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News e Fax > Archivio 2011 > Ottobre 2011
Elenco news :
Le PMI italiane sempre più “on the cloud”
Telefonini assolti, non causano tumore al cervello
Dl Sviluppo; Premiate le pmi che investono
Piano casa: sottoscritti 14 accordi di programma con le regioni
Un taglio alle tariffe telefoniche: firma la petizione
Agricoltura; Sbloccati i fondi per la promozione all’estero
Sviluppo, Dal 2013 pagelle on line, biglietto bus elettronico
Ricerca; Recuperabile il vecchio bonus
Iva sulla TIA, Federconsumatori ottiene i primi rimborsi a Genova e Siena
Imprese minori: quando redigere il bilancio in forma abbreviata?
Concordato fiscale: come funziona. Regole adesione, controlli e pagamenti
Iva 21%, più tempo per rimediare agli errori di aliquota
Il mancato o ritardato versamento INPS è reato
Btp legati all'inflazione: investire nella crisi conviene
Cassazione: giro di vite contro le promozioni facili in cambio di 'regali'
Sviluppo e PMI: si procede lentamente
Accertamento esecutivo, Federcontribuenti Veneto: la scure colpisce parte onesta del Paese
Lo scorporo dell'IVA al 20 o al 21 segue gli acquisti
Contabilità irreperibile: il contribuente deve recuperare le fatture
Ripresa lenta: l'UE bacchetta l'Italia
Scandalo bond irlandesi: 1 cent per 1000 euro
Incentivi "Verdi"; Arriva il fondo perequativo
Smartphone ‘spioni’: quelle strane comunicazioni notturne tra l’iPhone e i server della Apple
Piano casa "bis", le modifiche regionali
Equitalia: tre numeri verdi, linee operative 24 ore su 24
Decreto Sviluppo e agevolazioni per Pmi: bonus Ricerca e assunzioni al Sud
iPhone 4s: boom di vendite. I prezzi in Italia
Censimento e disservizi: Codacons, risarcimento danni di 50 euro per gli utenti
Caritas: in aumento i 'nuovi poveri', +13,8%
Italia-programmi beffa l'Antitrust. Nuova denuncia dell'Aduc
Le PMI italiane sempre più “on the cloud”
Un numero crescente di imprese è sempre più attratto dalla migrazione da servizi desktop a servizi di cloud computing, in cui il software è caricato su un server e usufruito mediante la rete. Questa soluzione appare particolarmente indicata al fine di permettere un contenimento dei costi e una più facile gestione. Vengono infatti evitati gran parte degli interventi di assistenza, che possono essere compiuti da remoto, così come gli aggiornamenti che avvengono in modo automatico online. Le possibilità di upgrade dei servizi, in base alle esigenze di ciascuna azienda sono rese quanto mai di facile applicazione permettendo agli addetti di dedicarsi a quello per cui le imprese sono nate: il business. Efficienza e flessibilità sono l'anima del cloud computing, che permette oltre ad un'ottimizzazione.
Il panorama della “nuvola” si arricchisce oggi della nuova proposta commerciale di Telecom Italia, denominata Itis che si configura all'interno del pacchetto Suite Ospit@. Il primo operatore telefonico in Italia mira non solo a fornire servizi calibrati sulle esigenze delle singole imprese, ma anche ad instaurare un rapporto di partnership con loro, garantendo trasferimento di know-how e contando sulla professionalità e la conoscenza del territorio della propria rete di partner commerciali.
Per le aziende non sarà più necessario acquistare server privati, potranno infatti essere utilizzati quelli presenti nei data center sparsi nel territorio gestiti da Telecom, superando problemi legati alla manutenzione e alla gestione fisica. Il risparmio arriva anche sul fronte dell'energia: i server necessitano di gruppi di continuità e impianti di raffreddamento sempre più onerosi. Le casse dell'azienda possono contare su spese certe e ben definite, grazie al cloud computing non si dovranno sostenere spese extra non preventivate che a volte possono mettere in ginocchio i budget aziendali. I servizi che Telecom propone sono stati testati dall'azienda stessa: “dopo tre anni di esperienza interna abbiamo iniziato a proporre il Cloud Computing di Ospit@ anche al di fuori della nostra realtà” - ha spiegato Marco Parisi, ITtservics marketing business di Telecom.
Roberto Lorenzetti, ad di Siseco (azienda che si occupa di realizzare soluzioni informatiche personalizzate aggiunge: “Il risparmio è visibile soprattutto nei confronti degli acquisti dei server fisici che hanno un costo medio di 3-4 mila euro” - proseguendo - “L'unico costo per i clienti è un canone mensile, che viene dimensionato in base alle esigenze e che può essere disdetto in ogni momento senza alcuna penale”.
Il numero di server virtuali già attivati nell'ambito dell'offerta Ospit@ Virtuale (pensato per le piccole e medie imprese) e Hosting Evoluto (soluzione analoga per le aziende medio-grandi) ammonta a oltre 1.700 a dimostrare il successo della proposta. Le imprese appaiono sempre più ricettive nei confronti di proposte all'avanguardia che permettano una facile gestione e un approccio semplificato ma allo stesso tempo performante con le nuove tecnologie al servizio del business.
Ospit@ è gestibile interamente mediante console virtuale online e offre sistemi di reportistica per tenere sotto controllo il server, fornendo la possibilità di variare la banda a disposizione, monitorare le prestazioni, fornire backup e storage virtuale
Fonte:i-dome.com (Mirko Zago)
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Telefonini assolti, non causano tumore al cervello
C'é chi vive col telefonino in mano, chi il telefono fisso non si ricorda più cos'é: l'uso dei telefonini è così invalso in tutti i campi della nostra vita e a più riprese ci si è chiesto se le onde emesse dai cellulari siano pericolose per la salute. Ma forse il pericolo è scongiurato, i telefonini non aumentano il rischio di cancro al cervello o più in generale al sistema nervoso centrale, anche se li si utilizza abitualmente da oltre 10 anni. Il dato rassicurante arriva da un maxi-studio dalle dimensioni senza precedenti sia per numero di individui considerati sia per gli anni di durata dello stesso, condotto in Danimarca da Christoffer Johansen della Cancer Society di Copenhagen (già autore di altri studi sul tema) e Patrizia Frei dell'istituto di Epidemiologia dei Tumori di Copenhagen. L'indagine epidemiologica, che ha coinvolto 358.403 possessori di telefonini seguiti mediamente per 18 anni, è stata pubblicata sul British Medical Journal. Lo scorso maggio l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), facente capo all'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ha dichiarato che le onde radio di frequenza compatibile con quella delle onde emesse dai telefoni cellulari sono potenzialmente cancerogene, assegnando alle onde dei telefonini una pericolosità di livello 2B.
Ma il dibattito su telefonini e tumori resta aperto da anni e, tra allarmi e smentite, il verdetto finale ancora non c'é. Intanto il numero di persone che usa il cellulare è in continuo aumento con oltre 5 milioni di "nuovi adepti" nel mondo solo nel 2010. Molti sono gli studi condotti sinora sul tema, alcuni indicatori di un possibile aumento di rischio cancro. Ma il problema di questi studi è stato sempre il tipo di approccio usato, il numero troppo esiguo di individui coinvolti, la brevità dello studio. Di recente lo studio Interphone voluto proprio dall'OMS, non arrivava a nulla di certo: con risultati comunque non definitivi, quantomeno aveva il pregio di essere stato condotto su un gran numero di persone. Lo studio danese sembra offrire maggiori sicurezze ed essere, forse, considerabile anche conclusivo per il vasto campione di individui coinvolti.
Gli esperti hanno monitorato per tantissimi anni la salute di un vasto gruppo di persone e non hanno rilevato alcuna associazione tra telefonini e tumori. Nel corso del periodo di follow up (1990-2007) sono stati registrati 10.729 casi di tumore al cervello ma non è emersa alcuna differenza di rischio tra coloro che utilizzano il telefonino da molti anni e coloro che non lo usano mai. "Lo studio danese - spiega Frei intervistata dall'ANSA - ha alcuni punti di forza rispetto ai precedenti studi. Per esempio noi non ci siamo basati su informazioni soggettive (e quindi potenzialmente inattendibili) da parte dei partecipanti. Noi abbiamo usato dati sugli abbonamenti a gestori di telefonia mobile (quindi non c'é stato bisogno di porre domande ai singoli partecipanti) e questo da una parte è stato un limite perché non ci ha permesso di sapere quanto assiduamente ciascuno usava il cellulare e quindi valutare i casi di persone che ne fanno un forte uso". "Nel nostro studio non abbiamo trovato aumenti di rischio tumori del sistema nervoso centrale - prosegue l'esperta - ma ci sono ancora domande aperte come il rischio per coloro che usano moltissimo il cellulare o che lo usano da più di 15 anni (questo studio considera un uso medio di 13 anni) e poi i dati sui bambini restano limitatissimi". Ma nonostante questi limiti, conclude Frei "non abbiamo trovato un aumento di rischio tumore per persone che usano il cellulare da oltre 10 anni, nemmeno un rischio aumentato di glioma temporale, che è il tumore per il quale, proprio per la sua localizzazione nel cervello, sarebbe più plausibile aspettarsi un collegamento con l'uso dei cellulari".
Fonte:ansa.it
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Dl Sviluppo; Premiate le pmi che investono
Previsti incentivi per la nascita di nuove imprese innovative che presentano programmi di investimento volti a introdurre o sviluppare innovazioni di processo o di prodotto nel campo delle tecnologie digitali. Potranno essere destinate anche ad attività finanziate da programmi comunitari le agevolazioni concesse dal Fondo per la ricerca (Far). Dovranno essere utilizzati per concedere contributi a fondo perduto ai Contratti di ricerca strategici una parte dei rientri del Far. Sono queste le principali novità in materia di incentivi all'innovazione a alla ricerca che emergono dal testo del decreto sviluppo ormai in dirittura.
Aiuti a pmi innovative
Sono previsti incentivi per favorire la nascita di nuove pmi innovative. I fondi saranno attinti da quelli inizialmente destinati a favorire l'afflusso di capitale di rischio verso piccole e medie imprese innovative localizzate nelle aree sottoutilizzate, come previsto dalla legge 311/2004 art. 1 comma 222. Allo scopo potranno essere utilizzati sia i fondi non utilizzati, sia quelli che sono soggetti a rientrare dopo un primo utilizzo. Le risorse saranno attinte, quindi, dallo strumento, nato nel 2004, che promuoveva l'impegno della presidenza del Consiglio nella sottoscrizione di quote di fondi comuni di investimento promossi e gestiti da una o più società di gestione del risparmio (Sgr) e finalizzati a investire capitale in pmi innovative.
