le agevolazioni per le aziende che desiderino valutare l'inserimento di una figura dirigenziale nella propria struttura. La Legge Bersani 266 del 1997, infatti, in caso di assunzione contempla fra le proprie disposizioni la riduzione del 50% della contribuzione complessiva dovuta agli Istituti previdenziali (quota a carico dirigente e quota a carico datore di lavoro) a favore delle imprese che occupano meno di 250 dipendenti, per una durata non superiore a dodici mesi, attraverso fondi ripartiti a livello regionale. «La procedura per giovarsi di tale opportunità - spiega Bodini in una nota - richiede che l'assunzione (anche a tempo determinato) sia effettuata secondo la legge e le convenzioni stipulate tra le Agenzie per l'impiego delle Regioni, le associazioni rappresentative delle predette imprese e le confederazioni sindacali dei dirigenti di aziende». Fra le clausole più importanti: il manager coinvolto non deve aver avuto rapporti di lavoro subordinato con l'azienda che ha interesse ad assumerlo nei sei mesi precedenti l'autorizzazione; l'agevolazione spetta nei confronti del dirigente che abbia maturato nelle precedenti esperienze lavorative almeno 18 mesi nella qualifica e si sia iscritto, anche via internet, alla banca dati della propria Agenzia regionale per l'Impiego o in quella della Confederazione Italiana Dirigenti d'Azienda.

Fonte:bresciaoggi.it
Ritorna all'inizio

Acconti Novembre 2009:taglio Irpef del 20% per professionisti, persone fisiche e aziende individuali


Piccole e medie imprese, ditte individuali e società di persone che pagano l'imposta sulle persone fisiche godranno di uno sconto nel versamento di novembre. Escluse l'Ires e l'Irap. Il taglio degli acconti fiscali di novembre riguarderà l’Irpef da versare entro il prossimo 30 novembre di 20 punti percentuali, dal 99% al 79%. Il decreto che prevede questa misura contiene anche disposizioni tese a consentire ai Comuni il rimborso della terza rata dell'Ici extrarurale.

Il Consiglio dei ministri ha approvato la norma con l'obiettivo di garantire strumenti di ausilio ‘nella particolare congiuntura economica in corso di superamento’. Ad essere agevolati sarebbero piccole aziende, ditte individuali, società di persone e i titolari di partita Iva che pagano l'Irpef. Sono esclusi, invece, i lavoratori dipendenti che pagano le tasse in busta paga, ma non quelli che hanno redditi aggiuntivi.

Si tratta di una misura che darà respiro in tempo di crisi. Il valore complessivo, annunciato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti, è stato indicato con una cifra di 3,8 miliardi coperta con i proventi dello Scudo fiscale.

In pratica l’acconto Irpef del 30 novembre sui redditi 2009, ridotto dal 99% di quanto dovuto al 79%, prevede che il 20% in meno venga saldato con la dichiarazione dei redditi (730 e Unico) da presentare il 31 maggio 2010. Secondo Bonaiuti si tratta di una misura che “lascia più liquidità in tasca ai contribuenti”.

Fonte:businessonline.it (Marianna Quatraro)
Ritorna all'inizio

Istat: il Pil torna positivo dopo 5 trimestri in rosso: +0,6%


Il Pil é tornato a crescere nel terzo trimestre del 2009, dopo 5 trimestri di risultati negativi, segnando +0,6% sul trimestre precedente. Su base tendenziale é diminuito del 4,6%. Sono le stime dell'Istat, espresse in valori concatenati con anno di riferimento 2000, corrette per gli effetti di calendario (il terzo trimestre ha avuto 4 giornate lavorative in più del trimestre precedente e una in più rispetto al 2008) e destagionalizzato. Il dato acquisito per il 2009 passa a -4,8% da -5,1% stimato a settembre.

All'Istat hanno spiegato che l'aumento congiunturale del Pil é il risultato di un aumento del valore aggiunto dell'industria e dei servizi e di una diminuzione del valore aggiunto dell'agricoltura. Il risultato congiunturale é il migliore dal quarto trimestre del 2006. Nel terzo trimestre, il Pil é aumentato, su base congiunturale, dello 0,9% negli Usa; é diminuito, invece, dello 0,4% nel Regno Unito. L'Istat ha rivisto lievemente al ribasso il dato tendenziale relativo al secondo trimestre 2009, da -5,9% a -6%.

Fonte:ilsole24ore.com
Ritorna all'inizio

Con più prodotti e meno servizi l’ecommerce tiene botta


Il fatturato aumenta solo dell'1%, ma gli ordini crescono. E il rallentamento alla fine è colpa soprattutto di un paio di fallimenti.

La crisi lascia i suoi segni anche sulle vendite online che rispetto alle scorso anno crescono appena dell'1%. Secondo i dati dell'Osservatorio realizzato dalla School of management del Politecnico di Milano, Som, per la prima volta il commercio elettronico abbandona la doppia cifra di crescita e si ferma poco sopra i 5,8 miliardi di euro.

Basata su oltre duecento casi di studio l'analisi della Som rileva che la sostanziale stabilità del fatturato è frutto della crescita degli ordini (+13%) e della riduzione del valore medio dello scontrino (-10%) con oltre il 60% dei player che dichiara un aumento delle vendite (2/3 ha una crescita superiore al 20%) e solo uno si cinque registra una diminuzione del giro d'affari che per il 4% supera il 20%. La stabilità del fatturato si spiega quindi con i fallimenti di Todomondo e Myair e l'integrazione di Airone e Volareweb in Alitalia.

Rispetto allo scorso anno si vendono un po' più di prodotti e un po' meno servizi. I primi infatti aumentano del 17% superando 1,1 miliardi di euro, mentre i secondi chiudono a 3,5 miliardi in calo del 2%.

I compratori online sono otto milioni pari al 19% degli utenti Internet. Pochini se confrontati con i 19 milioni francesi (54%), i 28 milioni britannici (70%) e i 33 milioni tedeschi (60%). Aldilà delle cifre assolute quello che rimane basso in Italia è il tasso di conversione. Se sei utente Internet non è scontato che sei anche un Web shopper.

Colpa anche della carenza dell'offerta che vede il turismo regnare sovrano con il 51% delle vendite (ma cala del 3%), seguito dall'informatica (10%), assicurazioni (8%), abbigliamento (6% con una crescita del 42% rispetto allo scorso anno). Bene anche l'editoria che nonostante valga solo l'1% del totale sale del 17%.

L'ecommerce italiano però non riesce a fare il salto di qualità. Le vendite all'estero infatti non decollano. Nonostante i Paesi europei abbondino di Web shopper le vendite oltre frontiera (prenotazioni alberghiere e abbigliamento, soprattutto) non vanno oltre il 16%. Risultati che si spiegano con la naturale propensione degli acquirenti su Internet a privilegiare i siti nazionali, solo il 7% in Europa acquista all'estero, e per il resto probabilmente con un insufficiente impegno da parte degli operatori. Il made in Italy, soprattutto quello gastronomico sul Web non sfonda e per l'abbigliamento bisogna in pratica ringraziare il successo di Yoox.

Fonte: lineaedppmi.it
Ritorna all'inizio

Reddito di lavoro dipendente.Tassato il contributo all’affitto


Con la sentenza n. 22520 del 23 ottobre, la Corte di cassazione, nel respingere il ricorso di un contribuente, ha stabilito che le somme corrisposte al lavoratore trasferito per far fronte alle maggiori spese per la locazione della casa scontano regolarmente l’Irpef. In sostanza, secondo la Corte, devono essere assoggettati a Irpef tutti quei redditi che sono riconducibili al rapporto di lavoro.

La vicenda
La sentenza affronta il caso di un dipendente bancario che ha impugnato nelle sedi di merito l’avviso di accertamento con il quale l’ente impositore assoggettava a tassazione Irpef la differenza di canone di locazione, evidenziata in busta paga dal proprio datore di lavoro sotto forma di “contributo differenza canone di affitto”. Tale erogazione, nella prassi, viene corrisposta nelle ipotesi in cui, per ragioni d’ufficio, il lavoratore venga trasferito in una nuova sede di lavoro, dovendo così affrontare il pagamento di un canone di locazione più elevato rispetto a quello pagato in precedenza.
Sia la Commissione tributaria provinciale sia quella regionale hanno accolto l’opposizione del contribuente, annullando l’atto impositivo, nella considerazione della non assoggettabilità a Irpef di tali indennizzi.
L’Amministrazione finanziaria produceva ricorso in cassazione con il quale deduceva violazione dell’articolo 48 del Dpr 597/1973 (vigente antecedentemente alla sostituzione con l’articolo 48 del Dpr 917/1986), affermando in special modo che anche prima dell’anzidetta modifica legislativa, le erogazioni in questione trovavano titolo esclusivo nel rapporto di lavoro.

La Corte di cassazione, contraddicendo i giudicati di merito, accoglieva il gravame della ricorrente, ritenendo doveroso, invece, adeguarsi nella decisione al costante orientamento della prevalente giurisprudenza di legittimità, che ha stabilito il principio di diritto secondo cui, in tale contesto, il contributo erogato sotto forma di differenza canoni sia interamente tassabile, coerentemente con l’assunto generale che tutte le somme e i valori che il dipendente percepisca nel periodo d’imposta, a qualunque titolo, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro, costituiscano redditi tassabili.
In pratica, devono essere assoggettati a Irpef tutti quei redditi che comunque siano riconducibili al rapporto di lavoro, benché non strettamente connessi all’esecuzione della prestazione lavorativa, anche se erogati da soggetti diversi dal datore di lavoro.

