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News e Fax > Archivio 2011 > Ottobre 2011
Elenco news :
Pacchetti di incentivi per l'export
Pensioni a 67 anni: cosa cambia con riforma lettera Ue. Date, tempi e requisiti
Sistri: imprese annunciano azioni legali per recuperare contributi
Assunzioni obbligatorie; Procedure agevolate per le imprese
Pedopornografia, Parlamento UE approva nuova direttiva: puniti penalmente oltre 20 reati
Cooperative: taglio ai benefici fiscali
Agevolazioni per acquisti case ristrutturate
Crisi: licenziamenti facili? Sacconi, scopo fare più occupazione
Bocciata class action Altroconsumo contro Rai. Reclamo in Appello
Pressione fiscale, nel 2012 salirà al 44% Bankitalia: "Un massimo storico"
Il tablet conquista le aziende italiane. Ecco chi li usa (e come)
Ismea; Prestiti easy alle imprese agricole
f-Commerce: commercio elettronico sul social network Facebook
Ricerca industriale; In arrivo bando da 5 mln per Pmi
Governo; A rischio dal 2012 anche le rate del 36% e del 55%
Confconsumatori: No all'obbligo assicurazione sulla casa contro calamità naturali
Reti di imprese: contratto e agevolazioni fiscali
Multe: Cassazione, valide se si passa col rosso anche se non ci sono agenti
Sviluppo, Consumatori contro proposta di stipendi più bassi in cambio di asili aziendali
Fattura fittizia: l’Iva indicata va comunque versata all’erario
Spam: URL brevi per ingannare gli utenti
I rapporti tra il regime dei minimi e quello delle nuove iniziative produttive
Redditometro 2011: novità e come funziona nuovo sistema
PMI;Tesoro in pista con Bei, Borsa e Sace
Tutela Consumatori; Aiazzone, Fiditalia stanzia 1,2 milioni di euro per risarcire rate pagate
Rete Impresa Italia: proposte di internazionalizzazione ed equità fiscale per le Pmi
In Italia circolano 3,5 milioni di auto non assicurate
Black list entro il 31 ottobre, occhio agli ultimi chiarimenti
Google lancia la sua libreria. Spazio agli ebook...
Energia; Proroga per il bonus
Pacchetti di incentivi per l'export
La rinascita dell'Ice potrebbe non bastare. Si aprono oggi a Roma gli Stati generali del commercio estero, proprio mentre il ministero dello Sviluppo economico, dopo un fiume di polemiche, ha deciso di fare marcia indietro e creare una nuova «Agenzia per la promozione e internazionalizzazione delle imprese». In realtà i problemi per l'export non si esauriscono qui: i sei tavoli tematici guidati da altrettanti imprenditori hanno elaborato un lungo elenco di proposte che sarà sottoposto domani mattina ai circa mille partecipanti degli Stati generali per poi giungere a un documento conclusivo. Tante le criticità, dalla difficoltà di accesso o assicurazione al credito alla mancanza di una grande distribuzione organizzata italiana o di piattaforme logistico distributive. Dopo il caos scaturito dalla soppressione dell'Ice, l'Agenzia è in cima alle priorità e si farà, come ha assicurato ieri il viceministro Catia Polidori presentando l'evento insieme a Massimo Calearo, consigliere del premier per l'export, e a un gruppo di imprenditori. «L'Ice - dice Polidori - rinascerà, probabilmente con il decreto sviluppo, con un modello più snello, con meno burocrazia, moderno e proiettato al futuro». Il personale sarà ridotto quasi di un terzo, per un massimo di 300 unità. Eppure non tutto è pronto, considerando l'esistenza al momento di due bozze di articolo alternative da inserire nel decreto (una di Romani, l'altra di Calearo).
