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4° invio Marzo_2011

News e Fax > Archivio 2011 > Marzo 2011

Elenco news :

Federalismo regionale 2011 ufficiale con accordo con regioni. Le novità. Irpef uguale fino al 2013

“Bonus assunzioni” al rush finale. Entro il 31 marzo l’invio di C/IAL

In calo le vendite al dettaglio a gennaio

Innovazione; In arrivo 14 progetti bandiera

Amazon arriva in Italia: dopo il lancio del sito, prossima apertura di un centro di distribuzione

Parlamento europeo approva direttiva su permesso unico di soggiorno e lavoro

Casse di previdenza professionali: ecco l'atteso incremento del contributo integrativo

Controversie civili: ora è d’obbligo la conciliazione

MacBook Pro e problemi di surriscaldamento: che fare?

Controlli incrociati contro i furti di identita'

Cibo radioattivo dal Giappone sulle nostre tavole?

Agevolazione Prima Casa - Successione o donazione con più eredi o donatari

CdM: i referendum si terranno il 12 e 13 giugno

Tessile; Sì a etichetta obbligatoria "Made in"

Imprese Rosa; Contributi per gestione e avvio attività

Autovelox truccati, Codacons chiede restituzione punti e sanzioni pagate

IVA su cellulari e personal computer: al via nuovo sistema di applicazione imposta

Detrazioni 730 2011 spese mediche, mutuo, affitto: istruzioni e documenti

Saglia: allo studio un contingente annuale per il fotovoltaico

Prezzi; CdM toglie tassa sul cinema ma aumenta accisa sui carburanti. Tutti contro

Società cooperative: caratteristiche generali

Leasing; Dalla Bei 800mln per le Pmi

Firefox 4, Internet Explorer 9 e Chrome 10 a confronto

Buste per la spesa, Codacons denuncia salasso per consumatori

Fondo di garanzia; Boom di richieste

Tutela consumatori. Aiazzone, stop ai finanziamenti

Rimborsi; Il Cud diventa passaggio obbligatorio

Conciliazione obbligatoria cause civili da oggi 21 marzo 2011: come funziona. Regole e tempi

Rinnovabili; A rischio la cumulabilità degli incentivi

Tassi interessi 2011 salgono: mutuo a tasso variabile conviene fino al 3%

Federalismo regionale 2011 ufficiale con accordo con regioni. Le novità. Irpef uguale fino al 2013

Via libera al decreto legislativo sul fisco regionale 2011. Ok al disco verde al blocco delle addizionali Irpef fino al 2013 e all'accettazione della clausola di salvaguardia voluta dal Pd contro rischi di supertasse dal 2013 se un anno prima si capirà che i conti rischiano di non tornare.

Alle Regioni sono state riconosciute le contestazioni contro i mega-tagli della manovra estiva. L'accordo con i governatori è stato decisivo per l'intesa finale sull'accordo sugli ammortizzatori sociali.

Per il trasporto locale le regioni hanno incassato un altro risultato decisivo e cioè la fiscalizzazione nel 2012 di 1,6 miliardi, ‘un risultato storico’ il leghista Roberto Cota (Piemonte). Via libera anche all'introduzione di una clausola di salvaguardia e allo sblocco delle addizionali Irpef dello 0,5% solo dal 2013. Con l'aggiunta di due novità: la prima è che gli aumenti dell'1,1% e del 2,1% potranno interessare solo i redditi da 15mila euro in su, invece che da 28mila); e la seconda riguarda chi ha già un'addizionale sopra lo 0,9% che potrà mantenerla allo stesso livello.

I governatori delle Regioni avranno anche una compartecipazione all'Iva territoriale (all'inizio del 44,7% ma rivista a partire dal 2013) e i 30 miliardi dell'intera Irap, che, a partire dal 2013, potrà anche essere ridotta fino a zero ma non da chi ha aumentato l'addizionale Irpef oltre l'1,4%

Per quanto riguarda la sanità, saranno 3 le regioni benchmark scelte politicamente in una rosa delle 5 migliori, una del Nord, una del Centro, una del Sud, con almeno una realtà di piccola dimensione geografica. Si partirà nel 2013 e i conti si faranno sulla base dei bilanci del 2011. sono previsti, inoltre, per il settore della sanità interventi strutturali per colmare i gap infrastrutturali che hanno effetti sui costi delle prestazioni e questi interventi riguarderanno il Sud e le aree montane o le piccole isole.

Fonte:businessonline.it (Marianna Quatraro)
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“Bonus assunzioni” al rush finale. Entro il 31 marzo l’invio di C/IAL


Il credito d’imposta va indicato nella dichiarazione dei redditi 2010 ed è utilizzabile in compensazione con F24
Adempimento finale da parte dei datori di lavoro ammessi a usufruire dell’agevolazione prevista per l’incremento dei livelli occupazionali nelle aree svantaggiate negli anni 2008, 2009 e 2010 (“bonus assunzioni”). Entro giovedì 31 marzo dovranno inviare, per via telematica, la prevista comunicazione C/IAL per l’ultima volta. Se non rispetta la scadenza, il datore di lavoro decade dall’agevolazione a partire dall’anno in cui il modello deve essere inviato.

Facciamo un po’ di storia
La Finanziaria del 2008 ha previsto un beneficio fiscale per gli anni 2008, 2009 e 2010 a favore dei datori di lavoro che, nel corso del 2008, hanno incrementato, nelle aree svantaggiate del Paese, il numero dei dipendenti con contratto di lavoro a tempo indeterminato rispetto a quelli esistenti nel corso del 2007. L’agevolazione fiscale si è tradotta in un credito d’imposta di 333 euro mensili per ciascun lavoratore “neoassunto”, che passa a 416 euro se si tratta di una lavoratrice che rientra nella definizione comunitaria di “lavoratore svantaggiato”.

Il “bonus assunzioni” è stato riconosciuto ai datori di lavoro - siano essi liberi professionisti, lavoratori autonomi, società di persone, di capitali, cooperative ma anche persone fisiche residenti nelle regioni Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Basilicata, Sardegna, Abruzzo e Molise - che ne hanno fatto richiesta entro il 31 gennaio 2009 e ne abbiano ottenuto l’attribuzione, anche parziale, per gli anni 2008, 2009 e 2010.

L’utilizzo del beneficio è subordinato al mantenimento del livello occupazionale per il triennio e i datori di lavoro sono obbligati a trasmettere all’Agenzia delle Entrate, dal 1° febbraio al 31 marzo degli anni 2009, 2010 e 2011, una comunicazione in cui attestano che il numero complessivo dei dipendenti, con contratti di lavoro a tempo indeterminato, determinato, part-time o di formazione lavoro è superiore a quello mediamente esistente nel periodo dal 1° gennaio al 31 dicembre 2007.

Per effettuare la comunicazione annuale il datore di lavoro si può avvalere del prodotto informatico, reperibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate, “Comunicazione C/IAL”.
Il mancato inoltro della comunicazione comporta la decadenza dal diritto al credito d’imposta a partire dall’anno in cui la comunicazione deve essere inviata, mentre il decremento dei lavoratori impiegati, rispetto a quelli presenti nel 2007, comporta la decadenza dall’anno successivo a quello in cui si è verificato.

Come utilizzare il “bonus assunzioni”
Il credito d’imposta derivante dall’accoglimento delle istanze va riportato nel quadro RU della dichiarazione dei redditi dell’anno d’imposta per il quale viene concesso e può essere utilizzato in compensazione di altri tributi indicando il codice 6807 - credito d’imposta per le nuove assunzioni nelle aree svantaggiate - art. 1, commi da 539 a 547, della legge 244/2007 - nel modello F24.

Attenzione, però, il credito d’imposta non può essere richiesto a rimborso, non concorre alla formazione del reddito né della base imponibile Irap e non influenza l’importo degli interessi passivi né quello delle spese generali deducibili dal reddito d’impresa.
Un ultimo avvertimento: il “bonus assunzioni” non è cumulabile con altri aiuti di Stato né con altre misure di sostegno comunitario all’occupazione e ne è vietato il cumulo con gli aiuti di Stato a finalità regionale sotto forma di aiuti all’occupazione legati all’investimento. L’eventuale cumulo illegittimo è sanzionato sia con il recupero dell’aiuto sia con l’irrogazione di sanzioni.

Fonte:nuovofiscooggi.it (Lilia Chini)
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In calo le vendite al dettaglio a gennaio


A gennaio 2011 l'indice destagionalizzato delle vendite al dettaglio diminuisce dello 0,3% rispetto a dicembre 2010. Mentre rispetto a gennaio 2010 l'indice grezzo segna un calo dell'1,2%. Lo rileva l'Istat.

Più in generale la diminuzione delle vendite registrata nel confronto con il mese di gennaio 2010 deriva da variazioni negative dello 0,9% per le vendite della grande distribuzione e dell'1,4% per quelle delle imprese operanti su piccole superfici. Le vendite di tutti i gruppi di prodotti non alimentari subiscono in termini tendenziali una flessione, con l'eccezione del gruppo calzature, articoli in cuoio e da viaggio, che segna una variazione nulla.

Fonte:adnkronos.com
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Innovazione; In arrivo 14 progetti bandiera


C'è la ricerca sul nucleare che, nonostante lo moratoria di un anno sulla costruzione delle centrali nel nostro Paese, va avanti e incassa in tutto 109 milioni, scommettendone 80 in una parternship italo-russa che studierà la fattibilità di un nuovissimo reattore a fusione. C'è la voglia di piantare la bandiera italiana nello spazio con il lancio di due super-satelliti di ultima generazione - costo 600 milioni in 7 anni - per scoprire dall'alto nuove risorse ambientali e difendere meglio i nostri interessi militari. C'è ovviamente il biotech che con 3 progetti per 8o milioni punta sulle frontiere della genetica, della diagnostica e della medicina predittiva. E la fisica di cui l'Italia, dai tempi di Enrico Fermi, è capofila con 250 milioni da spendere in un nuovo acceleratore per elettroni e positroni ad alta luminosità. E infine con un budegt da 450 milioni in 5 anni si studierà come sfruttare al meglio (dalla pesca al turismo) la materia prima di cui siamo più ricchi: il mare.

La ricerca pubblica, troppo spesso cenerentola del sistema Italia, riparte da alcune priorità ben definite per spendere al meglio le risorse contate a disposizione. Sono in tutto quattordici i «progetti bandiera» del ministero dell'Istruzione Università e Ricerca che dopo aver incassato il via libera del Cipe mercoledì scorso arriveranno in consiglio dei ministri nei prossimi giorni per mettere sul piatto 1,772 miliardi di investimenti pronti a diventare oltre 2,5 miliardi grazie a partnership con imprese e Pmi.