Il Collegio giudicante ha anche respinto la richiesta di non applicabilità delle correlate sanzioni, invocata dal contribuente nel ricorso incidentale, per il fatto di aver subito passivamente il comportamento del proprio sostituto d’imposta che, sulle somme in discussione, non aveva operato alcuna ritenuta d’acconto. Secondo la Cassazione, infatti, il comportamento del sostituto poteva ben essere sanato dal sostituito che, preoccupandosi di esporre le somme ricevute nella propria dichiarazione dei redditi, avrebbe “diligentemente” ottemperato al versamento di ogni imposta dovuta sulla percezione di tali redditi.
Anche il concetto dell’obbligatorietà in solido tra sostituto e sostituito (articolo 64, Dpr 600/1973) è principio fermo della Cassazione (sentenza n. 14033/2006, ribadita da ultimo dalla pronuncia n. 20631/2009), per cui la mancata effettuazione della ritenuta, da parte del sostituto, non elimina il suo obbligo di versare la somma corrispondente, salvo il suo diritto di rivalersi, in relazione all’importo corrisposto, nei riguardi del sostituito(cfr Cassazione, sentenze nn. 13182/2000, 17515/2002 e 1161/2003).

Osservazioni
La sentenza n. 22520/2009 ribadisce dunque il consolidato assunto di legittimità secondo cui le somme corrisposte dal datore di lavoro al proprio dipendente, in occasione del trasferimento ad altra sede, a titolo di differenza dei maggiori oneri sopportati per locazione costituiscono componenti reddituali tassabili, da assoggettare a Irpef per l’intero ammontare, nel vigore sia del Dpr 597/1973 sia del Dpr 917/1986.
Poiché l’erogazione di tali somme rientra nella previsione contrattuale volta a incentivare il trasferimento del dipendente in funzione dei maggiori oneri connessi allo stabile spostamento territoriale dell'attività lavorativa, si è concluso che esse costituiscono parte integrante della retribuzione. Con la conseguenza che il loro assoggettamento a imposta non viola in alcun modo il principio di effettività contributiva di cui all’articolo 53 della Costituzione, non consistendo nel rimborso di spese strumentalmente collegate con la produzione del reddito, né comporta disparità di trattamento tra lavoratori autonomi e lavoratori dipendenti, come appare evidente dalla considerazione delle differenti modalità di produzione del reddito tra le due categorie di lavoratori e della sostanziale diversità delle relative situazioni (Cassazione, sentenza n. 18646/2008).

La posizione maturata nella Corte, segnatamente per i dipendenti di istituti di credito, deriva dalla considerazione che il trasferimento a diversa sede di lavoro del funzionario dipendente da impresa bancaria “non è evento eccezionale”, ma modalità tipica di esecuzione del rapporto di collaborazione del personale direttivo, sicché le spese sostenute dal funzionario per fare fronte alle ordinarie esigenze abitative proprie e della sua famiglia, pur se i costi relativi siano aumentati in ragione dello sviluppo del rapporto di lavoro (che abbia comportato il trasferimento ad altra sede), in nessun modo possono essere riferite a prestazioni eseguite a favore dell’impresa di appartenenza e nell’esclusivo suo interesse. Quindi, il contributo che il datore di lavoro abbia erogato a rimborso, pur se parziale, di simili spese costituisce una componente di reddito soggetta a tassazione.

L’interpretazione privilegiata dalla Suprema corte in siffatte evenienze è che le erogazioni in esame non abbiano comunque natura risarcitoria, costituendo l’adempimento di un obbligo contrattuale da parte della banca con la funzione di incentivare e riequilibrare il vantaggio che il datore di lavoro riceve dalla prestazione. Sul punto la Cassazione ha avuto anche modo di aggiungere che detta indennità, in mancanza di una specifica previsione normativa che ne preveda espressamente la non tassabilità ai fini Irpef, rientra di diritto tra gli emolumenti, comunque denominati, percepiti in dipendenza (e non meramente in occasione) del lavoro prestato e ha, perciò, carattere reddituale, sebbene non possa configurarsi un rapporto di sinallagmaticità con la prestazione di lavoro (sentenza n. 14099/2007).

Il percorso interpretativo della Cassazione
L’approdo interpretativo fornito con la pronuncia in commento trae origine dalle sentenze nn. 13486 e 14198 del 1999, in base alle quali venne affermato che l’indennizzo per differenza canoni di locazione, corrisposta ai sensi del Ccnn di lavoro riguardante il personale direttivo delle aziende di credito, ai dipendenti trasferiti per decisione unilaterale del datore di lavoro per le maggiori spese sostenute per l’abitazione, nella vigenza del Dpr 597/1973, e, dunque, con riferimento ai redditi dichiarati in epoca anteriore al primo gennaio 1988, data di entrata in vigore del Dpr 917/1986, era esclusa dal novero dei redditi da lavoro dipendente tassabili ai sensi del predetto articolo 48 del Dpr 597/1973, avendo un effetto restitutorio della perdita patrimoniale subita dal lavoratore.
Il medesimo contributo, corrisposto nel periodo successivo alla data indicata, è, invece, interamente tassabile, coerentemente con la diversa ottica del Tuir che, nel riordinare l’intero sistema delle imposte dirette, ha adottato una nozione più ampia di reddito tassabile, comprendente ogni somma erogata dal datore di lavoro anche indipendentemente dalla effettiva prestazione lavorativa, e, quindi, pure le somme percepite a titolo restitutorio, fatti salvi i sussidi una tantum.
Di contro, con una vera e propria inversione di rotta rispetto all’orientamento precedente, con le sentenze nn. 1842, 2212, 2389, 2611, 3330, 6292, 7703, 10149, 15048/2000 e 13482 del 2001, la Corte di legittimità ha inaugurato un nuovo corso operativo, affermando la mancanza di una sostanziale differenza, in ordine al profilo considerato, tra la disciplina fiscale dei redditi da lavoro dipendente, sotto il vigore del precedente e dell’attuale testo unico, nonché l’equivalenza delle due disposizioni normative succedutesi nel tempo.
In tale ottica si è considerato che “le somme corrisposte dal datore di lavoro al proprio dipendente in occasione del trasferimento ad altra sede a titolo di differenza per il maggior canone di locazione non hanno natura risarcitoria, né funzione di rimborso spese, ma costituiscono l’adempimento di un obbligo contrattuale e hanno funzione incentivante e riequilibratrice del vantaggio che il datore di lavoro riceve dalla prestazione” (Cassazione, sentenza n. 10149/2000).
In ultima analisi, le somme in questione vengono corrisposte in attuazione di un obbligo contrattuale che prevede un particolare modo di essere della prestazione di lavoro e, conseguentemente, una diversa retribuzione (Cassazione, sentenza n. 14099/2007).

Fonte:nuovofiscooggi.it (Salvatore Servidio)
Ritorna all'inizio

Pmi nuove o in eredità? un dilemma per neo-imprenditori


Torna sotto i riflettori una questione che ha a che fare con il cosiddetto “rischio di impresa”; la domanda principale, alla luce delle notizie relative alla nascita di nuove imprese e della tenuta di quelle esistenti è: ci sono ancora giovani (adulti tra i 30 e i 50 anni) “coraggiosi” che hanno voglia di assumere le redini di un’impresa e sfidare l’alea insita in una attività economica, ancor più nel nostro Paese?

Se si prende in esame il dato riferito all’avvio di nuove imprese, i recenti commenti alle elaborazioni fornite da Unioncamere, che danno in drastico calo il numero di imprenditori under 30 in Italia (-11% rispetto all’anno precedente e -27% rispetto al 2003) hanno suscitato qualche preoccupazione soprattutto perchè ad essere in sofferenza, con un calo superiore al -50%, è soprattutto il comparto della produzione manifatturiera (chimica, meccanica, tessile), più o meno le imprese che rappresentano la “tradizione” produttiva italiana.

Qualche segnale positivo arriva dalle imprese del terziario e dalle attività imprenditoriali del Sud d’Italia che sorpassano quelle del Centro- Nord per dinamismo: probabilmente la mancanza di alternative al classico “impiego” spinge i giovani a confrontarsi con la gestione di un’attività economica.

Sull’altro versante ci sono invece i “figli d’arte”; giovani imprenditori che si ritrovano alla guida di un’impresa avviata dai parenti. Anche qui le problematiche non mancano e sono riconducibili alla individuazione, in famiglia, del “possibile” successore e (di non secondaria importanza) alla sua volontà di proseguire la attività.

Il passaggio di testimone data la miriade di Pmi a conduzione familiare è una questione di tutto rispetto, e nel (prossimo) futuro una quota rilevante di piccole imprese si confronterà con questo evento. Il mancato trasferimento costituisce una causa rilevante di mortalità aziendale ma differenti e spesso contrastanti sono le valutazioni ed i giudizi sulla efficacia dei neoimprenditori - ereditieri.

Uno studio 2008 di Bankitalia, rileva che il talento e il fiuto per gli affari non si trasmettono per via ereditaria, ed evidenzia il calo di redditività, nei casi di successioni familiari, suggerendo l’affidamento della continuità aziendale a manager esterni con un approccio puramente “pro business”. L’obiettivo rimane mantenere in vita l’azienda, dal momento che un trasferimento riuscito conserva più posti di lavoro di quanti se ne possano creare con una nuova impresa.

Soluzioni? forse le disposizioni introdotte con il patto di famiglia e la frequenza di un corso che insegni come non disperdere un patrimonio di ricchezza (familiare).

Fonte:blog.pmi.it (Paolo Sebaste)
Ritorna all'inizio

Dal 2010 il luogo di tassazione diventa quello di stabilimento del committente


Scattano dal 1° Gennaio 2010 le nuove regole sulla territorialità dei servizi, in materia di Intrastat e di rimborso Iva ai non residenti. La modifica introdotta dal decreto produce un’autentica rivoluzione delle regole che da decenni disciplinano la territorialità nei rapporti fra soggetti passivi. Il luogo di tassazione di queste operazioni diventa quello dello stabilimento del committente, criterio che sostituisce la regola del domicilio del prestatore, a oggi in uso. Immutata invece la regola guida per i servizi resi ai privati, secondo la quale rimangono rilevanti nel luogo di stabilimento del prestatore.