I fondi saranno destinati a favorire la creazione e lo sviluppo di piccole e medie imprese innovative, a fronte di programmi di investimento volti a introdurre o sviluppare innovazioni di processo o di prodotto con tecnologie digitali. Questo nuovo strumento di incentivazione sarà disciplinato con un apposito decreto del ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, Renato Brunetta, da emanarsi nei 60 giorni successivi all'approvazione del decreto sviluppo.
I soggetti ammessi a programmi comunitari potranno accedere anche al Far
Si amplia la platea dei soggetti che possono accedere al Fondo agevolazioni per la ricerca (Far), grazie a una modifica del dlgs 297/99. Si vanno ad aggiungere ai soggetti ammissibili stabiliti dal dlgs, anche i soggetti che hanno i requisiti utili per partecipare ai bandi previsti dai regolamenti comunitari. Viene specificato che questo si applica per quanto riguarda le attività svolte nel quadro di programmi dell'Unione europea o di accordi internazionali. Queste attività, inoltre, si aggiungono a quelle finanziabili tramite il Far, sulla base di progetti autonomamente presentati da soggetti industriali, assimilati e associati, nonché sulla base di progetti cofinanziati dall'Unione europea a seguito di bandi internazionali di ricerca.
Contributi a fondo perduto per i «Contratti di programma per la ricerca strategica»
I Contratti di programma per la Ricerca Strategica potranno erogare contributi a fondo perduto attingendo sulle risorse del Fondo agevolazioni alla ricerca (Far). Il decreto sviluppo in discussione stabilisce infatti che una quota pari al 40% delle disponibilità complessive derivanti dai rientri dei finanziamenti agevolati concessi sul Far potrà essere utilizzata per la concessione di incentivi nella forma di contributo nella spesa. I Contratti di programma per la ricerca strategica sono stati istituiti dalla legge 106/2011 con l'intenzione di qualificare e rendere tempestiva l'individuazione e l'attuazione di iniziative e progetti strategici, di rilevante interesse, per la promozione ed attuazione di investimenti in materia di ricerca scientifica e tecnologica e sviluppo sperimentale.
Fonte: ItaliaOggi
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Piano casa: sottoscritti 14 accordi di programma con le regioni
Sulla base di quanto previsto dal piano nazionale di edilizia abitativa, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha sottoscritto 14 accordi di programma con le regioni. Gli accordi riguardano le Marche, il Molise, l'Emilia Romagna, la Toscana, la Puglia, la Basilicata, l'Umbria, il Piemonte, la Lombardia, il Veneto, la Liguria, la Sardegna, la Sicilia, la Campania e la Provincia Autonoma di Trento. Come si legge in un comunicato stampa di Palazzo Chigi si parla di "2,7 miliardi di euro tra investimenti pubblici e privati per realizzare 15200 alloggi da destinare prioritariamente a nuclei familiari a basso reddito, a giovani coppie, agli anziani, agli studenti fuorisede, agli sfrattati non per morosità, agli immigrati regolari a basso reddito residenti da 10 anni in Italia". La Conferenza Unificata Stato, Regioni e Autonomie locali e il Cipe hanno già approvato i programmi.
Fonte: StudioCataldi.it (N.R)
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Un taglio alle tariffe telefoniche: firma la petizione
In Italia paghiamo 5,3 centesimi di euro per ogni minuto di chiamata da fisso o cellulare verso un operatore telefonico diverso dal nostro. In Francia il costo è di 2 centesimi; quello pagato in Italia è superiore del 50% rispetto alla media europea. Le tariffe che scattano quando si chiama fra operatori diversi (dette "di terminazione mobile") alla fine le paghiamo noi.
Firma la petizione
Altroconsumo e gli utenti chiedono un taglio netto delle tariffe di terminazione mobile con la petizione su www.abbassalatariffa.it. Le firme raccolte saranno inviate all'Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), sollecitata più volte anche dalla Commissione europea a tagliare costi così alti. Costi non più necessari perché superati dall'evoluzione tecnologica del mercato.
Gli utenti di telefonia italiani vogliono poter avere accesso ai servizi a costi in linea con i concittadini del resto d'Europa.
Fonte:altroconsumo.it
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Agricoltura; Sbloccati i fondi per la promozione all’estero
Con un decreto del ministero dell’Economia, il Governo sblocca la propria quota di finanziamento per la promozione dei prodotti agricoli sul mercato nazionale e nei Paesi che non fanno parte dell’Unione Europea. Per la prima misura sono a disposizione 700.320 euro mentre per l’accesso a nuovi mercati lo stanziamento ammonta a 585.992 euro.
La quota a carico dello Stato è parte dei 6,4 milioni di euro già assegnati dalla comunità europea per finanziare progetti presentati da organizzazioni dei produttori agricoli. A breve, invece, sarà possibile presentare le proposte relative alla stagione 2012.
Le misure
Perché vengono concessi questi fondi? Tutto parte dall’importanza che nel contesto commerciale di oggi ha assunto l’aspetto relativo alla comunicazione. In pratica risulta inutile disporre di prodotti altamente qualitativi e salutari se poi il mercato non ne è a conoscenza. Partendo da questo principio la comunità europea ha avviato, già dal 2007, azioni a sostegno delle imprese agricole che hanno esigenza di mettere in vetrina i propri prodotti. Spostando l’attenzione sulla Campania si può dire che le misure sono a vantaggio tanto dell’industria della trasformazione, che soprattutto per quanto riguarda i pomodori ha sempre più bisogno di trasmettere ai mercati il livello di eccellenza e certificazione delle proprie lavorazioni, quanto di altri ambiti tipici dell’agroalimentare. Si pensi per esempio ai settori olivicolo, vitivinicolo, ortofrutticolo oppure ancora alle produzioni di mozzarelle e latticini, castagne e frutta. In Campania il business dell’agricoltura muove miliardi di euro ogni anno per cui si comprende l’importanza degli interventi a sostegno dell’aspetto promozionale.
Fonte: Il Denaro
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Sviluppo, Dal 2013 pagelle on line, biglietto bus elettronico
"Apprendiamo con preoccupazione l'ipotesi di un decreto sullo sviluppo a costo zero e senza vere riforme. Questo non può essere assolutamente condiviso. Occorre che il governo dia una risposta convincente al grido di allarme del mondo del lavoro e delle imprese". Lo affermano Adolfo Urso, Andrea Ronchi e Pippo Scalia.
Per il decreto Sviluppo "non c'é la possibilità di fondi importanti. Ci sono problemi da risolvere", afferma il premier Silvio Berlusconi, aggiungendo: "Non credo che l'imprenditore più capace degli ultimi decenni sia improvvisamente incapace di decidere". "Spero di poter annunciare qualcosa in settimana. Comunque quanto prima", afferma Berlusconi. E il concordato fiscale? "Abbiamo anche discusso anche di questo - risponde - ma sui contenuti non posso entrare nei dettagli".
BERLUSCONI,GOVERNO SENZA POTERI,PUO'SUGGERIRE - "L'architettura istituzionale del Paese non da al governo alcun potere. Non abbiamo poteri. Possiamo solo suggerire provvedimenti". Così Silvio Berlusconi. "E' inutile suggerire provvedimenti se sappiamo già che non avrebbero ricezione nelle forze politiche che devono approvarle. Bisognerà pure interpellarle"
VERTICE DA BERLUSCONI CON TREMONTI A P.GRAZIOLI - Vetrtice a Palazzo Grazioli, sul decreto sviluppo con il Premier Silvio Berlusconi, il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, il Ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli e il segretario del Pdl, Angelino Alfano
DL SLITTA, NODO RISORSE, SPUNTA CONCORDATO
Si allungano ancora i tempi del decreto sviluppo. Il provvedimento era atteso al consiglio dei ministri di questa settimana, ma con ogni probabilità il dl non sarà pronto per l'appuntamento di Palazzo Chigi. I ministeri e lo stesso presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sono al lavoro sulle misure, tra cui sembra spuntare come ultima ipotesi quella di un concordato con la Svizzera, ma nonostante il ritorno in pressing delle imprese, per il premier fretta non ce n'é. "Il provvedimento sarà varato - ha spiegato il Cavaliere - quando il testo sarà convincente, non c'é nessuna fretta".
Per il ministro degli Esteri, Franco Frattini, è essenziale rispettare almeno la scadenza di fine mese o sarà troppo tardi, ma per Berlusconi l'essenziale è trovare gli stimoli giusti per sviluppo e crescita. Il nodo fondamentale da sciogliere resta però quello delle risorse. Secondo le ultime indicazioni della maggioranza sarà difficile ottenere un decreto a costo zero, ma, come spiegato anche in questo caso da Berlusconi, "i soldi non ci sono". "Dobbiamo inventarci qualcosa", ha detto il premier. Sul "qualcosa" permane ancora molta incertezza, nonostante i ministri interessati e il Cavaliere si siano appositamente riuniti in serata a Palazzo Grazioli. L'ipotesi di una forma di condono per reperire fondi non è mai stata del tutto seppellita. Dal vertice serale è infatti emersa l'idea di un concordato con la Svizzera (sulla falsariga di quello già siglato da Germania e Gran Bretagna), che potrebbe portare nelle casse dello Stato circa 5 miliardi di euro. Immediata però la smentita ufficiale del governo, affidata al ministro del Welfare Maurizio Sacconi: "non c'é nessun condono fiscale, né diretto né indiretto, né velato", ha sottolineato, lanciando anche un messaggio di pacificazione politica.
Al decreto, secondo il titolare del Lavoro, starebbero infatti lavorando tutti i ministri interessati, compreso Giulio Tremonti. Per reperire fondi l'idea dell'introduzione della patrimoniale, accettata persino dal mondo bancario e imprenditoriale, è stata invece bocciata a Berlusconi in prima persona. Passi avanti saranno in compenso probabilmente fatti sul mondo del lavoro e sulle semplificazioni. Il ministero del Welfare ha già annunciato misure per l'apprendistato e per incoraggiare il telelavoro, soprattutto nel momento della nascita dei figli, oltre a semplificazioni in arrivo per favorire le assunzioni. La 'decertificazione' sarebbe invece tra le misure clou in quota al ministero della P.A., mentre difficoltà starebbe incontrando la concessione di incentivi fiscali alla realizzazione di infrastrutture. Punto fondamentale intorno al quale ruoterebbero interventi a corredo per favorire il project financing. "Ci saranno misure fortissime di deregolazione per accelerare gli investimenti in infrastrutture - ha aggiunto Sacconi - e verranno riassegnate le risorse del Cipe". Nessuna traccia invece di interventi sulle pensioni, liberalizzazioni e imposte sui patrimoni. Misure che rientravano nel manifesto presentato dal mondo imprenditoriale e rimasto, a quanto pare, lettera morta. Le imprese, tagliate fuori dai tavoli di confronto dopo il passaggio della gestione del dl dall'Economia allo Sviluppo economico, sono tornate infatti oggi a far sentire con forza la propria voce, chiedendo al governo di fare presto, perché "il tempo è scaduto". La tensione sale anche nelle fila dell'opposizione: "l'unica cosa che il governo può fare è passare la mano - insiste il segretario del Pd, Pierluigi Bersani - non credo che il governo sia in condizione di fare quello che non ha fatto in tre anni". A slittare non è del resto solo il testo sullo sviluppo. E' arrivata solo nel tardo pomeriggio al Senato la legge di Stabilità, nonostante la legge preveda la presentazione entro il 15 ottobre. L'annuncio dell'arrivo è stato comunicato dal presidente del Senato, Renato Schifani in aula spiegando che giovedì pomeriggio si aprirà la sessione di bilancio.