Agenzia a parte, il documento per gli Stati generali si sofferma sulle misure di sostegno all'export. Il menu parte dal sostegno alla crescita dimensionale da realizzare, secondo gli imprenditori egli esperti riuniti dal viceministro Polidori, con l'«eliminazione o riduzione sulle tasse sulla plusvalenza da fusione» e anche, laddove si raggiunga un sufficiente livello di consenso, con l'abolizione dell'articolo 18 per fusioni tra imprese con meno di 15 addetti, senza toccare diritti acquisiti. Le proposte proseguono con deducibilità fiscale delle spese promozionali all'estero e di quelle per azioni di «incoming»; finanziamenti, anche in sinergia con il sistema camerale, alle reti di impresa; incentivi agli investimenti diretti esteri in Italia. Oggi, si legge nel documento, l'Italia può contare su 180mila imprese esportatrici abituali su quasi 5 milioni di aziende attive. L'obiettivo è alzare l'asticella e una delle idee, sul modello francese, sono gli incentivi all'inserimento di giovani "export manager" presso le Pmi. Giovani che potrebbero percepire per un periodo di inserimento un compenso ridotto, ma esente da imposte con l'azienda utilizzatrice che al tempo stesso gode di benefici fiscali. Il documento segnala anche l'importanza di rendere più efficace l'azione di comunicazione istituzionale (in questo caso il "modello" è la Germania) e sul problema della mancanza di coordinamento tra le politiche promozionali nazionali e quelle regionali (toccherebbe all'Agenzia il tentativo di migliorare le sinergie). Infine, il capitolo delle relazioni multilaterali. Dai tavoli per il "made in Italy" arrivano proposte precise: far ripartire il negoziato in sede Omc per introdurre il tema degli ostacoli non tariffari e lotta in sede Ue per affermare la cosiddetta "social fee" a favore della tutela dei lavoratori nei Paesi in via di sviluppo.
Fonte: Il Sole 24 Ore - Economia e imprese
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Pensioni a 67 anni: cosa cambia con riforma lettera Ue. Date, tempi e requisiti
Italiani in pensione a 67 anni a partire già dal 2012: ciò che spinge all’insù l’età pensionabile sono la finestra unica e l’adeguamento automatico dei requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici in relazione alla speranza di vita accertata dall'Istat.
La prima norma posticipa di 12 mesi (18 per i lavoratori autonomi) il pensionamento, mentre la seconda inserisce, a partire dal 2013, l'aggancio del momento del ritiro effettivo all'aspettativa di vita accertata dall'Istat, e che in prima applicazione equivarrà a un ulteriore posticipo di tre mesi.
In base all'adeguamento all'aspettativa di vita, la legge prevede poi che gli scalini dovrebbero essere di 4 mesi ogni triennio dal 2016 al 2030 e di altri tre mesi ogni triennio dal 2013 al 2050, con il risultato cumulato che nel 2049 l'aumento complessivo sarà pari a 3 anni e 8 mesi.
L'adeguamento riguarderà tutti, anche le donne già investite dall'aumento dell'età pensionabile, i lavoratori esposti ad attività usuranti, il personale militare e del comparto sicurezza, tranne i lavoratori che al compimento dell'età pensionabile«perderanno il titolo abilitante allo svolgimento della specifica attività lavorativa. osì per esempio, il requisito per il pensionamento di vecchiaia di un lavoratore dipendente maschio, nel 2021, sarà di 65 anni e undici mesi, cui aggiungere la finestra mobile di dodici mesi e si raggiungono in questo modo i 67 anni.
Una donna, sempre lavoratrice dipendente, nello stesso anno matura il requisito per la vecchiaia a 63 anni e otto mesi, che con la finestra mobile diventano 64 anni e otto mesi.
Fonte:businessonline.it (Marianna Quatraro)
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Sistri: imprese annunciano azioni legali per recuperare contributi
Confartigianato, Cna, Casartigiani, Confesercenti annunciano l’avvio di azioni legali per recuperare i contributi versati dagli imprenditori nel biennio 2010-2011 per il funzionamento del Sistri (il sistema telematico per la tracciabilità dei rifiuti pericolosi) , mai diventato operativo.L'annuncio è arrivato ieri sera, con un comunicato unitario di Confartigianato, Cna, Casartigiani, Confesercenti.
"Negli ultimi due anni 325.470 imprenditori italiani hanno speso 70 milioni di euro per iscriversi, acquistare oltre 500mila chiavette usb e quasi 90mila black box. Risultato: il Sistri non è mai partito. Abbiamo sempre denunciato – sottolineano le quattro confederazioni- le inefficienze e gli inutili costi del Sistri per le imprese chiamate ad attuarlo.
Chiediamo una revisione profonda e strutturale del sistema, per semplificare il quadro normativo e le procedure e rendere il Sistri uno strumento di semplice utilizzo, realmente efficace per contrastare le ecomafie e fondato su criteri di trasparenza ed efficienza. In attesa che il sistema possa davvero funzionare – sostengono le Confederazioni - intraprenderemo le azioni legali necessarie nei confronti del Ministero dell’Ambiente, compresa l’ipotesi di una class action delle imprese rappresentate, per restituire alle nostre imprese risorse che sono quanto mai importanti in questo momento di grave crisi."
Fonte:ipsoa.it
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Assunzioni obbligatorie; Procedure agevolate per le imprese
La compensazione territoriale per le imprese sottoposte all’obbligo di assunzione di disabili o soggetti con particolari difficoltà nella collocazione lavorativa diventa automatica. Non è più necessario motivare il ricorso a questa opzione ma si può attuare direttamente.