I fondi rientrano nella più ampia strategia del Programma nazionale della ricerca 2011-2013 che dopo lunga attesa (l'ultimo risale addirittura al 2007) è stato approvato dal Cipe e fissa strategie e obiettivi nella lunga marcia verso il target di spesa dell'1,53% del Pil in ricerca e sviluppo entro il 2020 (oggi spendiamo circa Strategia che presto potrebbe vedere piovere nuove e inattese risorse: il ministro Mariastella Gelmini sta, infatti, studiando in questi giorni l'ipotesi di iniettare nuovo ossigeno nella ricerca industriale con altri 530 milioni di euro sui bandi Sud-Nord del Pon 2007-2013. Una boccata d'ossigeno che incassa il plauso di Confindustria: «Sappiamo che il ministro sta lavorando a questa ipotesi - ha spiegato ieri il presidente Emma Marcegaglia -, è un'ottima idea che Confindustria condivide e che credo interpreti anche le esigenze delle regioni». «La decisione ora - aggiunge la Marcegaglia - va presa al più presto». Molto soddisfatta anche Diana Bracco che in Confindustria ha la delega su ricerca e innovazione: «Questo aumento delle risorse - ha chiarito l'imprenditrice - eviterà che progetti di qualità restino esclusi dal finanziamento». I bandi Pon hanno, infatti, visto la mobilitazione di ben 1700 imprese, 200 università e centri di ricerca per un totale di 533 progetti presentati.
Ma per Diana Bracco è cruciale anche il via libera al Progamma nazionale della ricerca 2011-2013 e ai 14 progetti bandiera sui quali ha assicurato il massimo impegno di Confindustria per «garantire un'ampia partecipazione delle imprese così da assicurare ampie ricadute». Appena ci sarà l'ultimo sì di Palazzo Chigi i soldi dei progetti bandiera - che arrivano in gran parte dall'8% del fondo ordinario di finanziamento degli enti di ricerca - saranno a disposizione dei vari "capofila": dal Consiglio nazionale delle ricerche all'Agenzia spaziale, dall'Istituto nazionale di fisica nucleare a quello di astrofisica. Oltre a nucleare, tic, fisica e tecnologie marittime gli altri progetti puntano su fronti più tradizionali della ricerca: dai beni culturali (30 milioni a disposizione) alla promozione del made in Italy nel manifatturiero con 12 milioni da spendere nella costruzione della «fabbrica del futuro».

Per la rete degli enti di ricerca, nel pieno di un riordino voluto dal ministro Gelmini, quella dei progetti bandiera è sola la prima sfida che si trovano di fronte. Dal 1° gennaio di quest'anno infatti un altro 7% del loro fondo di finanziamento (poco meno di 150 milioni) sarà distribuito in base ai meriti su specifici programmi di ricerca.

Fonte: Il Sole 24 Ore - Economia e Imprese
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Amazon arriva in Italia: dopo il lancio del sito, prossima apertura di un centro di distribuzione


A soli quattro mesi dal lancio di Amazon.it, sito che offre una vasta scelta di libri, DVD, videogiochi, musica, giocattoli, piccoli elettrodomestici, orologi ed elettronica a prezzi bassi e convenienti, la società annuncia la prossima apertura del primo centro di distribuzione in Italia. Il centro di distribuzione avrà sede nel Nord Italia, benché il gruppo non abbia ancora stabilito la località definitiva.

Amazon ha già cominciato la ricerca di persone da impiegare nel nuovo centro di distribuzione, che permetterà anche di ampliare l’offerta ad articoli sportivi, scarpe, abbigliamento, attrezzi da giardinaggio, articoli per la casa e prodotti di largo consumo. Il centro di distribuzione sarà operativo entro un anno, per assicurare ai clienti italiani la disponibilità di milioni di prodotti in pronta consegna e un servizio veloce e affidabile. Il nuovo centro logistico italiano è l’ultimo che va ad aggiungersi all’esistente network europeo di Amazon.

“Siamo felici della positiva risposta da parte dei clienti italiani e del loro interesse per Amazon Prime, il programma che garantisce la consegna gratuita in 2-3 giorni lavorativi al prezzo totale di 9,99 Euro l’anno. Il nostro nuovo centro di distribuzione in Italia ci aiuterà ad assicurare a tutti i clienti italiani la consegna della merce con la massima precisione e velocità”, afferma Diego Piacentini, Senior Vice President International Retail. “Abbiamo già iniziato le assunzioni per le posizioni di manager e responsabili di team e nei prossimi mesi continueremo con tutte le funzioni necessarie all’ operatività di un centro di distribuzione e logistica.”

Amazon.it ha aperto a novembre 2010 e da allora il sito ha incrementato la propria offerta con oltre un milione di prodotti. Amazon sta cercando un sito che garantisca l’accesso a un’ampia base di personale da assumere e che offra un eccellente collegamento con le principali vie di trasporto.

Fonte:key4biz.it
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Parlamento europeo approva direttiva su permesso unico di soggiorno e lavoro


Un progetto di legge sul "permesso unico", ovvero una procedura unica per ottenere il permesso di soggiorno e di lavoro, perché ai lavoratori extracomunitari che si trovano in Europa siano riconosciuti gli stessi diritti dei cittadini europei: è quanto prevede la direttiva adottata dal Parlamento europeo per semplificare le procedure per i migranti.

La direttiva sul "permesso unico", approvata con 311 voti a favore, 216 contrari e 81 astensioni, una volta in vigore permetterebbe agli immigranti legali provenienti da paesi esterni all'Unione europea di ottenere i documenti necessari al soggiorno e al lavoro con un'unica procedura per tutto il territorio dell'Ue. Come informa una nota, "tale legislazione garantirebbe inoltre agli immigrati una serie di diritti sociali, paragonabili a quelli dei cittadini comunitari, su questioni quali gli orari di lavoro, le ferie, la sicurezza sul posto di lavoro e l'accesso alla sicurezza sociale. La decisione di ammettere i lavoratori extracomunitari sul territorio nazionale, cosi come il numero d'immigrati autorizzato, resta prerogativa dei governi degli Stati membri, - precisa l'Europarlamento - i quali dovranno indicare nei permessi di residenza anche le informazioni relative al permesso di lavoro, con il divieto esplicito di esigere ulteriore documentazione alla persona che richiede il permesso".

La prossima tappa del progetto prevede che gli emendamenti adottati dai deputati siano vagliati dai ministri di giustizia dei paesi Ue. Secondo il Trattato di Lisbona, il Parlamento e il Consiglio hanno pari poteri legislativi sui temi legati all'immigrazione. La Gran Bretagna, la Danimarca e l'Irlanda non prenderanno parte all'adozione della direttiva sul permesso unico.

Fonte:helpconsumatori.it (BS)
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Casse di previdenza professionali: ecco l'atteso incremento del contributo integrativo


Il contributo integrativo delle Casse di Previdenza dei professionisti che calcolano le pensioni con il sistema contributivo, potrà essere incrementato fino ad arrivare al 5%. Questo è quello che è stato approvato attraverso il “sì” al disegno di legge Lo Presti che consentirà l’adeguameto delle pensioni per i professionisti a tassi più adeguati. La commissione Bilancio del Senato ha richiesto alcuni emendamenti relativamente al testo approvato alla Camera. E’ stato difatti posto un limite sia nel minimo che nel massimo di richiesta sul contributo integrativo sul volume d'affari, che non potrà superare il 5% e non potrà essere inferiore al 2%, inoltre l’aumento entro il 5% non dovrà comunque comportare maggiori oneri per la finanza pubblica.

“Si tratta di modifiche non sostanziali - afferma il relatore in commissione lavoro, Tomaso Zanoletti - ma abbiamo preferito accoglierle invece di contestarle, per non ritardare ancora i tempi di approvazione. Ora dobbiamo aspettare che il Ddl sia calendarizzato, ma visto che l'aula è abbastanza libera mi aspetto che il tutto si concluda in tempi ragionevoli”.

Naturalmente particolarmente soddisfatto della votazione Nino Lo Presti, l’autore e il primo firmatario della proposta: “Si fa un passo avanti e se si va in Aula la prossima settimana sarà un vero successo”. Al voto di Palazzo Madama seguirà un ulteriore passaggio alla Camera del testo così modificato, per un'ulteriore sessione di lettura che dovrà confermare quanto disposto dal Senato. Non si prevedono tuttavia sorprese, in occasione del primo passaggio il disegno è stato approvato pressoché all’unanimità con 499 voti favorevoli e uno solo contrario.

Si tratta di una disposizione davvero mirata ad incrementare il sistema pensionistico dedicato ai professionisti, il contributo integrativo pagato dal cliente in fattura, difatti, va ad arricchire l’ammontare individuale del professionista stesso, elevando così la pensione degli iscritti di tutte le Casse nate con il sistema di calcolo contributivo, istituti che ad oggi hanno un'aliquota sul volume d'affari pari al 2%.

Al passare della riforma beneficeranno dell’incremento agrotecnici, infermieri, periti agrari, biologi, periti industriali, agronomi e forestali, geologi, attuari, chimici e psicologi. Oggi le pensioni di queste categorie risultano ancora molto basse: da un minimo di 863 euro all'anno per gli agrotecnici, a un massimo di 2mila euro all'anno per i periti industriali. Gli enti contano circa 95mila iscritti e nel 2009 hanno erogato 4.481 pensioni. Ma il problema non si pone solo per tali casse. L’esigenza di pensioni dignitose difatti si pone anche per le casse dei dottori commercialisti e dei ragionieri, che pure esistendo precedentemente all’entrata in vigore del sistema contributivo, hanno scelto di aderire ad esso in un secondo momento. E’ di qualche giorno fa una delibera dell'ente dei dottori commercialisti, in attesa di approvazione da parte del ministero dell’Economia e del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che propone di collegare all'aumento dell'integrativo anche il versamento di un contributo soggettivo più elevato rispetto alla quota minima del 10%.

Fonte:i-dome.com
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Controversie civili: ora è d’obbligo la conciliazione


Da ora in poi ogni cittadino coinvolto in una lite civile, dalle successioni ai contratti bancari, dalle locazioni al danno da responabilità del medico, prima di poter andare in giudizio dovrà fare un tentativo obbligatorio di conciliazione. Entra in vigore il decreto legislativo 28 del 4 marzo 2010, la nuova legge sulla mediazione, da presentare presso uno degli appositi organismi accreditati dal Ministero della Giustizia; il decreto Milleproroghe ha previsto invece (in extremis) uno slittamento di un anno per l’obbligo di conciliazione per quanto riguarda le controversie condominiali e quelle in materia di Rc auto.

Per il consumatore oltre al danno, la beffa
Noi siamo sempre stati favorevoli (e continuiamo ad esserlo) a risoluzioni alternative al Giudice in fatto di controversie, tuttavia non riteniamo che lo strumento più efficace per facilitare un’ampia partecipazione a questi sistemi sia quello di renderli obbligatori per legge. Il successo degli ADR (Alternative Dispute Resolution) risiede nel loro buon funzionamento che potrebbe essere messo in crisi in partenza se l’accesso, anche da parte delle imprese, è obbligato e non volontario. Il rischio, in tal caso, è che si trasformi tutto in una perdita di tempo o in un vuoto e formale passaggio burocratico. Un passaggio obbligatorio che per il consumatore, già oggetto di un danno, può trasformarsi in beffa, poiché si vedrà costretto a dover sborsare subito le 40 euro della conciliazione. In questo modo, in netta contraddizione rispetto a quanto indicato nella Raccomandazione 98/257/CE, si preclude il suo libero accesso alla giustizia garantito dalla nostra Costituzione.