Fonte:ansa.it
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Ricerca; Recuperabile il vecchio bonus
Chi ha realizzato attività di ricerca e sviluppo "avviata" prima del 29 novembre 2008 - e non avesse indicato nella relativa dichiarazione dei redditi le spese sostenute a causa di un originario diniego all'assegnazione delle risorse, poi rettificato dal fisco - può utilizzare nel 2011 (direttamente in F24) il relativo credito d'imposta e sana gli "obblighi dichiarativi" in Unico 2012. È quanto si desume, in sintesi, dalla risoluzione n. 100/E, di ieri dell'agenzia delle Entrate. Più in dettaglio, la fattispecie affrontata è quella di un contribuente che aveva presentato al Centro operativo di Pescara il formulario FRS (con gli investimenti in ricerca alla data del 28 novembre 2008) e aveva ricevuto un originario diniego del nulla-osta alla fruizione del credito d'imposta in questione per esaurimento delle risorse disponibili. Ritenendo, pertanto, di aver perso definitivamente il diritto all'incentivo, il contribuente non aveva indicato - nella dichiarazione dei redditi relativa alle annualità in cui aveva sostenuto i costi per investimenti in attività di ricerca - né questi ultimi né l'ammontare del relativo credito di imposta maturato.
Il legislatore ha però reperito nuove risorse da destinare proprio ai contribuenti esclusi in modo da consentirgli di avere anch'essi accesso all'incentivo. Il credito di imposta, però, doveva «essere indicato nella relativa dichiarazione dei redditi». Il decreto interministeriale n. 76 del 28 marzo 2008 aveva decretato che l'indicazione dei costi nel relativo modello Unico andasse fatta «a pena di decadenza». Il contribuente quindi: aveva diritto a un bonus automatico; aveva effettuato investimenti; gli era stato poi comunicato che per fruire dell'incentivo doveva "prenotarlo"; era arrivato tardi alla gara telematica e si era trovato nell'impossibilità di spendere un incentivo a cui aveva diritto. Ritenendo il diniego delle risorse "definitivo", non aveva indicato in Unico le spese in ricerca sostenute. Con la risoluzione di ieri, l'agenzia stabilisce che la società potrà, a decorrere dall'anno 2011, utilizzare in compensazione mediante Modello F24 - indicando sempre "2011" come anno di riferimento - il credito d'imposta nella percentuale massima consentita (in questo caso, 47,53%). Chiarito anche che, nell'ipotesi di investimenti realizzati in misura inferiore all'importo indicato nel formulario FRS, l'ammontare del credito di imposta cui applicare la percentuale massima deve essere calcolato sulla base degli investimenti effettivamente realizzati.
Fonte: Il Sole 24 Ore - Norme e tributi
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Iva sulla TIA, Federconsumatori ottiene i primi rimborsi a Genova e Siena
Dopo che, per anni 17 milioni di cittadini italiani hanno pagato indebitamente l'Iva sulla TIA, Tariffa Igiene Ambientale, giunge qualche buona notizia sul fronte dei rimborsi. Federconsumatori ha portato avanti una reale battaglia contro la ferma volontà del Governo di negare ai cittadini il rimborso di questa vera e propria "tassa sulla tassa", nonostante una sentenza della Corte Costituzionale e della Cassazione a sezioni unite, avesse dichiarato illegittima l'Iva sulla TIA.
I primi risultati sono stati ottenuti a Genova, dove un Giudice di Pace ha condannato l'azienda AMIU Genova SPA a restituire al cittadino richiedente (assistito da Federconsumatori) gli importi versati per l'Iva pagata indebitamente dal 2006 al 2009, per un totale di 80,70 euro. Anche a Sienaè stata emanata una sentenza analoga da parte della Commissiona Tributaria Provinciale.
"Alla luce di queste importanti vittorie - dichiara Mauro Zanini, Vice Presidente Federconsumatori - continueremo a proporre su tutto il territorio nazionale delle cause pilota di fronte ai Giudici di Pace, ed invitiamo quindi i cittadini a non darsi per vinti e ad effettuare, qualora non l'avessero già fatto, la richiesta rivolgendosi alle nostre strutture per il rimborso di quanto indebitamente pagato".
L'Associazione è dunque soddisfatta di aver smascherato il "gioco" messo in atto dal Governo, che pur di non dare applicazione alla sentenza della Corte Costituzionale, ha aggirato in ogni modo la questione etichettando e mascherando la nuova TIA2 (Tariffa Integrata Ambientale) come "prestazione di servizio", su cui è applicabile l'Iva. In pratica ha cambiato il nome, senza modificarne la sostanza. "È ora che il Governo, di fronte al nuovo scenario delineato dai pareri espressi a Genova e Siena, si assuma finalmente le proprie responsabilità - conclude Federconsumatori in una nota - facendosi carico del pieno rispetto della sentenza della Corte: sospendendo quindi l'applicazione dell'Iva sulle bollette e aprendo la strada ai rimborsi finora negati ai cittadini.
Fonte:helpconsumatori.it (GA)
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Imprese minori: quando redigere il bilancio in forma abbreviata?
Le imprese minori hanno la facoltà di scegliere se redigere il bilancio d’esercizio ordinario o in forma abbreviata. La scelta va fatta sulla base delle informazioni che si vogliono trasmettere ai soci e a terze persone interessate. Nello specifico l’articolo 2345-bis del codice civile prevede, fra l’altro, che le società che non abbiano emesso titoli negoziati in mercati regolamentati, possono redigere il bilancio in forma abbreviata.
L’attuale normativa evidenzia il carattere puramente facoltativo per redigere il bilancio in forma abbreviata. E’ inteso che non tutte le aziende possono operare la scelta ma solo quelle che rispettano determinati requisiti. Primo fra tutti sono escluse le aziende non quotate. Tutte le altre devono rispettare i seguenti limiti:
•totale dell’Attivo dello Stato Patrimoniale 4.400.000 euro;
•ricavi delle vendite e delle prestazioni 8.800.000 euro;
•dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 50 unità.
I suddetti limiti non devono essere superati nel primo esercizio o, successivamente, per due esercizi consecutivi. Esemplificando, per stabilire se la società deve redigere il bilancio ordinario occorre verificare se nel primo esercizio sono superati almeno due dei limiti imposti. Dal secondo esercizio in poi, invece, è necessario che si superino almeno due dei tre limiti imposti per due anni consecutivi.
Nel bilancio in forma abbreviata lo stato patrimoniale comprende solo le voci contrassegnate nell’articolo 2424 del codice civile con lettere maiuscole e con numeri romani. Per il conto economico, invece, non è prevista l’esclusione di numeri o lettere nella preparazione dello schema.
Gli amministratori delle società con i requisiti per la redazione del bilancio abbreviato hanno la possibilità di essere esonerati dalla redazione della relazione sulla gestione disciplinata dal’articolo 2428 del codice civile a condizione che in nota integrativa vengano inseriti il numero e il valore nominale delle azioni proprie e delle azioni di società controllanti sia quelle possedute dalla società che quelle acquistate o alienate dalla società nel corso dell’esercizio.
Fonte:blog.pmi.it (Nicola Santangelo)
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Concordato fiscale: come funziona. Regole adesione, controlli e pagamenti
Era già stata anticipata come possibile misura da introdurre nel decreto sviluppo e ieri è stata spiegata dallo stesso premier Silvio Berlusconi. La bozza del Dl Sviluppo, tra le altre misure, dovrebbe contenere anche quella di un concordato fiscale. Ma di cosa si tratta? Sarebbe una sorta di ‘patteggiamento’ per centinaia di migliaia di evasori per 'racimolare' 5 miliardi.
La misura non convince però il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Con l’introduzione di questo concordato di massa, l'Agenzia delle Entrate dovrebbe passare al setaccio dati e numeri dei contribuenti italiani, anche grazie a banche dati e anagrafi varie, individuare gli evasori ed inviare una serie di inviti ad aderire al concordato.
La differenza con l'attuale accertamento con adesione, che consente al singolo contribuente, una volta beccato dalla Finanza, di scegliere il patteggiamento, previo contrattazione con l'amministrazione finanziaria, è che il concordato non prevederebbe singole contrattazioni con l'Agenzia delle entrate.
Bisogna pagare. Chi, però, ritiene che il concordato possa essere una sorta di forma di condono per gli evasori, è bene che sappia che anche dopo l’eventuale patteggiamento del pagamento, gli accertamenti potranno andare avanti fino alla definizione del reato di evasione.
Fonte:businessonline.it (Marianna Quatraro)
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Iva 21%, più tempo per rimediare agli errori di aliquota
Iva 21% e i connessi problemi di regolarizzazione degli errori che caratterizzano la fase di passaggio dalla vecchia alla nuova aliquota: l’Agenzia delle Entrate fornisce tutte le indicazioni nella circolare 45/E del 12.10.2011. Fiscoetasse offre un'INFORMATIVA CLIENTI GRATUITA sul tema
Più tempo per rimediare agli errori di applicazione della nuova aliquota Iva del 21%. Nella circolare 45/E del 12.10.2011 l’Agenzia delle Entrate prevede due momenti entro cui è possibile correggere senza sanzioni le fatture emesse dal 17.09 con aliquota errata:
• entro il 27.12.2011 per le fatture dei contribuenti mensili emesse entro novembre e per quelle dei trimestrali emesse entro settembre;
• entro il 16.03.2012 per le fatture dei contribuenti mensili emesse entro dicembre e per quelle dei trimestrali emesse nel 4° trimestre.
Per versare la maggiore Iva dovuta dovranno essere utilizzati i codici tributo delle liquidazioni di riferimento, pagando gli interessi nel caso le scadenze sopra indicate comportino un differimento dei termini ordinari di liquidazione e versamento.
Ancora più tempo per i cessionari e i committenti che non abbiano ricevuto la fattura integrativa, per essi la regolarizzazione potrà addirittura essere effettuata entro il 30.04.2012.
