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News Finanziarie 2° invio Ottobre_2011

News e Fax > Archivio 2011 > Ottobre 2011

Elenco news :

Istat: inflazione di settembre sale al 3%

Società di comodo e novità dal 2012

Indignati: chi sono e cosa vogliono

Tfr in salvo anche se l’azienda non è fallita. Inps comunque tenuto al pagamento

iCloud, guida al primo utilizzo per computer Mac

Scadenza in avvicinamento per il 730 integrativo “a favore”

Ministero Salute: da metà ottobre la visita specialistica si può prenotare in farmacia. In vigore il decreto di attuazione

Banche a rischio fallimento per i nuovi stress test. Unicredit tra le italiane

Truffa Italia-programmi.net: nuova nota Antitrust e consigli Aduc

Credito Pmi Agricole; Stop a pagamenti per 4,6 milioni

Pec, obbligatoria per tutte le società entro il 29 novembre

Superbollo per le auto potenti da versare entro trenta giorni

MPS: ecco quanto rende investire nel fotovoltaico

Studi di settore: ecco come il Fisco valuta i ricavi presunti

Inps, certificati Ise e Isee. Le richieste viaggiano sul web

Autonoleggio: niente più scontrino o ricevuta ma solo fattura alla riconsegna dell’auto

Facebook di nuovo accusato di violazione della privacy

Aziende e irregolarità sul lavoro: prevista la reclusione


Ispezioni fiscali: valide anche se basate su informazioni anonime

iOS 5 download disponibile oggi

Detrazione Verde; Ultima chance per il 36 e il 55% a formula piena

Lavoro nero, 3 milioni di addetti per 42,7 miliardi di evasione

Inps: domande online per le pensioni

Riscossione coattiva: al via entro il 17 ottobre il recupero delle somme non versate del condono 2002


Fatture false: elusione fiscale

Pensione: quanto investire nei Fondi Pensione

Agevolati acquisti di case ristrutturate

Accertamento esecutivo, Federconsumatori e Adusbef: le nuove norme non ci piacciono affatto

Censimento: istruzioni, scadenze, problemi compilazioni

Caro-vita, in Italia spesa giornaliera incide per l'80% su reddito medio

Istat: inflazione di settembre sale al 3%

A settembre l'inflazione sale al 3% rispetto al 2,8% di agosto. L'Istat rivede leggermente al ribasso la previsione del 3,1% ma il dato non è affatto consolante, anche perché rimane il livello più elevato da ottobre 2008 e ingloba solo parzialmente l'effetto dell'aumento dell'Iva al 21%. Aumenta poi il carrello della spesa: i prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza aumentano dello 0,3% su base mensile e del 3,7% su base annua (era il 3,6% ad agosto).

Allarmati i Consumatori. Commentano Federconsumatori e Adusbef: "Continuiamo a ritenere gravissimo il livello raggiunto dal tasso di inflazione. Siamo di fronte ad una situazione terribile, una vera e propria fase di stagflazione dell'economia, in cui i prezzi salgono, ma l'economia non cresce". Il tasso di inflazione crescente si accompagna a una forte contrazione dei consumi. Le due associazioni denunciano una generale tendenza a sottovalutare la situazione: "La crescita inarrestabile di prezzi e tariffe, ancora sottostimata a nostro parere dall'Istat, è giustificata solo in minima parte dall'aumento dell'Iva, atto che comunque continuiamo a considerare irragionevole - affermano - Di questo passo ci troveremo di fronte a una perdita insostenibile del potere di acquisto delle famiglie, addirittura clamorosa se sommiamo la convergenza della ricaduta della manovra e l'aumento inflazionistico negli anni a venire".

Secondo le stime delle due associazioni, le ricadute della manovra vanno da 937 euro nel 2012 a 2.031 euro nel 2014; quelle per ricadute inflazionistiche, nell'ipotesi che l'inflazione si attesti intorno al 4%, sono di 1200 euro l'anno; il totale è di 2.137 euro nel 2012 e sale vertiginosamente a 3.231 euro per il 2014. "È quindi fondamentale disporre innanzitutto seri controlli sulla crescita di prezzi e tariffe, per eliminare ogni traccia di speculazione, disponendone se necessario un vero e proprio blocco", commentano i due presidenti Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti.

Fonte:helpconsumatori.it (BS)
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Società di comodo e novità dal 2012


A partire dal 2012 l’aliquota Ires per le società di comodo passa a 38%
La Manovra di Ferragosto 2011 (D.L. n. 138/2011 convertito nelle L. n. 148/2011) ha disposto, limitatamente alle “società di comodo” costituite in forma di società di capitali, l’applicazione della maggiorazione del 10,50% dell’aliquota IRES, che passa pertanto dal 27,50% al 38%. Tale percentuale va applicata in caso di mancato superamento del c.d. “test di operatività” (ricavi dichiarati inferiori a quelli minimi) sul reddito dichiarato qualora superiore al reddito minimo ovvero sul reddito minimo qualora il reddito dichiarato sia inferiore a tale limite. La nuova aliquota trova applicazione, per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, dal 2012.

Fonte: Il Sole 24 Ore
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Indignati: chi sono e cosa vogliono


Dagli Usa all’Italia, gli indignados, letteralmente gli indignati, continuano a protestare contro il potere, contro il capitalismo, contro chi troppo ha e nulla dà. Sono un gruppo, decisamente foltissimo, di popolazione che nelle ultime settimane sta facendo parlare di sé negli Usa, bloccando Manhattan, il ponte di Brooklyn e le zone del lusso newyorkese, e la cui protesta è dilagata fino a Roma.

Tutta colpa della crisi economica mondiale. In Usa gli ‘indignados’ manifestano contro le banche e Wall Street, contro il salvataggio governativo delle banche e l’influenza della finanza sulla politica Usa, ma anche contro l’alto tasso di disoccupazione e i pignoramenti delle case.

Si ‘combatte,’, dunque, per una giustizia, per un giusto peso fiscale, tanto che il Nobel per l'Economia Paul Krugman ha spiegato che la protesta contro il mondo finanziario, accusato di essere una forza economicamente e politicamente distruttiva della società, è assolutamente giusta.

Gli attivisti hanno iniziato le loro proteste, il 17 settembre, occupando Zuccotti Park, nel cuore del distretto finanziario di Manhattan, a due passi da quello che un tempo era il World Trade Center, e da allora hanno mantenuto presidi anche dinanzi alla sede della borsa di New York.

Stesse proteste a Boston. San Francisco, Washington. Gli indignados di Wall Street hanno anche pronto un programma economico, una serie di proposte per il welfare, scuola e università gratuite per tutti, cancellazione dei debiti, riduzione delle tasse per il 99% degli americani, super aliquote per l'1% dei privilegiati.

Gli indignati a stelle e strisce hanno trovato appoggio anche in Italia, dove sono iniziate le proteste contro la dittatura finanziaria delle banche e della speculazione globale che usano la crisi per attaccare e smantellare i servizi pubblici, il welfare, la formazione, per cancellare i diritti e appropriarsi dei beni comuni.

Gli ‘indignati tricolore’ si sono dati appuntamento sul web. Il loro manifesto riporta lo slogan: ‘Non portare bandiere e simboli di partito, movimenti o sindacati, ma solo la bandiera italiana e la costituzione. Non agire in modo violento’.

Fonte:businessonline.it (Marianna Quatraro)
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Tfr in salvo anche se l’azienda non è fallita. Inps comunque tenuto al pagamento

(Cassazione civile sez. lav., sentenza 1 aprile 2011 n. 7585)

Con la sentenza specificata in epigrafe, la Corte d'appello di Milano, riformando la decisione di primo grado del Tribunale della stessa città, ha accolto la domanda di B.L., intesa ad ottenere dall'INPS, quale gestore del Fondo di garanzia ai sensi della L. n. 297 del 1982, il pagamento del credito per t.f.r., maturato nei confronti del datore di lavoro insolvente. Ha rilevato, in particolare, la Corte territoriale che - contrariamente a quanto ritenuto dal primo giudice - l'intervento del Fondo non era impedito, nel caso di specie, dalla circostanza che l'istanza di fallimento presentata dalla lavoratrice fosse stata respinta a causa della esiguità del credito azionato, dovendosi invece avere riguardo, ai fini della operatività della tutela prevista dalla L. n. 297 del 1982, art. 2, alla proposizione di concreti atti di iniziativa volti a far valere il credito di lavoro...

Fonte: estratto della notizia su LaPrevidenza.it
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iCloud, guida al primo utilizzo per computer Mac


Con l’arrivo di iOS 5 e della versione aggiornamento Lion 10.7.2, Apple ha finalmente aperto al pubblico l’accesso a iCloud, l’innovativo servizio di cloud computing della mela morsicata di cui abbiamo già fornito i prezzi e analizzato i servizi.

Vale la pena riassumere brevemente le sue caratteristiche e spiegare come poterlo attivare sui computer Mac.

Il servizio è una versione rivista e migliorata del noto Mobile Me di Apple e quindi oltre ad offrire una casella di posta e la sincronizzazione di contatti e calendario troviamo: “iCloud Backup” cioè il backup automatico degli elementi più importanti del nostro iPhone/iPad, “Documents in the Cloud” che permette di salvare i documenti anche sulla nuvola, “Photo Stream” che salva sempre sulla nuvola le foto scattate con l’iPhone e “iTunes in the Cloud” una sorta di servizio di streaming per la musica acquistata su iTunes.
iCloud è gratuito e l’account base prevede 5GB di spazio. Per chi desiderasse maggiore spazio sulla nuvola, Apple ha previsto alcuni pacchetti upgrade a prezzi contenuti.
Ma veniamo al setup e all’inizializzazione del servizio. Dobbiamo distinguere due casi: il primo riguarda chi vuole migrare il vecchio servizio Mobile Me su iCloud e il secondo riguarda chi crea un account iCloud da zero.

Innanzitutto dobbiamo andare sulla home page del servizio iCloud. Li ci verrà chiesto di inserire l’id Apple e la relativa password. Per chi deve migrare il proprio account Mobile Me sarà sufficiente inserire le vecchie credenziali d’accesso e seguire le istruzioni a video.