Fonte: Il Sole 24 Ore
Ritorna all'inizio

Riscaldamento: come risparmiare energia (e denaro)


Con l'arrivo del freddo e l'accensione delle caldaie gli italiani devono ancora una volta fare i conti con i costi del riscaldamento: si calcola che le famiglie italiane spendono in media per questa voce circa 1.200 euro all'anno. Non tutti sanno, però, che è possibile ridurre il consumo energetico delle caldaie, e quindi ottenere un risparmio economico, semplicemente attraverso il trattamento dell'acqua.

Un convegno a Milano
Questo tema è stato al centro del convegno “Acqua di casa: l'energia del risparmio”, organizzato il 9 novembre scorso a Milano da Aqua Italia, l'associazione – federata ad Anima - delle aziende costruttrici e produttrici di impianti per il trattamento delle acque primarie. All'incontro hanno partecipato, oltre al presidente di Aqua Italia Lorenzo Tadini, il presidente di Assotermica Paola Ferroli, l'Ing. Valerio Dabove di Assistal, l'On. Maurizio Bernardo della Commissione Finanze della Camera, e il Sen. Marco Stradiotto della Commissione Finanze del Senato.

“Nel nostro Paese – ha dichiarato il presidente di Aqua Italia - è necessario favorire lo sviluppo di una nuova cultura dell'acqua di casa per gli utilizzi tecnologici che ci porti ai livelli di efficienza degli altri paesi europei. Per farlo abbiamo riunito tutta la filiera così da offrire il quadro il più esaustivo possibile in riferimento al miglioramento dell'efficienza degli impianti di riscaldamento e a tutti i vantaggi che ne derivano”.

Il calcare riduce l'efficienza degli impianti
Nel corso del convegno è stato sottolineato come il trattamento domestico dell'acqua sia in grado di consentire un consistente risparmio energetico e una maggiore durata e sicurezza degli impianti termici. Le caldaie, ad esempio, presentano come inconvenienti tipici le corrosioni (dovute alla “naturale” aggressività dell'acqua e al depositarsi di particelle solide) e le incrostazioni calcaree (provocate dalla precipitazione dei sali di calcio e di magnesio che si depositano negli impianti), causa di una riduzione dell'efficienza dell'impianto, di un ridotto scambio termico e di occlusioni.

I rimedi
Il rimedio consiste nel trattamento dell'acqua: oltre al dosaggio (tra le prime azioni essenziali di protezione degli impianti), è possibile utilizzare la filtrazione dell'acqua oppure l'addolcimento con resine (vedi immagine), un tipo di trattamento con cui si sostituiscono gli ioni incrostanti o duri (calcio e magnesio) con ioni che non formano incrostazioni (sodio).

Recupero di efficienza
Secondo una ricerca presentata durante il convegno, il trattamento dell'acqua consente un recupero di efficienza delle caldaie compreso tra il 15 e il 17% all'anno, a cui si deve sommare un recupero di efficienza del 5-6% sul circuito di riscaldamento. “Questo si traduce – sottolinea Tadini - in un doppio vantaggio per il consumatore: una diminuzione della dispersione di energia e un notevole risparmio economico in bolletta”.

Risparmio economico
Ad esempio, installando nella propria caldaia un piccolo sistema di rilascio di polifosfati, per una spesa di circa 40 euro, si ottiene un risparmio economico annuale di quasi il 20%, pari a circa 250/300 euro all'anno per famiglia. “Per conoscere la soluzione migliore per la propria abitazione – aggiunge il presidente di Aqua Italia - è fondamentale la consulenza di un installatore certificato che possa ricercare trattamenti e soluzioni energetiche per l'acqua calda e fredda in grado di offrire un effettivo risparmio ai consumatori oltre a creare valore aggiunto positivo per l'ambiente”.

Interventi legislativi
Tra l'altro, come evidenziato durante l'incontro dall'On. Maurizio Bernardo della Commissione Finanze della Camera, il trattamento dell'acqua è previsto all'art. 4, comma 14 del Dpr 2 aprile 2009, n. 59, entrato in vigore il 25 giugno scorso. Di seguito riportiamo il testo:

“14. Per tutte le categorie di edifici, così come classificati in base alla destinazione d'uso all'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 26 agosto 1993, n. 412, nel caso di edifici di nuova costruzione e ristrutturazione di edifici esistenti, previsti dal decreto legislativo all'articolo 3, comma 2, lettere a), b) e c), numero 1), limitatamente alle ristrutturazioni totali, e nel caso di nuova installazione e ristrutturazione di impianti termici o sostituzione di generatori di calore, di cui alla lettera c), numeri 2) e 3), fermo restando quanto prescritto per gli impianti di potenza complessiva maggiore o uguale a 350 kW all'articolo 5, comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica 26 agosto 1993, n. 412, è prescritto:

a) in assenza di produzione di acqua calda sanitaria ed in presenza di acqua di alimentazione dell'impianto con durezza temporanea maggiore o uguale a 25 gradi francesi:

1) un trattamento chimico di condizionamento per impianti di potenza nominale del focolare complessiva minore o uguale a 100 kW;

2) un trattamento di addolcimento per impianti di potenza nominale del focolare complessiva compresa tra 100 e 350 kW;

b) nel caso di produzione di acqua calda sanitaria le disposizioni di cui alla lettera a), numeri 1) e 2), valgono in presenza di acqua di alimentazione dell'impianto con durezza temporanea maggiore di 15 gradi francesi.

Per quanto riguarda i predetti trattamenti si fa riferimento alla norma tecnica UNI-CTI 8065”.

Fonte:casaeclima.com
Ritorna all'inizio

Consumatori: con il calo dei prezzi all'origine le famiglie dovrebbero risparmiare 352 euro


"È del tutto sconcertante ed intollerabile la situazione in cui versa il settore agroalimentare in Italia". A porre l'attenzione sulla questione sono Federconsumatori e Adusbef che mettono in evidenza una contraddizione: "da un lato, infatti, si fa sempre più forte la denuncia da parte degli agricoltori, che soffrono una profonda crisi dovuta all'impressionante calo del costo all'origine delle materie prime registrato nell'ultimo anno; dall'altro, però, i consumatori si continuano a chiedere dove vadano a finire tali diminuzioni, dal momento che, sui prezzi al consumo, non ve ne è traccia".

L'Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha calcolato l'importo complessivo della diminuzione che il calo dei costi all'origine dovrebbero comportare per le famiglie.

Per pane e pasta le famiglie spendono in un anno, rispettivamente, 395€ e 192€. Per i cereali vi è stato un crollo dei prezzi all'origine del 38,7%, che dovrebbe comportare un calo della spesa per tali prodotti pari a 227€ annui. Per il latte, invece, le famiglie spendono 205€ l'anno. Calcolando che il costo all'origine di tale prodotto è sceso del 25%, la minore spesa dovrebbe essere pari a 51€ annui. Per quanto riguarda frutta ed ortaggi, invece, le famiglie spendono rispettivamente 305€ e 365€ annui. Tali prodotti, all'origine, hanno subito un diminuzione dei costi, in media, dell'11%, che avrebbe dovuto comportare una conseguente diminuzione dei prezzi al dettaglio di 74€ annui.

Dunque tra pane, pasta, latte, frutta ed ortaggi il risparmio per le famiglie dovrebbe essere di 352€ annui, "ma di queste diminuzioni, sui prezzi al dettaglio non vi è stata neanche l'ombra!"

"Tale cifra, se calcolata sulla totalità delle famiglie, risulta pari a ben 8,4 miliardi di euro, che vorremmo sapere in tasca a chi siano finiti - dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef - Nelle tasche degli agricoltori non sembra affatto. E non si accampi, come giustificazione, l'aumento di altri costi, dal momento che, anche il costo dell'energia stessa, rispetto allo scorso anno, è diminuito".

Adusbef e Federconsumatori tornano a chiedere misure urgenti da parte del Ministro delle Politiche Agricole e del Ministro dello Sviluppo Economico, in direzione di:

una diminuzione dei prezzi al consumo di oltre il 20%, che rispecchi quella avvenuta per i costi all'origine;
un'intensificazione di verifiche e controlli ed un inasprimento delle sanzioni per chi specula sulle tasche dei cittadini;
una manovra di razionalizzazione della filiera, per eliminare sprechi ed inefficienze, che preveda anche maggiori spazi per la vendita diretta.

Fonte:helpconsumatori.it (GA)
Ritorna all'inizio

Tassa rifiuti: che ne sarà del rimborso dell'Iva?


Rimborso Iva sulla tassa rifiuti: sembrava possibile grazie a una sentenza della Corte Costituzionali. Ma un emendamento alla finanziaria sembra eliminare questa opportunità.

Qualche mese fa la Corte costituzionale aveva stabilito che sia la Tarsu (tassa di smaltimento rifiuti solidi urbani) sia la Tia (tariffa igiene ambientale) sono imposte e come tali l'Iva non deve essere applicata. Ma su tutto questo pende ora la spada di Damocle della prossima legge finanziaria attualmente in discussione, che potrebbe sostituire l'Iva con un altro balzello di pari importo con effetto retroattivo, come sempre in barba a quanto afferma lo statuto dei contribuenti.

Pur consapevoli di questa eventualità, può valer comunque la pena pagare l'invio di una raccomandata per fare richiesta. Per ottenere il rimborso (limitato alle fatture degli ultimi 10 anni) da chi vi ha fatturato la Tia potete usare il nostro modulo.

Prima di compilarlo verificate sulle fatture degli ultimi 10 anni se l'Iva è stata applicata.

Se l'avete versata allegate al modulo le copie delle fatture ed elencate gli importi nella tabellina riepilogativa che trovate nel modulo stesso.