Altri chiarimenti
La circolare ricorda che il momento di effettuazione dell’operazione è diverso a seconda della tipologia di operazione posta in essere, e che per individuarlo correttamente occorre fare riferimento alla specifica disciplina :
• art. 6, del D.p.r. 633/72 per la cessione di beni e la prestazione di servizi;
• art. 39 del D.l. 331/1993 per gli acquisti intracomunitari di beni;
• art. 210 del codice doganale comunitario per le importazioni.
L’Agenzia spiega il comportamento da adottare in caso di acconti e fatture anticipate. Per quanto riguarda le operazioni ad esigibilità differita l’Agenzia ritiene sufficiente l’emissione della fattura entro il 16.09 per consentire l’applicazione dell’Iva al 20% e che l’annotazione delle fatture possa intervenire secondo i normali termini indicati dall’art. 23 del D.p.r. 633/72.
Alcune altre indicazioni sono per i commercianti al minuto che, a partire dalla operazioni effettuate dal 17.09.2011 per calcolare l’Iva da versare in liquidazione possono utilizzare solo il metodo matematico; mentre l’ultima parte della circolare è dedicata ad alcuni settori particolari quali le agenzie di viaggio, il regime speciale del margine e la somministrazione di acqua, gas, luce.
Fonte:fiscoetasse.com (Elisabetta Gesuato)
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Il mancato o ritardato versamento INPS è reato
Secondo la recente giurisprudenza, per il reato di omesso o intempestivo versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali è sufficiente il dolo generico. La semplice consapevolezza e volontà della omissione o della tardività nei pagamenti configurano, pertanto, un comportamento penalmente rilevante, senza la necessità di dover provare una specifica volontà fraudolenta.
Lo ha ribadito, di recente, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 35895/2011.
Per gli Ermellini, infatti, per la sussistenza del reato rilevano soltanto il pagamento della retribuzione e la scadenza dei termini per i versamenti INPS.
Non è necessaria dunque alcun altra indagine circa l’esistenza o meno del dolo specifico.
Mentre invece, per la prova della condotta illecita, è sufficiente la testimonianza dell’ispettore del lavoro, il quale abbia verificato telematicamente, e dunque anche senza una visita ispettiva, i ritardi o le omissioni nei versamenti.
Fonte:blog.pmi.it (Roberto Grementieri)
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Btp legati all'inflazione: investire nella crisi conviene
Cresce la richiesta di Btp e crescono i loro rendimenti, soprattutto quelli italiani collegati all’inflazione che scadono nel 2026 oggi rendono, per esempio,o tra il 7 e l' 8%, grazie anche al debito e alla tensione sui prezzi, arrivata al 3%.
Per quanto le previsioni per il futuro, c’è chi ritiene che nel giro di un anno il costo della vita possa tornare sotto il 2%, per effetto della frenata economica, e chi invece sostiene che le iniezioni di liquidità fatte dalle banche centrali terranno invece alta la guardia dei prezzi.
Comunque sia, mettere in portafoglio una quota di inflation linked sembra essere una buona idea per assicurare il capitale. I titoli ad alta redditività teorica e agganciati continuamente all’inflazione sono quelli del Tesoro italiano, che, confrontati con le emissioni francesi e tedesche che offrono rendimenti bassi, in alcuni casi anche negativi, proteggendo però il capitale, garantiscono di più.
Investire ora, comunque, in questi titoli italiani conviene sia per il basso valore del prezzo di mercato dei titoli stessi e perché è molto probabile che le quotazioni delle emissioni del Tesoro italiano risalgano lentamente e gradatamente verso valori di rendimenti inferiori a quelli attuali, risultati di una situazione di eccessivo pessimismo nei confronti della tenuta dei conti pubblici italiani.
Prima di procedere nell’investimento di Btp collegati all’inflazione, è bene sapere che innanzitutto non viene recuperata l' intera inflazione d' area euro che matura tra la data di collocamento e quella di rimborso e che il prezzo di mercato è inferiore a quello della nota informativa, perché la quotazione andrà moltiplicata per il coefficiente di indicizzazione, che misura la variazione del costo della vita dalla data di emissione alla valuta in cui viene regolata l' operazione di compravendita e, quindi, varia, talvolta anche sensibilmente.
Fonte:businessonline.it (Marianna Quatraro)
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Cassazione: giro di vite contro le promozioni facili in cambio di 'regali'
Nuovo giro di vite della Cassazione contro le promozioni facili date in cambio di "regali". I giudici da suprema corte hanno infatti confermato una condanna per corruzione inflitta al presidente della commissione di esame di Stato che aveva favorito il superamento degli esami a diversi privatisti per far loro conseguire il diploma di maturità ed ottenere in cambio un soggiorno gratis in Tunisia. La decisione è della sesta sezione penale della corte (sentenza n.36251/2011) che è stata chiamata ad analizzare una vicenda di più vasto raggio (dato il coinvolgimento di diversi istituti di preparazione agli esami scolastici). Diverse persone erano state infatti fatte accusate di aver "partecipato ad una associazione criminale, attiva soprattutto sul territorio siciliano ma con diramazioni anche nel Nord, finalizzata alla commissione di svariati delitti di falso, truffa e corruzione". Il caso in oggetto riguarda l'accusa di un commissario d'esame di aver compiuto atti contrari ai doveri d'ufficio in cambio di un soggiorno di una settimana a Monastir, in Tunisia, insieme alla famiglia. Un piccolo favore dunque corrisposto dai gestori di un centro studi che volevano favorire i propri candidati esterni. Inizialmente prosciolto dal gup, il commissario d'esame era stato condannato, dalla Corte d'appello di Palermo, a un anno di reclusione. Il caso finiva in Cassazione dove i supremi giudici respingevano il ricorso evidenziando che la corte territoriale aveva deciso "senza incoerenze" e verificato la "sussistenza del contestato reato di corruzione propria, essendo indubbio che l'imputato abbia accettato il compenso di un esoso viaggio estivo in Tunisia, al fine di usare i propri poteri d'ufficio della commissione di esami contrario ai doveri di ufficio, sostanzialmente omettendo di effettuare le necessarie verifiche dei requisiti di ammissibilita' agli esami di Stato dei candidati, in tal modo asservendo la sua funzione ad interessi privati".
Fonte:StudioCataldi.it (N.R)
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Sviluppo e PMI: si procede lentamente
Dagli incentivi alle reti d'impresa, il processo decisionale è rallentato dallo stallo politico. Il sistema economico rischia di risentirne
Sono ormai mesi che si attende una risposta relativa al decreto di sviluppo che dovrebbe facilitare la vita alle PMI italiane e migliorare, di conseguenza, la crescita del sistema-Paese. Si tratta di un intervento più che mai atteso dai piccoli imprenditori come dall’UE che dall'Italia attende conferme di una crescita che stenta a decollare.
Secondo quanto dichiarava il Ministro Romani al Sole 24 Ore di qualche mese fa, per la precisione a fine anno 2010, quando il dibattito sul Decreto Sviluppo prendeva piede e prima della bufera dei mercati finanziari, allo studio del ministero erano dei provvedimenti volti “a dare una risposta concreta alle esigenze delle Pmi, in primis per quanto riguarda la semplificazione burocratica, l'accesso al credito e la crescita della competitività attraverso la costituzione di reti". E' un fatto, tuttavia, che questo nuovo corso del sistema microimprenditoriale italiano ha subito ritardi notevoli e provvedimenti chiave come lo Statuto delle imprese e la riforma degli incentivi, procedono molto lentamente nel loro percorso di approvazione.
Ecco qualche esempio. La regolamentazione dello statuto delle imprese, presentata nel settembre 2009 dall'onorevole Raffaello Vignali e approvato il 15 marzo scorso alla Camera, arriverà al Senato solo tra qualche giorno e, in ogni caso, depauperato di alcuni importanti tasselli, quali ad esempio la possibilità per le Pmi di compensare i crediti con la pubblica amministrazione. In questa fase di stallo politico inoltre i tempi potrebbero finire per allungarsi ulteriormente. La scorsa settimana, infatti, l'esame in Commissione Industria si è fermato all'articolo 6 del provvedimento e, se dovesse continuare il braccio di ferro dei giorni scorsi, non è escluso che si stoppi il processo di approvazione ancora per qualche mese. Da parte sua l'opposizione ha ultimamente precisato che salvo cambiamenti di una certa importanza nel sistema macro-politico del nostro Paese, non è prevista un'azione di ostruzionismo tout-cour: “siamo fortemente interessati a velocizzare l'approvazione del testo” – ha dichiarato difatti nei giorni scorsi il Capogruppo del Partito Democratico nella Commissione Industria al Senato, specificando che solo impedimenti di natura tecnica potrebbero rallentare il provvedimento, dunque una crisi di governo o una nuova maggioranza, eventi insomma che rimetterebbero in discussione le politiche di palazzo e dunque anche le priorità legislative relative alla riorganizzazione del Consiglio dei Ministri.
Resta poi in stand-by anche la riforma degli incentivi, tema chiave dei primi mesi di quest’anno. Il nuovo sistema dovrebbe partire a febbraio 2012, e una gran parte dei provvedimento dovrebbe essere destinato alle PMI che sarebbero destinatarie di almeno il 60% degli incentivi automatici e valutativi: tuttavia anche in questo caso i tempi sono rallentati, la delega al Governo - originariamente contenuta nella legge sviluppo del 2009 - per ridurre e semplificare gli aiuti alle imprese, ha subìto difatti vari rinvii ed è ora confluita nello Statuto per le imprese.
Secondo quanto affermato dal Sole 24 Ore di ieri, sarebbe a rischio anche gran parte della disponibilità del fondo di garanzia per il 2012, che “dai 534 milioni previsti, ne potrebbe perdere 239”. Le fonti del maggiore quotidiano economico nazionale riportano che si starebbero limitando anche le possibilità dell'allargamento dell'operatività dello stesso fondo, allargamento previsto a marzo e relativo alla concessione della garanzia alle piccole imprese dell'indotto di grandi aziende in regime di amministrazione straordinaria. Si tratta di un provvedimento quest’ultimo che interesserebbe circa 15mila imprese, che vantano 700 milioni di euro di credito nei confronti dei grandi gruppi in amministrazione straordinaria.
Dicevamo poi delle reti di impresa. Su questo versante bisogna dire che molto di quanto previsto è stato portato a termine. Il contratto di rete, ha portato alla collaborazione più di 800 imprese che adesso lavorano in squadra. Tuttavia la norma presenta innegabilmente alcuni limiti. Fabrizio Cafaggi – Docente di Diritto privato all’Università di Trento – ha spiegato al Sole 24 Ore che “Dal punto di vista fiscale c'è il problema della non ammissibilità della fatturazione della rete. Sul profilo civilistico, invece, le limitazioni si riferiscono all'incertezza della norma sulla responsabilità patrimoniale oltre il fondo della rete. In sostanza, non è chiaro se le imprese sono tenute a intervenire con il proprio patrimonio nel caso in cui in fondo patrimoniale della rete non sia sufficiente. In più, manca una disciplina specifica sullo scioglimento della rete che definisca gli impegni post-contrattuali. Se, per esempio, un'aggregazione produce conoscenza, allo scioglimento della Rete questa non è tutelata da un diritto di proprietà”.