Verremo infatti reindirizzati alla pagina di login del vecchio Mobile Me in cui dovremo nuovamente inserire le credenziali d’accesso che già possediamo. Espletato questo passaggio inizieremo il setup per la migrazione a iCloud.

Durante il processo di migrazione ci verranno mostrate le caratteristiche di iCloud, le differenze con Mobile Me oltre che i requisiti minimi per utilizzarlo (iOS 5 e Lion 10.7.2). Attualmente i server Apple sono pieni e può capitare che la migrazione non vada a buon fine al primo colpo e in questo caso l’unica soluzione è riprovare.

Se tutto andrà bene dovrebbe apparirvi un messaggio a browser che la migrazione è andata a buon fine. Piccola nota finale. C’è un ultimo passaggio da fare che dovrebbe essere automatico ma che nel 99% non lo è. Aprite le “Preferenze di Sistema” del vostro Mac e Cliccate su Mobile Me. Con questo breve passaggio concluderete con successo la migrazione su iCloud. Ricordiamo che i vecchi utenti Mobile Me riceveranno sino a giugno 2012 ulteriori 20GB di spazio oltre i 5Gb dell’account base e che sino a quella data potranno utilizzare alcuni dei vecchi servizi di Mobile Me come iDisk.

Per chi invece fosse un nuovo utente di iCloud i passaggi sono molto simili.
Ci dovremo loggare al sito iCloud con l’id Apple del nostro iPhone o del nostro Mac.
Provando a effettuare il login ci verrà però detto che per iniziare ad usare iCloud dovremo effettuare il primo login direttamente da un prodotto Apple compatibile come un iPhone con iSo 5 o un computer Mac con Lion 10.7.2.

Quindi andiamo su “Preferenze di Sistema” e clicchiamo su iCloud. Verrà quindi avviato un breve setup in cui potremo configurare il nostro account iCloud.
Potremo a questo punto scegliere la nostra casella di posta @me.com e sincronizzare i nostri file tra dispositivi Apple.

Fonte:blog.pmi.it (Filippo Vendrame)
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Scadenza in avvicinamento per il 730 integrativo “a favore”


Chi si accorge di aver commesso errori o dimenticanze a proprio danno nella dichiarazione originaria può rimediare, presentando un nuovo modello
Per i contribuenti che nella compilazione del 730/2011 sono incappati in sviste, dimenticando ad esempio l’esposizione di oneri deducibili o detraibili, o hanno riportato in maniera errata i dati del sostituto incaricato del conguaglio, è il momento di agire.
È martedì 25 ottobre l’ultimo giorno utile per consegnare a un Caf o a un professionista abilitato il modello 730 integrativo e porre così rimedio a errori o dimenticanze a proprio danno riscontrati successivamente alla presentazione della dichiarazione originaria.

In pratica, l’opportunità riguarda chi ha tralasciato di indicare elementi che avrebbero comportato un maggior rimborso o un minor debito. Nella compilazione del nuovo 730 è importante specificare che si tratta di una modifica del precedente, inserendo il codice numerico nell’apposita casella “730 integrativo” che compare sul frontespizio del modello.
Esaminiamo i casi specifici che si possono determinare.

Codice 1 per maggior credito o minor debito
Se l’errore commesso, o l’involontaria omissione, comporta un maggior credito o un minor debito o un’imposta invariata, perché non sono stati considerati, al momento della presentazione, tutti gli oneri detraibili o deducibili o sono stati indicati erroneamente dati la cui correzione non modifica la liquidazione delle imposte (esclusi i dati del sostituto d’imposta), occorrerà presentare un nuovo modello 730 completo di tutte le sue parti, indicando il codice 1 nella casella “730 integrativo”.

2 è il “numero” per rettificare i dati del sostituto
Nel caso in cui non siano stati riportati, sul modello originario, elementi utili per il riconoscimento del sostituto d’imposta che dovrà effettuare il conguaglio, o siano stati riscontrati errori di compilazione dei dati, il dichiarante dovrà presentare un 730 integrativo inserendo il codice 2 nella casella dedicata. Il nuovo modello dichiarativo dovrà essere compilato con le stesse informazioni contenute nel precedente, con la sola differenza del contenuto del quadro “Dati del sostituto d’imposta che effettuerà il conguaglio”.

…. e 3, nel caso “misto”
Sul frontespizio del 730 integrativo va indicato, infine, il codice 3, nel caso in cui il contribuente si accorga di essere incorso in un errore od omissione che determina un maggior credito o un minor debito e, contemporaneamente, siano stati commessi errori riguardanti i dati del sostituto.

730 integrativo sempre all’intermediario abilitato
Anche se in origine il 730 è stato presentato al proprio sostituto d’imposta, l’“integrativo” va consegnato esclusivamente a un Caf o a un professionista abilitato, producendo la documentazione riguardante la modifica apportata per consentirgli il controllo della conformità dell’integrazione richiesta.
Nel caso in cui ci si rivolga a un intermediario diverso dall’originario (o inizialmente ci si sia avvalsi del proprio sostituto d’imposta), va presentata tutta la documentazione.

A dicembre il nuovo conguaglio
E’ importante sapere che la presentazione di una dichiarazione integrativa non sospende le procedure già avviate con la consegna del primo 730; pertanto, il sostituto d’imposta effettuerà ugualmente i rimborsi spettanti o le trattenute previste dal modello originariamente presentato.
Il contribuente che rettifica il 730 riceverà dall’intermediario, entro il 10 novembre, un nuovo prospetto di liquidazione in cui viene indicata la somma a rimborso spettante. Il conguaglio a credito sarà effettuato sulla retribuzione erogata a dicembre.

Fonte:nuovofiscooggi.it (Lilia Chini)
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Ministero Salute: da metà ottobre la visita specialistica si può prenotare in farmacia. In vigore il decreto di attuazione


Dalla metà del mese di ottobre 2011 nelle farmacie, pubbliche e private, sarà possibile prenotare prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale presso le strutture sanitarie pubbliche e private, effettuare il relativo pagamento della quota a carico del cittadino e ritirare il referto. Il 1° ottobre 2011 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, numero 229, il Decreto del Ministero della Salute dell'8 luglio 2011 (previsto dal Decreto Legislativo numero 153 del 2009, art. 1, comma 2, lettera f) che rende attuative le Linee Guida del Sistema Nazionale CUP, volte a garantire al cittadino una più vasta possibilità di scelta e una riduzione dei tempi di attesa notoriamente molto lunghi. Al cittadino basterà recarsi in una farmacia e presentare la richiesta della prestazione firmata dal medico curante. Previa presentazione della Tessera Sanitaria o di altra documentazione e dopo aver fornito il consenso per il trattamento dei dati sensibili, l'operatore addetto verificherà la disponibilità per la prestazione richiesta in riferimento prima di tutto a quella che è la zona di appartenenza del cittadino, anche se quest'ultimo ha la facoltà di richiedere informazioni su altre eventuali disponibilità. Una volta effettuata la prenotazione il cittadino potrà pagare la sua quota di partecipazione alla spesa sanitaria (da valutare in base alla prestazione che è stata richiesta) in contanti o anche tramite carte elettroniche. Potrà fare, inoltre, richiesta di ritirare il referto in farmacia, nel caso di ritiro da parte di una persona diversa dal richiedente sarà necessaria una delega scritta accompagnata dai documenti di identità. In vista di questo cambiamento le farmacie dovranno essere fornite di un accesso telematico al Sistema CUP (che verrà seguito da operatori opportunamente formati) e dovranno essere in grado di fornire un servizio di Help Desk.

Fonte: StudioCataldi.it (N.R)
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Banche a rischio fallimento per i nuovi stress test. Unicredit tra le italiane


Sono solo indiscrezioni di stampa, al momento non c’è conferma di alcun dettaglio, ma le previsioni di un rischio fallimento delle banche italiane a causa di nuovi stress test sembra poter diventare reale.

Secondo gli analisti di Credit Suisse, il fabbisogno di 66 banche europee ammonterebbe a 220 miliardi di euro. Le banche coinvolte sono i grandi istituti di credito come Deutshe Bank, Bnp Paribas e l'italiana UniCredit, promossi agli stress test di questa estate ma che cadrebbero se l'esame fosse ripetuto oggi. Le condizioni peggiori sono quelle di Rbs, recentemente declassata da Moody's e che rischia di dover essere salvata una seconda volta dal governo inglese.

Gli analisti stimano un deficit di capitale di 19,4 miliardi di euro. Seguono Deutsche Bank e Bnp Paribas con 13,5 miliardi. E poi Soc Gen (12,8 miliardi), Barclays (12,7), e Commerzbank (11,3 miliardi), mentre tra le italiane quella più in difficoltà risulta UniCredit.

Il deficit di capitale stimato da Credit Suisse è di 12 miliardi di euro. Per uscire dalla crisi dell’euro, che ormai peggiora sempre più, il presidente della Commissione europea, Jose Manuel Barroso, rilancia la necessità di un fondo salva stati che dovrebbe sostituire l’attuale Efsf anticipato dal 2013 al 2012, che sia permanente e con una capacità di prestito di 500 miliardi effettivi (e non 440 miliardi come l'Efsf).

Fonte:businessonline.it (Marianna Quatraro)
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Truffa Italia-programmi.net: nuova nota Antitrust e consigli Aduc


Dopo tante segnalazioni giunte dagli utenti, l'Aduc ha presentato un esposto-denuncia all’Antitrust, affinche’ aprisse un procedimento contro la societa’ Estesa, con sede alle Seychelles, che gestisce il sito. A seguito dell'esposto, l'Antitrust ha aperto una istruttoria che potrebbe portare anche ad un provvedimento urgente, che poi e' stato preso il 29 agosto, con, per il momento, una intimazione a smettere nel comportamento commercialmente scorretto, ordinando a Italiaprogrammi di:
- non pubblicizzare sui motori di ricerca “la fruizione gratuita di software scaricabili dal sito www.italiaprogrammi.net”;
- rendere chiaro sul sito stesso che si tratta di un servizio a pagamento;
- cessare ogni attività di sollecito del pagamento del presunto abbonamento annuale nei confronti di quei consumatori che hanno reso noto alla società di non aver mai voluto sottoscrivere un abbonamento non essendosi neppure resi conto della natura onerosa del servizio offerto.