A cosa fare attenzione
Se non avete nulla che provi il versamento dell'Iva perché avete solo i bollettini, usateli comunque senza indicare gli importi dell'Iva versata.
Se negli ultimi 10 anni è cambiato il gestore del servizio, ad esempio siete passati dal versamento al comune a quello all'ente municipalizzato, inviate due richieste separate per i rispettivi periodi di competenza.
La prescrizione per la richiesta di rimborso dell'Iva è di 10 anni, ma potete bloccare questo termine inviando il modulo tramite raccomandata con ricevuta di ritorno.
Il comune o gli altri enti a cui avete pagato la Tarsu hanno 90 giorni per rispondere alla vostra richiesta di rimborso. Se non rispondono vale il principio del "silenzio diniego".
Potete presentare la richiesta di rimborso fino al 24 luglio 2011, ovviamente più aspettate più slittano i termini di prescrizione. In pratica entro il 2009 potete chiedere il rimborso fino al 1999, dal 2010 potete risalire al 2000 e così via...
Cosa fare se negano il rimborso
Se l'Ente non riconosce la sentenza della Corte costituzionale e vi nega il rimborso, o non risponde, potete presentare un ricorso alla commissione tributaria provinciale. Potete farlo come singolo contribuente se il valore della causa risulti inferiore a 2.582,28 euro. Al di sopra di questa cifra è necessario farsi assistere da un avvocato. Per fare ricorso alla commissione avete 60 giorni di tempo dal momento in cui ricevete la risposta negativa dell'ente o dal termine dei 90 giorni dalla presentazione della richiesta di rimborso.

Fonte:altroconsumo.it
Ritorna all'inizio

Problemi con il parcheggio? Con soli tre click te lo trova il cellulare e ti spiega anche come raggiungerlo


Da oggi trovare parcheggio non è più un problema. Grazie all’accordo tra modomodo e il portale Parcheggi.it basteranno solo tre click sul proprio cellulare per trovare un parcheggio o una rimessa a pagamento. Per usufruire di questo servizio sarà sufficiente scaricare gratuitamente il client modomodo sul proprio cellulare: il servizio identificherà rapidamente, tra le duemila rimesse presenti nel database di Parcheggi.it, le aree di sosta più vicine al luogo, dove ci si trova in quel momento o quelle adiacenti l'area indicata sul telefonino, secondo un principio di prossimità. Inoltre sarà possibile visualizzare sul display i dettagli del parcheggio e il percorso più rapido per raggiungerlo.

Per chi non ha un cellulare dotato di GPS, basta semplicemente indicare sul telefonino la propria posizione, digitando il nome della via in cui ci si trova in quel momento, o in cui si vorrebbe trovare un parcheggio, per avere letteralmente in palmo di mano tutte le rimesse di Parcheggi.it. La piattaforma software modomodo infatti è studiata per rendere il cellulare l’unico punto di accesso per rispondere alle quotidiane esigenze di muoversi, lavorare, divertirsi e socializzare.“I servizi, offerti da modomodo – commenta Piero Violante, responsabile sviluppo del sito Parcheggi.it –, rappresentano la concretizzazione e l’evoluzione di quanto, fondando il portale, auspicavamo si verificasse in un futuro prossimo, ossia l’avvento di quello che a suo tempo definimmo 'Internet in piedi', intendendo con questo la possibilità di ricevere dati utili sul cellulare. E', dunque, la concezione del telefonino come indispensabile fonte unica di informazioni il più possibile personalizzate in grado di semplificarci la vita”.

Fonte:adnkronos.com
Ritorna all'inizio

Bankitalia: 230 mila famiglie a rischio per il mutuo


Audizione alla Commissione Finanze: forti preoccupazioni per la capacità delle famiglie a basso reddito di sostenere oneri del debito. Il credito al consumo in Italia è più costoso che all'estero.

All'inizio del decennio l'indebitamento delle famiglie italiane è cresciuto a ritmi elevati. Forti le preoccupazioni per le capacità delle famiglie, specialmente a basso reddito, di sostenere gli oneri del debito: in particolare, se nel 2006 il debito per i mutui prima casa rappresentava per le famiglie italiane una spesa pari al 17% del reddito disponibile, "tra il 2004 e il 2006 l'incremento più consistente ha riguardato i nuclei familiari appartenenti alla classe di reddito più bassa (campione stimato in 230 mila famiglie) per i quali la rata di mutuo ha raggiunto il 32 per cento del reddito disponibile, una soglia ritenuta critica per l'equilibrio del bilancio familiare". È quanto ha detto, in audizione presso la Commissione Finanze della Camera dei Deputati, il Capo del Servizio Supervisione intermediari specializzati della Banca d'Italia Roberto Rinaldi nella "Indagine conoscitiva sul credito al consumo".

In Italia il mercato del credito al consumo, a fine settembre, rappresentava - prosegue l'indagine - finanziamenti complessivi per 110 miliardi di euro, pari al 6 per cento dei crediti erogati dall'intero sistema finanziario italiano.

Rispetto agli altri paesi industrializzati le famiglie italiane hanno una contenuta propensione all'indebitamento ma negli ultimi anni si è registrata una netta crescita del ricorso al credito al consumo: "Il tendenziale aumento nella propensione all'indebitamento delle famiglie italiane e le aggressive politiche di offerta degli intermediari - rileva la Banca d'Italia - sono alla base della sostenuta crescita del mercato del credito al consumo: nell'ultimo quinquennio in Italia lo stock complessivo di finanziamenti della specie è quasi raddoppiato. Rapportato al reddito disponibile, la quota di credito al consumo delle famiglie italiane alla fine del 2008 si attestava al 10 per cento, contro il 6 registrato alla fine del 2003; si tratta di un livello simile alla Germania e leggermente inferiore a Francia e Spagna. La distanza rispetto al Regno Unito e agli Stati Uniti resta ancora significativa, atteso che in tali paesi la quota del credito al consumo sul reddito disponibile era superiore al 25 per cento".

Ma il credito al consumo in Italia costa più che all'estero. "Il credito al consumo in Italia è una forma di indebitamento più onerosa che all'estero. Il tasso di interesse praticato dalle banche italiane sulle nuove operazioni si attesta attualmente attorno al 10 per cento, più elevato rispetto al dato medio dell'area dell'euro", rileva l'indagine, che sottolinea come a metà 2009 i tassi di interesse medi praticati dalle banche si posizionano su livelli elevati in tutte le categorie. I tassi più alti si registrano nell'uso di carte di credito revolving, con oltre il 17 per cento, nel credito finalizzato con poco meno del 12 per cento, nei prestiti personali a circa l'11 per cento, nella cessione del quinto con un tasso del 9 per cento che non include le spese per le polizze assicurative.

Per la Banca d'Italia, "è essenziale che gli intermediari forniscano alla clientela una corretta e sostanziale informazione precontrattuale sui rischi connessi alla stipula di contratti il cui onere finanziario può lievitare significativamente in presenza di aumenti dei tassi di interesse".

Fonte:helpconsumatori.it
Ritorna all'inizio

Una mini guida alla compilazione del modello Eas per le associazioni


I chiarimenti della circolare 45/E per compilare il prospetto da inviare entro il 15 dicembre. I collaboratori contano come dipendenti - Considerati tutti i proventi e i ricavi. Nella risposta al quesito sulle attività l'associazione o l'ente devono indicare il settore che risulta più assimilabile al proprio. Nelle raccolta di fondi va riportato il numero di giorni della manifestazione con durata maggiore

Nella compilazione del modello Eas che gli enti associativi devono inviare entro il 15 dicembre all'agenzia delle Entrate per comunicare i dati rilevanti ai fini fiscali, per rispondere alla domnda sul personale dipendente vanno considerati anche i percettori di redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente. Come i collaboratori a progetto.
È uno dei chiarimenti forniti dalla circolare 45/E del 29 ottobre: la seconda parte del testo contiene infatti precisazioni sulla compilazione del modello Eas. I chiarimenti derivano dalle questioni sorte nell'ambito del tavolo tecnico che l'agenzia delle Entrate ha istituito, proprio in relazione a questo modello di comunicazione, con alcuni rappresentanti del terzo settore.

Niente deroghe per i piccoli
Rispetto alle istanze emerse al termine del tavolo tecnico, è necessario sottolineare, tuttavia, che non è stata prevista alcuna deroga all'obbligo di compilazione per gli enti associativi di dimensioni minori (era emersa l'ipotesi dell'esclusione dal l'adempimento delle associazioni con entrate inferiori a 40mila euro all'anno).
È stato invece ribadito il concetto che la comunicazione costituisce un onere che grava, in via generale, su tutti gli enti privati non commerciali di tipo associativo che si avvalgono delle agevolazioni fiscali previste dagli articoli 148 del Tuir e 4 del decreto Iva (Dpr 633/72), anche se si limitano a riscuotere quote associative e non fanno attività verso i soci. Di conseguenza, le associazioni che non trasmettono il modello entro il 15 dicembre (o, per gli enti di nuova costituzione, entro 60 giorni dalla data di costituzione) non possono fruire dei regimi fiscali agevolati (si veda «Il Sole 24 Ore» del 30 ottobre).

Gli esclusi
Data la premessa, non sono soggetti all'adempimento gli enti che non hanno natura associativa (come le fondazioni), gli enti di diritto pubblico, gli enti destinatari di una specifica disciplina fiscale (in proposito la circolare ricorda i fondi pensione) che non si avvalgono delle agevolazioni fiscali previste per le associazioni e gli enti associativi commerciali (quelli che compilano il modello Unico SC, per intenderci).