Dulcis in fundo il tema semplificazione. Lo Sportello Unico Telematico, che sarebbe dovuto essere la chiave per l’eliminazione del documento cartaceo relativo all’inizio di attività delle imprese in realtà è attivo solo in alcuni grandi comuni: due circolari hanno infatti consentito alle amministrazioni che non siano in grado di operare in modalità esclusivamente telematica l'utilizzo della modalità cartacea, senza ulteriori specifiche relativamente all’obbligo dell’amministrazione ad adeguarsi a quanto previsto dal decreto. E’ inutile sottolineare quanto ciò svuoti di senso il provvedimento.
Intanto, tuttavia, dal Ministero si sottolinea quanto i dati della ripresa industriale relativi al mese di agosto possano considerarsi come incoraggianti per la crescita: con riferimento ai dati diramati dall’ISTAT che rilevavano difatti una crescita del settore il Ministro ha ultimamente affermato: "E' un segnale incoraggiante, che dimostra la solidità dell'economia italiana e la vitalità del nostro sistema produttivo […] dopo aver messo in sicurezza i conti pubblici, adesso siamo al lavoro - ha proseguito il ministro - per mettere a punto un pacchetto di misure che serva a rafforzare e sostenere in modo costante la crescita. Il nostro Paese ha ripreso a camminare sulla strada dello sviluppo, ma ora è necessario accelerare. Sono convinto che, con il supporto di tutte le forze produttive, potremo lasciarci alle spalle questa fase difficile".
Tempi politici permettendo, aggiungo io, a ragion veduta...
Fonte:i-dome.com
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Accertamento esecutivo, Federcontribuenti Veneto: la scure colpisce parte onesta del Paese
Smarrimento, disperazione crescente che spesso sfocia in pianto. Sono questi gli atteggiamenti comuni alla centinaia di telefonate che giungono alla sede di Federcontribuenti Veneto. Si tratta di contribuenti alle prese con Equitalia timorosi di vedersi pignorata la propria abitazione. Oggetto della preoccupazione il provvedimento voluto dal Governo che ha trasformato le vecchie cartelle esattoriali in accertamento esecutivo prevedendo la riscossione entro 60 giorni trascorsi i quali l'ente di riscossione può pignorare auto, camion, negozi, capannoni, macchinari ecc.
"E la fine arriva per mano dello Stato - dice Marco Paccagnella, vicepresidente di Federcontribuenti e presidente della sua filiale veneta - rappresentato da questo Governo, tanto solerte a compensare, ad ogni fiducia raggiunta, questo o quel deputato con posti da viceministro o sottosegretario, ma completamente incurante dell'incubo in cui ha gettato, tanti contribuenti onesti".
Il Presidente non ha dubbi quando sostiene che "la stragrande maggioranza di quelli che ci chiamano, è gente onesta, artigiani, piccoli imprenditori che hanno dichiarato e che, semplicemente, non sono in grado di pagare cifre che tra costi vari, aggi inspiegabili, interessi calcolati secondo moltiplicatori incomprensibili crescono in forma esponenziale nel giro di pochi anni!".
Paccagnella non condivide la presa di posizione dell'On. Lupi secondo il quale "l'azione che sta svolgendo Equitalia si inserisce nella lotta contro l'evasione!". "Non c'è un solo evasore, tra quelli che stanno subendo l'accertamento esecutivo" sostiene il Presidente.
Fonte:helpconsumatori.it (VC)
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Lo scorporo dell'IVA al 20 o al 21 segue gli acquisti
I commercianti esercenti attivita' di commercio al minuto di cui all'art. 22 del decreto IVA, che si avvalgono della ventilazione dei corrispettivi, devono effettuare lo scorporo del tributo applicando l'aliquota del 20% se, dopo l'incremento al 21% (dal 17 settembre in avanti), non hanno piu' effettuato acquisti soggetti ad imposta nella misura ordinaria. L'effetto e' la conseguenza naturale del chiarimento fornito dall'Agenzia delle Entrate nella circolare n. 45/E del 12 ottobre scorso. La motivazione fornita dal Fisco è fondata, essenzialmente, sulla mancanza di una specifica disposizione normativa. Per tale ragione risulterebbero applicabili i criteri della ventilazione di cui al D.M. 24 febbraio 1973, ma l’argomentazione non può essere pienamente condivisa. In questo modo l’interpretazione fornita dall’Agenzia delle Entrate, peraltro conforme alle indicazioni fornite in passato in occasione di un precedente innalzamento di aliquota, risulta contraria ai principi generali in materia di IVA introducendo, di fatto, un principio in base al quale risulterebbe applicabile un’aliquota non più in vigore.
Preliminarmente deve essere ricordato in quali casi sia possibile fruire della ventilazione e in cosa consista tale metodologia.
La ventilazione è un metodo di liquidazione dell’imposta sul valore aggiunto utilizzato esclusivamente da determinati contribuenti che effettuano la vendita di determinati beni soggetti ad aliquote diverse che, nel corso dell’anno solare, hanno effettuato cessioni di beni senza emissione di fattura, ma con emissione di altri documenti fiscali per un ammontare pari o superiore all’80% del volume d’affari.
Possono beneficiare della ventilazione solo i commercianti al minuto le cui cessioni abbiano per oggetto i seguenti beni:
- prodotti alimentari e dietetici;
- articoli tessili e di vestiario;
- calzature;
- prodotti per l’igiene personale;
- prodotti farmaceutici.
La ventilazione rappresenta di fatto una semplificazione al fine di consentire al contribuente in maniera agevole lo scorporo dell’IVA per le operazioni effettuate con aliquota diverse, cioè al 4, al 10 ed al 20 (ora 21) per cento. In pratica, avendo il commerciante registrato i corrispettivi in un’unica colonna senza distinguere le diverse aliquote effettivamente applicate sarebbe sorto il problema di comprendere in che misura l’IVA inclusa nel corrispettivo del periodo di liquidazione fosse stata applicata in una misura piuttosto che un’altra.
Per tale ragione il legislatore ed il relativo decreto di attuazione del 1973 consentono di ventilare (suddividere) i corrispettivi per effettuare la liquidazione periodica in base alle stesse aliquote applicate agli acquisti oggetto di registrazione. Se il 50% degli acquisti registrati nel relativo libro contabile sconta l’aliquota ridotta del 4% il contribuente dovrà procedere effettuando lo scorporo applicando la medesima aliquota sempre sul 50% dei volume dei corrispettivi.
Si è posto dunque il problema di individuare quale comportamento assumere nel periodo transitorio, cioè nel passaggio dalla precedente aliquota ordinaria del 20% (operazioni effettuate fino al 16 settembre scorso), a quella più elevata del 21%.
In sostanza è stato necessario domandarsi se per i corrispettivi conseguiti con decorrenza dal 17 settembre fosse indispensabile effettuare lo scorporo dell’IVA tenendo conto della nuova aliquota.
La risposta dell’Agenzia delle Entrate è stata però negativa e con la circolare n. 45/E citata è stato chiarito che la percentuale da scorporare si pone in rapporto diretto solo con la “composizione” degli acquisti oggetto di registrazione.
In pratica non è necessario distinguere, ai fini dell’operazione di scorporo, i corrispettivi conseguiti ante e post 16 settembre, dovendo procedere alla ventilazione dei medesimi esclusivamente in base agli acquisti.
L’interpretazione fornita dall’Agenzia delle Entrate può però determinare situazioni limite.
Ad esempio se un commerciante ha effettuato acquisti di merce all’inizio del mese di settembre, con l’applicazione dell’aliquota del 20%, e dovesse registrare i predetti acquisti dopo due anni, quindi nel 2013, l’aliquota IVA ordinaria troverà ancora applicazione nella medesima misura del 20% (ai fini dell’operazione di scorporo) nei due anni successivi rispetto al momento della variazione. La circostanza non è decisiva, ma induce a qualche riflessione.
Si potrebbe obiettare che la soluzione prospettata, ancorché paradossale, sarebbe sicuramente conforme alle previsioni contenute nel D.M. 24 febbraio 1973 che impone di ventilare i corrispettivi in base agli acquisti effettuati e registrati nell’anno. Conseguentemente, un’interpretazione diversa risulterebbe in contrasto con il citato decreto ministeriale, ma l’osservazione non è del tutto convincente.
I criteri della ventilazione funzionano perfettamente nei periodi di liquidazione durante i quali le aliquote non variano, ma nel caso in cui sia intervenuto il legislatore prevedendo, ad esempio, un aumento dell’IVA, dovrebbero trovare applicazione i principi generali in materia.
Conseguentemente sarebbe più corretto scorporare l’IVA considerando unitariamente gli acquisti effettuati al 20 e al 21%, trattandosi comunque di aliquota ordinaria. Inoltre dovrebbero essere tenuti distinti i corrispettivi conseguiti fino al 16 settembre e dopo tale data, applicando - in questo caso - lo scorporo al 21%.
In sostanza, le disposizioni di rango superiore, cioè contenute nel D.P.R. n. 633/1972, supererebbero quelle di rango inferiore, cioè contenute nel decreto ministeriale del 1973.
Gli operatori dovranno però tenere conto delle diverse istruzioni fornite dall’Agenzia delle Entrate che impongono, quale riferimento, solo la composizione degli acquisti.
Fonte:ipsoa.it (Nicola Forte)
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Contabilità irreperibile: il contribuente deve recuperare le fatture
In caso di irreperibilità della contabilità a causa di incendio, furto o smarrimento il contribuente deve provvedere a ricostruire il giro di fatture con i fornitori. E’ in sintesi quanto stabilito dalla Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 20580 del 7 ottobre 2011, ha accolto il ricorso del Fisco che aveva negato l’esistenza di costi e spiccato una rettifica Iva, nonostante l’avvenuta denuncia di furto della contabilità.
Rettifica Iva sempre legittima, anche quando è stata presentata denuncia di smarrimento o furto. Di conseguenza spetta al contribuente l’onere di produrre i documenti probatori e inoppugnabili. La vicenda può essere così riepilogata. La ditta Alfa, rappresentata dal signor Tizio, subisce un furto nel quale vengono sottratti dei documenti contabili. Tizio presenta regolare denuncia ma non si preoccupa di ricostruire la contabilità chiedendo ai propri fornitori copia delle fatture di acquisto oggetto del furto.
A Tizio viene notificata una nota del Fisco: si chiede di esibire delle scritture contabili. La documentazione non veniva esibita in quanto oggetto di furto, come da denuncia, e quindi irreperibile.