Italiaprogrammi ha modificato la pagina di registrazione del sito: sopra il form di registrazione non c'e' piu' scritto “Crea il tuo account”, ma “Crea il tuo account a soli 8 euro al mese”. La modifica e' stata protocollata dall'Antitrust in data 20 settembre 2011.

L'Antitrust e' intervenuta nuovamente in data 13 Ottobre 2011, ribadendo la propria intimazione e sottolineando come questa societa' non stia ottemperando alle sue disposizioni cessando il comportamento commercialmente scorretto.

IL NOSTRO CONSIGLIO su come comportarsi si differenzia a seconda della data in cui si e' sottoscritto il modulo.

Per chi ha sottoscritto il modulo prima del 20 settembre 2011

A questi utenti che ricevono solleciti di pagamento da parte di Italia Programmi, consigliamo di non pagare le somme richieste e di ignorare ogni loro richiesta. Solo nel caso in cui il sollecito arrivasse per raccomandata, consigliamo di rispondere con una lettera raccomandata a/r di diffida indirizzata alla sede legale della società:
Estesa Limited
Global Gateway 2478 Rue De La Perle
Providence, Mahe (Republic of Seychelles)

Per chi ha sottoscritto il modulo dopo il 20 settembre 2011

A questi utenti consigliamo di esercitare il diritto di recesso entro 10 giorni lavorativi dalla data di sottoscrizione, utilizzando il nostro modulo tipo dopo averlo adattato al proprio caso.

Se i 10 giorni fossero trascorsi, consigliamo di ignorare le richieste che giungono per posta ordinaria e via E-mail, che' non hanno valore legale. Valore che invece ci sarebbe nel caso giungesse una raccomandata A/R... che noi crediamo non invieranno mai visto il costo a cui dovrebbero far fronte per perfezionare la truffa.
In questo ultimo caso, contattateci.

Invitiamo comunque gli utenti e continuare ad inviarci le loro segnalazioni per eventuali integrazioni istruttorie da produrre all’Autorita’ garante per la concorrenza ed il mercato, corredate se possibile da documentazione: cio’ consentira’ di comprendere l’estensione del fenomeno, dato che sicuramente verra’ tenuto in considerazione dall’Autorita’ – qualora emettesse un provvedimento sanzionatorio – per quantificare la sanzione.
Per lo stesso motivo invitiamo i singoli che si siano trovati in questa situazione a presentare loro stessi un esposto all’Antitrust per condotta commerciale scorretta (http://www.agcm.it – numero verde 800166661) , da inviare a mezzo raccomandata AR, anche utilizzando l’esposto presentato da Aduc, modificandolo secondo il proprio caso.

Fonte:key4biz.it
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Credito Pmi Agricole; Stop a pagamenti per 4,6 milioni


I fondi per le agevolazioni nell’accesso al credito in favore dei giovani imprenditori sono bloccati. E’ quanto emerge dal rapporto nazionale sul fondo per il sostegno alle attività delle aziende rurali guidate da under 40. Nel documento redatto dal ministero per le politiche agricole si fa riferimento a una somma di 4,6 milioni di euro che risulta congelata per colpa di una valutazione non ancora effettuata dalla commissione europea circa la validità di questo aiuto di Stato.

Borse di studio
Il caso del credito alle imprese agricole guidate da giovani rappresenta un problema serio che il ministero conta di risolvere nelle prossime settimane sbloccando i fondi a disposizione. In generale i pagamenti devono comunque essere velocizzati. Per borse di studio e servizi di sostituzione le somme liquidate hanno raggiunto rispettivamente il 77 e il 72 per cento degli impegni mentre per quanto riguarda la ricerca sono stati assegnati solo 7,2 milioni di euro sui 16,3 necessari (quota del 45 per cento).

Funziona la ricerca
Campania ai vertici delle graduatorie nazionali per quanto riguarda le misure che finanziano progetti di ricerca e sviluppo. Su questo versante i giovani agricoltori della regione si sono dimostrati particolarmente interessati. Il bando del 2008 ha finanziato 10 progetti, sui 53 totali, presentati da imprese agricole guidate da under 40 della Campania. Di questi la metà esatta ha ricevuto un importo superiore ai 30 mila euro. Buoni numeri pure per quanto concerne i risultati del bando sulle attività di ricerca aperto nel 2009. Su 41 progetti ammessi a contributo 5 fanno capo a aziende della Campania. La misura è stata confermata nel 2010 e sono in corso di assegnazione i finanziamenti, gli imprenditori campani hanno comunque già ottenuto il via libera per 17 dei 20 progetti presentati. Il totale nazionale è di 161 proposte.

Il bando
I giovani agricoltori della Campania possono ancora accedere al bando che finanzia la partecipazione a master universitari. La misura, per volere del ministero delle politiche agricole che l’ha lanciata nel 2008, rimane aperta fino a esaurimento dei circa 100 mila euro ancora disponibili. Nella prima fase le richieste di borse di studio avanzate da giovani imprenditori della Campania hanno raggiunto il 14 per cento del totale. Meglio ha fatto solo la Puglia con il 35 per cento. Chi fa richiesta di contributo può partecipare a un corso di specializzazione universitario relativo al proprio ambito di competenza. I soldi vengono erogati direttamente all’ateneo che organizza il master per un importo massimo di 15 mila euro. In Campania, stando a quanto è possibile apprendere leggendo il rapporto sul fondo, c’è molto richiesta di formazione professionale. Lo dimostra il fatto che ai corsi full time e part time organizzati dal centro per la formazione in economia e politica dello sviluppo rurale di Portici (Napoli) il numero maggiore di allievi che ha conseguito l’attestato (23 in tutto) lavora proprio in regione.

Pagamenti effettuati dal ministero attraverso il fondo nazionale

Misura Disponibilità Somme liquidate finanziaria al 30 giugno 2011
- Promozione della cultura d’impresa 2.395.000 1.010.629,24;
-Premi per nuove imprese giovanili 1.400.000 700.000;
-Incentivi per ricerca e sviluppo 16.305.000 7.286.759,99;
-Servizi di sostituzione 200.000 129.187,12;
-Accesso al credito 4.695.583

Fonte: Il Denaro
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Pec, obbligatoria per tutte le società entro il 29 novembre


Entro il 29 novembre, tutte le imprese costituite in forma societaria dovranno comunicare al Registro delle Imprese il proprio indirizzo di Posta Elettronica Certificata. Si rischiano sanzioni.

La posta elettronica certificata diventa obbligatoria anche per le imprese. Entro il prossimo 29 novembre, tutte le imprese italiane costituite in forma societaria dovranno necessariamente dotarsi di un indirizzo Pec e comunicarlo al Registro delle Imprese.
Coloro che non adempiranno a questo obbligo incorreranno in pesanti sanzioni: le pene pecuniarie vanno dai 206 ai 2.065 euro.
Si stima che le imprese interessate siano oltre 2 milioni.
Di questo argomento e di altri adempimenti in tema di gestione elettronica di documenti e informazioni si parlerà ad Omat, fiera che si svolgerà a Roma il 9 e 10 novembre. L'appuntamento è al Crowne Plaza, in via Aurelia Antica 415.
Ulteriori informazioni a questo .

Fonte:impresacity.it
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Superbollo per le auto potenti da versare entro trenta giorni


Individuate le modalità per il pagamento dell'addizionale erariale introdotta, per i veicoli di grossa cilindrata, dalla manovra finanziaria dello scorso luglio
Chi al 6 luglio scorso, data di entrata in vigore del decreto legge 98/2011, possedeva un veicolo per il trasporto promiscuo di persone o cose con più di 225 chilowatt di potenza, deve pagare l'addizionale erariale sulla tassa automobilistica utilizzando il modello "F24 elementi identificativi", senza possibilità di compensazione con eventuali crediti vantati. L'importo dovuto ammonta a 10 euro per ogni kW eccedente i 225.

Per il 2011, l'addizionale va pagata entro 30 giorni dall'entrata in vigore del decreto ministeriale pubblicato ieri in Gazzetta (quindi, entro il 10 novembre), utilizzando il codice tributo che sarà istituito dall'Agenzia delle Entrate con apposita risoluzione. Per gli anni successivi, l'addizionale verrà corrisposta alle stesse scadenze previste per il bollo auto.

L'addizionale alla tassa automobilistica ha destinazione diversa - l'erario - rispetto al bollo ordinario, che è assegnato alle Regioni. Per procedere, dal 2012, al pagamento contestuale del bollo e dell'addizionale, con riversamento diretto di quest'ultima al bilancio dello Stato, il ministero dell'Economia e delle Finanze, d'intesa con l'Agenzia delle Entrate, emetterà un decreto per individuare le tempistiche e i criteri di adeguamento ai sistemi utilizzati dai singoli Enti per il pagamento della tassa automobilistica. In caso di ritardo nell'emanazione del provvedimento, il versamento avverrà come per l'anno in corso, con il modello "F24 elementi identificativi".

Tenuti al pagamento dell'addizionale sono coloro che risultano "proprietari, usufruttuari, acquirenti con patto di riservato dominio, ovvero utilizzatori a titolo di locazione finanziaria" al pubblico registro automobilistico. Per il 2011, si fa riferimento al giorno in cui è entrata in vigore la norma, lo scorso 6 luglio; a partire dal 2012, l'obbligo ricade su chi è proprietario alla scadenza del termine utile per il pagamento della tassa automobilistica.

In caso di prima immatricolazione, differentemente da quanto previsto per il bollo (dovuto a decorrere dal mese in cui avviene l'operazione), l'addizionale va pagata in misura integrale.

Fonte:nuovofiscooggi.it (Rodolfo Rinaldi)
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MPS: ecco quanto rende investire nel fotovoltaico


Investire nel Sud Italia rende il 60% in più che nel Nord Italia. Il vantaggio economico è maggiore se l'intervento è effettuato nel 2011 anziché nel 2012

Nel settore fotovoltaico, il vantaggio economico è maggiore se gli investimenti vengono realizzati nel 2011 piuttosto che nel 2012. Inoltre, investire nel fotovoltaico nel Sud Italia rende circa il 60% in più che nel Nord Italia.