Valorizzare la “conciliazione paritetica”
Non da molto è scaduto il termine per rispondere alla consultazione lanciata dalla Commissione europea per migliorare il ricorso ai sistemi alternativi per la risoluzione delle dispute nell'ambito dei Paesi membri dell’Unione europea. Noi abbiamo fatto presente che, per quanto concerne l’Italia, andrebbe presa in considerazione e valorizzata l’esperienza della cosiddetta “conciliazione paritetica”; si tratta di un modello sviluppato sulla base di protocolli d’intesa tra associazioni di consumatori e imprese (o associazioni di imprese) che non prevede un conciliatore o arbitro terzo ma una commissione di conciliazione composta da un rappresentante dell’associazione di consumatori e un rappresentante dell’impresa. I rappresentanti sono chiamati a individuare una proposta di soluzione della controversia che viene poi sottoposta in ultima analisi (per l’accettazione) al consumatore che resta comunque libero, in caso di insoddisfazione, di intraprendere ogni altra azione a difesa dei propri diritti.

Meglio strade gratuite per il consumatore
La conciliazione paritetica, oltre ad essere in completa sintonia con le Raccomandazioni europee, ha il vantaggio anche di essere gratuita per il consumatore, tuttavia questa nuova legge sulla mediazione obbligatoria sembra non prendere in considerazione questa soluzione. In realtà queste due modalità di accesso alla giustizia non possono e non devono essere destinate a rimanere estranee: infatti anche il decreto ministeriale 10 ottobre 2010, n. 180 (seppur in modo piuttosto criptico) sembra riconoscere agli organismi di mediazione la possibilità di “utilizzare i risultati delle negoziazioni paritetiche”.
Il nostro auspicio è che, anche a fronte di questa apertura nel nuovo dettato legislativo nazionale, la consultazione lanciata dalla Commissione europea possa rivelarsi un momento di confronto positivo per aprire finalmente la strada al pieno riconoscimento delle conciliazione paritetiche nel novero dei sistemi di risoluzione alternativa delle controversie a livello europeo.

Fonte:altroconsumo.it
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MacBook Pro e problemi di surriscaldamento: che fare?


Dalla rete emergono voci sempre più insistenti relative a problematiche insite all’interno dei nuovi MacBook Pro e che vedrebbero le macchine Apple mostrare malfunzionamenti se sottoposte a pesanti carichi di lavoro. Al momento la causa primaria del “malessere” che affligge i nuovi portatili della mela non è ben chiaro, seppure appaia correlato ad un eccessivo surriscaldamento della CPU/GPU. Da parte di Apple al momento non è ancora giunta alcuna comunicazione ufficiale, seppure dalla rete siano emersi alcuni workaround per contenere il problema.

Innanzitutto, la problematica si manifesta nel caso il portatile sia messo sotto stress da elaborazioni computazionali particolarmente pesanti, quali ad esempio rendering video o 3D, ma può manifestarsi anche con l’esecuzione di macchine virtuali o compilatori, nonché nel caso si utilizzi Windows tramite Bootcamp.

I sintomi tipici, elencati nel dettaglio all’interno di un apposito wiki creato da utenti Apple affetti dal problema, sono:

Freeze completo della macchina, tutto risulta bloccato;
freeze parziale ma si può muovere il cursore del mouse (non confermato):
freeze parziale con musica che continua ad essere riprodotta in background;
freeze parziale, ma accesso SSH possibile da host remoto per un periodo limitato di tempo:
freeze dovuto dovuto alla schermata di chiusura di Windows 7 sotto Bootcamp.
La soluzione più funzionale ma al contempo drastica e ben poco piacevole al “congelamento” del sistema consiste nel riavviare forzatamente il proprio Mac; alcuni riferisce di essere riusciti ad entrare nel proprio Mac da remoto attraverso SSH, nonostante il computer non mostrasse apparenti segnali di vita. Dalla rete arrivano comunque numerose segnalazioni di tecniche più o meno efficaci per scongiurare o almeno minimizzare il problema.

Alcuni utenti hanno trovato giovamento nell’utilizzare solo con il chip grafico integrato nel processore, Intel GMA 3000, e non la scheda grafica AMD dedicata; a quanto sembra infatti nel modello da 13 pollici il problema dei freeze non si porrebbe e quest’ultimo modello utilizza proprio l’unità grafica integrata nelle CPU Sandy Bridge. Il sito MaCNN consiglia l’installazione dell’App Tamer, un’utility che in automatico manda in pausa le applicazioni riducendo così il carico di lavoro sui core del processore; ciò diminuirebbe di conseguenza il calore generato dal sistema.

In definitiva, non è ancora ben chiaro se si tratti di una problematica a livello software o hardware (sotto accusa anche l’avvio del sistema operativo a 64 bit); secondo alcune voci, il prossimo aggiornamento a Mac OS X 10.6.7 dovrebbe risolvere il problema, dovuto semplicemente ad una errata calibrazione del codice deputato alla gestione delle ventole di raffreddamento, per altri si tratta invece solamente di attendere una patch. L’ultima parola quindi ad Apple, che nei prossimi giorni dovrebbe fornire risposte più concrete.

Fonte:blog.pmi.it (Matteo Fanti)
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Controlli incrociati contro i furti di identita'


Banche, finanziarie e centrali rischi private possono verificare i dati degli utenti, chiedendo conferma al nuovo archivio centralizzato del ministero dell'economia; previsto l'obbligo di inviare copia scritta del contratto all'indirizzo anagrafico del consumatore.I consumatori saranno più tutelati contro il furto di identità, con un archivio centrallizzato istituito presso il ministero dell'economia e finanze.

Il approvato dal consiglio dei ministri del 23 marzo 2011, che modifica la normativa di recepimento della direttiva 2008/48 (decreto.legislativo n.141 del 2010), istituisce, infatti, un sistema pubblico di prevenzione delle frodi nel settore del credito al consumo, con specifico riferimento al cosiddetto furto di identità di persone fisiche o giuridiche (utilizzo indebito di dati personali, occultamento parziale di identità).

D'altra parte la sicurezza trova un corrispettivo nella possibilità estesa di consultazione dei dati personali, seppure a scopo di sicurezza.

L'illecito che il decreto si propone di arginare viene definito, dunque, "furto d'identità" e cioè l'impersonificazione indebita da parte del ladro dell'identità altrui, eventualmente in forma parziale.

Lo strumento scelto attiva un sistena di prevenzione incentrato sulla creazione di un data base presso il ministero dell'economia. Naturalmente contro il furto di identità l'ordinamento prevede forme di tutela a posteriori, in particolare sul piano della repressione penale: si tratta, però, di reazioni, molto spesso, non satisfattive del diritto alla integrità patrimoniale del consumatore.

L'architettura del sistema di prevenzione deve fare i conti con la legislazione sulla tutela della riservatezza e in particolare con il decreto legislativo 196/2003 (codice della privacy).

La creazione di una banca dati di grosse dimensioni costituisce, infatti, un trattamento dei dati personali, assoggettato completamente alla disciplina del predetto codice.

Il titolare del trattamento è individuato nel ministero dell’economia e delle finanze; mentre a ricoprire il ruolo di responsabile del trattamento è la Consap S.p.A, ente gestore dell'archivio informatizzato.

Altro organismo cardine del sistema di prevenzione del furto di identità è un gruppo di lavoro che monitora e vigila sul sistema stesso, con compiti di studio e promozione di iniziative connesse agli scopi anti frode.

L'archivio sarà alimentato anche dagli operatori economici interessati e quindi le banche e gli intermediari finanziari, i fornitori di servizi di comunicazione elettronica, i fornitori di servizi interattivi associati o di servizi di accesso condizionato (decreto legislativo n.177/2005), i gestori di sistemi di informazioni creditizie e le imprese che offrono servizi assimilabili alla prevenzione, sul piano amministrativo, delle frodi.

Questi soggetti (e altri di futura individuazione con decreto ministeriale) trasmetteranno all’archivio le informazioni relative ai casi che configurano un rischio di frodi nei settori del credito, dei servizi di comunicazione elettronica o interattivi. Inoltre sarà messo a disposizione della collettività un servizio gratuito, telefonico e telematico, per inviare segnalazioni da parte di soggetti che hanno subito o temono di aver subito frodi configuranti ipotesi di furto di identità.

L'archivio sarà, dunque, messo a disposizione degli operatori economici, che possono chiedere alla Consap la verifica dei dati contenuti nella documentazione fornita dalle persone fisiche che richiedono una dilazione o un differimento di pagamento, un finanziamento o altra analoga facilitazione finanziaria, un servizio a pagamento differito.

Naturalmente avranno accesso al sistema di prevenzione carabinieri, guardia di finanza e Polizia di Stato.

L'archivio è tripartito: una interconnessione di rete per dare riscontro agli operatori economici, un modulo informatico centralizzato per raccogliere dati sui casi di furto d'identità e un modulo informatico di allerta, che memorizza le informazioni sulle frodi subite o ai casi che configurano un rischio di frodi.

Dall'archivio possono partire segnalazioni al Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell'interno, all'Unità di informazione finanziaria della Banca d'Italia e al Nucleo peciale di polizia valutaria della Guardia di finanza.

Vediamo come avverrà il controllo.

Gli operatori economici chiederanno il riscontro dei dati raccolti e il sistema confronterà questi dati con quelli detenuti da organismi pubblici e privati. Si potrà chiedere conferma dei dati presenti nei documenti di identità, partite IVA, codici fiscali e documenti che attestano il reddito e dati relativi alle posizioni contributive previdenziali ed assistenziali.

Gli enti pubblici e privati saranno obbligati a rendere disponibil i dati per il confronto: e in questa previsione normativa sta il coordinamento con la legislazione sulla privacy.

Il presupposto normativo specifico implica il superamento dell'obbligo dell'interessato di acconsentire alla comunicazione dei propri dati (per gli enti privati) e implica la copertura normativa sufficiente per la comunicazione stessa da parte di soggetti pubblici (articolo 19 del D.Lgs 196/2003).

Tuttavia, l'archivio centralizzato non sarà, così pare alla lettura del testo, una duplicazione delle banche dati degli organismi pubblici o privati detentori delle informazioni e cioè perchè si prevede che l’ente gestore autorizzerà "di volta in volta" la procedura di collegamento dell'archivio alle banche dati degli organismi pubblici e privati.

Il controllo dell'identità non sarà gratuito: sarà l'operatore economico a dover sostenere i costi, stabiliti con decreto ministeriale, anche se prevedibilmente saranno spalmati sui consumatori e utenti.

Per passare alla fase attuativa si attende un decreto ministeriale, la cui adozione è prevista entro sei mesi dall'entrata in vigore del decreto legislativo.

É prevista la consultazione del garante per la protezione dei dati personali, anche se alcuni limiti sono anticipati già dal decreto in esame: tra tutti la limitazione della rihiesta di verifica dell'autenticità dei dati ai soli casi e scopi previsti per la prevenzione del furto di identità.

E non, quindi, ad esempio, per crearsi indirizzari per proposte commerciali o altro. Altra forma di tutela, esterna all'archivio, anche se molto efficace nella prassi, è rappresentata dall'obbligo, introdotto dal decreto, di invio di una copia del contratto stipulato, all’indirizzo risultante dai registri anagrafici della persona fisica titolare del rapporto.

Una copia in più alla persona che apparentemente risulta avere sottsocritto il contratto può suscitare la reazione di chi vede usato da terzi il proprio nome: il decreto non prevede un termine e non stabilisce che questa operazione costituisca condizione di efficacia del contratto stesso. Insomma, si tratta di un intervento importante, anche se non necessariamente a carattere preventivo.