Il Fisco, tuttavia, ha negato l’esistenza dei costi e spiccato una rettifica Iva. Tizio ha presentato ricorso. Il ricorso è stato accolto prima dalla Commissione Tributaria Provinciale e, in appello, da quella Regionale poiché il rifiuto di Tizio era dovuto all’impossibilità di rinvenire le scritture. L’ufficio, peraltro, non aveva fatto alcun accesso presso l’azienda, in questo modo avrebbe avuto maggiore certezza sull’inesistenza delle scritture. Ma la Cassazione ha ribaltato le decisioni dalle Commissioni e ha dato ragione all’Agenzia delle Entrate.
La motivazione? L’onere di ricostruire la contabilità irreversibile grava sul contribuente e la rettifica Iva non necessita della previa ispezione in azienda. Ciò vuol dire che nel caso in cui l’Amministrazione Finanziaria contesti al contribuente l’indebita detrazione dell’Iva pagata per l’acquisizione dei beni o per il godimento di servizi, spetta al contribuente l’onere di provare la legittimità e la correttezza della detrazione mediante l’esibizione delle corrispondenti fatture annotate nell’apposito registro.
Nello specifico, quando il contribuente non è in grado di dimostrare la fonte che giustifica la detrazione non spetta all’Amministrazione operare un controllo incrociato dei dati per appurare la veridicità di quanto dichiarato dal contribuente ma è quest’ultimo che dovrà attivarsi per acquisire copia delle fatture presso i fornitori.
Fonte:blog.pmi.it (Nicola Santangelo)
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Ripresa lenta: l'UE bacchetta l'Italia
Nel documento emanato dalla Commissione emerge la necessità di un approccio coordinato rispetto alla politica economica e di sviluppo; ottimista il Vice-Presidente Tajani
La Comunicazione della Commissione Europea denominata “Politica industriale: rafforzare la competitività” che è stata emanata nei giorni scorsi dalla Commissione Europea la dice lunga rispetto allo stato di tensione che l’intera Unione sta vivendo in questo periodo di crisi prolungata.
Il documento fotografa la realtà industriale dei vari Stati membri confrontandone i risultati. La ripresa lenta e fragile della compagine europea, purtroppo, prende le mosse dallo scarso avanzamento delle PMI.
In particolare sembrano pesare particolarmente sulle imprese i costi derivanti dall’aumento dei prezzi delle materie prime così come delle commodities e dell’energia. Il Vice-Presidente della Commissione Tajani, tuttavia non si mostra troppo pessimista, secondo il commissario – responsabile nel collegio, proprio per le politiche industriali – ci sarebbe difatti spazio di manovra per rilanciare il sistema – Europa, posto che si intervenga con un'agenda politica efficace: “L’industria europea è un’industria sana ed è pronta ad affrontare le sfide della concorrenza ha sottolineato difatti Tajani-. Il rallentamento della ripresa dovrebbe però indurci ad attribuire alla competitività e alla crescita una priorità ancora maggiore sull’agenda politica. Abbiamo bisogno di riforme strutturali in grado di sprigionare le potenzialità dei nostri imprenditori, che sono gli attori principali per la ripresa”.
Analizzando i dati contenuti nel documento, appare chiaro tuttavia che potrebbero esserci alcune difficoltà perchè il rilancio del sistema economico del vecchio continente si consumi in tempi stretti: emergono, ad esempio, delle importanti differenze tra gli Stati Membri relativamente al tasso di produttività media del lavoro nel settore manifatturiero: il dato si muove tra il 125% del valore aggiunto lordo per persona occupata in Irlanda a meno del 20% in Bulgaria. Si tratta solo di un esempio, che tuttavia restituisce un’immagine d quanto il panorama europeo sia troppo vario per generalizzare il dato sotto una media che appartiene solo a pochi Paesi dell’UE.
In questo panorama intanto l’Italia viene ritenuta un Paese scarsamente affidabile e questo non fa bene alla nostra economia, naturalmente. Colpevoli dell’incertezza secondo la Commisisone alcuni interventi politici poco coordinati e decisamente frammentari, un carico amministrativo elevato e i ritardi nei pagamenti delle amministrazioni pubbliche.
Fonte:i-dome.com
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Scandalo bond irlandesi: 1 cent per 1000 euro
E' l'ultima truffa che ha investito i risparmiatori italiani: i possessori di bond irlandesi emessi da Bank of Ireland e Allied Irish Bank hanno ricevuto un centesimo per ogni 1000 euro di obbligazioni. Confconsumatori denuncia il caso e invita i risparmiatori a chiedere il risarcimento dei danni poiché "le banche hanno avuto una condotta negligente e colposa".
Un centesimo per ogni mille euro di bond detenuti. Può sembrare un contro slogan scherzoso, invece è quanto è accaduto ai risparmiatori italiani, possessori di bond irlandesi (emessi dalla Bank of Ireland e dalla Allied Irish Bank). I due istituti hanno pagato esattamente un centesimo di euro per ogni mille posseduti in obbligazioni da loro emesse.
A denunciare lo scandalo è Confconsumatori che spiega cosa è successo: queste due banche hanno programmato una ristrutturazione del debito obbligazionario ed hanno permesso a chi possedeva loro bond di scambiare i vecchi titoli con nuovi bond garantiti dallo Stato irlandese. Lo scambio avrebbe causato una leggera perdita, ma si recuperava parte dell'investimento. Chi, invece, non ha aderito allo scambio ha subito il trattamento denunciato.
Il problema ancora più grave è che molti risparmiatori, tra cui quelli italiani, non hanno aderito all'offerta perché non hanno saputo nulla di questa operazione. "E' evidente che Bank of Ireland non aveva la reale intenzione di coinvolgere i risparmiatori - scrive Confconsumatori in una nota - poiché non ha chiesto alla Consob l'autorizzazione per pubblicare un prospetto italiano e, per aggirare la direttiva europea sui prospetti, ha destinato l'offerta di scambio solo a chi era in possesso di obbligazioni per un importo superiore ai 50.000 euro".
La banca irlandese ha, però, ufficialmente dichiarato che, tramite Clearstream (una delle maggiori casse di compensazione europee), sono stati avvertiti tutti gli obbligazionisti attraverso gli intermediari, ossia le banche italiane venditrici dei bond irlandesi.
Sono allora le banche italiane che, nella maggior parte dei casi, non hanno informato i clienti. Se lo avessero fatto, questi avrebbero potuto consorziarsi (sino a raggiungere la soglia dei 50.000 euro), oppure vendere i bond sul mercato: ma non essendo stati informati, si sono ritrovati sul conto titoli il ridicolo controvalore di 1 cent per ogni mille euro.
Confconsumatori invita i risparmiatori beffati "ad agire nei confronti delle banche venditrici dei titoli chiedendo il risarcimento dei danni pari al valore dei bond azzerati"; l'avvocato Antonio Pinto spiega le ragioni per cui si può chiedere il risarcimento: "la banca ha avuto una condotta negligente e colposa perché nel rapporto contrattuale di deposito e/o gestione titoli non ha provveduto a trasmettere al cliente un'informazione essenziale, che pure le era tempestivamente pervenuta da Clearstream e da Euroclear; la banca ha venduto un prodotto finanziario ad altissimo rischio senza rispettare la coerenza del profilo di rischio sopportabile dal cliente secondo la profilatura imposta agli istituti dalla Direttiva Mifid".
"È infatti pacifico - dichiara l'avvocato Pinto - che i bond erano ad alto rischio per molte ragioni tutte documentabili: per esempio. nel prospetto inglese è scritto chiaramente che si trattava di obbligazioni destinate solo ad operatori qualificati, invece si tratta di bond cosiddetti subordinati, ossia bond che in caso di insolvenza dell'emittente subordinano il rimborso del capitale al previo soddisfo di tutti gli altri debitori non subordinati (vi è documentazione che già nel marzo 2009 tali prodotti erano a rischio perché il loro rendimento minimo a scadenza aveva superato il 20% annuo)".
"Invitiamo la Consob - commenta Mara Colla, presidente di Confconsumatori - ad emanare una chiara disposizione regolamentare, corredata di idonea sanzione, che imponga agli intermediari di trasmettere ai propri clienti le informazioni ricevute dagli emittenti anche esteri, suscettibili di incidere sul valore dell'investimento. Confconsumatori - conclude Mara Colla - si riserva di verificare se sussistono nella fattispecie i presupposti per una class action".
"E' intollerabile che centinaia di investitori siano stati tenuti all'oscuro dell'operazione, restando così fuori all'unica possibilità di rimborso, e abbiano perduto i risparmi di una vita - afferma il Presidente del Codacons Carlo Rienzi - Ora le banche che hanno venduto tali obbligazioni, devono rimborsare integralmente i risparmiatori, o volontariamente, o mediante una raffica di cause che il Codacons intenterà dinanzi ai Tribunali di tutta Italia". L'Associazione ha, infatti, istituito una task force di avvocati esperti nel settore finanziario, dedicata ai possessori di obbligazioni irlandesi, che fornirà informazioni e assistenza per le dovute azioni legali volte ad ottenere il rimborso di quanto investito. Gli interessati possono consultare il sito www.codacons.it (alla sezione Crac finanziari) o inviare una mail all'indirizzo info@codacons.it
Fonte:helpconsumatori.it (GA)
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Incentivi "Verdi"; Arriva il fondo perequativo
La chiamano "perequazione" ed è il nuovo provvedimento dai contorni forti destinato ancora una volta a rimescolare il sistema degli incentivi per le rinnovabili. Rimescolare o ridurre? La domanda è per ora senza risposta. L'articolo 47 della bozza del decreto Sviluppo all'esame ieri pomeriggio dell'omonimo ministero guidato da Paolo Romani prevede una cosa apparentemente semplice e giusta: una perequazione, appunto, degli incentivi per il solare fotovoltaico. Che tenga conto delle caratteristiche del territorio sulla capacità di generare elettricità con la stessa attrezzatura: più consistente al Sud, fino al 35-40%, rispetto al Nord. Dunque, come si legge nella bozza del decreto, «ai fini del raggiungimento degli obiettivi nazionali per lo sviluppo delle fonti rinnovabili e della maggiore efficienza in campo energetico, alle tariffe incentivanti sulla produzione di energia elettrica prodotta da impianti solari fotovoltaici, fissate dai decreti attuativi del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387, è applicato un correttivo perequativo, stabilito con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, collegato ai gradi-giorni delle zone climatiche elencate nell'Allegato A al DPR 26 agosto 1993, n. 412, e successive modificazioni, in modo da uniformare il valore dell'incentivo su tutto il territorio nazionale». Redistribuzione a saldo totale invariato? In questo caso l'attuale entità globale dell'incentivo verrebbe redistribuita premiando di più le zone del Nord (dove gli impianti hanno una "producibilità" inferiore), asciugando le tariffe incentivate al Sud, dove secondo molti analisti già tra tre anni potrebbe essere raggiunta la "grid parity", ovvero la competitività della produzione elettrica da pannelli solari senza bisogno di alcun aiuto o sussidio.