La guida alla compilazione
Per quanto riguarda le modalità di compilazione del modello Eas, una delle risposte più significative contenute nella circolare 45/E riguarda l'impiego di personale dipendente (il "quesito" è il 16). L'Agenzia precisa che devono essere considerati in questa valutazione anche i percettori di redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, come i collaboratori a progetto.
Al punto 23, nella media delle entrate relative agli ultimi tre esercizi, devono essere considerate tutte le tipologie di proventi, nonché tutti i ricavi, anche derivanti da attività decommercializzate, compresi i proventi finanziari e straordinari.
Il modello chiede poi di indicare, tra quelli proposti, il settore di attività in cui si opera (punto 25): su questo tema, la circolare ricorda che deve essere indicato il settore (solo uno) che risulta più assimilabile al proprio (anche se non esattamente riconducibile a uno di quelli indicati).
Tra le attività (punto 26) bisogna indicare tutte quelle svolte: istituzionali, commerciali e/o decommercializzate. Si può non compilare alcuna casella se la propria attività non coincide con quelle proposte.
Quanto al punto 31, la circolare fa presente che nell'ammontare dei contributi pubblici vanno compresi tutti i contributi che l'ente riceve da pubbliche amministrazioni, compresi quelli aventi natura di corrispettivi (quindi anche quelli detassati in base al comma 3, lettera b dell'articolo 143 del Tuir).
Sono erogazioni liberali - da indicare al punto 30 - tutte le somme elargite da privati per spirito di liberalità senza alcun rapporto sinallagmatico diretto o indiretto fra donante e donatario.
L'ente ha avanzi di gestione (punto 32) se, con riferimento all'ultimo esercizio chiuso, ne esistono anche derivanti da esercizi precedenti.
Se l'ente ha organizzato, durante l'anno, diverse raccolte pubbliche di fondi, la circolare ricorda che al punto 33 deve essere indicato il numero di giorni della manifestazione che è durata più a lungo.
È poi necessario segnalare gli estremi del primo statuto registrato che ha recepito le clausole previste dagli articoli 148 del Tuir e 4 del Dpr 633/72 (modificati dal Dlgs 460/97), indicando le eventuali modifiche successive.

Fonte:ilsole24ore.com (Marta Saccaro)
Ritorna all'inizio

Vaccino influenza A: sicuro e da fare. Per i bambini 2 dosi


Sale ancora il numero delle vittime colpite da influenza A, con due nuovi casi di morte, uno registrato ad Eboli, uno ad Avellino ed uno in Umbria. Cresce ancora l’allarmismo ed anche il mondo dello sport si mobilita. Il viceministro alla salute, Ferruccio Fazio, assicura: “Il vaccino contro il virus H1N1 è sicuro, è stato sperimentato, testato e approvato in tutti i Paesi”.

Molti, fra cui alcuni medici, rimangono scettici sul suo valore curativo, altri, invece, vi hanno fatto subito ricorso. Ma il vaccino è stato consigliato a tutti: “Mi auguro che aumenti l'adesione alla campagna vaccinale per le influenze stagionali che per il futuro verosimilmente comprenderanno anche l'H1N1 fra i vari ceppi. Le mie raccomandazioni sono due: che le categorie a rischio si vaccinino perché rischiano molto, l'altra è che i vaccini sono sicuri, sono usati in tutto il mondo e non si può pensare i governi di tutto il mondo utilizzino dei vaccini che non sono sicuri”, ha sottolineato Fazio.

Esposti a maggiori rischi sono i bambini, perché sono coloro che non hanno ricordi immunitari nel loro organismo, rispetto agli adulti, per cui il vaccino è consigliato soprattutto a loro, tanto che, secondo quanto stabilito, i bambini sotto i dieci anni di età dovranno fare due dosi di vaccino contro l'influenza A, contrariamente alle altre fasce di età per le quali è prevista una sola dose.

Fazio spiega infatti: “Allo stato attuale sotto i dieci anni è prevista la doppia dose a tre settimane di distanza l'una dall'altra. Non è escluso che si possa fare una valutazione per cui il richiamo o entrambe le dosi possano contenere la metà dell'antigene”.

Il vaccino è consigliato a donne in gravidanza dal quarto mese in poi, a bambini da 6 a 24 mesi nati prematuri, a persone considerate a rischio con un’età compresa tra i 6 mesi e i 64 anni. Nel frattempo, secondo gli ultimi dati disponibili, la diffusione del virus è arrivata a 9,5 casi per mille, un livello più alto del picco raggiunto dall’influenza stagionale lo scorso inverno e vicino al record (attorno al 15 per mille) registrato nel 2002/2003.

Fonte:businessonline.it (Marianna Quatraro)
Ritorna all'inizio

Finanziamenti garantiti Bei-Sace per il made in Italy


La Sace, società leader nel settore dell’assicurazione del credito, e la BEI, Banca europea per gli investimenti, hanno siglato un importante accordo per finanziamenti per un importo pari a complessivi 1,5 miliardi di euro che da un lato saranno emessi dalla Banca europea per gli investimenti, e dall’altro saranno garantiti proprio da Sace. In particolare, la Sace sui finanziamenti della Banca europea per gli investimenti potrà operare in qualità di “guarantor” sia sulla concessione di finanziamenti in Italia, sia all’estero; in questo modo le imprese italiane, ed in particolare quelle medie e piccole, potranno far leva sia sulla Banca europea per gli investimenti, attraverso il canale bancario, sia sulla Sace, per rafforzare lo sviluppo e finanziare l’espansione del “made in Italy” sia in Italia, sia nei Paesi esteri.

Secondo quanto reso noto da Alessandro Castellano, Amministratore Delegato di Sace, l’utilizzo del plafond di finanziamenti della Banca europea per gli investimenti, oggetto della garanzia, dovrebbe avvenire in tempi molto brevi in virtù di alcune istruttorie che, in merito, sono già state aperte, e che permetteranno di massimizzarne l’impatto sul sistema produttivo in questa fase congiunturale difficile. La Sace, oltre ad offrire le garanzie su prestiti, offre per quanto riguarda il credito tutta una serie di coperture che, in base alle esigenze dell’impresa, garantiscono sia certezza dell’incasso, sia stabilità finanziaria.

Ad esempio, Sace offre prodotti di assicurazione sul credito per proteggere le proprie vendite all’estero, oppure le coperture assicurative “classiche” come quelle legate al mancato incasso dei crediti, o ancora coperture che proteggono l’impresa dai rischi annessi e connessi ad una commessa; oppure ancora l’assicurazione su rischi commerciali e politici di operazioni, forniture in posa e lavori civili effettuati all’estero. Sace, inoltre, per quanto riguarda il settore edile, offre un ampio ventaglio di soluzioni assicurative sia nel ramo delle cauzioni, sia in quello della costruzione e degli appalti pubblici.

Fonte:bassitassi.com
Ritorna all'inizio

Decolla il progetto Italia e turismo


Tre miliardi di euro per sostenere le piccole e medie imprese che operano nel settore del turismo. Arriveranno grazie al progetto 'Italia e turismo', avviato lo scorso giugno dal ministro per il Turismo, Michela Vittoria Brambilla (nella foto) che oggi, giovedì 5 novembre, in una conferenza stampa a Palazzo Chigi, ha illustrato il coinvolgimento di altre tre banche: Bnl, Monte dei paschi di Siena e Banca Popolare dell'Emilia Romagna.

«Sono lieta - ha detto - che questo progetto, che garantisce risorse alle piccole e medie imprese che sono praticamente la totalità e rappresentano il 95% delle aziende italiane, raggiunga un plafond di 3 miliardi che saranno a loro disposizione. Si tratta di un'operazione senza precedenti» ha sottolineato.

In pratica, l'iniziativa mette a disposizione del comparto turistico risorse finanziarie a condizioni vantaggiose rispetto all'ordinaria attivita' creditizia, attraverso anche il coinvolgimento delle associazioni di categorie e dei consorzi confidi.

All'inizio, hanno partecipato 5 gruppi bancari (Banca Intesa San Paolo con 600mln; Unicredit con 500mln; Banco Popolare con 200mln; Banca Popolare di Milano con 200 mln, Banca Popolare di Sondrio con 100 mln). Oggi si sono aggiunti altri 3 istituti di credito: Monte dei Paschi di Siena con 500 mln, Bnl con 500 mln e Banca popolare dell'Emilia Romagna con 185 mln.

«Non si era mai realizzato un progetto con un tale plafond - ha sottolineato Brambilla - e con garanzie di questo genere. Si garantisce alle imprese un sostegno importante soprattutto perche' viviamo in una fase difficile a causa dell'attuale congiuntura economica».

Il ministro Brambilla ha sottolineato che, nonostante la crisi economica, il settore turistico ha retto abbastanza bene anche «grazie ai bravi e valenti operatori del settore che hanno offerto pacchetti competitivi reinventando la loro attività». «L'anno passato - ha spiegato - si è chiuso con una cifra con il meno davanti, ma è una negatività pari solo al 4% ed è un buon risultato se paragonato a quello degli altri paesi». E cita la «Grecia che ha registrato una flessione del 22%, la Spagna che ha chiuso con -9,9; gli Usa con -5,5; la Francia con -14. L'Italia quindi ha avuto un'ottima tenuta del settore».

«Il turismo - ha aggiunto il ministro - è un settore trainante della nostra economia; può e deve diventare il volano della nostra economia». Detto questo, ha osservato ancora, «è importante una riqualificazione dei servizi offerti, è fondamentale la qualità delle nostre strutture ricettive e dei nostri servizi offerti che devono essere di primo livello perchè i turisti chiedono questo e noi vogliamo aiutare le aziende a offrire questo».