Il chiarimento arriva dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali che attraverso una circolare spiega nel dettaglio il funzionamento del sistema.
Imprese con più unità produttive sul territorio nazionale possono assumere in eccedenza presso una delle proprie sedi compensando l’operazione con un numero minore di contratti in altri siti produttivi.
Stesso discorso per i cosiddetti gruppi, che comprendono aziende controllate e controllanti. In questo caso il principio della compensazione si attua tra società che fanno parte del raggruppamento, indipendentemente dalla loro collocazione territoriali.
Agli imprenditori viene lasciata la più ampia libertà di azione per velocizzare le procedure e ridurre i tempi di inserimento in organico dei dipendenti.
L’unico obbligo burocratico da rispettare anche con la nuova conformazione del collocamento mirato è relativo alla trasmissione, entro il 31 gennaio di ogni anno, del prospetto informativo ai centri per l’impiego competenti per territorio a livello locale.
Il documento contiene tutte le informazioni relative al numero di assunzioni da effettuare e alla collocazione dei dipendenti, fa fede come attestazione del rispetto degli obblighi previsti dalla legge.
Resta valida la possibilità di richiedere l’esonero parziale qualora esistano insuperabili difficoltà di collocamento del lavoratore o l’azienda non riesca a reperire le professionalità di cui ha bisogno.
Fonte: Il Denaro
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Pedopornografia, Parlamento UE approva nuova direttiva: puniti penalmente oltre 20 reati
Pene più severe per chi compie abusi sui minori o diffonde in rete materiale pedopornografico. I siti a carattere pedopornografico potranno essere rimossi o, nei casi in cui non sia possibile, verrà bloccato l'accesso alle pagine. Lo ha stabilito il Parlamento Europeo approvando, in Plenaria, con 541 voti a favore, 2 contrari e 31 astensioni, la nuova direttiva a tutela dei minori. Alcuni studi affermano che il 10-20% dei minori europei è a rischio di abuso sessuale e la nuova direttiva vuole combattere il fenomeno, introducendo disposizioni valide in tutta Europa per rafforzare la prevenzione, i procedimenti a carico dei trasgressori e la protezione delle vittime.
Il testo stabilisce sanzioni penali minime per circa 20 tipologie di crimini, molti di più di quelli finora incluse nella legislazione UE. Il Parlamento si è battuto per avere sanzioni più dure, soprattutto nei casi in cui a compiere gli abusi siano persone che abbiano la fiducia dei bambini, ricoprano una posizione di autorità o esercitino una qualche forma d´influenza su di loro (ad esempio familiari, tutori o insegnanti) o abusino di bambini particolarmente vulnerabili (ad esempio quelli con disabilità fisiche o mentali o dipendenza da droga o alcool).
Ad esempio, costringere un bambino a compiere atti sessuali o obbligarlo a prostituirsi sarà punibile con almeno 10 anni di prigione. I produttori di pornografia minorile rischieranno almeno 3 anni e chi usufruirà di materiale pornografico sul web ne rischierà almeno uno. L'adescamento online diventerà un crimine in Europa, così come il turismo sessuale, sia che il crimine sia compiuto sul territorio di uno Stato membro sia che venga commesso al di fuori dell'UE, ma da un cittadino europeo.
Gli Stati membri saranno obbligati ad assicurare una tempestiva eliminazione delle pagine web che contengono materiale pedopornografico ospitate sul proprio territorio e dovranno fare del loro meglio per cooperare con paesi terzi (Stati Uniti o altri) per ottenere la rimozione di questi siti anche se ospitati su server al di fuori dell'UE. Se, ad esempio, i Paesi che ospitano i server non sono disposti a cooperare, gli Stati membri dovranno comunque bloccare l'accesso alle pagine con contenuto pedopornografico a tutti gli utenti Internet del proprio territorio nazionale. Le misure per bloccare questi siti web dovranno seguire procedure trasparenti e assicurare le necessarie tutele.
Quello della pedopornografia in rete è un fenomeno in continua crescita: si stima che ogni giorno vengano messe in circolazioni circa 200 immagini pornografiche con dei bambini come protagonisti e che queste immagini stanno diventando sempre più vivide e violente. Poiché il 20% dei molestatori continua a commettere violenze anche dopo la condanna, la direttiva dispone che ai condannati per questi tipi di crimini sessuali "sia interdetto, in via temporanea o permanente, almeno l'esercizio di attività professionali che comportano contatti diretti e regolari con minori".
I datori di lavoro avranno perciò diritto a richiedere informazioni alle autorità giudiziarie su eventuali condanne per abusi sessuali sui minori. Agli Stati membri verrà richiesto inoltre di prendere ulteriori misure come ad esempio inscrivere i nomi dei condannati per pedofilia in un apposito registro.