Ma ecco il legittimo sospetto: la redistribuzione "perequativa" potrebbe invece concretizzarsi nel mantenimento degli attuali incentivi al Nord, che verrebbero ridotti progressivamente, con il variare dell'indice di producibilità media, nelle zone più soleggiate. Ad accendere il dubbio è tra l'altro la vibrata campagna lanciata nei mesi scorsi dalla Lega, che chiedeva un taglio degli incentivi al fotovoltaico ben più sostanzioso di quello comunque apportato dal "quarto conto energia" varato nel maggio scorso. Tant'è che nell'ultima manovra di bilancio era comparsa (per poi scomparire, travolto dalle bordate degli operatori ma anche di buona parte della politica) una sforbiciata secca e lineare del 30% a tutti gli incentivi in vigore per le energie rinnovabili. Questo, come correttamente propagandava la Lega, «per alleggerire le bollette degli italiani», visto che gli incentivi all'energia verde sono totalmente finanziati con un prelievo aggiuntivo sulle bollette di tutti i consumatori. E dunque - va nuovamente sottolineato - nulla hanno a che fare con i problematici equilibri della spesa pubblica. Sembra intanto perdere quo-ta l'ipotesi di intervento a sanatoria degli impianti solari che negli ultimi due giorni ha suscitato un vivace dibattito tra gli operatori nelle ultime 48 ore. L'ipotesi, solo un'idea da trasformare per iniziativa del ministro dell'Agricoltura Francesco Saverio Romano in un'integrazione al decreto sviluppo, prevede un "condono" a titolo oneroso (si è parlato di una decina di euro a chilowatt installato) per gli impianti a terra realizzati in aree agricole in eccedenza rispetto ai limiti di spazio previsti. Solo un'idea, che sui sarebbe scontrata con la netta opposizione del ministro dello Sviluppo Paolo Romani. A dire no all'ipotesi non solo le organizzazioni ambientaliste ma anche le principali associazioni degli imprenditori delle energie verdi.
Fonte: Il Sole 24 Ore
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Smartphone ‘spioni’: quelle strane comunicazioni notturne tra l’iPhone e i server della Apple
Secondo un test effettuato in Francia dalla Commissione Nazionale per l’informatica e le libertà (CNIL), gli iPhone 3GS, durante la notte, trasmettono le informazioni di geolocalizzazione a Apple.
Mentre i loro proprietari dormono, sostiene il CNIL, “l’iPhone invia a Apple le informazioni sui punti di accesso Wi-Fi individuati nelle ore o nei giorni precedenti”.
Questo non vuol dire necessariamente il dispositivo ‘spii’ i movimenti e la posizione dei proprietari. Bisogna, infatti, innanzitutto comprendere il funzionamento della funzione di geolocalizzazione.
Gli iPhone sono tutti dotati di un sistema che identifica i punti di accesso Wi-Fi e le stazioni GSM più vicini grazie al loro indirizzo MAC (Media Access Control). Quando un utente cerca informazioni sul percorso utilizzando le mappe o la funzione di navigazione, il dispositivo invia la lettura di questi punti Wi-Fi ai server Apple. Questo ne rinvia una lista più lunga e completa con la posizione geografica dei punti di accesso più vicini, di modo che il telefono possa calcolare la propria posizione in base alla forza del segnale emesso dai punti di accesso.
A questo stadio, la lista inviata dal telefono verso il server non comprende indicazioni sulla distanza dai punti di accesso, né sulla forza del segnale ricevuto. In sostanza, Apple non può determinare la posizione del dispositivo che ha inviato i dati, e ancora meno i dati sul proprietario.
Uno studio ha mostrato che i dati raccolti nell’ambito di queste richieste venivano registrati in locale sul telefonino e poi memorizzati sui Pc dei proprietari al momento della sincronizzazione (Leggi articolo Key4Biz).
Il CNIL si era impegnato all’epoca a testare il sistema e dopo diverse settimane di verifica ha constatato che, anche se il file contenente i dati di localizzazione non viene più trasferito sul Pc dopo le polemiche seguite alla pubblicazione della ricerca, le informazioni restano comunque stipate sul dispositivo mobile.
Ed è da qui che provengono i problemi: secondo Alain Pannetrat - l’ingegnere del CNIL che ha effettuato i test, durati diverse settimane – durante la notte, l’apparecchio “si collega ai server di geolocalizzazione di Apple” e si dimostra molto ‘loquace’. Il dispositivo non solo trasmette le liste dei punti di accesso individuati nei giorni precedenti, ma li associa anche alla forza del segnale emesso. In questo modo è, dunque, possibile per il server identificare la posizione geografica del dispositivo.
Peggio ancora, nota il ricercatore, questo avviene all’insaputa del proprietario e anche senza che questo abbia usato le funzioni di mappa o di navigazione.
È sufficiente, insomma, fare una passeggiata, ma anche restare a casa con la funzione Wi-Fi attivata et voilà, il gioco è fatto: l’iPhone colleziona una serie di dati e poi li invia ai server della società.
Questo, ancora una volta, non vuol dire che Apple possa rintracciare il proprietario del telefonino che invia i dati, visto che la raccolta avviene comunque in forma anonima. Questi dati servono principalmente ad aggiornare le banche dati attraverso il metodo del "crowd-sourcing".
Nessun allarme, dunque, ma il CNIL chiede che i proprietari di iPhone siano avvisati di queste operazioni notturne del loro dispositivo e annuncia nuovi test anche su altri smartphone, come quelli basati su Android.
Fonte:key4biz.it
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Piano casa "bis", le modifiche regionali
Ance fa il punto sulle modifiche e sulle integrazioni delle normative regionali
Il panorama legislativo regionale è ormai quasi al completo. La maggior parte delle Regioni, infatti, hanno modificato le proprie leggi sul Piano Casa "bis".
Ma se in alcune Regioni ci si è limitati ad apportare poche modifiche con l'intento di chiarire alcuni aspetti che avevano dato luogo a dubbi interpretativi, in altre sono state addirittura riscritte. Un esempio su tutte la nuova legge regionale del Lazio, approvata ad agosto dopo un'accesa discussione in Consiglio Regionale.
PROCEDURE SEMPLIFICATE. In Toscana sono state introdotte delle semplificazioni procedurali, prevedendo che gli interventi previsti dalla legge possano essere eseguiti previa presentazione di una segnalazione certificata di inizio attività. Invece la Basilicata non ha modificato i contenuti della legge, ma ha solo introdotto la proroga dei termini al 31 dicembre 2012.
POTERI COMUNALI. Tra le Regioni che sono intervenute sui poteri comunali troviamo, ad esempio, il Veneto, che ha previsto l'immediata operatività delle disposizioni contenute nella legge per le prime case di abitazione; mentre ha previsto che le la Puglia modifiche non richiederanno alcun adempimento comunale.
NESSUNA MODIFICA. Le uniche Regioni a non avere apportato nessuna modifica sono l'Emilia Romagna e la Lombardia, dove sono scaduti anche i termini per la presentazione delle relative domande.
Fonte:casaeclima.com
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Equitalia: tre numeri verdi, linee operative 24 ore su 24
Assistenza telefonica capillare 7 giorni su 7. Un canale dedicato in ciascuna area geografica per rendere sempre più facile e trasparente il rapporto con i cittadini
Tre numeri verdi per garantire assistenza e informazioni ai cittadini. Dopo il processo di riorganizzazione iniziato lo scorso luglio che, con la nascita di Equitalia Nord, Equitalia Centro ed Equitalia Sud, ha semplificato la struttura della riscossione, sono state attivate tre linee telefoniche, una per ogni area geografica di competenza degli agenti della riscossione.
Le linee sono operative tutti i giorni, 24 ore su 24, anche nel weekend. È possibile parlare direttamente con un operatore dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 18. Nelle altre fasce orarie e il sabato e la domenica, invece, si potranno avere le informazioni sui principali servizi tramite risponditore automatico.
Ecco i numeri di telefono attivati:
Equitalia Nord
800.927.940 numero verde gratuito da telefono fisso
06 72277017 da telefono cellulare o dall’estero (secondo piano tariffario)
Equitalia Centro, Equitalia Sardegna, Equitalia Marche ed Equitalia Pragma
800.236.876 numero verde gratuito da telefono fisso
06 72277020 da telefono cellulare o dall’estero (secondo piano tariffario)
Equitalia Sud ed Equitalia Basilicata
800.422.687 numero verde gratuito da telefono fisso
06 72277006 da telefono cellulare o dall’estero (secondo piano tariffario)
Equitalia Trentino Alto Adige-Südtirol: in attesa di adottare lo stesso numero di Equitalia Nord, c’è il numero 0471 294776, attivo con operatore dalle 8 alle 13 e dalle 14.30 alle 16.30 (secondo piano tariffario).
I tre nuovi numeri si affiancano agli oltre 350 sportelli attivi sul territorio nazionale e al servizio per il cittadino “Scrivi all’Assistenza Contribuenti”, disponibile sul sito www.gruppoequitalia.it.
Fonte:nuovofiscooggi.it
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Decreto Sviluppo e agevolazioni per Pmi: bonus Ricerca e assunzioni al Sud
Sono tre le più importanti agevolazioni che il Decreto Sviluppo destina alle imprese. Si tratta di crediti d’imposta per ricerca, assunzioni di personale al Sud e investimenti nel Mezzogiorno.
Tre agevolazioni differenti ma con un obiettivo unico: favorire lo sviluppo delle imprese. Facciamo il punto sulle prime due misure.
Il bonus ricerca è stato introdotto in via sperimentale per il 2011 e 2012 dal DL 70/2011 e prevede un credito d’imposta a favore delle imprese che commissionano progetti a università o enti pubblici di ricerca. L’agevolazione spetta per gli investimenti effettuati a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2011 e fino alla chiusura del periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2012.
L’agevolazione sarà pari al 90% della spesa incrementale rispetto alla media degli investimenti in ricerca realizzati nel triennio 2008-2010 e compete in tre quote annuali a decorrere da ciascuno degli anni 2011 e 2012.
Il beneficio fiscale non concorre alla formazione del reddito né della base imponibile Irap, è totalmente deducibile e utilizzabile in compensazione mediante modello F24 eccetto:
•per i debiti relativi a contributi previdenziali dovuti dai titolari di posizione assicurativa in una delle gestioni amministrate da enti previdenziali;
•per contributi previdenziali e assistenziali dovuti dai datori di lavoro o dai committenti di prestazioni di collaborazioni coordinate e continuative;
•per premi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.