Lo sottolinea un rapporto elaborato dall'Area Research di Banca Monte dei Paschi di Siena, che anzitutto osserva come la crescita del comparto fotovoltaico in Italia stia proseguendo a ritmi molto elevati anche nel 2011, nonostante la crisi economica in corso. Nei primi 9 mesi dell’anno, infatti, risultano entrati in esercizio quasi 117.000 impianti per una potenza allacciata di oltre 7 GW (più del doppio dell’intero 2010). Secondo il GSE (Gestore dei Servizi Energetici), la potenza fotovoltaica installata alla fine del 2011 potrebbe raggiungere i 12 GW e il numero di impianti salire a 350.000 unità: “l’Italia – sottolinea il rapporto - si porterebbe al primo posto nella graduatoria mondiale della potenza entrata in esercizio nel 2011, superando di tre volte il corrispondente dato della Germania, Paese leader del mercato del fotovoltaico”.

Quanto rende investire nel fotovoltaico

Investire nel fotovoltaico, spiegano gli analisti di Banca Monte dei Paschi, offre un rendimento intorno al 5% in termini reali, con un vantaggio economico soprattutto se l’intervento viene effettuato nel 2011 (piuttosto che nel 2012); anticipare infatti l’attivazione dell’impianto di pochi mesi determina un break even inferiore, proprio a causa della riduzione delle tariffe incentivanti di circa il 15% nel primo semestre 2012. In particolare, nel caso di un impianto ad uso domestico con scambio sul posto (compensazione tra i valori dell'energia elettrica prodotta e quella prelevata), se si realizza l’investimento ad ottobre 2011, il pay back è di 14 anni, posticipando l’investimento nel 2012 il pay back è di 15 anni. Anche il tasso interno di rendimento in termini reali, dei due investimenti, a 30 anni, è diverso; nel primo caso è di 5,22%, nel secondo di 4,66%. Se il calo del costo iniziale dell’impianto, in sei mesi, fosse tale da compensare l’effetto della minore incentivazione, la redditività del progetto rimarrebbe costante o subirebbe una lieve riduzione.

Nel Sud gli impianti fv rendono il 60% in più che al Nord

Inoltre, come il rendimento economico risulta fortemente influenzato anche dalla posizione dell’impianto. A causa del diverso irraggiamento solare dell’Italia, a parità di caratteristiche tecniche, gli impianti fotovoltaici hanno infatti una maggior resa al Sud, determinando così un diverso ritorno dell’investimento a seconda della zona geografica interessata. Al Nord prevalgono i piccoli impianti su tetti (lastrici o coperture varie) a carattere familiare scambio sul posto, mentre al Sud prevalgono i grandi impianti (c.d. “centrali fotovoltaiche”), progettate per l’immissione totale in rete. Ipotizzando un investimento di 20.000 euro, al Nord si ha un pay back di 15 anni e un TIR (Tasso Interno di Rendimento) del 4,84%, mentre al Sud con lo stesso investimento iniziale, si ha un pay back di 11 anni e un TIR del 7,83%. Un dato molto significativo: ritorno economico e tempi di break even migliorano rispettivamente del 62% e del 30%.

Resta comunque preponderante il ruolo del Nord nei pannelli fotovoltaici; secondo i dati del GSE alla fine del 2010, nel Nord risultava ubicato circa il 58% delle installazioni, mentre nel Sud il 25%. Infatti, la Lombardia è la regione con il maggior numero di impianti ma, in termini di potenza installata, il primato spetta alla Puglia.

L’analisi di Mps prende anche in considerazione i rendimenti economici di diverse tipologie di impianti (ad uso domestico e grandi impianti) assistiti da finanziamenti bancari. Nonostante il costo del finanziamento, il TIR in termini reali a 30 anni, è di circa il 4% (3,69%) per gli impianti ad uso domestico, e per i grandi impianti di circa il 3% (al lordo della tassazione sul reddito).

Fonte:casaeclima.com
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Studi di settore: ecco come il Fisco valuta i ricavi presunti


Gli studi di settore non sono altro che una valutazione statistica dell’ammontare dei ricavi riferibili ad un’attività economica, in funzione di vari fattori produttivi impiegati per lo svolgimento dell’attività d’impresa o professionale.
In particolare, sulla base dei fattori produttivi impiegati, si ritiene possa essere valutata con particolare attendibilità la capacità di produrre ricavi destinati ad alimentare la base imponibile che, come noto, rappresenta l’entità su cui si calcolano le tasse.

Ad avere il potere di procedere all’elaborazione di appositi studi di settore per i vari settori economici è l’Agenzia delle Entrate la quale avvia una complessa procedura di formazione. Si tratta, in pratica, di elaborare e interpretare una serie di dati e di informazioni in proprio possesso, o comunque provenienti dal Ministero delle Finanze, dagli Ordini professionali e dalle Camere di Commercio, e definire differenti classi di contribuenti, tecnicamente chiamate cluster, distinte in funzione di ciascuna tipologia di attività economica.

I fattori produttivi impiegati nell’attività di ciascun cluster vengono valorizzati secondo un determinato coefficiente in modo da ottenere un valore che esprime il volume di ricavi riferibili alla medesima attività economica.

Informazioni e dati che dovranno essere comparati sono prettamente attinenti all’attività svolta dal contribuente. Si tratta, in pratica, di elementi che caratterizzano principalmente l’attività vera e propria: descrizione dell’attività economica; comune, provincia o regione in cui è localizzata l’attività; ricavi dichiarati; numero dei dipendenti. Altri, invece, sono dati meramente contabili: esistenze iniziali; rimanenze finali; acquisti; costi della produzione; valore dei beni strumentali e relative quote di ammortamento. Infine si fa riferimento anche a dati sociali: livello di scolarizzazione; benessere; sviluppo economico; servizi; infrastrutture; tasso di imprenditorialità.

Dall’applicazione di tale procedura lo Studio di settore svilupperà un volume di ricavi puntuale e un volume di ricavi minimo. Il primo rappresenta l’esatto valore che le imprese appartenenti a quello specifico cluster dovrebbero realizzare; il secondo, invece, rappresenta l’ammontare minimo di ricavi riferito alle medesime imprese. Qualora il volume dei ricavi dichiarato in sede di dichiarazione dei redditi dall’impresa rientri fra i due volumi di ricavi, la dichiarazione presentata è considerata congrua. Qualora, invece, il contribuente dichiari ricavi inferiori al volume minimo sarà possibile, da parte degli uffici tributari, operare un accertamento.

Prima di essere operativi, gli Studi di settore devono essere sottoposti al parere di una Commissione di esperti istituita con decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, la quale dovrà esprimere un giudizio circa l’idoneità dello strumento a rappresentare la realtà economica. Ogni Studio di settore che riceve un giudizio positivo sarà introdotto da decreto ministeriale il quale dovrà dettare anche le regole specifiche di attuazione.

Fonte:blog.pmi.it (Nicola Santangelo)
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Inps, certificati Ise e Isee. Le richieste viaggiano sul web


Fino al prossimo 30 novembre sono valide anche quelle in forma cartacea. Dal 1° dicembre, però, termina la fase transitoria e il canale telematico diventa obbligatorio
Continua l'estensione e il potenziamento dei servizi telematici dell'Inps. A partire dal 29 settembre, la presentazione della dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) per richiedere i certificati che attestano la situazione economica del cittadino (Ise e Isee) deve avvenire on line, tramite Pin, dal sito dell'Istituto.

A prevederlo, la circolare Inps n. 130 del 10 ottobre che, in linea con il decreto legge 78/2010 e con la determinazione presidenziale 75/2010 (che ha dato attuazione alla norma), ha ribadito l'utilizzo esclusivo del web per la presentazione della dichiarazione sostitutiva unica (Dsu), ai fini del rilascio delle certificazioni Ise e Isee.
Le disposizioni attuative della determinazione 75/2010 (fornite con la circolare 169/2010) hanno fissato l'utilizzo graduale del canale telematico a partire dal 1° gennaio 2011 per le principali domande dei servizi Inps, mentre la decorrenza di tale esclusività per la dichiarazione sostitutiva unica è stata stabilita con determinazione 277/2011.

Ise e Isee
L'Ise (indicatore della situazione economica) e l'Isee (indicatore della situazione economica equivalente) sono i due valori che attestano la situazione economica del cittadino e servono per richiedere prestazioni sociali agevolate, come adeguamento della retta di frequenza degli asili nido comunali, contributi per l'affitto, assegni universitari, riduzione delle bollette, ecc. Per calcolare il primo, si sommano i redditi e il 20% del patrimonio immobiliare e mobiliare della famiglia. L'Isee, invece, scaturisce dal rapporto tra l'Ise e il parametro desunto dalla scala di equivalenza, che tiene conto del numero dei componenti il nucleo familiare e alcune situazioni particolari (ad esempio, la presenza di un solo genitore o di figli minori o di componenti con handicap, lo svolgimento di attività lavorativa da parte di entrambi i genitori, eccetera).

Nuove modalità di richiesta
Facili le modalità di accesso: basta collegarsi al sito dell'Inps, andare su "Servizi on line", cliccare su "Al servizio del cittadino", identificarsi con il codice fiscale e il Pin e poi accedere al portale Isee. Il cittadino può scegliere fra "Acquisizione", la funzione che consente di fornire i dati anagrafici e reddituali, "Rettifica", per sanare eventuali informazioni errate presenti nella banca dati Isee e "Consultazione", l'opzione che permette di vedere le dichiarazioni e le attestazioni Isee del richiedente, presenti nella banca.
Come accennato, è previsto un periodo transitorio, fino al 30 novembre, durante il quale sarà ancora possibile l'invio cartaceo. Dal 1° dicembre 2011, invece, l'unica modalità di richiesta sarà quella telematica.