Il progetto 'Italia e Turismo' «prevede il contributo delle banche non solo attraverso un concreto sostegno creditizio allo sviluppo di nuovi investimenti, ma anche con 'progetti pilota' finalizzati ad accompagnare le micro e piccole imprese del settore in un percorso di cambiamento per consentire loro di eccellere». I nuovi prodotti finanziari proposti «sono caratterizzati dall'assenza di un importo minimo erogabile, propongono operazioni chirografiche di grande flessibilità o di tipo ipotecario per un valore pari al 100% del progetto di investimenti da realizzare senza alcun limite di importo massimo. I finanziamenti sono concessi con una durata compresa fra un minimo di 6 mesi ad un massimo 20 anni»; sono previste «rate mensili, trimestrali e semestrali con la possibilità di prevedere anche il rimborso annuo del capitale per far fronte ad esigenze di stagionalità».

Luigi Abete, presidente della Bnl, ha spiegato: «La nostra partecipazione è piena e i nostri 500 milioni di euro sono finalizzati sia alle piccole sia alle medie imprese. Questa opportunita' - ha sottolineato - consentirà alle piccole imprese di fare più investimenti e un maggior consolidamento. Finalmente nelle ultime settimane si è capito che per fare impresa non serve solo il credito ma anche il capitale.

Offriamo un'offerta integrata di servizi, credito a breve termine, finanziamenti e mutui a lungo termine. Insomma, possiamo dare una mano; l'obiettivo è offrire dei buoni servizi ai clienti".

«Un'altra iniezione di fiducia ed una spinta alla crescita per le imprese del settore turistico». Così il presidente di Assoturismo, Claudio Albonetti (nella foto), ha commentato la seconda fase del progetto. «É un'iniziativa importante - sottolinea Albonetti - che rafforza ulteriormente l'accordo siglato nel giugno scorso dal presidente del Consiglio e dal Ministro, grazie al quale era stata destinata alle imprese del settore una dote di 1,6 miliardi con la cooperazione di cinque gruppi bancari: Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Popolare, Banca Popolare di Milano e Banca Popolare di Sondrio. L'impegno del ministro ha consentito in questa seconda fase del progetto l'ingresso di tre nuovi gruppi bancari, Monte dei Paschi di Siena, Bnl e Banca Popolare dell'Emilia Romagna e soprattutto ha stabilito, come richiesto da Assoturismo, l'estensione delle linee di credito agevolate per le imprese di tutta la filiera turistica, attraverso l'importante ruolo svolto dai Confidi. Con un ampliamento del plafond di un ulteriore miliardo e 200 milioni di euro".

«Resta ancora un nodo importante da sciogliere - precisa Albonetti - riguardo alla possibilita' da parte delle piccole e medie imprese del turismo di utilizzare i fondi ottenuti grazie al credito agevolato anche per la ristrutturazione dei debiti pregressi contratti per investimenti già effettuati. Si tratterebbe infatti - conclude il presidente di Assoturismo - di una spinta alla crescita ed allo sviluppo, eliminando zavorre che spesso impediscono alle imprese la progettazione».

«Finalmente nel progetto Italia&Turismo sono stati inseriti anche i ristoranti che sono uno dei soggetti fra i più importanti per la promozione del territorio a livello nazionale e all’estero».

È questo il commento di Lino Enrico Stoppani (nella foto), presidente Fipe, alla presentazione dell’adesione di altri tre istituti di credito nell’accordo fra banche e imprese del settore ricettivo promosso dal ministro al Turismo, Michela Vittoria Brambilla.

«Aprire la linea di credito a tutta la filiera produttiva del prodotto “turismo” – ha sottolineato Stoppani – significa dare credito a turisti e consumatori che vedono nella ristorazione uno degli elementi di maggiore attrazione dell’Italia».

fonte:italiaatavola.net
Ritorna all'inizio

Mandaisoldiacasa.it: la nuova iniziativa del Ministero degli Affari esteri


Mandaisoldiacasa.it. È il nuovo sito, promosso dal Ministero degli affari esteri, attraverso cui tutti gli immigrati potranno, gratuitamente, inviare il danaro al proprio paese d’origine: lo rendo noto la Presidenza del Consiglio dei Ministri. La presentazione dell’iniziativa è avvenuta nei giorni scorsi nel corso della Conferenza Internazionale sulle rimesse, organizzata dal Ministero Affari Esteri e in collaborazione con la Banca Mondiale. Il tutto rientra nell’ambito della Presidenza Italiana del G8. Il sito nasce grazie all’aiuto OIM (Organizzazione Internazionale delle Migrazioni), ACLI, ARCI, ARCS, Banca Etica, CeSPI (Centro Studi di Politica Internazionale), ETIMOS, IPSIA, UCODEP, WWF Italia e grazie al contributo e all’interesse del Ministero degli Affari Esteri (Direzione Generale per la cooperazione allo sviluppo e Direzione Generale cooperazione economica e finanziaria multilaterale). Il ministro Franco Frattini, durante la conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa, ha dichiarato che nell’anno precedente ci sono state rimesse per 338 miliardi di dollari “con un dimezzamento dei costi ci saranno 15-20 miliardi di dollari in più l'anno”. Il sito, un vero e proprio strumento di pubblica utilità, garantirà tutte le informazioni su operatori, costi e tempi delle rimesse e permetterà l’inclusione finanziaria dei migranti.

Fonte:studiocataldi.it (Luisa Foti)
Ritorna all'inizio

I certificati di malattia via telematica all'Inps


Il prossimo 15 dicembre entrerà in vigore il decreto legislativo n. 150 del 2009, che introduce l'obbligo dell'invio telematico all'Inps dei certificati di malattia da parte dei medici per i lavoratori del settore pubblico. Entro la settimana prossima sarà emanato il decreto del Ministero del Welfare che definirà le modalità dell'invio. Sempre negli stessi giorni sarà emanata dal Ministero per la Pubblica Amministrazione la circolare esplicativa della trasmissione telematica. E dal prossimo 26 novembre è previsto l'avvio della distribuzione alle Aziende Sanitarie dei Pin per i medici.
Dal 15 dicembre sarà, quindi, operativo il nuovo sistema di trasmissione dei certificati medici all'Inps per il settore del pubblico impiego. E' prevista una fase di sperimentazione di circa due mesi, nella quale sarà ammessa ancora la trasmissione in formato cartaceo.
Sarà inoltre avviato un tavolo tecnico presso il Ministero per la Pubblica Amministrazione con la Federazione degli Ordini dei medici, l'Inps e il Ministero del Welfare per accompagnare l'implementazione della nuova procedura. Un numero verde sarà attivato per sciogliere eventuali dubbi venuti a lavoratori e medici .
Secondo la Finanziaria tale obbligo di trasmissione sarà esteso anche per i certificati di malattia dei lavoratori del settore privato nel corso del 2010.

Fonte:impresacity.it
Ritorna all'inizio

Digitale terrestre, switch off di Roma capitale

Tra domenica 15 e lunedì 16 novembre Roma capitale passa al digitale: è la più grande area metropolitana d'Europa a compiere per prima questo passo. Il segnale analogico, tra il 16 e il 30 novembre, non sarà più ricevibile per cinque milioni di cittadini di 363 comuni del Lazio, di cui 3,4 milioni solo a Roma.

La transizione nel Lazio, dopo quelle di Torino-Cuneo, Sardegna, Val d'Aosta, Trentino Alto-Adige, avviene senza che si sia ancora approvato il Piano nazionale delle frequenze digitali da parte dell'Agcom. Piano che dica, tra l'altro, quali saranno le cinque frequenze nazionali che andranno riservate alla procedura pubblica prevista dall'intesa con la commissione di Bruxelles.
La transizione avviene, inoltre, senza che vi sia traccia di un provvedimento che metta d'accordo le emittenti sulla posizione di ciascuna tv nella lista dei canali predisposta automaticamente sia dai tv integrati sia dai decoder.

Quanto alla copertura del digitale, i decoder, secondo il viceministro delle Comunicazioni, Paolo Romani, sono ormai diffusi presso il 90% delle famiglie. Un 5% non si é attrezzato, un altro 5% non sa dello spegnimento dell'analogico.

Si tratta di un decoder a famiglia: ma chi ha due o più televisori deve dotarsi di altrettanti decoder, a parte i televisori con il sintonizzatore digitale terrestre incorporato.

La Rai, dopo lo switch off, si ritroverà una notevole capacità trasmissiva - come Mediaset - perché aggiungerà ai due attuali multiplex digitali altri tre multiplex, dovuti alla conversione delle attuali reti analogiche (almeno per la Rai si tratta di frequenze avute in concessione). Nel primo mux, l'unico che utilizzerà più frequenze - per arrivare al 99% della popolazione - ci saranno Rai1, Rai2, Rai3 e i quattro canali radiofonici del servizio pubblico. Sul secondo, trasmesso sul canale 30 UHF, ci saranno Rai4, RaiGulp, l'ex RaiSat Extra, che, come gli altri ex RaiSat, cambierà nome e palinsesto e Sat 2000, il canale della Conferenza episcopale. Sul terzo multiplex saranno presenti l'ex RaiSat Yoyo, l'ex RaiSat Cinema, RaiSportpiù, l'ex RaiSat Premium e RaiNews24. Nel quarto mux ci saranno Rai Gulp+1, RaiStoria, Rai Scuole e un canale test in Alta Definizione (HD). Un quinto mux sarà dedicato alla sperimentazione sulla tv in mobilità sul canale 25 UHF

Fonte:ilsole24ore.com (Marco Mele)
Ritorna all'inizio

Istat: la produzione industriale a settembre crolla del 5,3%


A settembre 2009 l'indice della produzione industriale destagionalizzato ha segnato un calo del 5,3% rispetto ad agosto (calo maggiore dal 1990).

Lo rende noto l'Istat secondo cui, inoltre, la variazione congiunturale della media degli ultimi tre mesi, rispetto a quella dei tre mesi precedenti, è pari a 4%.