Fonte:ipsoa.it (Antonio Ciccia)
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Cibo radioattivo dal Giappone sulle nostre tavole?


Che rischio c'è che in Europa giunga cibo radioattivo dal Giappone? Di fronte all'allarme lanciato dall'Organizzazione mondiale della sanità, che ha definito ''grave'' la contaminazione radioattiva, la Commissione europea cerca di tranquillizzare.

BRUXELLES - Di fronte all'allarme lanciato dall'Organizzazione mondiale della sanità, che ha definito ''grave'' la contaminazione radioattiva di cibo in Giappone, l'Unione europea cerca di gettare acqua sul fuoco. Secondo Bruxelles, il rischio per i consumatori europei resta "basso". "Basso" non vuol dire però impossibile", soprattutto dopo che un portavoce dell'Oms, Peter Cordingley, ha definito la situazione "grave''. ''È molto più serio di quanto tutti avevano pensato. Ora è lecito supporre che prodotti contaminati siano usciti dalla zona contaminata''.

Commissione europea è tranquilla - La direzione generale protezione consumatori della Commissione europea si dice tranquilla. Il Giappone è autorizzato a esportare in Europa solo alcune tipologie di prodotti ittici. Secondo Bruxelles, non c'è nessun allevamento o nave-freezer operante nel distretto di Fukushima autorizzato a esportare in Europa. Invece nel vicino distretto di Miyagi ci sono solo poche strutture attive che esportano nel vecchio continente. Qualche preoccupazione potrebbe arrivare dai prodotti agroalimentari, ma anche in questo caso la Commissione è ottimista, viste anche le piccole quantità d'import: circa 9mila tonnellate in tutto il 2010, per un totale di 64,8 milioni di euro. In testa la Germania (17 milioni), seguita da Olanda (10,9), Regno Unito (7.9), Belgio (6.5) e Francia (5.3). Il grosso della produzione finisce negli altri Paesi del sud est asiatico.

Controlli precauzionali - Ad ogni modo la Commissione europea ha chiesto agli Stati membri di accertare il livello di radiazioni su ogni tipo d'importazione alimentare, vegetale o animale, arrivata dal Giappone a partire dal 15 marzo scorso. Questi dati verranno registrati dal Rapid Alert System for Food and Feed (RASFF) istituito proprio per fornire alle autorità nazionali di controllo alimentare un utile strumento di scambio informazioni a livello internazionale. L'obiettivo è quello di prendere le contromisure più appropriate in caso di rischio per i consumatori. Proprio attraverso questo sistema e all'European Community Urgent Radiological Information Exchange (ECURIE), la Commissione europea è in grado di informare tempestivamente gli Stati membri su di un potenziale rischio.

In Italia - Intanto in Italia il ministero della Salute ha stabilito che i prodotti che arrivano dal Giappone dopo l'11 marzo possono entrare solo dopo controlli preventivi. Una risposta a quanti, come l'Adoc, avevano richiesto "maggiori informazioni sugli alimenti importati dall'Asia e sospensione temporanea delle importazioni giapponesi". Ma secondo l'Oms, a correre i rischi maggiori restano gli abitanti dei Paesi limitrofi nel Sud est asiatico, come la Cina. E intanto le associazioni dei consumatori internazionali chiedono una mappatura globale degli import ed export dal Sud Est asiatico.

Sud est Asiatico - Cina e Corea del Sud hanno ufficializzato maggiori controlli sui prodotti alimentari che arrivano dal Giappone. "Il disastro nucleare giapponese ha fatto suonare l'allarme in tutto il mondo", ha detto il ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi lunedì scorso (21-03-11). Peter Ben Embarek, dell'Oms di Pechino, ha cercato di calmare quanti temevano un'invasone di cibo radioattivo nei mercati cinesi. Sempre lunedì, l'Autorità dell'Energia atomica di Taiwan ha accertato un potenzialmente pericoloso livello di radiazioni in un cargo di fagioli arrivato dal sud del Giappone. Il contenuto del cargo verrà presto distrutto. Ad Hong Kong alcune importanti catene di alberghi di lusso, come la Shangri-La e la Four Seasons, hanno sospeso ogni importazione dal Paese.

Fonte:helpconsumatori.it (Alessio Pisanò)
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Agevolazione Prima Casa - Successione o donazione con più eredi o donatari


Con Risoluzione n. 33 del 15/03/2011 l'Agenzia delle Entrate ha chiarito l'ambito applicativo della c.d. "Agevolazione Prima Casa" in presenza di successione o donazione relativa ad un unico immobile con più eredi o donatari beneficiari
L'Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 33/E del 15/03/2011 tratta l’agevolazione prima casa in presenza di successione o donazione relativa ad un unico immobile con più eredi o donatari beneficiari, con particolare riferimento agli effetti delle eventuali cause di decadenza in relazione alla posizione fiscale dei singoli soggetti interessati.

L’agevolazione prima casa nel caso di successione e donazione spetta a tutti i coeredi/donatari anche senza requisiti quando i requisiti sono posseduti anche da uno solo degli eredi o donatari.

La risoluzione tratta delle diverse situazioni che possono verificarsi quando si decade dall’agevolazione o quando si è resa una dichiarazione mendace.

In Allegato:
Risoluzione n. 33/E del 15/03/2011

Fonte:fiscoetasse.com
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CdM: i referendum si terranno il 12 e 13 giugno


Il Consiglio dei Ministri ha deciso che le votazioni sui referendum abrogativi si svolgeranno nelle giornate di domenica 12 e lunedì 13 giugno. Niente accorpamento con le elezioni amministrative, dunque. Ulteriori misure approvate in CdM prevedono, si legge nel comunicato ufficiale del Governo, "la proroga al 31 dicembre 2012 del divieto di incroci fra stampa e televisione; la razionalizzazione delle procedure per lo svolgimento delle gare sulle radiofrequenze".

Il CdM ha inoltre approvato il decreto legislativo di recepimento della direttiva europea 2008/6, "sul completamento del mercato dei servizi postali nella Comunità; il provvedimento istituisce l'Agenzia nazionale di regolamentazione del settore postale, giuridicamente distinta e funzionalmente indipendente rispetto agli operatori del settore postale, deputata, anche in raccordo con l'Unione europea, alla regolazione dei mercati postali con gli strumenti previsti per organismi analoghi: adozione di provvedimenti in materia di qualità del servizio postale e dell'accesso alla rete e ai servizi, determinazione delle tariffe e promozione della concorrenza, controllo e monitoraggio del servizio".

Confermata la moratoria sul nucleare. Si legge nel documento ufficiale uscito da Palazzo Chigi: "Tenuto conto che, nelle attuali circostanze, occorre approfondire le valutazioni sul ritorno al nucleare e che la Comunità europea intende sottoporre a scrupolose verifiche le centrali nucleari in funzione, i Ministri Romani e Prestigiacomo hanno proposto, come già preannunciato ieri al Senato, un'opportuna moratoria di almeno un anno così da pervenire a decisioni ponderate e serene e non condizionate dall'emotività del momento. La proposta è stata collegialmente condivisa dal Consiglio dei Ministri ed è stata formalizzata nel primo dei decreti-legge oggi approvati. I Ministri Romani e Prestigiacomo hanno precisato che la moratoria ha per oggetto le procedure relative alla realizzazione di impianti nucleari; sono invece escluse le procedure per lo smaltimento in sicurezza delle scorie radioattive esistenti, anche attraverso la costruzione del deposito nazionale. Quanto ai pericoli relativi alle ripercussioni in Europa e in Italia di quanto sta accadendo nelle centrali nucleari in Giappone, il Ministro Fazio ha illustrato i protocolli previsti per tali emergenze, in base ai quali sono da escludere situazioni di pericolo per l'Italia".

Fonte:helpconsumatori.it (BS)
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Tessile; Sì a etichetta obbligatoria "Made in"


L'etichettatura fa il suo ingresso nel tessile europeo come strumento per favorire l'uso e lo sviluppo di nuove fibre, incoraggiare l'innovazione nel tessile e abbigliamento e facilitare l'utilizzo di prodotti innovativi da parte dei consumatori.

Con un voto a larga maggioranza in commissione mercato interno il regolamento per il settore tessile ha ottenuto, in seconda lettura, 30 voti a favore e solo 2 contrari.
Un plebiscito non facile da preventivare visto che il tema della tracciabilità resta ad alto contenuto politico.

In seconda lettura, in realtà, la commissione ha ripristinato ieri la maggior parte degli emendamenti proposti in prima lettura sull'indicazione del paese d'origine e su una clausola di revisione per possibili nuove richieste di etichettatura, che non era stata adottata dal Consiglio. In un primo tempo al Parlamento era stato chiesto solo di esprimersi su una proposta tecnica della Commissione, poi i deputati hanno trasformato l'esame in una questione «più politica», nel tentativo di rendere obbligatoria l'etichettatura del paese d'origine.

L'etichetta «made in» dovrebbe entrare obbligatoriamente sui prodotti tessili importati da paesi terzi e venduti nell'Unione europea, perché i consumatori non siano indotti in errore: questa è stata la posizione espressa dagli eurodeputati della commissione mercato interno del Parlamento europeo. Per prodotti realizzati nella Ue, invece, il marchio di origine dovrebbe essere puramente volontario.

«L'unico modo per garantire che i consumatori non siano ingannati da un prodotto non realizzato nella Ue è quello di rendere obbligatoria l'etichetta made in», è stato il commento dei deputati europei. L'assenza di norme armonizzate sul marchio di origine nella Ue pone in una situazione di svantaggio nei confronti dei principali partner dalla Cina agli Usa. Un prodotto tessile è considerato proveniente da un paese Ue solo se è stato sottoposto ad almeno due delle fasi di lavorazione ossia filatura, tessitura, rifinitura e assemblaggio.
«Sono soddisfatta per questa importantissima vittoria. I miei colleghi stranieri, i cui governi avevano espresso un'opinione contraria alle misure sul made in, hanno accolto le nostre proposte dimostrando grande senso di responsabilità. Si tratta per l'Italia e l'Europa di un giorno storico per la difesa del Made in e di tutto il comparto del tessile che ottiene così un'arma in più per ripartire», ha detto l'europarlamentare Lara Comi, vice presidente della commissione in cui è stata relatrice per il Ppe. «Desidero ringraziare - ha aggiunto - il gruppo Ppe per avermi dato fiducia, ma anche il ministro dello sviluppo Paolo Romani e il commissario Antonio Tajani. E il governatore della Lombardia Roberto Formigoni che per primo ha ricevuto a Milano la delegazione parlamentare responsabile per il regolamento sul tessile, intuendone da subito l'importanza».

Fonte: Il Sole 24 Ore - Economia e Imprese
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Imprese Rosa; Contributi per gestione e avvio attività


Ministero dello sviluppo economico e Ue avviano un programma di mentoring rivolto alle donne imprenditrici. Con l’impiego di risorse statali e comunitarie vengono finanziati progetti che puntano ad offrire assistenza per l’avvio o la gestione di aziende dirette da donne.

Le domande
Possono presentare domanda entro il 20 aprile 2011 professionisti che operano nel settore della consulenza e dell’assistenza in forma singola, associata o in collaborazione con imprenditrici. I progetti ammessi a finanziamento devono essere conclusi entro 24 mesi dall’approvazione. Le risorse complessive a disposizione vengono determinate in sede di definizione del bilancio dell’Ue.