Fonte:nuovofiscooggi.it (Patrizia De Juliis)
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Autonoleggio: niente più scontrino o ricevuta ma solo fattura alla riconsegna dell’auto


Un articolo della Manovra Correttiva di luglio tenta la semplificazione degli obblighi contabili per l’autonoleggio eliminando lo scontrino anticipato e ripristinando la fattura ordinaria. I dettagli nella circolare 41/E/2011dell’Agenzia.
Con la circolare n. 41/E del 5 agosto 2011 "Omnibus" , l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti anche sulla semplificazione riguardo la certificazione dei corrispettivi per il noleggio di veicoli senza conducente, prevista dall’art. 23 c. 42 del D.L. 98/2011 cd “Manovra correttiva” . In esso è stato previsto di eliminare l’obbligo di certificazione a mezzo di scontrino o ricevuta fiscale anche per i corrispettivi non pagati prima del servizio e ripristinare l’obbligo di emissione della fattura fiscale direttamente al momento del pagamento del corrispettivo.
Semplificazione degli obblighi contabili nell'autonoleggio
La modifica è stata dettata dal notevole sviluppo del settore dell’autonoleggio collegato tra l'altro a "benefici sullo sviluppo del mercato del turismo nazionale" con la finalità di una opportuna “semplificazione degli adempimenti contabili attualmente in vigore, in quanto gravosi e privi di apprezzabile rilevanza ai fini dei controlli”, come riportato nella relazione ministeriale, finalmente attenta ai risvolti pratici delle normative fiscali.

Con la nuova procedura si prevede, pertanto, che a decorrere dal 6.07.2011, l’azienda di autonoleggio sia tenuta ad emettere esclusivamente fattura e non scontrino ai sensi dell'art. 21 del D.p.r. 633/72 e consegnarla direttamente al cliente, nel momento in cui l'autovettura viene riconsegnata ad un punto noleggio dell'azienda, indicando nella fattura emessa gli estremi del contratto di noleggio corrispondente. La consegna al cliente del veicolo a titolo di noleggio viene documentata quindi solo dagli appositi documenti e/o scritture contabili dell’agenzia ad es. appunto il contratto di noleggio, stipulato prima della consegna dell'auto e dato copia al cliente.

Gli estremi del contratto andranno poi riportati nella fattura . In caso di acconto il noleggiatore dovrà comunque emettere fattura ordinaria.

Fonte:fiscoetasse.com
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Facebook di nuovo accusato di violazione della privacy


Facebook e i social network sono sempre più un’arma fondamentale per le aziende. Grazie a strumenti social è possibile raggiungere un più vasto pubblico offrendo un canale privilegiato di comunicazione attenta ed efficace allo stesso tempo. Naturalmente servizi come Facebook nascondono anche delle minacce, prima tra tutte un trattamento dei dati personali e una tutela in materia di rispetto della privacy più volte criticata.

Uno scarso interesse verso queste problematiche può essere dannoso tanto per l’utente singolo che per un’azienda. Così ancora una volta il gigante dei social network capitanato da Mark Zuckerberg è stato accusato di violare la privacy degli utenti infischiandosene delle leggi. Recentemente un blogger australiano, Nik Cubrilovic, ha accusato Facebook di tracciare la sua navigazione anche successivamente al log out (sembra per colpa dell’installazione di cookies permanenti).

A seguito di questo evento e di molti altri il commissario europeo di origini irlandesi (così come è in Irlanda la sede europea del network sociale) Gary Davis, sta indagando in modo articolato su quali sarebbero le features del servizio che non badano la giusta attenzione in termini di difesa della privacy.

La lista è stata stilata da un gruppo austriaco denominato Europe Versus Facebook che critica in particolare come Facebook tenda a non porre la giusta attenzione al trattamento dei dati sensibili e compiendo azioni lamentabil. Tra queste la raccolta di informazioni senza consenso usate per modificare o creare profili, memorizzazione di messaggi in chat nonostante la cancellazione dell’utente, manca chiarezza nella policy della privacy, i tag automatici attraverso riconoscimento dei volti non prevedendo il consenso esplicito degli utenti ne viola la privacy, staggandosi da una foto Facebook memorizza i dati, in sostanza si tratta di disattivazioni e non cancellazioni, idem per gli amici rimossi.

Così come un’immagine protetta da impostazioni di privacy restrittive in realtà è resa pubblica online al di fuori del social network. Si chiama Open Graph il sistema basato su algoritmi che gestisce il flusso di informazioni che si generano cliccando il famoso pulsante “like” che spopola sul web. Una banale azione come il click ad un link viene usato per tracciare la navigazione con un’ottica commerciale, in sostanza in base a ciò che ci piace e ciò che invece non ci piace il sistema cerca di associare al nostro profilo inserzioni commerciali di nostro interesse.

Uno strumento pre-potente di grande interesse per le aziende che investono in pubblicità sul network ma che rischia di risultare eccessivamente ingordo di dati personali. A sorprendere sono pure la possibilità di essere aggiunti a gruppi senza consenso. Ad aggravare la situazione vi è la continua modifica ai termini delle condizioni sulla privacy; per gli utenti diventa difficile se non impossibile aggiornare la propria “volontà” in termine di trattamento dei dati, stando di fatto in balia delle scelte imposte dall’alto. Facebook con una nota ufficiale si difende così: “La sede europea di Facebook in Irlanda gestisce la protezione dei dati in conformità alla normativa UE.

Siamo regolarmente in contatto con il commissario irlandese e ci auguriamo di poter dimostrare il nostro impegno alla corretta gestione dei dati degli utenti durante questo controllo di routine”. Zuckerberg nel frattempo si trova a dover fare i conti con una class action mossa contro il gigante Facebook, accusato di frode informatica e violazione della legge federale in materia di intercettazioni sulle reti di comunicazione elettronica, azione legale capitanata da Perrin Aikens Davis dell’Illinois.

Magra consolazione sembra l’annuncio di partnership con Websense per aumentare la sicurezza dei link pubblicati nel network attraverso la prevenzione di malware e virus.

Fonte:i-dome.com
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Aziende e irregolarità sul lavoro: prevista la reclusione


La manovra finanziaria ha introdotto nell’ordinamento italiano il “delitto di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro“, la cui fattispecie è rappresentata dallo svolgimento di «un’attività organizzata di intermediazione, reclutando manodopera o organizzandone l’attività lavorativa caratterizzata da sfruttamento, mediante violenza, minaccia, o intimidazione, approfittando dello stato di bisogno o di necessità dei lavoratori».
Per il reato si prevede la reclusione da cinque a otto anni e la multa da mille a 2.000 euro per ciascun lavoratore reclutato.

Lo sfruttamento deve essere valutato in forza di alcuni criteri: la sistematica retribuzione dei lavoratori in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali o comunque sproporzionato rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato; la sistematica violazione della normativa relativa all’orario di lavoro, al riposo settimanale, all’aspettativa obbligatoria, alle ferie; la sussistenza di violazioni della normativa in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro, tale da esporre il lavoratore a pericolo per la salute, la sicurezza o l’incolumità personale; la sottoposizione del lavoratore a condizioni di lavoro, metodi di sorveglianza, o a situazioni alloggiative particolarmente degradanti.

In più, la fattispecie comporta anche pene accessorie: l’interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche o delle imprese, il divieto di concludere contratti di appalto, di cottimo fiduciario, di fornitura di opere, beni o servizi riguardanti la pubblica amministrazione, e relativi subcontratti; l’esclusione per un periodo di due anni da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi da parte dello Stato o di altri enti pubblici, e dell’Unione europea, relativi al settore di attività in cui ha avuto luogo lo sfruttamento.

Fonte:blog.pmi.it (Roberto Grementieri)
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Ispezioni fiscali: valide anche se basate su informazioni anonime


Con una sentenza di fine settembre la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittime le ispezioni della Guardia di finanza basate su informazioni anonime. La sentenza arriva a seguito di un ricorso sulla validità di alcune ispezioni operate dalle Fiamme Gialle. Nello specifico, l’accesso degli agenti era stato contestato perchè avvertiti da informatori anonimi e perchè erano stati in ispezione per un tempo superiore a quello prescritto dalla legge.
La Corte ha riconosciuto ragione all’azienda sul primo punto, perchè è facoltà del giudice tributario controllare la congruità degli elementi forniti di valenza indiziaria che hanno dato luogo all’atto autorizzativo del PM, “non riconoscendo come tali le informazioni anonime e dichiarando illegittima l’autorizzazione ispettiva fondata in via esclusiva su tali informazioni“.

Rispetto al secondo punto, invece, secondo la Corte l’irregolarità delle ispezioni non è soggetta a sanzioni particolari. In questo caso l’unica possibilità del contribuente è quella di rivolgersi al Garante, che in seguito alla segnalazione esercita i poteri istruttori necessari richiamando gli uffici al rispetto di quanto previsto dalla legge. In casi di riscontro di eventuali comportamenti irregolari, la segnalazione verrà poi trasmessa agli organi dirigenziali per l’avvio di un eventuale procedimento disciplinare.

La sentenza è particolarmente importante perchè le informazioni anonime sono una fonte notevole di informazioni per quanto concerne fisco ed evasione. Togliere alla Guardia di finanza uno strumento di questo tipo significa privarla di un validissimo strumento di indagine; è anche vero, però, che la legge prevede il requisito dei “gravi indizi” per far scattare l’autorizzazione da parte della Procura e la Corte ha tenuto conto anche di questo (non secondario) particolare nella valutazione del ricorso presentato.

Fonte:blog.pmi.it (Francesco Mantica)
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iOS 5 download disponibile oggi


12/10 E’ disponibile da oggi, e più probabilmente da questa sera, il download del nuovo sistema operativo per iPhone e iPad, iOs5. Per passare alla nuova versione del sistema operativo basta semplicemente seguire le classiche procedure di installazione: collegare l'iPhone al computer, accedere ad iTunes, e procedere all'aggiornamento.

Una volta accettate le condizioni contrattuali, partirà il download. Perché l'installazione di iOS 5 si completi senza problemi è bene non spegnere l'iPhone e non scollegarlo dal computer. Per far interagire al meglio i dispositivi con iOS 5 è necessario anche aggiornare iTunes alla versione 10.5, già disponibile.

Con iOs5, gli utenti avranno a disposizione più di duecento funzionalità, a cominciare da quelle più importanti: PC Free, iCloud, Sincronizzazione Wi-Fi e non avranno più bisogno del cavo, per configurare, sincronizzare e aggiornare dispositivi mobili e computer, perchè iCloud permetterà anche backup e ripristino in modalità wireless.

Con l’introduzione di iOs 5 Apple rinnova anche Safari che ora mostra gli articoli web in un layout pulito e senza pubblicità, si possono salvare le pagine web in un Elenco letture e leggerle quando si vuole, mentre iCloud mantiene l’elenco aggiornato su tutti i dispositivi.