Nel corso del dibattito in Aula, la relatrice Roberta Angelilli (PPE, IT) ha dichiarato che "la nuova direttiva per combattere gli abusi sui minori, lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia rappresenta uno strumento legislativo innovatore e un passo avanti per la protezione dei nostri bambini. Il testo sarà a disposizione delle autorità competenti e delle ONG per assicurare la tolleranza zero per tutti i crimini contro i bambini". Si prevede che la direttiva, frutto di un accordo informale con i governi nazionali, sarà formalmente adottata dal Consiglio dei ministri prima della fine dell'anno. Gli Stati membri avranno poi 2 anni per adeguare la loro legislazione nazionale.
Telefono Azzurro plaude al varo della nuova direttiva. "Si tratta di un importante traguardo per la tutela dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, di un lavoro all'avanguardia, svolto con impegno dalla Commissaria europea per gli affari interni Cecilia Malmström e dalla vicepresidente del Parlamento europeo Roberta Angelilli, relatrice del testo - ha dichiarato il presidente di Telefono Azzurro, professor Ernesto Caffo - Il reato di turismo sessuale, le norme più severe contro i reati di pedofilia e pedopornografia online, l'introduzione del reato di grooming sono fra le battaglie più combattute dall'Associazione, che da oltre 24 anni si schiera in difesa dei diritti dei minori".
Telefono Azzurro e l'americana ICMEC (International Centre for Missing & Exploited Children), in collaborazione con l'ospedale pediatrico Bambino Gesù e la Mayo Clinic, discuteranno di questi temi il 3 novembre con i rappresentanti del mondo della politica e della società mondiale nel forum internazionale dal titolo: "The World's Children and the Abuse of Their Rights" che si terrà al Senato della Repubblica.
Fonte:helpconsumatori.it (GA)
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Cooperative: taglio ai benefici fiscali
La Manovra di Ferragosto 2011 limita le agevolazioni fiscali spettanti alle cooperative, attraverso l’innalzamento del 10% della tassazione degli utili netti annuali, per le cooperative a mutualità prevalente, e la tassazione pari al 10% della quota di utili netti annuali destinati a riserva minima obbligatoria, per tutte le cooperative.
La normativa relativa alle società cooperative, in particolare quelle e mutualità prevalente, prevede una serie di agevolazioni fiscali che sono state ridotte nel tempo. In questo senso è intervenuta anche la Manovra di Ferragosto 2011 che modifica la percentuale di tassazione degli utili netti annuali, introducendo altresì la tassazione di una parte dell’utile accantonato alla riserva minima obbligatoria. Le nuove norme troveranno applicazione a decorrere dal periodo d’imposta 2012. Nella determinazione degli acconti per il 2012, l’imposta 2011 va ricalcolata applicando le nuove disposizioni.
Regime previgente
Ai sensi dell’art. 1, comma 460 della L. n. 311/2004, per le società a mutualità prevalente, alla formazione del reddito imponibile non concorre:
la quota degli utili netti annuali destinati alla riserva minima obbligatoria (riserva legale);
il 3% dell'utile destinato ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione.
In base a tale norma, nei confronti delle cooperative e dei loro consorzi a mutualità prevalente si applicavano (e si applicheranno ancora per il 2011) le seguenti regole:
le cooperative a mutualità prevalente diverse da quelle agricole e della piccola pesca, erano soggette a IRES per una quota di utili netti annuali (indipendentemente dal fatto che fossero stati o meno accantonati a riserva indivisibile) pari al 30%;
le cooperative di consumo dovevano scontare l’imposta sul 55% dell’utile conseguito.
Incremento della tassazione degli utili
Con l’obiettivo di aumentare la pressione fiscale in riferimento ad alcune categorie, a partire dal 2012, si riduce del 10% l’esclusione dal reddito imponibile delle cooperative e loro consorzi a mutualità prevalente. Pertanto, la quota degli utili netti che concorre alla formazione del reddito imponibile delle cooperative passerà:
dal 30% al 40%, per le cooperative di produzione e lavoro e i loro consorzi;
dal 55% al 65%, per le cooperative di consumo e i loro consorzi.
Restano escluse da tale aumento le cooperative agricole e della piccola pesca, così come le cooperative sociali.
Utile non assoggettato a tassazione
Le nuove percentuali rappresentano delle quote minime di tassazione, nel senso che la restante parte di utile netto annuale potrà beneficiare dell’esclusione dal reddito imponibile qualora sia destinata a:
riserva indivisibile (ai sensi dell’art. 12 della L. n. 904/1977);
fondo mutualistico, nella misura pari al 3% degli utili netti (ai sensi dell’art. 11 della L. n. 59/1992);
rivalutazione gratuita delle quote o delle azioni (ai sensi dell’art. 7 della L. n. 59/1992).