I contributi
Il bando prevede dei contributi scaglionati a seconda del numero di consulenti impiegati nel progetto nella veste di mentori. Si va dai 35mila euro concessi per un gruppo composto da minimo 5 e massimo10 professionisti ai 75mila euro assegnati ad una squadra che supera i 20 elementi. Previsto anche un contributo intermedio di 50mila euro nel caso in cui i componenti siano minimo 11 e massimo 20. entro 45 giorni dal momento in cui l’ultima parte in causa del progetto sottoscrive l’accordo il coordinatore del progetto può chiedere un anticipo pari al 50% della somma.

I costi
Il finanziamento se concesso alle imprese femminili o alle donne che vogliano avviare un’attività produttiva copre i costi di organizzazione del progetto e di assistenza dal punto di vista strettamente tecnico. Non rientrano nell’ambito dei costi ammissibili i compensi dei mentori mentre possono esserlo le spese di viaggio a condizione che siano del tutto necessarie alla realizzazione dell’intervento.
È coperta da contributo la spesa per le attrezzature (nuove o di seconda mano), così come rientrano tra gli importi ammissibili le forniture e i materiali consumabili. In ogni caso è oggetto di contributo tutto quanto concorre alla realizzazione dell’intervento, comprese le spese per la pubblicazione dei risultati ottenuti.

Iter
Per ottenere il finanziamento bisogna sottoscrivere un accordo con gli enti gestori delle risorse, rispettare i tempi di impiego, fornire le rendicontzioni. In caso di mancato rispettodelle condizioni imposte sono previste delle penali che vanno dal 2 al 10% del contributo concesso.

Fonte: Il Denaro
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Autovelox truccati, Codacons chiede restituzione punti e sanzioni pagate


Cinque anni di indagini della Guardia di Finanza di Brescia hanno portato a scovare una fitta rete di società, rette dal settantenne bresciano Diego Barosi, accusato di associazione a delinquere, oltre che a una miriade infinita di accuse. L'uomo aveva creato una rete espansa in tutta Italia, che prevedeva l'installazione, fra le altre cose, di autovelox taroccati, che aumentavano la velocità registrata per i veicoli del 15-17%, facendo incappare numerosi automobilisti in sanzioni per eccesso di velocità, in realtà non dovute. L'uomo intascava poi il 40% delle sanzioni elevate irregolarmente, mentre numerosi amministratori e dipendenti pubblici intascavano un'altra parte del malloppo estorto illecitamente ai cittadini. Sono 558 le persone denunciate in tutta la Penisola, e le accuse vanno dalla corruzione, alla truffa aggravata alla turbativa d'asta. Il sistema era semplice, ma impressiona la rete enorme di amicizie e compiacenze in ogni regione, che ha permesso all'uomo di potere creare un vero business del malaffare. Adesso, Codacons chiede che le sanzioni elevate agli automobilisti dagli autovelox in questione siano rimosse e le somme già pagate restituite. Codacons chiede, inoltre, che vengano restituiti i punti sottratti dalla patente, in quanto una pena accessoria del tutto ingiusta, alla luce delle indagini.

Fonte:studiocataldi.it (Emanuele Ameruso)
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IVA su cellulari e personal computer: al via nuovo sistema di applicazione imposta


Attenzione al nuovo sistema di applicazione IVA per cessioni di telefoni cellulari e componenti di personal computer: la scadenza del 1° aprile è infatti particolarmente importante, se si vogliono evitare sanzioni da un minimo di 258 euro a un massimo del 3% dell’imponibile.

La regola generale stabilisce che dal prossimo aprile, per le cessioni di cellulari e microprocessori, l’Imposta sul valore aggiunto sarà applicata dal cessionario che utilizzerà il meccanismo del reverse charge ossia l’inversione contabile.

Alla regola, tuttavia, corrispondono alcune eccezioni poiché la normativa sarà applicata limitatamente alla fase distributiva che precede il commercio al minuto.

Ciò significa che non verrà adottata nella vendita al dettaglio con la destinazione del bene al cessionario-utilizzatore finale, anche se soggetto passivo, e nelle cessioni effettuate da soggetti che operano nel regime dei contribuenti minimi e, pertanto, esonerati dal versamento dell’imposta.

L’applicazione del reverse charge, come chiarito anche dalla circolare 59/E dell’Agenzia delle Entrate comporta che il destinatario della cessione, se soggetto passivo d’imposta nel territorio dello Stato, sia obbligato all’assolvimento dell’imposta in luogo del cedente. E ciò avviene in deroga al principio di carattere generale secondo cui il debitore d’imposta ai fini Iva è il soggetto che effettua la cessione di beni.

Il cedente dovrà, quindi, emettere fattura senza addebito d’imposta in base all’articolo 21 e seguenti del DPR 633/72 e specificando la norma che prevede l’applicazione del reverse charge. Di conseguenza il committente dovrà integrare la fattura con l’indicazione dell’aliquota e della relativa imposta e annotarla nel registro delle fatture emesse.

Non sono chiare, invece, le modalità operative da adottare nei casi in cui la vendita viene effettuata da un grossista verso un consumatore finale che acquista i telefoni cellulari per utilizzarli all’interno della propria attività. In tal caso, infatti, emerge che il venditore sia un grossista e pertanto il meccanismo del reverse charge è applicabile mentre l’acquirente è il consumatore finale e, in tal caso, il meccanismo del reverse charge non è applicabile.

Fonte:blog.pmi.it (Nicola Santangelo)
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Detrazioni 730 2011 spese mediche, mutuo, affitto: istruzioni e documenti


Arrivo il tempo della dichiarazione dei redditi per i contribuenti con la compilazione del modello 730 2011, che potrà essere consegnato tramite sostituto d'imposta (datore di lavoro o ente pensionistico), dal C.A.F., o professionista abilitato, e i termini ultimi di presentazione del modello prevedono due date: la prima scadenza è riservata a chi presenta il modello 730 2011 al proprio sostituto d'imposta (datore di lavoro o ente pensionistico), mentre la seconda è riservata a chi presenta il modello a un C.A.F. o a un intermediario abilitato, come un commercialista.

In base alla modalità di presentazione che si sceglie, i termini di consegna sono stati fissati per sabato 30 aprile 2011 (se il modello è presentato al proprio sostituto d'imposta) e per martedì 31 maggio 2011 (se il modello è presentato a un CAF o a un professionista abilitato).

Da quest’anno, il contribuente potrà presentare telematicamente la dichiarazione al suo sostituto d'imposta che, a sua volta, lo invierà online. Il modello 730 prevede la compilazione dei quadri relativi ai principali sconti fiscali, dalla detrazione 36% per le ristrutturazioni edilizie agevolate alla detrazione 55% agli interventi volti al risparmio energetico.

Per usufruire delle detrazioni, è necessario seguire per ogni detrazione le regole previste dal Fisco, che agevola le imposte da pagare i contribuenti che si trovano in difficili condizioni familiari o di reddito.

Le detrazioni previste sono legate al reddito, come le detrazioni per redditi di lavoro dipendente o per redditi da pensione; le detrazioni legale alla composizione del nucleo familiare, oltre che al reddito, come le detrazioni per familiari a carico; e le detrazioni applicate in misura percentuale al volume di spesa per gli oneri sostenuti, come detrazioni d’imposta dal 19% al 55%.

La richiesta dell’applicazione mensile in busta delle detrazioni per reddito di lavoro dipendente, per familiari a carico, per canoni di locazione e per oneri permetterà di usufruire delle stesse mensilmente.

Per la richiesta bisogna presentare ogni anno al datore di lavoro un modulo detrazioni e il datore di lavoro o l’ente pensionistico consegnerà poi al lavoratore il modello CUD, che contiene le cifre dell’applicazione dell’imposta Irpef e delle detrazioni. Sono previste detrazioni del 19% del costo sostenuto per quanto riguarda le spese sanitarie (per le somme eccedenti 129,11 euro), per le quali è necessario conservare lo scontrino; le spese sanitarie sostenute per i disabili, che comprendono anche le spese per l’acquisto di veicoli per disabili, la cui detrazione è usufruibile per una sola volta ogni quattro anni e può essere ripartita sempre in quattro anni e che comprende anche l’eventuale acquisto di cani guida.

Detrazioni del 19% anche sugli oneri sostenuti per i mutui ipotecari per l’acquisto dell’abitazione principale o per l’acquisto di altri immobili o per le spese di intermediazione immobiliare; per gli interessi sui mutui per la costruzione dell’abitazione principale o per i prestiti o mutui agrari.

Fonte:businessonline.it (Marianna Quatraro)
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Saglia: allo studio un contingente annuale per il fotovoltaico


Una contingentazione annuale per la quantità di fotovoltaico installabile: sarebbe questa una delle novità in arrivo con il decreto per la riforma degli incentivi alle rinnovabili che il Governo sta predisponendo.

“Il contigente annuale significa anche dare una prospettiva di lungo periodo alle aziende del settore”, ha spiegato il sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia (foto), precisando che uno degli obiettivi è quello di “salvaguardare gli investimenti che erano stati programmati con le regole che erano vigenti”.

Tutelare gli investimenti

Ciò anche tramite una modifica dei termini con i quali verranno concessi gli incentivi in modo da tutelare chi ha già effettuato gli investimenti anche se l'impianto non sarà ancora collegato alla rete elettrica. “La norma adesso prevede impianti in esercizio entro il 31 maggio: bisogna trovare una caratteristica oggettiva”, ha detto Saglia. “La mia opinione è che se un imprenditore ha fatto un progetto secondo le leggi vigenti e ha acquistato gli impianti e dimostra di aver speso e investito dei soldi gli deve venire riconosciuta la possibilità di entrare in esercizio”.

Il sottosegretario ha però aggiunto: “c'è stata una bolla nel solare che è sotto gli occhi di tutti: raggiungere gli obiettivi otto anni prima è un problema da un punto di vista finanziario, di rete e sistema elettrico nazionale”. Le fonti rinnovabili, ha poi ribadito Saglia, fanno parte “del programma del governo” e il 90% ha “norme stabili e durature”.

Fonte:casaecliama.com
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Prezzi; CdM toglie tassa sul cinema ma aumenta accisa sui carburanti. Tutti contro


Il Governo toglie la tassa di un euro sul cinema ma aumenta l'accisa sui carburanti. È quanto emerge dall'odierno Consiglio dei Ministri, che ha varato un decreto per reintegrare i fondi destinati alla cultura: per finanziare il Fondo unico per lo spettacolo, e per cancellare la tassa di un euro sul biglietto del cinema, è stato però deciso di aumentare l'accisa sui carburanti con un rincaro di 1 o 2 centesimi, secondo quanto annunciato al termine del CdM dal sottosegretario Gianni Letta.

Sul piede di guerra le associazioni dei consumatori, che parlano di "follia", di "gioco delle tre carte", di un provvedimento assurdo che dà a una parte a scapito di un'altra e, in fin dei conti, si risolve sempre a scapito dei cittadini. Contrari sono anche i gestori.