Inoltre, sull’iPad, la navigazione a pannelli permette di aprire più pagine web alla volta e passare rapidamente da una all’altra. Altra novità di iOs 5 è il servizio iMessage con cui inviare e ricevere gratuitamente messaggi di testo e immagini da altri utenti equipaggiati con iOS 5.

D’ora in poi messaggi, mail, notifiche, richieste di amicizia dai social network diventano un flusso costante sempre a portata di mano. Le nuove notifiche appaiono brevemente in alto sul display, senza interrompere quello che si sta facendo e appaiono anche dalla schermata di blocco, per leggerle basta sfiorare l’icona.

Per quanto riguarda le mail, ora si possono contrassegnare o si possono aggiungere e cancellare cartelle. Con iOS 5, infine, Twitter diventa parte integrante dei dispositivi Apple: basta un solo login da Impostazioni e si può usare Twitter direttamente da Safari, Immagini, Fotocamera, YouTube e Mappe. IOs 5 permette, inoltre, di inserire la posizione GPS nel tweet, attraverso qualsiasi applicazione.

Fonte:businessonline.it (Marianna Quatraro)
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Detrazione Verde; Ultima chance per il 36 e il 55% a formula piena


Per azzeccare la burocrazia dei bonus fiscali sulla casa, ormai, ci vuole il calendario. Tre manovre finanziarie in quattro mesi hanno cambiato diverse regole, con una serie di scadenze tutt'altro che uniformi.

Andiamo in ordine cronologico. Dal 14 maggio scorso, chi vuole ottenere la detrazione del 36% non deve più inviare la comunicazione di inizio lavori alle Entrate (ma attenzione: se i lavori sono iniziati prima di quella data, la comunicazione serve ancora, e chi non l'ha spedita in tempo perde il bonus).

Sempre dal 14 maggio, inoltre, le fatture non devono più riportare separatamente il costo della manodopera - altro adempimento dettato a pena di decadenza - e questo vale anche per la detrazione del 55% sul risparmio energetico. Dal 6 luglio, poi, la ritenuta sui bonifici è passata dal 10 al 4%: una novità che cambia poco per i proprietari, ma permetterà all'impresa di vedersi accreditare dalla banca (o dalle Poste) una somma più vicina al 100% dell'importo fatturato.

Il bonus trasferibile
Altra giornata chiave è il 17 settembre. Data a partire dalla quale, nelle compravendite di immobili ristrutturati, si può "negoziare" il trasferimento della detrazione al compratore o al venditore. In precedenza, invece, il bonus passava all'acquirente, seguendo automaticamente l'alloggio. La scelta va esplicitata nel rogito e può riguardare anche i lavori eseguiti negli anni scorsi, ma la vecchia regola vale per tutti gli atti stipulati fino al 16 settembre.

La stessa data -17 settembre - segna anche il debutto della nuova Iva standard al 21%, che in molti casi si applica anche in edilizia. Si pensi ad esempio alla parcella dell'architetto. In questo caso l'aliquota del 20% si paga solo per le fatture emesse o pagate prima del 17. In tutti gli altri casi c'è un punto in più di Iva a carico del committente.

E poi c'è la scadenza più importante, il 31 dicembre di quest'anno, termine con il quale la detrazione del 55% finirà di esistere, almeno nella forma con cui più di un milione di contribuenti l'ha conosciuta fin dal 2007. Il sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia, ha annunciato l'intenzione di prorogare per tre anni la detrazione - e il decreto per la crescita economica atteso per i prossimi giorni dovrebbe essere il contenitore legislativo adatto - ma è altamente probabile che il bonus sarà rimodulato. Le ipotesi sono un abbassamento al 41% della percentuale per alcune tipologie di lavori, la riduzione dei tetti di spesa e l'introduzione di limiti specifici per i singoli interventi (ad esempio, non più di tot euro al metro quadrato per le finestre e le coibentazioni delle pareti). Un correttivo quest'ultimo, che potrebbe anche servire per frenare alcune anomalie di spesa: il costo per la sostituzione degli infissi, ad esempio, nel 2009 in Campania è stato del 25% più elevato della media nazionale di 9.475 euro.

A conti fatti, i tre mesi scarsi da qui al 31 dicembre rappresentano l'ultima occasione per ottenere il 55% "vecchia maniera". Certo, avviare un cantiere con la stagione fredda alle porte non è possibile in tutte le case, ma vale la pena di valutare la possibilità, magari per accelerare opere già pianificate.

Dopotutto, anche con la spalmatura in dieci rate introdotta per le spese del 2011, il 55% resta molto interessante per chi vuole e può investire nella riqualificazione energetica. Per intenderci, su una spesa di 10mila euro, il Fisco ne restituisce 5.500 in dieci anni, che con un'inflazione al 3% si traducono in circa 4.800 euro "reali". A parità di costo della vita, il 36% - che è valido fino al 31 dicembre dell'anno prossimo - rimborsa solo 3.150 euro.

Il taglio delle agevolazioni
Oltre ai dubbi sulla proroga, sia sul 55% che sul 36% pende la spada di Damocle dei tagli lineari. La manovra di Ferragosto, anticipando di un anno il pareggio di bilancio, ha accelerato l'operazione di contenimento della spesa pubblica sulle tax expenditures. In pratica, se non sarà varata la riforma fiscale - o comunque un riordino complessivo dei bonus - scatterà per tutti un taglio lineare del 5% nel 2012 e del 20% nel 2013.

Come questo disegno strategico si tradurrà in concreto è presto per dirlo, ma certo è una ragione in più per cercare di rientrare nella partita di fine 2011. Per le persone fìsiche vale il principio di cassa e farà fede la data del bonifico di pagamento dei lavori. Non è diffìcile prevedere una corsa in banca a cavallo tra Natale e San Silvestro.

Fonte: Il Sole 24 Ore
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Lavoro nero, 3 milioni di addetti per 42,7 miliardi di evasione


Dopo la tragedia di Barletta, torna prepotentemente all'attenzione dell'opinione pubblica il lavoro nero. Questa piaga sociale colpisce tutto il Paese, anche se al Sud dove arriva a contare oltre il 40% del totale dei lavoratori in nero, del Pil sommerso e delle imposte evase.
Secondo un recente studio della Cgia di Mestre, è composto da quasi 3 milioni di persone l'esercito dei lavoratori in nero presenti in Italia. Con le loro prestazioni, questi lavoratori invisibili "producono" quasi 100 miliardi di Pil irregolare (pari al 6,5% del Pil nazionale), sottraendo un gettito alle casse dello Stato di 42,7 miliardi di euro all'anno.
In termini pro-capite, le imposte evase medie in capo a ciascun cittadino italiano ammontano a 709 euro.
"L'economia sommersa – afferma il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi – ha ormai assunto connotati molto preoccupanti. Tuttavia, le differenze territoriali sono evidentissime. Oltre il 40% dei lavoratori in nero, del valore aggiunto prodotto dall'economia sommersa e del gettito di imposta evasa, sono riconducibili alle Regioni del Mezzogiorno, mentre il Nordest, sempre additato come un'area ad alta vocazione al sommerso, è la macro area meno interessata da questo fenomeno".
Dallo studio emerge che la regione più a rischio è la Calabria che presenta poco più di 184.000 lavoratori in nero e un'incidenza percentuale del valore aggiunto da lavoro irregolare sul Pil pari al 18,3%.
Questa situazione, secondo l'elaborazione della Cgia, si traduce in 1.333 euro di imposte evase in capo ad ogni singolo residente della Regione Calabria.
"Con la presenza del sommerso – conclude Bortolussi – la profonda crisi che sta colpendo il Paese ha effetti economici e sociali meno devastanti di quanto non dicano le statistiche ufficiali. In particolar modo al Sud, possiamo dire che il sommerso costituisce un vero e proprio ammortizzatore sociale. Sia chiaro – prosegue Bortolussi – nessuno di noi vuole esaltare il lavoro nero spesso legato a doppio filo con forme inaccettabili di sfruttamento, precarietà e mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro. Tuttavia, quando queste forme di irregolarità non sono legate ad attività riconducibili alle organizzazioni criminali o alle fattispecie appena elencate, costituiscono in questi momenti così difficili un paracadute per molti disoccupati o pensionati che non riescono ad arrivare alla fine del mese".

Fonte:impresacity.it
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Inps: domande online per le pensioni


Domande online anche per le pensioni. Il processo sarà graduale e infatti fino al 31 gennaio 2012 le domande potranno essere richieste anche con le tradizionali modalità, ma dal 1° febbraio 2012 si seguirà esclusivamente la via telematica. È quanto comunica l'Inps, sottolineando che anche le domande di pensione e delle principali prestazioni previdenziali ed assistenziali possono essere presentate online. A decorrere dal 30 settembre 2011 è stata infatti attivata la modalità di presentazione telematica in via esclusiva di tali domande. Quelle che si potranno presentare telematicamente sono, nel dettaglio, le domande di ricostituzioni, pensioni di anzianità e vecchiaia, assegni sociali, pensioni/assegni di invalidità e inabilità (esclusi quelli di invalidità civile, cecità civile, sordità civile che sono già telematizzati), pensioni ai superstiti - reversibilità.

Spiega l'Inps: "Il processo di digitalizzazione delle domande di prestazione, che porterà al suo completamento alla totale telematizzazione dei servizi, avviene con gradualità per ciascun servizio, assicurando un periodo transitorio durante il quale le consuete modalità di presentazione continuano comunque ad essere in vigore per permettere la più ampia informazione e divulgazione delle novità riguardanti la presentazione delle domande mediante la modalità telematica. Il periodo transitorio per le domande di pensione e delle principali prestazioni previdenziali ed assistenziali durerà fino al 31 gennaio 2012, per cui dal 1° febbraio 2012 le domande potranno essere presentate esclusivamente per via telematica".