Tassazione della riserva minima obbligatoria
Per tutte le cooperative viene, invece, ridotta del 10% la totale esclusione dal reddito degli utili netti annuali destinati alla riserva minima obbligatoria. Infatti, se prima della modifica l’utile accantonato a riserva minima obbligatoria era escluso da imposizione, ora lo stesso dovrà essere tassato nella misura del 10%.
Si ricorda, al riguardo, che in linea generale le cooperative devono destinare a riserva legale almeno il 30% degli utili netti annuali. Di conseguenza, il risultato finale sarà un maggior imponibile pari al 3% degli utili netti.
Fonte:fiscoetasse.com (Violeta Globa)
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Agevolazioni per acquisti case ristrutturate
È possibile usufruire della detrazione del 36% anche nel caso di acquisto o di assegnazione di unità immobiliari facenti parte di un fabbricato integralmente sottoposto a interventi di restauro e risanamento conservativo o di ristrutturazione edilizia da parte di imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare e da cooperative edilizie. La detrazione, attualmente del 36%, spetta su un ammontare pari al 25% del prezzo di acquisto o di assegnazione dell'unità immobiliare risultante dall'atto di compravendita o di assegnazione e comunque entro l'importo massimo di 48mila euro.
Se ad esempio l'unità ha un costo di 200mila euro, la detrazione compete nel limite massimo di 48mila euro essendo il 25% di 200mila pari a 50mila euro, superiore al limite massimo previsto dalla legge. Il limite massimo su cui applicare la detrazione, attualmente a quota 48mila euro era 77.468,53 euro per gli acquisti/assegnazioni avvenuti entro il 30 giugno 2003 aventi a oggetto unità immobiliari facenti parte di edifici ristrutturati entro il 31 dicembre 2002. Dal 1° ottobre 2006 il limite massimo di spesa su cui calcolare la detrazione deve essere riferito all'unità immobiliare e non più al singolo acquirente con la conseguenza che in caso di acquisti in comproprietà il limite massimo va suddiviso tra i diversi acquirenti. La stratificazione normativa dell'agevolazione, introdotta solo per gli acquisti dell'anno 2002 e poi prorogata più volte, ha determinato la spettanza della detrazione nelle seguenti misure:
- 36% se il rogito è avvenuto dal 2002 al 2005;
- 41% se il rogito è avvenuto dal 1° gennaio 2006 al 30 settembre 2006;
- 36% se il rogito è avvenuto dal 1° ottobre 2006 al 30 giugno 2007, sempreché i lavori di ristrutturazione siano stati ultimati entro il 31 dicembre 2006;
- 36% se il rogito è avvenuto dal 1° gennaio 2008 al prossimo 30 giugno 2013 sempreché i lavori di ristrutturazione siano stati eseguiti dal 1° gennaio 2008 al 31 dicembre 2012.
Non è stato possibile fruire della detrazione in relazione agli acquisti di immobili oggetto di interventi di recupero effettuati nel 2007. La detrazione deve essere ripartita in 10 rate annuali di pari importo con la possibilità, per i contribuenti tra 75 e 80 anni, di suddividere la detrazione in 5 e 3 quote annuali. Non vi sono limitazioni alle forme di pagamento che possono avvenire anche con modalità diverse dal bonifico bancario o postale e quindi utilizzando ad esempio gli assegni o altri mezzi di pagamento. La detrazione spetta anche in caso di acquisto di un diritto reale di godimento parziale (ad esempio l'usufrutto) e deve essere riconosciuta nei limiti della spesa effettivamente sostenuta in relazione al valore dei diritti acquistati dai singoli contribuenti quali risultano dall'atto di compravendita o di assegnazione del diritto immobiliare. La detrazione deve essere indicata nella dichiarazione dei redditi relativa all'anno in cui è stato stipulato l'atto di acquisto o ricevuta l'assegnazione dell'abitazione. Nel caso di pagamenti in acconto, la detrazione può essere fruita nella dichiarazione relativa all'anno in cui sono stati effettuati i versamenti e questi concorrono alla formazione del limite massimo su cui calcolare la spesa di 48mila euro.
Fonte: Il Sole 24 Ore
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Crisi: licenziamenti facili? Sacconi, scopo fare più occupazione
'Lo scopo e' fare piu' occupazione, avere da parte delle imprese maggiore propensione ad assumere''. Cosi' si e' espresso il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, su quelli che chiama ''i cosiddetti licenziamenti facili'', contenuti nella lettera di intenti che ieri il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha presentato al vertice europeo.