Per Federconsumatori e Adusbef non c'è dubbio: "Siamo alla follia più totale. Ovviamente riteniamo positiva l'abolizione dell'aumento di 1 euro del biglietto del cinema, contro il quale già eravamo intervenuti. Ma è da folli scriteriati l'idea di fare ciò aumentando, come contropartita, l'accisa sulla benzina", dichiarano i presidenti Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti. Le due associazioni sottolineano che l'operazione è dannosa e avrà ripercussioni anche sull'inflazione, perché i beni di largo consumo sono trasportati soprattutto su gomma. E aggiungono: "L'incremento dell'accisa di 1-2 centesimi, inoltre, si aggiungeranno agli incredibili aumenti registrati in questo periodo, con ricadute di oltre 310 euro per ogni automobilista: dubitiamo fortemente che "gli italiani saranno lieti di poter fare questo piccolo sacrificio", come sostiene il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta. Per il giusto e dovuto finanziamento al FUS, piuttosto che "pescare" ancora una volta dalle tasche dei cittadini, perché lo Stato non rinuncia ad una fetta dei cospicui proventi che, tramite le attuali accise, già percepisce dalla vendita dei carburanti? ".

Anche per l'Adoc il provvedimento è "assurdo". Commenta il presidente Carlo Pileri: "Il provvedimento che il Governo si appresta a fare sull'aumento delle accise è assurdo e in palese contraddizione con quanto espresso durante la riunione di ieri con il Ministro Romani, dove si è discusso di intervenire su Iva e accise in modo da ridurre i prezzi dei carburanti. L'Adoc è contraria ad ogni aumento dei prezzi dei carburanti, invece di imporre nuove tasse dovrebbero essere tagliate di 8 centesimi le attuali accise, per riportare il costo della benzina nella media europea. L'aumento dei carburanti registrato in questi mesi ha costituito un oneroso aggravio per le famiglie, pari a circa 300 euro, ed è alla base di un potenziale rincaro dei prezzi dei prodotti trasportati, che si traduce in un'impennata dell'inflazione".

Per il Movimento Difesa del Cittadino, "questo Governo fa il gioco delle tre carte, mettendo ripetutamente le mani nelle tasche dei cittadini contribuenti. Questa temporanea abolizione della tassa sul cinema spostandola praticamente sulla benzina è l'ennesimo segnale di una difficoltà e di un affanno nella gestione dei conti pubblici che inutilmente il Ministro dell'Economia cerca di capire con la finanza creativa".

Anche il Codacons parla di "follia". Commenta il presidente Rienzi: "Il Governo ha pensato di eliminare un provvedimento sbagliato, ossia la tassa da 1 euro sul biglietto del cinema, introducendo una misura ancor più sbagliata, ossia un incremento delle accise da 1 o 2 centesimi di euro sulla benzina. Considerati i prezzi attuali dei carburanti, giunti alle stelle, e la frequenza con cui un cittadino fa rifornimento, si capisce chiaramente come il sacrificio richiesto agli utenti sia tutt'altro che piccolo, e nessun italiano sarà lieto di dare il proprio contributo".

Adiconsum fa i conti: "Un aumento delle accise di 1-2 cent al litro significa maggiori tasse da 10 a 20 euro a veicolo su base annua. Una scelta questa in netto contrasto con le ripetute dichiarazioni del Governo di congelare o ridurre le accise sulla benzina. Una scelta, inoltre, che pesa ulteriormente sull'inflazione. Se prendiamo poi in considerazione il fatto che dallo scorso anno l'aumento intervenuto sui carburanti è stato di circa 25 cent/l, per ogni veicolo la maggiore spesa è stata di 250 euro su base annua, di cui metà andate ai petrolieri e metà allo Stato. Si continua a proclamare l'esigenza di ridurre le tasse per rilanciare i consumi, ma poi ogni giorno vengono fatte scelte opposte".

La decisione del Consiglio dei Ministri è bocciata come "atto incomprensibile e antipopolare" anche dai gestori di Faib-Confesercenti e Fegica-Cisl, per i quali il Governo è "responsabile di affossare i consumi e alimentare l'inflazione". Commenta il Coordinamento nazionale di Faib e Fegica in una nota congiunta: "La decisione del Consiglio dei Ministri di oggi di aumentare le accise sui carburanti dimostra tutta la distanza che la politica e questo Governo in particolare continuano a mettere tra sé ed il sentire comune, le priorità che la realtà di tutti i giorni mette drammaticamente di fronte ai cittadini di questo Paese".

"Mentre i prezzi dei carburanti - prosegue la nota sottoscritta dai presidenti, Martino Landi e Roberto Di Vincenzo - non accennano a frenare la loro impennata, sotto la spinta delle tensioni internazionali e delle speculazioni finanziarie; mentre i consumi continuano a registrare battute d'arresto; mentre si riaccendono pericolose tendenze inflazionistiche; proprio in una tale prolungata congiuntura, il Governo non trova di meglio che imporre una nuova "tassa sul macinato" ed aggravare tutti gli indicatori che frenano una ripresa indispensabile per la vita delle famiglie e della collettività".

Fonte:helpconsumatori.it (BS)
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Società cooperative: caratteristiche generali


Le cooperative sono società a capitale variabile con scopo mutualistico iscritte presso omonimo albo.
La riforma del diritto societario ha introdotto il concetto di società cooperativa a mutualità prevalente ossia finalizzata a garantire migliori condizioni contrattuali ai propri soci facendo loro beneficiare notevoli vantaggi.

Le società cooperative a mutualità prevalente svolgono la loro attività in favore dei soci in quanto consumatori o utenti di beni e servizi; si avvalgono, nello svolgimento delle loro attività, di prestazioni lavorative dei soci e di apporti di beni e servizi da parte dei soci stessi.

La condizione di prevalenza della mutualità è documentata da amministratori e sindaci in nota integrativa unitamente all’informazione che i ricavi delle vendite dei beni e delle prestazioni di servizi verso i soci sono superiori al 50% del totale dei ricavi delle vendite e delle prestazioni, che il costo del lavoro dei soci è superiore al 50% del totale del costo del lavoro, che il costo della produzione per servizi ricevuti dai soci o per beni conferiti dai soci è superiore al 50% del totale dei costi dei servizi ovvero del costo delle merci o materie prime acquistate o conferite.

L’interesse primario della cooperativa, in definitiva, non è quello di conseguire un utile ma piuttosto quello di consentire ai soci di beneficiare di condizioni contrattuali più favorevoli rispetto a quanto avrebbero ottenuto in caso di presenza sul mercato come soggetti singoli.

Il capitale sociale delle cooperative non è stabilito in misura fissa: ciò vuol dire che l’ingresso dei soci non comporta la necessità di variazione dell’atto costitutivo. In caso di aumento del capitale, il diritto di opzione dei soci può essere limitato o escluso.

Nelle società cooperative i soci hanno responsabilità limitata, ciò vuol dire che la società risponde con il proprio patrimonio sociale di tutte le obbligazioni contratte. In caso di fallimento della società cooperativa, quindi, sarà possibile rivalersi sull’effettivo versamento dei conferimenti dei soci. Le partecipazioni sociali sono rappresentate da azioni o quote. Il valore nominale di ciascuna azione o quota non può essere inferiore a euro 25. Le azioni, inoltre, non possono essere superiori a euro 500. Salvo i casi consentiti dalla legge nessun socio può avere una quota superiore a euro 100.000 né tante azioni il cui valore nominale superi tale somma. Qualora la società cooperativa abbia più di 500 soci e limitatamente ai casi in cui l’atto costitutivo lo permette, è possibile aumentare tale limite fino al 2% del capitale sociale.

Fonte:blog.pmi.it (Nicola Santangelo)
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Leasing; Dalla Bei 800mln per le Pmi


La Banca Europea per gli investimenti (Bei) ha siglato due accordi per mettere a disposizione di Unicredit e di Intesa Sanpaolo linee di credito per 400 milioni per ciascun gruppo bancario.

I finanziamenti sono destinati ad interventi a favore delle piccole e medie imprese italiane, con operazioni di leasing relative a tutti i settori: dall’agricoltura all’artigianato, dall’industria al commercio, dal turismo ai servizi.

In particolare, la linea di credito per Intesa Sanpaolo sarà gestita da Mediocredito italiano e da Leasint; l’importo massimo per ciascun progetto è 12,5 milioni.
Per quanto riguarda, invece, Unicredit, i finanziamenti saranno gestiti da Unicredit leasing e Unicredit Fineco Leasing.

Fonte: Il Sole 24 Ore - Economia e Imprese
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Firefox 4, Internet Explorer 9 e Chrome 10 a confronto


Sono stati rilasciati da poco tutti e tre i nuovi browser sempre in corsa verso miglioramenti, uno di essi, record di download (3 milioni) in appena poche ore. La nuova versione del web browser open-source è stata lanciata in 75 lingue, offre una nuova interfaccia, un migliore supporto agli standard internet, migliori sistema di sicurezza e protezione della privacy dei suoi utenti, una maggiore velocità di navigazione e un migliorato linguaggio di markup per la progettazione delle pagine web, Html5.

Firefox 4 è disponibile per diversi sistemi operativi come Windows, Mac OS e Linux. Firefox 4 arriva a qualche settimana di distanza dalla presentazione della versione definitiva di Internet Explorer 9, che invece è compatibile con i più recenti sistemi operativi Windows Vista e Windows 7 e scaricabile gratuitamente.

Anche qui tra le novità, troviamo una diversa interfaccia, più semplice, un layout semplificato, la barra degli indirizzi superiore che diventa intelligente, il supporto allo standard HTML 5, un rinnovato JavaScript, che velocizzerà notevolmente la visualizzazione delle pagine web, e la funzione InPrivate Mode, con cui l’utente avrà la possibilità di navigare in sessione anonima senza lasciare nel proprio personal computer alcuna traccia della navigazione.

E poi c’è Chrome 10, nuova versione del browes di Google più veloce del 33% rispetto a Chrome 9, con nuovo supporto all'accelerazione video tramite GPU, migliore dal punto di vista della sicurezza.

Le altre modifiche riguardano l'interfaccia ridisegnata e più comprensibile, e il fatto che d’ora in poi sarà possibile accedere direttamente ad una determinata impostazione digitandone l'indirizzo nella barra del browser. Chrome 10 è scaricabile per Linux, Mac e Windows. Ma, fra questi tre nuovi browser quale risulta il migliore?

Da alcuni test condotti il primo risultato certo è che gli add on di Firefox, e la loro nuova gestione, sono i migliori, ma in quanto a velocità Chrome è ‘più forte’. Per quanto concerne la velocità di installazione, di utilizzo delle risorse di sistema, di caricamento delle pagine e di gestione degli standard W3C per le pagine web le differenze tra i tre sono minime perché in tutti ci sono stati notevoli miglioramenti.

Per quanto riguarda poi la sicurezza, Internet Explorer si dimostra migliore rispetto agli altri: ottima la Tracking Protection che nasconde sul web le informazioni sulle proprie abitudini di navigazione. Ottimo anche il blocco di Chrome sulle pagine web che evita che il codice malevolo infetti il sistema operativo. In conclusione, si può dire che non c’è uno tra i tre che vince sugli altri perché tutti e tre sono in grado di soddisfare le esigenze degli utenti.