Fonte:helpconsumatori.it (BS)
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Riscossione coattiva: al via entro il 17 ottobre il recupero delle somme non versate del condono 2002


Parte il controllo dei contribuenti non in regola con le rate del condono 2002 per la riscossione coattiva entro il 31 Dicembre 2011
La Manovra di Ferragosto prevede, tra le altre, una misura per recuperare quanto definito ma non versato dai contribuenti che si sono avvalsi del Condono 2002 (Legge 289/2002). Si tratta di un ammontare totale di quasi quattro miliardi di euro ma, come illustrato dal direttore delle Entrate Attilio Befera poco più di un mese fa alla Commissione Bilancio della Camera , in pratica, al netto di procedure concorsuali già avviate e di somme inesigibili, poco più di un miliardo di euro potrebbe effettivamente ritornare alle casse dello Stato. Per questo la relazione tecnica non aveva fornito alcuna stima in termini di cassa.
Vediamo in dettaglio la novità e alcuni dubbi interpretativi sui quali si attendono chiarimenti di prassi.
Cosa prevede la nuova norma sulla riscossione coattiva?
L’art. 2, commi 5 bis e 5 ter ,della legge di conversione del DL n. 138/2011 annuncia, entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge approvata il 13 settembre 2011, una “ricognizione” dei nominativi dei soggetti che non hanno pagato per intero le somme dovute , cioè che hanno aderito al condono versando la prima rata ed hanno poi omesso i versamenti ulteriori.
Nei trenta giorni successivi l’Agenzia provvederà ad avviare la riscossione coattiva ovvero invierà comunicazioni che intimano il pagamento entro il 31 dicembre 2011. In assenza di ciò i soggetti sconteranno due conseguenze:

• una sanzione del 50% delle somme definite e non versate, oltre alle sanzioni e agli interessi già maturati . Tale sanzione deriverà da un provvedimento della Agenzia stessa.
• una stretta sui controlli fiscali sui periodi successivi a quelli condonati, per i quali sono ancora in corso i termini di accertamento , anche su attività svolte con codice fiscale diverso, ossia dopo chiusura della partita iva precedente o in forma societaria. Su quest’ultimo punto non è chiaro come sarà applicabile ad esempio sull’attività di un soggetto partecipe di una società di capitali.

I contribuenti interessati secondo il dettato letterale della legge (“somme non versate anche dopo l’iscrizione a ruolo e la notifica delle relative cartelle“) dovrebbero dunque essere solo quelli che hanno ricevuto le cartelle di pagamento già entro la fine del 2008. Qualche dubbio persiste invece nel caso di un soggetto già accertato come inesigibile dall’Agenzia per liquidazione o fallimento.
La proroga dell’accertamento ai fini IVA
La stessa legge di conversione del decreto 138/2011 prevede anche la proroga di un anno dei termini di accertamento pendenti al 31/12/2011 ai fini IVA , per i soggetti aderenti a tutti condoni regolati dalla Legge 289/2002. La norma sembra voler dare più tempo all’Agenzia per i controlli per pareggiare la pronuncia della Corte di Giustizia Europea che aveva censurato il condono IVA con sentenza C 123/06 del 17 luglio 2008, giudicandolo inapplicabile per violazione della disciplina comunitaria.
Sul tema di un eventuale proroga "a posteriori" del periodo di accertamento va tenuto conto che la posizione non è isolata o del tutto nuova. Da ricordare infatti la sentenza della Corte Costituzionale (n. 247/2011) che ha confermato la legittimità del raddoppio dei termini dell’accertamento in presenza di violazioni di carattere penale.

Fonte:fiscoetasse.com (Dott. Ernesto Zamberlan)
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Fatture false: elusione fiscale


Le fatture denominate “soggettivamente false“, ossia quelle fatte ad un contribuente diverso da quello reale, anche a fronte di un’operazione commerciale realmente esistente, costituiscono elusione fiscale. La sentenza definitiva è della Corte di Cassazione che, proprio di recente, ha respinto il ricorso di una contribuente.
“In materia di Iva - hanno spiegato gli ermellini - la nozione di fattura inesistente va riferita non soltanto all’ipotesi di mancanza assoluta dell’operazione fatturata, ma anche ad ogni tipo di divergenza tra la realtà commerciale e la sua espressione documentale, ivi compresa l’ipotesi di inesistenza soggettiva”. Se dunque le operazioni sono avvenute tra soggetti diversi da quelli documentalmente apparenti, oppure se gli acquisti di beni o servizi sono avvenuti “a nero” presso soggetti diversi dalle società compiacenti che hanno emesso le fatture, si è considerati come evasori fiscali.

C’è da aggiungere che la fattura soggettivamente falsa è spesso e volentieri usata per coprire attività criminose che vanno al di là della semplice evasione fiscale: non sono rari i casi in cui si ricorre a questo tipo di fatturazione quando si ha la necessità di acquistare beni o servizi di contrabbando, o da soggetti che, per motivi che rasentano il confine con la legalità, non possono o non vogliono apparire.

Questo rende una fattura priva di ufficialità, ed evidenzia come dietro vi possa essere un mancato pagamento dell’Iva. Questo è uno dei motivi, peraltro, per cui i giudici di legittimità affermano che la detrazione Iva è ammessa solo in presenza di fatture provenienti dal soggetto che effettua realmente la cessione o la prestazione.

Fonte:blog.pmi.it (Francesco Mantica)
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Pensione: quanto investire nei Fondi Pensione


Investire oggi nei Fondi Pensione sembra essere un’ottima scelta, se una volta terminata l’attività lavorativa si vuol continuare a mantenere lo stesso tenore di vita, mediamente buono. Ma l’investimento in questi fondi cambia a seconda dell’età in cui si iniziano a versare soldi.

Se, infatti, ad un ragazzo di 30 anni basta versare una somma di 150 euro al mese, la situazione per un cinquantenne, per esempio, cambia e lui sarà costretto a versare almeno 639 euro: queste le somme per avere una volta in pensione 500 euro al mese.

Dalle simulazioni effettuate dalla società indipendente di analisi Progetica, società di consulenza in educazione e pianificazione finanziaria, emerge, dunque, come il tempo abbia un'importanza determinante nella previdenza complementare. Dal punto di vista finanziario, la previdenza complementare è un’ottima strada, soprattutto per chi inizia a versare in giovane età.

Andrea Carbone di Profetica ha spiegato che nel campo previdenziale l’eccessiva prudenza può significare perdita di opportunità. Se si hanno di fronte a sé ancora molti anni di lavoro, iscriversi a un comparto garantito significa perdere le prospettive di performance che, nel lungo periodo, vengono offerte dai mercati. Tutte le analisi, infatti, confermano l'importanza di scegliere il comparto più coerente con il proprio orizzonte pensionistico.

Fonte:businessonline.it (Marianna Quatraro)
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Agevolati acquisti di case ristrutturate


È possibile usufruire della detrazione del 36% anche nel caso di acquisto o di assegnazione di unità immobiliari facenti parte di un fabbricato integralmente sottoposto a interventi di restauro e risanamento conservativo o di ristrutturazione edilizia da parte di imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare e da cooperative edilizie. La detrazione, attualmente del 36%, spetta su un ammontare pari al 25% del prezzo di acquisto o di assegnazione dell'unità immobiliare risultante dall'atto di compravendita o di assegnazione e comunque entro l'importo massimo di 48mila euro. Se ad esempio l'unità ha un costo di 200mila euro, la detrazione compete nel limite massimo di 48mila euro essendo il 25% di 200mila pari a 50mila euro, superiore al limite massimo previsto dalla legge. Il limite massimo su cui applicare la detrazione, attualmente a quota 48mila euro era 77.468,53 euro per gli acquisti/assegnazioni avvenuti entro il 30 giugno 2003 aventi a oggetto unità immobiliari facenti parte di edifici ristrutturati entro il 31 dicembre 2002. Dal 1° ottobre 2006 il limite massimo di spesa su cui calcolare la detrazione deve essere riferito all'unità immobiliare e non più al singolo acquirente con la conseguenza che in caso di acquisti in comproprietà il limite massimo va suddiviso tra i diversi acquirenti. La stratificazione normativa dell'agevolazione, introdotta solo per gli acquisti dell'anno 2002 e poi prorogata più volte, ha determinato la spettanza della detrazione nelle seguenti misure:

- 36% se il rogito è avvenuto dal 2002 al 2005;
- 41% se il rogito è avvenuto dal 1° gennaio 2006 al 30 settembre 2006;
- 36% se il rogito è avvenuto dal 1° ottobre 2006 al 30 giugno 2007, sempreché i lavori di ristrutturazione siano stati ultimati entro il 31 dicembre 2006;
- 36% se il rogito è avvenuto dal 1° gennaio 2008 al prossimo 30 giugno 2013 sempreché i lavori di ristrutturazione siano stati eseguiti dal 1° gennaio 2008 al 31 dicembre 2012.

Non è stato possibile fruire della detrazione in relazione agli acquisti di immobili oggetto di interventi di recupero effettuati nel 2007. La detrazione deve essere ripartita in 10 rate annuali di pari importo con la possibilità, per i contribuenti tra 75 e 80 anni, di suddividere la detrazione in 5 e 3 quote annuali. Non vi sono limitazioni alle forme di pagamento che possono avvenire anche con modalità diverse dal bonifico bancario o postale e quindi utilizzando ad esempio gli assegni o altri mezzi di pagamento. La detrazione spetta anche in caso di acquisto di un diritto reale di godimento parziale (ad esempio l'usufrutto) e deve essere riconosciuta nei limiti della spesa effettivamente sostenuta in relazione al valore dei diritti acquistati dai singoli contribuenti quali risultano dall'atto di compravendita o di assegnazione del diritto immobiliare. La detrazione deve essere indicata nella dichiarazione dei redditi relativa all'anno in cui è stato stipulato l'atto di acquisto o ricevuta l'assegnazione dell'abitazione. Nel caso di pagamenti in acconto, la detrazione può essere fruita nella dichiarazione relativa all'anno in cui sono stati effettuati i versamenti e questi concorrono alla formazione del limite massimo su cui calcolare la spesa di 48mila euro.

Fonte: Il Sole 24 Ore
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Accertamento esecutivo, Federconsumatori e Adusbef: le nuove norme non ci piacciono affatto


"Le dichiarazioni di Equitalia tendenti a banalizzare e tranquillizzare i cittadini rispetto alle nuove norme che sottintendono al recupero di pagamenti fiscali o previdenziali non ci convincono affatto." E' quanto sostengono Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef, in risposta alla nota con la quale l'ente di riscossione precisa che "non ci sarà nessun pignoramento al 61° giorno dalla notifica dell'accertamento da parte dell'Agenzia dell'entrate, ma devono trascorrere, per legge, almeno 9 mesi prima che si possa avviare qualsiasi procedura in tal senso. Il contribuente ha 60 giorni per fare ricorso o per pagare e, trascorsi altri 30 giorni dalla scadenza, il recupero delle somme è affidato a Equitalia. Da questo momento per 180 giorni è sospesa ogni azione esecutiva. A conti fatti, quindi, passano 270 giorni (60+30+180)".