''Lo scopo e' creare un mercato del lavoro piu' dinamico - ha ribadito Sacconi intervenuto a Uno Mattina - nel quale le imprese si sentano piu' propense ad assumere anche in una situazione di incertezza, perche' sanno che possono fare un passo indietro se le cose non vanno bene''. Il ministro ha poi aggiunto che ''sui licenziamenti siamo l'unico Paese al mondo ad avere regole cosi' rigide. Si tratta ora di avvicinarsi agli altri. Abbiamo fatto quello che l'Europa ci ha chiesto''.
Quanto poi all'osservazione secondo cui un'eta' pensionabile a 67 anni potrebbe creare ulteriori difficolta' all'assunzione di giovani, Sacconi ha risposto che questa e' ''un'illusione ottica. I mercati del lavoro efficienti sanno creare posti sia per gli anziani che per i giovani''.
Fonte:asca.it
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Bocciata class action Altroconsumo contro Rai. Reclamo in Appello
Niente class action contro la Rai, ma Altroconsumo ricorrerà in appello. Il Tribunale di Roma ha sancito ieri con un'ordinanza che la class action promossa dall'associazione di consumatori contro la Rai, a cui hanno preaderito oltre 54 mila utenti, non debba essere portata avanti, ma Altroconsumo presenterà reclamo alla Corte d'Appello.
L'azione era stata promossa nel 2010, quando la Rai aveva sospeso una serie di trasmissioni di informazione durante la campagna elettorale di marzo. Durante la campagna che ha preceduto il voto amministrativo del 28 e 29 marzo scorso, la Rai - questa l'accusa di Altroconsumo - ha infatti cancellato dal proprio palinsesto televisivo i principali programmi di informazione e approfondimento politico, come Ballarò, Porta a Porta, Anno Zero, Ultima Parola, venendo meno al compito del servizio pubblico. L'associazione aveva dunque contesto all'azienda di aver disatteso gli impegni assunti verso gli utenti che pagano il canone con la firma del contratto di servizio. Da qui la richiesta di un risarcimento del danno stimato in 500 euro a testa.
"Ricorreremo immediatamente, lo dobbiamo agli oltre 54 mila consumatori che ci chiedono di farlo - commenta il presidente Altroconsumo Paolo Martinello - E' grave che il giudice abbia deciso che la Rai, azienda che ha firmato un contratto in cui si impegna a fornire agli utenti un'informazione obiettiva, imparziale e equilibrata, non debba rispondere ai consumatori in caso di violazione del contratto di servizio. Contratto che è carta straccia: il ministero dello Sviluppo economico e la Rai hanno sottoscritto un impegno che non impegna. Gli utenti non possono assistere passivamente al lento, sistematico e crescente degrado del servizio pubblico televisivo in Italia".
Fonte:helpconsumatori.it (BS)
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Pressione fiscale, nel 2012 salirà al 44% Bankitalia: "Un massimo storico"
Il capo dell'area ricerca economica di Palazzo Koch, Daniele Franco, ha presentato le stime alle commissioni bilancio di Camera e Senato: meglio intervenire sull'Ici che introdurre una patrimoniale. E sulle pesioni: "Appare opportuno completare il processo di riforma''
La pressione fiscale raggiungerà un massimo storico nel 2012, arrivando al 44%, con l'attuazione della clausola di salvaguardia contenuta nella delega fiscale. Lo riferisce il capo dell'area ricerca economica di Bankitalia, Daniele Franco.
Nella Nota di aggiornamento al Def, ricorda Franco nel corso dell'audizione sul ddl stabilità nella commissioni Bilancio di Camera e Senato, l'incidenza sul prodotto delle entrate aumenta nel biennio 2012-13 (rispettivamente al 47,9 e 48%), per poi ridursi nel 2014 (al 47,8). La pressione fiscale salirebbe dal 42,3% del 2010 al 42,7 nel 2011 e dal 2012 si attesterebbe su valori intorno al 43,8%, un massimo storico (nel 1997 essa aveva raggiunto il 43,6% del pil). Le stime, spiega Franco, ''non includono gli effetti dell'attuazione della delega fiscale e assistenziale (ovvero dell'applicazione della relativa clausola di salvaguardia), che potrebbero determinare maggiori entrate fino a 0,2 punti di Pil nel 2012, 1,0 nel 2013 e 1,2 nel 2014''. Va inoltre rilevato, aggiunge Bankitalia, ''che gli enti decentrati potrebbero disporre aumenti del prelievo per compensare i tagli apportati con le manovre estive ai trasferimenti dallo Stato''.