Fonte:businessonline.it (Marianna Quatraro)
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Buste per la spesa, Codacons denuncia salasso per consumatori


Sono passati quasi 3 mesi, da quando dall'1 gennaio di quest'anno, anche in Italia le buste di plastica tanto inquinanti quanto utilizzate hanno iniziato ad andare in pensione, fino ad esaurimento scorte. Una scomparsa graduale, ma inesorabile, che diventerà effettiva per la grande distribuzione entro il 30 aprile, mentre si procederà con lo smaltimento delle scorte fino ad altri 5-6 mesi per i negozi più piccoli. In realtà, già facendo la spesa delle vecchie buste di plastica non c'è più traccia, e la loro posto ci sono le biodegradabili, che inquinano poco, ma che non riscontrano il plauso dei consumatori italiani. Sono, infatti, mediamente più piccole del 30% di quelle di plastica e hanno il grave difetto di non essere utilizzabili una seconda volta, dato che si bucano dopo pochi attimi dal loro uso. Ma un altro aspetto non va proprio giù ai consumatori italiani: il costo. Codacons denuncia che le nuove buste bio gravano per almeno 3-4 centesimi in più l'una, con un effetto negativo sulla spesa dei consumatori, tanto che l'associazione invita all'iniziativa di boicottaggio della spesa, per protestare contro i rincari dei supermercati e suggerisce di portare da casa le comode e gratuite borse di tela, un rimedio vecchio ed efficace contro la speculazione delle grandi catene di supermercati.

Fonte:studiocataldi.it (Emanuele Ameruso)
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Fondo di garanzia; Boom di richieste


Dopo un 2010 da record, non si arresta il boom del fondo di garanzia per le Pmi.

Nei primi due mesi del 2011 sono state accolte oltre 9 mila richieste e prestate garanzie per 850 milioni, che hanno "sbloccato" un miliardo e mezzo di finanziamenti. E se il bilancio dello scorso anno evidenziava un raddoppio dei volumi, ora il ritmo di crescita, seppur rallentato, indica un +48,5% per le domande presentate, +46% per quelle accolte e +29% per gli importi garantiti.

«Cresce anche l'interesse - aggiunge Claudia Bugno, presidente del Comitato di gestione del fondo di garanzia - dimostrato dal sistema del credito: sono 267 le banche che operano con il fondo, in forte aumento rispetto alle 170 del 2010». Istituti di credito che si affiancano a 22 società di leasing e 168 confidi.

Con il "bollino" dello Stato - che quest'anno dispone di un budget di 279 milioni più i rientri stimati tra i 200 e i 230 milioni - le imprese possono ottenere finanziamenti senza costi di fideiussione o polizze assicurative e per la banca che concede il prestito c'è la sicurezza di essere risarcita dallo Stato in caso di insolvenza. Eventualità finora abbastanza remota visto che «le insolvenze si attestano al 2 per cento» sottolinea Bugno.

La richiesta d'intervento resta sostenuta, alimentata in primis da imprese localizzate nel Centro (+89,5% a febbraio, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente), di micro dimensioni (+53%) e appartenenti al settore dei servizi (+68%). Cresce di più il bisogno di interventi di garanzia diretta (+44%) rispetto a quelli di controgaranzia (+27%), che prevedono l'entrata in azione dei confidi.

L'istruttoria - che secondo il Comitato di gestione dura 12 giorni - boccia appena lo 0,6% delle richieste: tra le cause più ricorrenti di rinvio al mittente, un cashflow negativo o insufficiente al pagamento della rata e un elevato passivo circolante.

Spostando l'obiettivo su operazioni e finanziamenti accolti, il Comitato di gestione evidenzia come con riferimento all'intero periodo di operatività dello strumento (attivo da gennaio 2000) siano state garantite oltre 140 mila operazioni per un ammontare di finanziamenti pari a 26,5 miliardi e un Importo garantito di 14,2 miliardi.

«Al 28 febbraio - dice Bugno - lo stock dei finanziamenti e del garantito in essere risultava rispettivamente di 11,7 e 6,7 miliardi». Scende, invece, l'importo del prestito medio, oggi pari a 165.900 euro rispetto ai 190.200 del 2010, con le piccole imprese in controtendenza (da 233.700 a 237.600 euro).

La gran parte delle aziende continua a ricorrere alla garanzia per esigenze di liquidità (82%), mentre le operazioni d'investimento (18% del totale) si caratterizzano per un finanziamento medio più elevato (215 mila euro contro 155 mila). Tra gli obiettivi dichiarati per quest'anno c'è il rafforzamento della funzione anticiclica del fondo, aumentando la quota di garanzie a fronte di investimenti, «per rafforzare l'effetto moltiplicatore di sviluppo - precisa Bugno - soprattutto per le imprese che innovano e si affacciano sui mercati internazionali».

Per centrare il traguardo il Comitato di gestione ha aperto un tavolo di confronto con le Regioni sulle linee evolutive del fondo, «per avere un sistema della garanzia coordinato a livello centrale e locale».

A livello territoriale, la gran parte delle domande accolte riguarda imprese localizzate al Nord (il 46,3%) e nel Mezzogiorno (35,1%), mentre lo spaccato dei settori mostra il dominio del commercio in quanto a numero di operazioni (3.647) e dell'industria con riferimento ai finanziamenti (766,6 milioni di euro). Si conferma, infine, il forte appeal del fondo di garanzia sulle micro imprese (il 62,2% del totale) seguite dalle piccole (29,8%) e medie (8 per cento).

Fonte: Il Sole 24 Ore
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Tutela consumatori. Aiazzone, stop ai finanziamenti


La Casa del Consumatore e Fiditalia S.p.A. hanno individuato una semplice procedura per sospendere immediatamente l'addebito e il pagamento delle rate. La procedura sul sito dell'asssociazione

Buone notizie per le migliaia di clienti Aiazzone / Emmelunga che hanno sottoscritto contratti di finanziamento con Fiditalia S.p.A. per l'acquisto di mobili mai consegnati. La Casa del Consumatore e la finanziaria hanno infatti individuato una semplice procedura per sospendere immediatamente l'addebito e il pagamento delle rate.

"Si tratta di un'importante svolta, che mette finalmente ordine ad una situazione di caos in cui sono piombati tutti gli ignari clienti che, confidando nel marchio Aiazzone, hanno inutilmente atteso per mesi la consegna di mobili mai arrivati, iniziando però da subito a pagare le rate per i finanziamenti" - questo il commento dell'avv. Giovanni Ferrari, presidente nazionale della Casa del Consumatore.

Tutti i clienti che stanno continuando a pagare le rate pur non avendo ricevuto la consegna della merce, ma anche quanti hanno autonomamente interrotto i pagamenti col rischio di segnalazioni alla CRIF, possono inoltrare le richieste di sospensione alla Casa del Consumatore, anche per via telematica, seguendo le semplici istruzioni pubblicate sul sito www.casadelconsumatore.it.

Tutte le richieste saranno tempestivamente trasmesse alla finanziaria, che si è impegnata ad un rapidissimo riscontro, segnalando eventuali posizioni sulle quali vi fossero contestazioni o che necessitassero di approfondimento. Contestualmente, per quanti hanno ormai sciolto ogni rapporto col mobilificio, verrà richiesta la risoluzione del contratto di finanziamento e il rimborso delle rate già pagate.

Fonte:helpconsumatori.it (VC)
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Rimborsi; Il Cud diventa passaggio obbligatorio


Il Cud diventa fondamentale per il rimborso dell'Irpef e delle addizionali relative alle somme erogate a titolo di incremento della produttività negli anni 2008 e 2009. Il contribuente può avanzare la richiesta con il modello 730/2011 solo se, infatti, risulta in possesso del modello Cud/2011, con il quale il datore di lavoro attesta che in quegli anni gli ha corrisposto dette somme assoggettandole a tassazione ordinaria.
Il chiarimento arriva dall'Agenzia delle entrate la quale, con la circolare n. 14 del 14/3/2011, ha precisato che in presenza di certificazione rilasciata dal datore di lavoro diversa dal Cud, per ottenere il rimborso il contribuente potrà solo presentare Unico/2011 o istanza di rimborso.

La questione
Con tre documenti di prassi ministeriale (la ris. n. 83 del 17/8/2010 e le circ. nn. 47 e 48 del 27/9/2010) l'Agenzia delle entrate ha chiarito che tra le somme erogate dal datore di lavoro a titolo di incremento della produttività (che dal 2008 possono fruire, a scelta del contribuente, di una tassazione sostitutiva del 10%, in luogo di quella ordinaria), rientrano non solo gli straordinari correlati a incrementi di produttività, ma anche le indennità o maggiorazioni di turno, il lavoro supplementare e l'intera retribuzione corrisposta per il lavoro notturno. Posto che la maggior parte dei datori di lavoro non aveva colto la portata della norma, come poi illustrata dall'amministrazione finanziaria, si è posto il problema circa le modalità di recupero della maggiore imposta pagata dai dipendenti (quale differenza tra la tassazione ordinaria e quella sostitutiva del 10%). A una prima possibilità di restituzione tramite la presentazione di dichiarazioni integrative o di istanze di rimborso, l'Agenzia anticipò, con la circ. n. 48/2010, che avrebbe reso possibile la formulazione dell'istanza di rimborso, in alternativa ai metodi già individuati, con le dichiarazioni dei redditi da presentare nel 2011. E così i modelli 2011 hanno accolto apposite sezioni dedicate allo scopo (punti da 97 a 100 del Cud; sezione IX del quadro F del 730; quadro QR di Unico).

Il Cud
Per poter chiedere il rimborso al datore di lavoro con il modello 730, spiega ora l'Agenzia con la circ. n. 14/2011, è indispensabile il possesso del Cud/2011 contenente la compilazione dei punti 97 e/o 99 con i quali il sostituto è tenuto a indicare le somme erogate negli anni 2008 e 2009 per l'incremento della produttività assoggettabili a imposta sostitutiva, sulle quali è stata effettuata la tassazione ordinaria. Il Cud dovrà inoltre contenere un'apposita annotazione (cod. BY) indicante che tali somme riguardano incrementi di produttività e che sudi essi non è stata applicata la tassazione sostitutiva. Occorre poi ricordare che nel caso di cessazione del rapporto di lavoro antecedente ai chiarimenti forniti nel 2010 dall'Agenzia, il sostituto d'imposta, su richiesta del lavoratore, è tenuto al rilascio del Cud/2011 per l'attestazione di detti importi.

Il 730
Con il Cud/2011, unitamente ai Cud e alle eventuali dichiarazioni dei redditi (con relative ricevute di presentazione) relativi all'anno nel quale sono stati erogati i compensi, i contribuenti potranno rivolgersi, fino al 31 maggio, a un Caf o un professionista abilitato per chiedere il rimborso tramite il modello 730 (quindi con accredito nella busta di paga relativa al mese di luglio). I soggetti che prestano l'assistenza fiscale, sulla base della documentazione esibita, ricalcoleranno l'Irpef e le addizionali dovute, sottraendo al reddito di lavoro a suo tempo dichiarato le somme sulle quali è stata effettuata la tassazione ordinaria.
Le detrazioni legate al reddito (per esempio, detrazioni per lavoro dipendente o pensione, detrazioni per carichi di famiglia, detrazioni per canoni di locazione) dovranno essere nuovamente calcolate mantenendo inalterati i dati già dichiarati (giorni di spettanza, percentuali) che ne hanno determinato la fruizione nell'anno della dichiarazione originaria. Risulterà così un credito al quale andrà sottratta l'imposta sostitutiva del 10% sulle somme agevolate. Naturalmente per i soggetti che non hanno presentato la dichiarazione per gli anni 2008 e 2009, in quanto esonerati, si dovrà procedere alla nuova liquidazione delle imposte dovute partendo dai dati indicati nei Cud relativi a tali anni.