Se Equitalia sostiene che da giorni ci sia un "ingiustificato allarmismo", i Presidenti , invece, puntano il dito verso il nuovo provvedimento e sostengono che "per prima cosa l'accorpamento tra avviso di accertamento e cartella esecutiva produce un effetto di forte restrizione dei tempi per il cittadino che, di fronte a un avviso, deve avere a disposizione il tempo di verificarne l'esattezza e quindi di rendere più comprensibile, attraverso ricerche ed approfondimenti, quanto riceverà nella cartella esattoriale" .In secondo luogo - aggiungono - il ricorso che il cittadino eventualmente deciderà di fare costerà un'anticipazione del 30% sulla cifra richiesta. Relativamente a questo punto non ci piacciono per nulla le affermazioni circa una diminuzione della percentuale di pagamento anticipato, scesa dal 50% al 30%. Le regole antecedenti, infatti, prevedevano un pagamento anticipato pari a zero. Infine, anche la dichiarazione per cui il pignoramento dei beni avviene per norma dopo 180 giorni è inficiato da una clausola che permette la discrezionalità per l'operatore di intervenire per applicare le norme di pignoramento".

Fonte:helpconsumatori.it (VC)
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Censimento: istruzioni, scadenze, problemi compilazioni


Al via la compilazione del 15esimo Censimento generale della popolazione 2011. Da ieri, 9 ottobre, venticinque milioni di famiglie, quasi 61 milioni di cittadini, fra italiani e stranieri, avranno il compito, obbligatorio, di compilare un questionario per fare il punto sulla loro vita quotidiana.

Il questionario può essere compilato online, ricordiamo che da oggi il sito è tornato a funzionare senza problemi dopo gli intoppi di ieri che ne hanno bloccato il funzionamento a causa del sovraffollamento di connessioni, e in versione cartacea ed entrambe dovranno essere riconsegnate dal 10 ottobre al 20 novembre.

Chi ha scelto la versione cartacea dovrà riconsegnare il questionario compilato negli uffici postali o nei Centri di raccolta allestiti dai Comuni. Se ci si dimentica di consegnarlo entro il 21 novembre, fino al 29 febbraio 2012 i Comuni metteranno in campo i cosiddetti rilevatori, cioè persone incaricate di recuperare i questionari non ancora restituiti.

Per chi dovesse avere dubbi o difficoltà sulla compilazione del questionario, potrà consultare la guida alla compilazione sul sito censimentopopolazione.istat.it o chiamare il numero verde gratuito 800.069.701 (attivo dal primo ottobre 2011 al 29 febbraio 2012, con l'eccezione del 25 dicembre 2011 e del primo gennaio 2012), oppure rivolgersi a uno dei 215 Census point, punti informativi allestiti in centri commerciali, cinema e stazioni ferroviarie dei primi 100 Comuni più popolosi d'Italia.

Il questionario è composto da due liste (A e B) e da due Sezioni (I e II). Nella Lista A devono essere inseriti tutti i componenti della famiglia, cioè tutte le persone che hanno dimora abituale nell'alloggio, anche se assenti alla data del Censimento.

Le persone della famiglia devono essere elencate nella Lista A secondo il seguente ordine: intestatario del Foglio di famiglia (persona a cui è intestata la scheda di famiglia in Anagrafe); coniuge dell'intestatario o convivente in coppia con l'intestatario; figli non sposati (dal più grande al più piccolo); figli sposati e loro familiari; altri parenti o affini dell'intestatario del Foglio di famiglia; e altre persone conviventi senza legami di parentela.

Nella Lista B, invece, vanno inserite tutte le persone eventualmente e temporaneamente presenti nell'alloggio alla data del Censimento. Passando alle Sezioni I e II, la I contiene domande sulla famiglia e sull'alloggio, mentre la II contiene domande a cui devono rispondere tutti i componenti della famiglia: ogni persona inserita nella Lista A deve compilare un Foglio individuale della Sezione II, rispettando l'ordine secondo il quale le stesse figurano nella Lista A.

Fonte:businessonline.it (Marianna Quatraro)
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Caro-vita, in Italia spesa giornaliera incide per l'80% su reddito medio


Secondo uno studio dell'Adoc, che ha analizzato i costi della vita in 7 Paesi europei, gli italiani spendono ogni giorno in media 37 euro per la colazione, il pranzo, la cena, i trasporti, il cellulare, le spese per la casa. La media europea è inferiore dell'1,6%, ma il dato più preoccupante emerge rispetto al reddito: in Italia la percentuale di incidenza è dell'80% mentre la media europea del 62,90%.

Gli italiani spendono in media ogni giorno circa 37 euro e cioè il 79,5% del proprio reddito quotidiano al netto delle tasse. Calcolando le spese per la colazione (circa 2 euro), il pranzo fuori casa (oltre 11 euro), la cena a casa (11,60 euro), il trasporto privato (5,40 euro) o quello pubblico (2 euro), il cellulare (1,50 euro per 10 minuti di chiamate), le spese per la casa (in media 5 euro), la Tv pubblica (0,30 euro) o il cinema (7,50 euro), una giornata tipo in Italia costa l'1,6% in più rispetto alla media europea ed ha il maggiore impatto sul reddito che in altri Paesi.

E' quanto emerge da uno studio dell'Adoc che ha analizzato i dati sul costo della vita in 7 paesi europei: Italia, Francia, Germania, Spagna, Inghilterra, Svezia e Repubblica Ceca. Il reddito medio mensile, in Italia, è di 1.410 euro (netti) che diventano quindi 47 euro al giorno; i tedeschi hanno il reddito più alto, con 2.580 euro mensili, pari ad 86 euro giornalieri, mentre quello più basso si registra in Repubblica Ceca: 810 euro al mese e 27 al giorno.

Mentre un italiano spende in media ogni giorno 37,40 euro, un tedesco ne spende 35,10 e un ceco 25,40. Certo in Inghilterra, Francia e Svezia si spende di più, rispettivamente 45,65 euro, 41 euro e 39,40, ma gli inglesi, i francesi e gli svedesi guadagnano molto di più (2.570 euro in Inghilterra, 2.180 in Francia e 1.930 in Svezia).

Infatti una giornata pesa per il 79,50% sul reddito del cittadino italiano, mentre pesa molto meno sui redditi dei tedeschi (40,70%), sui redditi degli inglesi (53%), sui redditi dei francesi (56,13%) e degli svedesi (61,57%). Escludendo la Repubblica Ceca, dove la spesa giornaliera incide per il 94%, l'Italia è il paese dove la spesa quotidiana pesa di più sul reddito: la media europea è del 62,90%.

"Il carovita sta paralizzando i consumatori italiani - dichiara Carlo Pileri, Presidente dell'Adoc - una giornata tipo, in media, costa poco meno di 40 euro, circa il 2% in più della media europea. Ma l'impatto sul reddito è devastante, dato che le spese giornaliere assorbono il 79,5% dello stipendio. Un italiano, lavoratore dipendente, guadagna al netto delle tasse circa 1400 euro al mese, mentre in Germania e in Inghilterra la stessa tipologia di lavoratore guadagna più di 2500 euro al mese, una differenza abissale dell'82,9%".

"Una differenza importante sul costo della vita deriva dalla scelta di utilizzare l'auto o i mezzi pubblici per andare al lavoro. Scegliendo l'auto si spendono quasi 5 euro in più al giorno, ossia 150 euro in più al mese - aggiunge Pileri - Se poi ci si volesse concedere un relax dopocena, come il cinema, l'impatto sul reddito sale, sfiorando il 93%. In Italia solo i costi della colazione, del canone, del trasporto pubblico di linea, del cinema e delle chiamate da rete mobile sono inferiori alla media europea, al contrario delle utenze domestiche (luce, acqua, gas e rifiuti), del trasporto privato, della ristorazione e della spesa alimentare. Non a caso questi ultimi sono i settori, peraltro relativi a beni primari e indispensabili, dove negli ultimi anni si sono registrati i maggiori rincari. Sommando i rincari alla stagnazione e all'inadeguatezza degli stipendi, la beffa è evidente e il quadro è completo. Per i cittadini italiani la crisi si sente molto di più che negli altri Paesi europei".

Analizzando le singole voci emerge come in Italia la spesa maggiore sia destinata agli alimentari. "Abbiamo cercato di analizzare i costi di una giornata tipo di un cittadino europeo - continua il Presidente dell'Adoc - partendo dalla colazione al bar per finire con una serata al cinema o a casa. Di prima mattina l'italiano ha l'oro in bocca, dato che spende circa la metà di un qualsiasi altro cittadino in Europa. Ma è solo un'illusione. Se per andare e tornare dal lavoro si sceglie l'auto, un italiano spende in media 6,50 euro al giorno per benzina e rcauto, solo in Inghilterra si spende di più. Diverso il discorso se si utilizza il trasporto pubblico di linea, che costa circa la metà che in Europa ma, al contempo, pecca in efficienza e qualità".

E veniamo al pranzo fuori casa con un primo, contorno e caffè: il costo media è di oltre 11 euro, 50 centesimi in più della media europea e ben il 41% in più che in Germania. "Riguardo le utenze domestiche - conclude Pileri - in Italia si spendono circa 5 euro al giorno, poco più che in Europa, per il canone pubblico la spesa è inferiore rispetto alla media europea, solo in Spagna, dove non è previsto, e in Repubblica Ceca il costo è minore. Gli italiani risparmiano sulle chiamate dalla rete mobile, 10 minuti costano in media 1,50 euro, il 30% in meno della media europea. Riguardo la spesa alimentare, i consumatori italiani spendono poco meno di 12 euro al giorno, il 4% in più che i Europa. Ma se decidono di andare al cinema risparmiano ben il 22%".

Fonte:helpconsumatori.it (GA)
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