Per il 2011 sono stati stanziati 55 milioni di euro, mentre per il 2012 si arriva a 180,8 milioni.
Il DL 70/2011 ha introdotto anche un credito d’imposta per ogni lavoratore assunto a tempo indeterminato nei dodici mesi successivi alla data di entrata in vigore del decreto. Si tratta, in pratica, di assunzioni di quei lavoratori considerati svantaggiati o molto svantaggiati delle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Molise, Sardegna e Sicilia.
Saranno finanziati il 50% dei costi dei salari sostenuti nei dodici mesi successivi all’assunzione, nel caso di lavoratori svantaggiati e del 50% dei costi dei salari sostenuti nei ventiquattro mesi successivi all’assunzione in caso di lavoratori molto svantaggiati.
Si considerano svantaggiati i lavoratori che sono privi di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi, non sono in possesso di diploma di scuola media superiore o professionale, hanno superato i 50 anni di età, vivono da soli con almeno una persona a carico, risultano essere stati occupati in professioni o settori caratterizzati da un alto tasso di disparità uomo-donna, sono membri di una minoranza nazionale all’intero di uno stato membro.
Sono considerati molto svantaggiati i lavoratori privi di occupazione da almeno 24 mesi.
Fonte:blog.pmi.it (Nicola Santangelo)
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iPhone 4s: boom di vendite. I prezzi in Italia
E’ record di vendite in tutto il mondo per l’iPhone 4S:solo negli Stati Uniti, i carrier AT&T, Sprint e Verizon hanno confermato un numero di attivazioni decisamente elevato, al di sopra di ogni aspettativa, raddoppiato rispetto a quanto registrato nel precedente record di attivazioni in un solo giorno per AT&T.
E le prime reazioni di chi ha provato lo smartphone sembrano essere decisamente positive, sostenute soprattutto dalle prestazioni offerte dal processore A5 dual-core che ottimi risultati.
Ottima anche la navigazione grazie allla tecnologia HSPA 3G e molto apprezzato è stato anche Siri, il nuovo sistema di riconoscimento vocale tanto atteso sul nuovo melafonino.
In Italia il nuovo iPhone arriverà il prossimo 28 ottobre a prezzi, applicati da Tim, he saranno più alti rispetto a quelli europei di Francia, Germania e Gran Bretagna. I prezzi più alti sono dovuti non solo all'iva del 21% ma a causa di una serie tasse vigenti nel nostro Paese.
Così i prezzi saranno di 659 euro per l’iPhone 4S da 16GB; 779 europer la versione da 32 e 899 euro per la versione da 64 GB. Ricordiamo che in Francia e in Germania l'iPhone 4S si può comprare a 629 euro in versione 16 GB, 739 euro in versione 32GB e a 849 in versione 64GB.
Fonte:businessonline.it (Marianna Quatraro)
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Censimento e disservizi: Codacons, risarcimento danni di 50 euro per gli utenti
Un risarcimento danni di cinquanta euro per ogni utente che, nella giornata di lunedì, ha cercato, invano, di compilare il modulo del quindicesimo "Censimento Italiano delle Persone e delle Abitazioni" promosso dall'Istat. E' quanto chiesto dal Codacons Nazionale a parziale rimborso per i disagi e i disservizi subiti dagli utenti a causa del black out informatico che ha colpito il sito internet dell'istituto nazionale di statistica. Disservizi e disagi vissuti anche da quanti si erano, invece, solo recati presso gli uffici postali per consegnare i moduli già compilati e che sono stati rimandati a casa a causa di un blocco nel sistema. Per facilitare le operazioni di rimborso da parte degli utenti danneggiati, l'associazione dei consumatori ha già aperto un'apposita pagina web a cui collegarsi per chiedere il risarcimento. Un atto dovuto, secondo il presidente nazionale del Codacons Carlo Rienzi, per rispetto di tutti quegli utenti che sono stati danneggiati dal tali falle nel meccanismo. "Il sito internet per la compilazione del censimento online è andato in tilt, mentre altri disagi si sono registrati presso alcuni uffici postali, dove gli utenti che si erano presentati per la consegna dei moduli, sono stati rimandati a casa - spiega il presidente Rienzi - Disservizi che hanno creato un danno evidente ai cittadini." Cittadini che, anzichè uscire, hanno perso l'intera giornata a compilare i moduli del censimento o si sono recati, inutilmente, agli uffici postali senza riuscire a consegnare il modello. "Chi non è riuscito a compilare il censimento per problemi del sito o degli uffici postali può rivolgersi al Codacons - spiega Rienzi - e avanzare la richiesta di indennizzo. Provvederemo noi a girarla all'Istat e in caso di risposta negativa ci rivolgeremo alle autorità competenti per far valere i diritti dei consumatori".
Fonte:StudioCataldi.it (N.R)
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Caritas: in aumento i 'nuovi poveri', +13,8%
In aumento i 'nuovi poveri', italiani che pur risiedendo in una casa e possedendo un lavoro rientrano fra le persone con disagi economici importanti. Dal 2007 al 2010 sono aumentati del 13,8%; al Mezzogiorno l'aumento e' arrivato al 74%. Lo afferma il rapporto Caritas-Fondazione Zancan.
Il fenomeno dei 'nuovi poveri' prende sempre piu' forma negli anni. Si tratta di persone che, diversamente dagli anni passati, risiedono stabilmente in una casa, lavorano e vivono in un nucleo familiare. Fra i nuovi poveri ci sono i giovani. Il 20% delle persone che si rivolgono ai Centri di ascolto ha meno di 35 anni. In soli cinque anni, dal 2005 al 2010, il numero di giovani e' aumentato del 59,6%. Il 76,1% (era il 70% nel 2005) di questi non studia ne' lavora.
+80,8% RICHIESTE DI AIUTO ECONOMICO - In quattro anni (2007-2010) sono aumentate dell'80,8% le richieste di aiuto economico rivolte ai Centri di Ascolto delle Caritas Diocesane. Sono aumentate del 19,8% (69,3% al sud) le persone che si sono rivolte ai centri. Lo afferma l'11/o rapporto Caritas-Fondazione Zancan, presentato oggi, in cui si ricorda che l'Istat fissa al 2010 a 8.272.000 le persone povere (13,8% della popolazione); nel 2009 erano 7.810.000 (13,1%). Fra gli italiani, con un +42,5% - afferma il rapporto odierno dall'emblematico titolo 'Poveri di diritti' - si e' registrato l'incremento maggiore delle persone che si sono rivolte ai centri mentre fra gli stranieri si e' avuto il +13,9%.
Al primo posto fra i problemi segnalati c'e' la poverta' economica, seguono i problemi occupazionali ed abitativi; al quarto posto, i problemi familiari. Nel complesso, in 4 anni e' aumentata dell'83,1% la richiesta di coinvolgimento di soggetti esterni (come gruppi di volontariato, enti pubblici o privati, persone o famiglie, parrocchie). Forte anche l'aumento delle richieste di sussidi economici (+80,8%) e di consulenze professionali (+46,1%).
Diminuiscono invece le richieste di sostegno socio-assistenziale (-38,6%) ma anche quelle di lavoro (-8,5%). Rispetto alle risposte fornite dalla Caritas, aumenta il coinvolgimento di soggetti terzi (+90%) come anche l'erogazione di sussidi economici e di beni primari: rispettivamente, +70% e +40,8%. Dalla fotografia del rapporto cambia il volto della poverta' che ora coinvolge ''pesantemente l'intero nucleo familiare: tutti si trovano a vivere, in modo diversi, una condizione di stress e di sofferenza, anche se le donne e i giovani pagano il prezzo piu' alto''.
Ad esempio, nel 2004 il 75% dei problemi si riferiva ai bisogni di carattere primario (casa, cibo, sanita', ecc.), nel 2010 tale valore ha raggiunto l'81,9% mentre le problematiche post materiali (come disagio psicologico e dipendenze) passano dal 25 al 18,1%. La questione abitativa diventa un'''emergenza'' i cui problemi in 4 anni sono aumentati del 23,6%. Altro dato in forte aumento: dal 2005 al 2010, il numero dei giovani che si e' rivolto ai centri e' aumentato del 59,6%; il 76,1% (era il 70% 5 anni prima) di questi non studia ne' lavora. Particolarmente vulnerabili si confermano gli stranieri che rappresentano il 70% delle persone che si rivolgono ai centri. Secondo un campione degli operatori della Caritas, il disagio maggiore e' fra gli immigrati che vivono da soli in Italia, quelli di sesso maschile, con eta' compresa fra i 25 e 44 anni. In genere hanno problemi di lavoro (66,4%) e situazioni di poverta' economica (62,5%).
Fonte:ansa.it
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Italia-programmi beffa l'Antitrust. Nuova denuncia dell'Aduc
L'Aduc ha presentato questa mattina una nuova denuncia all'Antitrust contro Italia-programmi.net, il sito internet che da giungo scorso raccoglie registrazioni di ignari utenti che credono di registrarsi ad un sito di download gratuiti, salvo poi vedersi richiedere (con mail minacciose e lettere a casa) 96 euro di abbonamento. Le segnalazioni che giungono da consumatori truffati sono moltissime, sia all'Aduc che al CRTCU. A tal proposito, il CRTC Si ricorda che i solleciti inviati da Estesa Limited sono in palese violazione della Delibera Antitrust n. 22709 (nel procedimento PS7444 - ITALIA-PROGRAMMI.NET-ABBONAMENTO PER SOFTWARE).
L'Aduc ha già segnalato la questione all'Antitrust la qualeil 25 agosto scorso ha ordinato a Estesa Limited - la societa' che gestisce il sito Italia-programmi.net - di non inviare piu' solleciti di pagamento e di rendere chiara sul proprio sito l'onerosita' del servizio. Secondo l'Aduc, la società finge di ottemperare all'ordinanza Antitrust. "Finge" perche' di giorno (quando gli uffici dell'Antitrust sono aperti) ottempera, e alla chiusura degli uffici torna a mietere vittime come se nulla fosse. L'Associazione ha, infatti, verificato che di giorno il loro link http://www.mydownload-club.info/Flash-Player.html non conduce alle pagine web di italia-programmi ma al noto, e affidabile, sito di download gratuiti Download.html (http://download.html.it/). Il sito offre lo stesso servizio di Italia-programmi, richiede una registrazione, il tutto pero' gratuitamente, e non a pagamento. Di sera e di notte lo stesso link porta invece alla pagina di registrazione di Italia-programmi.
"La vicenda Italia-programmi e' identica a quella Easydownload, denunciata da Aduc l'anno scorso" fanno sapere dall'Associazione che aggiunge. "L'apertura di un fascicolo penale, ammesso che non ci siano gia' indagini in corso, e l'ipotesi di una condanna per truffa saranno un deterrente migliore delle sole sanzioni economiche".
Fonte:helpconsumatori.it (VC)
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