L'indice grezzo, invece, risulta in calo del 15,3% rispetto a settembre 2008 mentre l'indice corretto per gli effetti di calendario scende del 15,7% annuo. Nel confronto tendenziale, l'indice grezzo relativo al periodo gennaio-settembre 2009 é in diminuzione del 20,5% e del 20,3% al netto degli effetti di calendario. Rivisto al ribasso il dato di agosto, con un rialzo congiunturale dello 5,8% rispetto al +7% già comunicato.

Guardando ai principali raggruppamenti di industrie, l'Istat segnala variazioni congiunturali negative del dato destagionalizzato per i beni intermedi (-7,9%), per i beni strumentali (-5,6%), per i beni di consumo (-4,1%), per l'energia (-3,9%). Considerando la dinamica tendenziale su settembre 2008 i dati corretti per gli effetti di calendario segnalano un calo del 21,2% per i beni intermedi, del 20,4% per i beni strumentali, del 10,5% per l'energia e del 5,5% per i beni di consumo.

A livello dei singoli settori di attività economica, l'indice della produzione industriale corretto per gli effetti del calendario ha registrato, rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, variazioni tendenziali positive per i prodotti farmaceutici (+5,9%) e per le industrie alimentari, bevande e tabacchi (+0,2%). Le diminuzioni maggiori si registrano per i macchinari e attrezzature n.c.a. (-27,5%), per la metallurgia e prodotti in metallo (-25,2%) e per i mezzi di trasporto (-20,2%). Nel confronto tra i primi nove mesi del 2009 e il corrispondente periodo del 2008 le diminuzioni più ampie hanno riguardato la metallurgia e i prodotti in metallo (-32,1%) e i macchinari e attrezzature. (-31,8%). L'unica variazione positiva ha riguardato i prodotti farmaceutici (+2,5%).

Il rallentamento della produzione riguarda anche il settore automobilistico. A settembre, l'Istat comunica che il dato corretto per gli effetti di calendario ha segnato una flessione del 7,9% (dato grezzo -7,6%) su base annua, mentre il dato relativo ai primi nove mesi ha segnato un calo del 29% (-29,5% dato grezzo).

Fonte:ilsole24ore.com
Ritorna all'inizio

Altroconsumo avvisa che Inps e Aci hanno attivato la Posta elettronica certificata


L'Inps sta mandando email ai cittadini per informarli sulla possibilità di richiedere gratuitamente una casella di Posta elettronica certificata (Pec). Altroconsumo ricorda ai cittadini che questa è una procedura ancora sperimentale attivata da Inps e Aci in accordo con il ministero della Pubblica Amministrazione. L'Associazione dei consumatori spiega cos'è la Pec e come attivarla.

"La Posta elettronica certificata è simile alla posta elettronica tradizionale, ma gli utenti che inviano messaggi con questo sistema hanno la certezza dell'invio e della ricezione delle email, attraverso delle ricevute di spedizione con pieno valore legale".

L'Inps offre la possibilità di attivare la Pec a coloro che sono già abilitati a svolgere servizi online sul sito attraverso un apposito pin. Si deve, quindi, fare una richiesta sul sito Inps, cercando l'apposita funzione all'interno dell'area "Servizi al cittadino"; poi presentarsi in una direzione Inps abilitata all'attivazione della casella Pec, con un documento d'identità e il codice fiscale. Per ora sono state richieste 17 mila caselle Pec.

Se si vuole richiedere la casella di posta attraverso l'Aci si può chiamare il numero verde 800 999 030, oppure presentarsi agli uffici provinciali del Pubblico registro automobilistico (Pra) o dell'ACI. Se si telefona, è comunque necessario per l'attivazione presentarsi presso gli uffici con documento d'identità e codice fiscale.

In qualunque momento si può recedere dal servizio: in questo caso i messaggi presenti nella casella Pec saranno cancellati e tutte le comunicazioni fra cittadino e enti pubblici nuovamente veicolate secondo le procedure tradizionali.

I professionisti iscritti in Albi o elenchi professionali come, avvocati, ingegneri, architetti, dottori commercialisti sono obbligati a dotarsi di una casella di Posta elettronica certificata entro il 29 novembre 2009.

Fonte:helpconsumatori.it (GA)
Ritorna all'inizio

Cassazione: lavoratrice può sostituire l'indennità di disoccupazione con indennità di maternità


La Cassazione richiama il comma 4, art. 24 del Dgls n. 151/2001 secondo cui qualora il congedo di maternità abbia inizio trascorsi 60 gg dalla risoluzione del rapporto di lavoro, e la lavoratrice si trovi, all’inizio del periodo di congedo, disoccupata e in godimento dell’indennità di disoccupazione, essa ha diritto all’indennità giornaliera di maternità anziché all’indennità ordinaria di disoccupazione. Nel caso di specie, L’Inps sosteneva che solo una situazione di disoccupazione per carenza di lavoro avrebbe rappresentato presupposto necessario per riconoscimento dell’indennità di maternità, restando escluse tutte le ipotesi in cui la disoccupazione fosse determinata da cause differenti ( la lavoratrice era stata licenziata per giustificato motivo oggettivo). La S.C. respingeva ricorso dell’Inps ritenendo che in assenza di una esplicita previsione normativa non hanno rilevanza le motivazioni dello stato di disoccupazione al fine della fruizione della indennità di maternità sostitutiva di quella di disoccupazione in quanto la legge richiede unicamente la ricorrenza del diritto all’indennità di disoccupazione, la quale è sostituita ope legis da quella di maternità. (Cass.sez. lav. del 02 ottobre 2009, n. 21121).

Fonte:studiocataldi.it (Francesca Bertinelli)
Ritorna all'inizio

Crisi economica finita? Per 9 italiani su 10 non è così. Previsioni per prossimi mesi


I grandi della terra, a partire dal presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, annunciano la fine della crisi economica e una ripresa che, seppur lenta, sta iniziando a dilagare in ogni Paese, ma i cittadini risentono ancora degli effetti devastanti risultato dello tsunami finanziario che ha travolto tutti.

Gli italiani, infatti, ritengono che il peggio della crisi non sia passato: per nove persone su dieci la recessione appare come un fenomeno ‘ancora lontano dalla fine’ e solo l’11% della popolazione crede che la fase più acuta sia davvero alle spalle, mentre l’87% non è d'accordo e un 2% resta non si esprime.

Questi sono i dati che emergono dall'indagine dell'Ispo commissionata da Confesercenti sull’opinione e atteggiamenti degli italiani sulla crisi economica. Seconda la ricerca, gli italiani nutrono sempre maggiori timori per la situazione economica del paese, il 93%delle persone si dichiara 'molto' o 'abbastanza' preoccupato, il 40% ha ridotto ancora i consumi, anche quelli necessari (alimentari e detersivi) e due italiani su tre ritengono che le istituzioni, sia politiche sia economiche, non stiano facendo abbastanza per aiutare le famiglie.

Nonostante la situazione non sia delle più floride, però, nonostante ci si preoccupi soprattutto dell’andamento nel settore occupazionale, sembra che gli italiani siano guardino con ottimismo al futuro.

Fonte:businessonline.it (Marianna Quatraro)
Ritorna all'inizio

Movimento Consumatori invita i cittadini a denunciare le "cartelle pazze"


Fermi sulle macchine mai notificati ai diretti interessati che circolano con le loro automobili prive della copertura assicurativa. Accade a Roma dove diversi utenti si sono rivolti al Movimento Consumatori per segnalare l'accaduto. "Con il medesimo criterio della mancata applicazione delle norme e senza un'attenta verifica dell'esistenza o meno del credito, la Equitalia Gerit SpA - spiega Laila Perciballi legale di MC Roma - sta ipotecando a pioggia centinaia di case senza neppure rispettare, tra le tante norme violate, il limite normativo di 8.000 euro, previsto dall'art. 76 del D.P.R. n. 602/1973".

"Chi si ritrova la casa pignorata per poco più di mille euro rischia di vedersi chiudere il fido in banca - continua la Perciballi - di non poter chiedere mutui o prestiti, di non poter vendere l' immobile e di perdere affari in corso; così finisce con il pagare per sfinimento, anche se ha ragione e lo ha già dimostrato vincendo il ricorso".

Il Movimento Consumatori ha già denunciato gli illeciti comportamenti alla Equitalia Gerit SpA senza ricevere risposta. "A questo punto - spiega l'avvocato - rinnoveremo la diffida e, se necessario, daremo impulso all'azione inibitoria innanzi ai competenti organi di giustizia".

Il Movimento Consumatori invita tutti i contribuenti che hanno ricevuto cartelle pazze, illegittime iscrizioni di fermi o di ipoteca a contattare l'associazione per la tutela dei propri diritti. L'Associazione, inoltre, ricorda di non buttare alcun foglio del provvedimento notificato e di conservare la busta contenente il timbro postale, e di affrettarsi ad impugnare il provvedimento ritenuto illegittimo perché in alcuni casi il termine è di appena 20 giorni.
.
MC Roma Sportello di via Campanella, 41 (tel. 06 39735013 - roma@movimentoconsumatori.it ) è a disposizione degli utenti per assisterli nella presentazione di eventuali ricorsi.

Fonte:helpconsumatori.it (VC)
Ritorna all'inizio

Todomondo: dopo la dichiarazione di fallimento, uno strumento in più per recuperare i soldi


Dopo il fallimento del tour operator Todomondo, i consumatori, in aggiunta al Fondo di Garanzia, possono presentare al Tribunale di Genova la "domanda di insinuazione al passivo". C'è tempo fino al 1° gennaio 2010.

Tour operator fallito
È stato uno degli scandali della scorsa estate. Il fallimento del tour operator Todomondo, avvenuto lo scorso luglio, ha lasciato in braghe di tela molti consumatori. Per cercare di recuperare i soldi versati e perduti, vi avevamo consigliato di presentare domanda di rimborso al Fondo Nazionale di garanzia del consumatore di pacchetto turistico (ex art. 100 del Codice del consumo). Se qualcuno non l'ha ancora fatto non si preoccupi perché non essendoci termini di decadenza può ancora presentare la domanda. Ma questo non è il solo strumento su cui si può puntare.