Problemi aperti
Ai contribuenti che in luogo del Cud/2011 dispongono di una certificazione rilasciata dal datore di lavoro, l'Agenzia, con la circ. n. 14/2011, ha precluso la possibilità di chiedere il rimborso con il modello 730. Gli consente però di seguire due strade alternative: presentare Unico/2011 oppure un'istanza di rimborso (ex art. 38 del dpr n. 602/1973). L'Agenzia tace, però, su un caso tutt'altro che desueto: quello del lavoratore che non possiede né Cud/2011, né certificazione equipollente, in quanto il sostituto d'imposta non esiste più, per esempio, causa cessazione dell'attività. In tale situazione tutte le strade per il rimborso parrebbero precluse. Tuttavia risulterebbe davvero iniquo negare la restituzione a chi, sulla base di idonea documentazione (per esempio, le buste paga), fosse in grado di dimostrare, in fase di controllo, la percezione di somme a titolo di incremento della produttività e la loro (originaria) tassazione ordinaria.

Come ottenere il rimborso
- Condizioni: Presenza del Cud/2011 con i punti 97 e/o 99 compilati e annotazione BY.
- La documentazione da consegnare al Caf. Cud/2011, Cud e dichiarazione dei redditi (con la ricevuta di presentazione) relativi all'anno nel quale sono stati erogati i compensi.
- Gli elementi da considerare
1. Per il 2008 il rimborso può essere richiesto solo se il reddito di lavoro dipendente del 2007 non era superiore a 30.000. Per l'anno 2009 il limite, riferito al reddito di lavoro dipendente del 2008, è passato a 35.000 al lordo delle somme che sono state assoggettate a imposta sostitutiva.
2. L'importo massimo detassabile è di 3.000 nel 2008 e di 6.000 nel 2009.
3. Se nell'anno in cui dette somme sono state percepite erano presenti anche altre somme erogate per incremento della produttività e il contribuente aveva optato per la tassazione ordinaria, qualora intenda scegliere la tassazione sostitutiva per le nuove somme certificate, l'intera somma erogata a tale titolo deve essere assoggettata a imposta sostitutiva.
4. A parte l'importo del reddito di lavoro dipendente, nel ricalcolo dell'imposta non è possibile modificare altri elementi contenuti nei Cud o nelle dichiarazioni.

Fonte: Italia Oggi Sette
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Conciliazione obbligatoria cause civili da oggi 21 marzo 2011: come funziona. Regole e tempi


21-03 Parte da oggi, lunedì 21 marzo, l’obbligatorietà della procedura di conciliazione per le cause civili. Da oggi, dunque, per molte cause civili non sarà quindi più possibile rivolgersi alla magistratura senza aver tentato prima la strada della mediazione davanti ad uno degli organismi abilitati. E gli avvocati scioperano contro questa risoluzione.

Lo sciopero dei giorni scorsi ha fatto registrare secondo l'Organismo unitario dell'avvocatura un'adesione superiore al 90% ma non finisce certo qui perchè l'Oua ha in programma per il 28 marzo un incontro con il presidente della Camera Gianfranco Fini, per il 7 aprile uno con il ministro degli Interni Roberto Maroni e poi in giornate ancora stabilire altre riunioni con il presidente dell'Udc Pier Ferdinando Casini e con il leader dell'Idv Antonio Di Pietro.

“Gli avvocati, la stragrande maggioranza degli ordini e delle associazioni forensi stanno dando prova di una grande unità in questa battaglia in difesa dei diritti dei cittadini”, ha detto Maurizio De Tilla, presidente dell'Oua.

Nel frattempo, da oggi, il tentativo di trovare un accordo amichevole tra le parti coinvolte in una lite civile o commerciale, per materie dalle locazioni all'affitto di aziende, dalle successioni ai contratti assicurativi, il passaggio da uno dei 160 organismi di mediazione fin qui accreditati dal ministero della Giustizia diventa condizione di procedibilità.

Per dare il via alla conciliazione, ogni cittadino può presentare domanda all'organismo che lui stesso sceglie e per sceglierlo, compilare il modulo, anticipare 40 euro per l'avvio dell'iter e aspettare di essere convocati. Chi vuole può anche rivolgersi all'avvocato, che ha l'obbligo di informare il cliente della novità. Alla presentazione della domanda, il responsabile dell'organismo designa un mediatore e stabilisce anche l'importo, in base alla posta in gioco, dell'indennità che ciascuna parte è tenuta a pagare per intero. Entro 15 giorni il responsabile dell'organismo mette in calendario il primo incontro, che può anche essere l'ultimo: se il convenuto non si presenta la procedura si chiude subito con il verbale di mancato accordo (e scatta lo sconto di un ulteriore terzo sull'indennità) che lascia l'attore libero di procedere per le vie ordinarie. In questo caso il convenuto che non compare non paga nulla.

Nel primo appuntamento ed eventualmente in quelli successivi, il mediatore si confronta con le parti per trovare la soluzione che possa soddisfare tutti, per cui il ruolo del mediatore è quello di favorire un accordo amichevole di definizione della controversia e non quello di arbitro.

La conciliazione obbligatoria riguarda, nel dettaglio, le cause relative a diritti reali, come usufrutto, diritto di abitazione, uso esclusivo; successioni ereditarie; patti di famiglia; locazione e comodato; affitto di aziende; responsabilità medica; contratti assicurativi, bancari e finanziari; e diffamazione a mezzo stampa o altro mezzo di pubblicità. Dal 20 marzo 2012, poi, la mediazione obbligatoria riguarderà anche le cause condominiali e il risarcimento danni da incidenti stradali.

I costi per la mediazione vengono stabiliti dal Ministero della Giustizia e sono previsti anche incentivi. Chi, infatti, trova un accordo avrà un credito d'imposta rapportato alle spese pagate fino ad un massimo di 500 euro, ridotto della metà in caso di insuccesso della mediazione. Inoltre non sono dovute spese di registrazione del verbale fino ad un importo della lite pari a 50.000 euro.

Fonte:businessonline.it (Marcello Tansini)
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Rinnovabili; A rischio la cumulabilità degli incentivi


Nel decreto legislativo sulle fonti rinnovabili - finora al centro delle cronache per la quantificazione degli incentivi - ci sono due aspetti controversi riguardanti la cumulabilità dei bonus.

Il tema riguarda, in particolare, la possibilità di "sommare" gli incentivi alla produzione di energia da fonti rinnovabili con altri contributi pubblici - aventi natura fiscale - riconosciuti a impianti di potenza nominale inferiore a 5 megaWatt elettrici che abbiano queste caratteristiche:

- che entreranno in esercizio a partire dal 1° gennaio 2013;
- oppure, entrati in esercizio prima di tale data e realizzati beneficiando della Tremonti-ter.

Il discrimine della potenza nominale dell'impianto quale argine per la cumulabilità tra incentivi all'energia pulita e agevolazioni fiscali che detassano gli investimenti in beni strumentali (come le tre agevolazioni "Tremonti" varate negli anni scorsi) è stato introdotto in sede di redazione della versione definitiva del decreto rinnovabili (il riferimento è il combinato disposto del secondo comma, lettera d, dell'articolo 26 con i commi 2 e 3 dell'articolo 24). La bozza di decreto circolata a gennaio, invece, ammetteva la cumulabilità indipendentemente dalla potenza nominale dell'impianto.

A regime, qualora dovessero essere emanate ulteriori disposizioni di agevolazione fiscale modellate sul meccanismo di detassazione, si assisterebbe a una bipartizione degli impianti in relazione alla loro potenza nominale. Discriminazione, peraltro, difficilmente comprensibile in quanto realizzata in base a un criterio che non sembra aver alcuna relazione organica né con gli incentivi alla produzione di energia né con l'agevolazione fiscale. A questo già delicato aspetto si aggiunge quello relativo alla cumulabilità degli incentivi per quegli impianti eolici che hanno già beneficiato della Tremonti-ter per investimenti eseguiti nel 2009 e nel 2010, fino al 30 giugno.

In questi casi, trova applicazione il comma 3 dell'articolo 26 del decreto rinnovabili, che prevede una regime di cumulabilità tra i certificati verdi - ossia una delle forme assunte nel tempo dagli incentivi alla produzione di energia - e la Tremonti-ter, in deroga a quanto previsto dalla norma istitutiva degli stessi certificati verdi che rimarrà in vigore fino al prossimo 31 dicembre 2012. Tale deroga, che supera la posizione restrittiva assunta dal Gse con propria nota dello scorso 24 settembre, si applica indipendentemente dalla potenza nominale dell'impianto.

Il pericolo incombente - a meno di una interpretazione chiarificatrice - nasce dal fatto che il 1° gennaio 2013 cesserà di avere vigore la norma istitutiva dei certificati verdi e, quindi, anche il comma 3 dell'articolo 26, pur continuando il Gse a emettere certificati verdi fino al 31 dicembre 2015.

In assenza della deroga prevista al comma 3 dell'articolo 26, il coordinamento delle norme (articolo 26, comma 2, lettera d, e articolo 24, commi 2 e 3) porterebbe alla conclusione per la quale la cumulabilità tra i certificati verdi e la Tremonti-ter - qualora in parte non ancora utilizzata - potrebbe non valere più per gli impianti di potenza nominale inferiore a 5 MW elettrici.

Fonte: Il Sole 24 Ore - Norme e Tributi
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Tassi interessi 2011 salgono: mutuo a tasso variabile conviene fino al 3%

I tassi di interesse sui mutui per l’acquisto di abitazioni erogati a gennaio 2011 alle famiglie sono aumentati al 3,36% dal 3,18% di dicembre, mentre quelli sulle nuove operazioni di credito al consumo sono aumentati all’8,78 dall’8,33% di dicembre.

Questi gli ultimi dati comunicati dal supplemento Moneta e banche della Banca d’Italia, che rileva come il tasso di crescita sui dodici mesi dei prestiti al settore privato sia salito al 4,8% rispetto al 3,6% di dicembre. Secondo quanto comunicato dalla Bce nei giorni scorsi, la stagione dei tassi fermi all'1% sembra passata e già dal prossimo mese di aprile sono previsti rialzi dei tassi e molti operatori stimano due rialzi da 0,25% nel corso del 2011.

Questi andamenti avranno ovviamente i loro effetti sul mercato dei mutui.
Il tasso euribor a tre mesi, quello cui sono legati la gran parte dei mutui variabili, aveva cominciato già con l'estate scorsa a risalire e ora oscilla intorno all'1,2%. Nonostante le oscillazioni, i mutui variabili continuano ad essere i prediletti.

Oggi la differenza di spread tra un variabile e un fisso si aggira in media nell'ordine del 2,5%, a favore del variabile che paga meno interessi. Il 2,5% su un mutuo a 20 anni di 150mila euro, significa che il fisso oggi paga 990 euro di rata mensile mentre il variabile 795, differenza di 200 euro che se l'Euribor dovesse improvvisamente rialzarsi verrebbe immediatamente colmata.

Ma l'aumento fino a un 2% in più dell'euribor, tale da portarlo al 3%, renderebbe il variabile ancora tutto sommato conveniente. Meglio, dunque, attendere prima di correre verso l’abbandono del variabile a favore del fisso.

Fonte:businessonline.it (Marianna Quatraro)
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