Secondo Bankitalia è meglio intervenire sull'Ici che introdurre una patrimoniale. ''Non sono personalmente favorevole alla patrimoniale. Forse - afferma Franco - sarebbe meglio pensare a una soluzione più ordinaria, che può essere operare sull'Ici rivedendo i valori catastali e introducendo una qualche forma di progressività''.
''Appare opportuno completare il processo di riforma'' delle pensioni ''rimuovendo gradualmente le residue disparità di trattamento tra le diverse categorie di lavoratori e le diverse generazioni'', afferma inoltre Franco.
In ogni caso ''la sfida più urgente è aumentare il potenziale di crescita dell'economia''. Le nuove misure annunciate dal governo ''rispondono a questa esigenza'', riferisce ancora Franco. Da molti anni, osserva, ''la crescita economica è in Italia inferiore a quella degli altri paesi dell'Unione europea''. I problemi di crescita dell'economia, sottolinea Bankitalia, ''sono percepiti come un forte limite alla solidità finanziaria del Paese''.
Il riequilibrio dei conti pubblici deve pertanto ''associarsi a una politica economica volta al rilancio delle prospettive di crescita''. Le nuove misure annunciate dal Governo, sottolinea Franco, ''rispondono a questa esigenza''. Le perduranti tensioni nei mercati finanziari richiedono ulteriori azioni che segnalino la determinazione nel perseguire gli obiettivi congiunti di solidità dei conti pubblici e di una crescita soddisfacente. In questa direzione muovono i nuovi provvedimenti annunciati dal Governo. L'esigenza di completare le misure estive, ricorda Bankitalia, ''era stata già sottolineata in precedenti testimonianze della Banca d'Italia''. Gli interventi annunciati vanno nella direzione auspicata anche se ''non abbiamo avuto ancora modo e di esaminare i dettagli'' contenuti nella lettera dell'Italia che è stata presentata all'Ue, spiega Franco.
Fonte:adnkronos.com
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Il tablet conquista le aziende italiane. Ecco chi li usa (e come)
I tablet in azienda piacciono Tre responsabili dei sistemi informativi su quattro, in Italia, hanno già introdotto i pc a tavoletta nella propria organizzazione o hanno intenzione di farlo in futuro. Più precisamente il 47% dei Chief Information Officer ha già operativamente sposato il verbo dei tablet e il 27% ha confermato che lo farà prossimamente.
I due dati, emersi stamane in sede di presentazione dell'Osservatorio New Tablet & Business Application della School of Management del Politecnico di Milano, rendono bene l'idea di quanto siano già popolari iPad e simili agli occhi di chi, in azienda, tira le fila dell'adozione di nuove tecnologie. E che il fenomeno abbia preso una certa consistenza anche in termini di volumi lo dice il fatto che la domanda è più che triplicata nella prima metà di quest'anno rispetto al primo semestre 2010 e che entro la fine del 2011 il venduto complessivo possa arrivare a circa 1,5 milioni di dispositivi.
Il quadro di sintesi dell'indagine, che ha interessato 250 Cio delle principali imprese operanti in Italia (oltre 1.000 tra manager e professionisti potenziali utenti di tablet e applicazioni di business in mobilità), è nel dettaglio il seguente: le tavolette sono già utilizzate dal 55% degli Executive e dei C-Level (il 38% di queste due categorie di figure aziendali li adotteranno in futuro) e dal 17% del personale di vendita (la percentuale è destinata a salire al 74%).
Più scettiche, al momento, le imprese i cui addetti sono dediti alla manutenzione sul campo, solo il 10% di queste ha già fornito o fornirà (45%) i tablet alla propria forza lavoro e quelle attive nel campo dei trasporti, che hanno già investito su questi dispositivi solo nel 3% dei casi (il 24% lo farà invece in futuro). Un altro dato interessante fotografato dall'Osservatorio riguarda la presunta cannibalizzazione dei tablet a danno di altri device tecnologici attualmente utilizzati in azienda. Ebbene l'88% dei Cio è convinto che i tablet andranno ad affiancarsi agli smartphone riducendo però il ruolo di questi ultimi per l'accesso a specifiche applicazioni mobili (due manager su dieci ritengono che i New le tavolette ridurranno in modo significativo il ruolo dei telefonini intelligenti) mentre un'equivalente percentuale è dell'idea che iPad e compagnia, con riferimento ad alcune tipologie di addetti, prenderanno il posto dei classici notebook.