Vale la pena insinuarsi
Poiché il Tribunale di Genova (sentenza n. 74/09) ha dichiarato il fallimento del tour operator Todomondo, si apre una nuova strada da percorrere in aggiunta alla domanda la Fondo di Garanzia. Infatti, i consumatori che avevano acquistato un pacchetto turistico con Todomondo possono ora presentare la cosiddetta "domanda di insinuazione al passivo" per recuperare quanto avevano pagato.

La domanda di insinuazione al passivo deve essere inviata, entro il 1° gennaio 2010 tramite lettera raccomandata A/R al Tribunale di Genova - Cancelleria Fallimentare ( Palazzo di Giustizia piano 10 stanza 36 piazza Portoria - 16121 Genova) -, allegando la copia del contratto di acquisto del pacchetto turistico, copia della fattura e/o ricevuta fiscale attestante il pagamento o altro documento che provi il pagamento, copia della lettera di messa in mora spedita al tour operator.

Nessun privilegio
Le possibilità di recuperare qualcosa dal fallimento del tour operator sono comunque a nostro avviso poche: i crediti vantati da coloro che hanno acquistato pacchetti turistici, viaggi, voli… non godono di alcun privilegio (a differenza, per esempio dei crediti dei dipendenti della società fallita o dell'Erario) e quindi saranno rimborsati tra gli ultimi, se rimarrà ancora qualcosa. Tuttavia vale la pena percorrere anche questa strada.

Fonte:altroconsumo.it
Ritorna all'inizio

Cielo di Sky: canale gratis sul digitale terrestre. La sfida è lanciata


Anche Sky sarà sul digitale terrestre con un nuovo canale, Cielo, gratuito, dal prossimo primo dicembre, in grande anticipo rispetto ai tempi attesi. Per evitare di attendere il 2011, infatti, Rupert Murdoch ha puntato su un'altra delle sue aziende, News Corporation Station Europe, guidata da Gary Davey, che dirigerà anche il nuovo canale.

La novità sarà un canale gratuito che raccoglierà contenuti inediti per gli spettatori che non hanno abbonamenti di alcuni tipo e che Sky sfrutterà per promuovere la piattaforma satellitare.Cielo diventerà così un concorrente agguerrito per Mediaset e Rai, che sul digitale terrestre, fino a ora, hanno potuto giocare una partita a due spartendosi tutta la pubblicità disponibile.

Gary Davey, 55 anni, direttore di Cielo e Chief operating officer di News Corporation Stations Europe, lancia la sfida ai big della tv terrestre e annuncia le programmazioni del nuovo canale “Abbiamo serie tv che vanno in prima serata negli Usa più i programmi prodotti da Sky a Milano e da Fox a Roma. Boris, ad esempio, è perfetto per il nostro target. Non faremo lunghi programmi, come quello di Gerry Scotti: non sono adatti ai giovani, che hanno una bassa soglia d'attenzione per la tv.

Faremo programmi più corti e i break di pubblicità saranno più brevi. Due film a settimana, poco sport, molto intrattenimento. Più quattro edizioni al giorno di SkyTg24. E le nuove serie di 24 in esclusiva”.

Fonte:businessonline.it (Marianna Quatraro)
Ritorna all'inizio

Cassazione: i caratteri del lavoro subordinato si desumono dalle modalità di svolgimento del rapporto


Con la sentenza 17455/2009 la Corte di Cassazione torna a pronunciarsi in merito al concetto di subordinazione. La S.C. ribadisce che la subordinazione non deve necessariamente esprimersi in direttive scritte, o comunque, di carattere formale, e neppure, nel caso in cui il DDL sia una persona giuridica, nella sottoposizione formale ad uno o all’altro degli organi della struttura. La sottoposizione gerarchica assume diverse forme in concreto, in particolare, in riferimento all’attività svolta, al livello delle prestazioni ed alle sue modalità di svolgimento. Quindi, anche l’esercizio dei poteri gerarchici può rimanere virtuale, e non effettivo, quando il DDL scelga di non farne un uso concreto. Nel caso in cui siano stati stipulati atti scritti, il loro contenuto non è irrilevante, ma neppure decisivo. In qualsiasi rapporto di durata, in caso di difformità, le concrete modalità di svolgimento del rapporto prevalgono su quanto indicato nello scritto. Il compito di ricostruire in caso concreto i fatti è affidato al Gudice di merito che è libero nella valutazione delle prove, ma è tenuto a fornire un adeguata motivazione della ricostruzione effettuata e delle decisioni assunte.

Fonte:studiocataldi.it (Francesca Bertinelli)
Ritorna all'inizio

Riforma del condominio, brutte nuove in arrivo per i morosi


Costi in aumento per i condòmini e minore flessibilità sui pagamenti. Secondo le stime dell'ANAMMI, l'Associazione Nazional-europea degli AMMinistratori d'Immobili, sarebbero queste le immediate conseguenze della riforma del condominio in esame al Senato. "Il disegno di legge impone di procedere al decreto ingiuntivo contro il condomino moroso entro 4 mesi dalla scadenza del pagamento non effettuato - sottolinea il presidente Giuseppe Bica - questo può avere un senso per contrastare l'eterno ritardatario, ma non per le numerose famiglie che, soprattutto oggi, hanno seri problemi finanziari. Non ci pare questo il modo giusto per reagire alla crisi che, come abbiamo già rilevato in passato, si fa sentire anche in condominio". Ma le ripercussioni negative riguarderanno anche gli amministratori che dovrà richiedere un'apposita fideiussione, da calcolarsi sulla base del bilancio condominiale.

Fonte:helpconsumatori.it (VC)
Ritorna all'inizio
Il Fisco amico fa boom, raddoppiano le rateizzazioni

Il Fisco attento alle difficoltà economiche degli italiani, che sempre più spesso ricorrono al pagamento a rate dei propri debiti con l'Erario. E' di 9 miliardi l'importo totale delle rateazioni concesse a contribuenti e imprese, per un totale di 367.827 domande nei primi dieci mesi del 2009, contro le 174.426 raggiunte a fine 2008, con un incremento pari al 111%. E' quanto rivelano i dati elaborati da Equitalia, la società di riscossione presieduta dal direttore dell'agenzia delle Entrate Attilio Befera.

Le statistiche fornite, suddivise per regione, delineano un quadro nazionale delle rateizzazioni concesse da Equitalia, evidenziando le variazioni percentuali tra il 2008 e i primi dieci mesi di quest'anno. "La possibilità di dilazionare i pagamenti - come sottolinea il direttore centrale per le strategie della riscossione di Equitalia, Renato Vicario - si traduce in un aiuto concreto a cittadini e imprese in difficoltà, consente di ridurre il ricorso a procedure cautelari ed esecutive nei confronti di chi ha debiti con il Fisco e sta permettendo anche di ottenere una maggiore efficienza nell'attività di riscossione".
Infatti, sempre secondo i dati forniti da Equitalia, nei primi dieci mesi del 2009 gli incassi provenienti dalle iscrizioni a ruolo sono aumentati del 7% rispetto all'anno scorso.

Se si scorrono i dati suddivisi per regione, si scopre che sono Lazio, Campania e Lombardia quelle con il maggior numero di richieste di pagamento a rate. Il Lazio segna 21.603 pratiche a fine 2008 e 51.437 casi nei primi dieci mesi del 2009, con un incremento del 138%. In Campania, 22.887 le rateizzazioni che risultavano concesse a dicembre 2008, 48.401 quelle del 2009 (+111%). La Lombardia registra 43.767 pratiche nel 2009, 22.138 a fine 2008 (+98%).
E' la Sardegna, però, la regione che segna il maggior incremento percentuale dal 2008 al 2009: +522% (2.641 pratiche nel 2008 e 16.428 nel 2009). Segue, a ruota, la Basilicata con un incremento del 173% (le rateazioni concesse sono 2.012 nel 2008 e 5.489 nel 2009).

Fonte:nuovofiscooggi.it ( estratto della notizia)
Ritorna all'inizio

Aprire partita iva per i precari: le aziende risparmiano il 33% dei costi


Titolari di partita Iva per non perdere il lavoro, anche se precario. E’ questa l’ultima novità in materia di lavoro. Nel 2007 al Fondo Gestione Separata le partite Iva di professionisti non iscritti ad albi o associazioni erano circa 250 mila, 30 mila in più in un solo anno. Reddito medio intorno ai 15 mila euro, poco più di mille al mese.

Dai grafici pubblicitari ai web designer; dai redattori delle grandi case editrici alla tradizionale segretaria, ma tutti a mono-committenza, cioè fornitori di una sola azienda. Non si trattava, dunque, di vere partite Iva. Per molte aziende obiettivo di questo sistema è quello di tagliare i costi per provare a sopravvivere, anche se si tratta di un fenomeno che spinge una categoria già debole ai livelli più bassi della scala della precarietà.

A risentire di questo rinnovato processo, già esistente ma riaffiorato con maggiore forza a seguito della crisi, sono, ancora una volta, i giovani, quei 30enni di oggi che, già in difficoltà nella ricerca di un lavoro e dell’ottenimento di un contratto, si trovano a fare i conti anche con un’ennesima problematica che non facilita di certo il loro ingresso nel mondo occupazionale.

Trentacinque anni, maschio, sposato, reddito medio di 22mila euro l'anno: questo, secondo le tabelle del ministero delle Finanze, l'identikit del contribuente tipo che apre una partita Iva.

Fonte:businessonline.it (Marianna Quatraro)
Ritorna all'inizio

Home Page | Finanziamenti | Contatto | Richieste on line | News e Fax | Servizi AMGI | Utilità | Lavora con noi | Mappa del sito


Menu di sezione:


Torna ai contenuti | Torna al menu