Significativo, in un'ottica di grande apertura alle diverse sfaccettature dell'offerta, è il fatto che meno di un quarto dei Cio campionati dall'Osservatorio abbia identificato un unico sistema operativo di riferimento per il futuro, per quanto Apple iOS e quindi l'iPad rappresenti oggi la scelta decisamente più diffusa. Per Google (con Android), Research in Motion (con il PlayBook basato su piattaforma Qnx) e Microsoft (con Windows 8) sembrano quindi esserci buone prospettive per giocare un ruolo importante nei tablet anche in orbita business.
Lo studio ha infine fotografato la posizione dei Cio italiani circa il ruolo di potenziali application store implementati e gestiti direttamente dall'azienda.
Tre quarti del campione si è espresso in tal senso favorevole alla possibilità di trasporre il concetto di negozio virtuale "consumer" anche all'ambiente aziendale sottolineando però, nel 60% dei casi, la necessità di considerare alcuni importanti elementi di attenzione. Al momento chi si è avventurato su questa strada è una minoranza – solo il 7% di coloro che si sono detti a favore dell'introduzione di un Enterprise Application Store lo ha già implementato e un ulteriore 6% lo implementerà a breve – mentre il 43% è al momento sicuro che non lo introdurrà affatto.
Fonte:ilsole24ore.com (Gianni Rusconi)
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Ismea; Prestiti easy alle imprese agricole
Un nuovo Fondo di credito, che consentirà di erogare prestiti alle aziende agricole a tassi «sensibilmente inferiori a quelli di mercato». E alle regioni di accelerare la spesa dei Psr. Sono queste le novità emerse nel corso di un incontro al ministero delle politiche agricole, alla presenza del ministro Saverio Romano, del capo di gabinetto Antonello Colosimo, del presidente Ismea (l'istituto di servizi per il mercato agricolo), Arturo Semerari, e di Giovanni Sabatini, direttore generale dell'Abi. Un appuntamento terminato con la decisione di costituire un tavolo tecnico permanente, coordinato dal Mipaaf, con la partecipazione di Abi e Ismea, ove affrontare le questioni relative all'attuazione della ristrutturazione dei debiti delle imprese agricole. Il dispositivo, contenuto nella manovra di luglio, conosciuto anche come «norma Romano», che permette ai produttori in stato di crisi o di insolvenza di accedere agli accordi di ristrutturazione dei debiti e alla transazione fiscale.
Il fondo di credito
Lo strumento, nel maggio scorso, ha incassato il placet da Bruxelles, che ha dato via libera al regime di agevolazione basato sul calcolo dell'intensità di aiuto proposto da Ismea. E' impastato sul criterio dell'Equivalente sovvenzione netta (Esn). Il fondo di credito metterà a disposizione delle aziende agricole, attraverso Ismea, le regioni che lo vorranno, e il sistema bancario, nuove risorse. In seconda battuta, potrebbero essere impegnate a sostegno del comparto anche risorse del dicastero di via XX settembre. A quadro completato, dunque, i soggetti erogatori dovrebbero essere due: il ministero delle politiche agricole per le risorse nazionali e la singola regione per le risorse messe a disposizione su scala territoriale.
Il meccanismo è quello di un fondo rotativo, che si autoalimenta con i rientri delle rate; questo consentirà di erogare agli operatori Agricoli prestiti a tassi sensibilmente inferiori a quelli di mercato. Il fondo rotativo sarà in capo a Ismea, che farà da soggetto gestore, coordinando la rete operativa degli istituti di credito. In pratica, le banche opereranno come sportelli del Fondo sul territorio, ma solo dopo essere state selezionate mediante procedura di gara. La selezione avverrà ogni anno. Le risorse del fondo verranno utilizzate dalle banche per fornire credito alle imprese agricole a tassi inferiori a quelli di mercato, mentre parallelamente le banche attiveranno finanziamenti a tassi di mercato.
Quindi, ci saranno due canali di finanziamento: un canale lavorerà a tasso agevolato (per la quota parte relativa al fondo di credito), l'altro canale lavorerà a tasso ordinario (per la parte relativa agli impieghi attivati da ogni singola banca). La sommatoria dei due canali finanzierà direttamente l'impresa. Lo strumento, in prima battuta, verrà utilizzato nell'ambito dei piani di sviluppo rurale. Il 27 ottobre prossimo, il regime di aiuto approvato da Bruxelles andrà in Conferenza stato regioni. In quella sede verrà presentata agli enti territoriali la convenzione di stipula per l'attivazione dello strumento. Le regioni che decideranno di partecipare al Fondo di credito, dovranno chiedere alla commissione europea una modifica del proprio piano di sviluppo rurale, finalizzata all'inserimento di «una linea credito» dedicata.
Sul piano strutturale, il Fondo di credito sarà sezionato in fondi segregati. Ciascuno di essi sarà riferito a una singola regione o al Mipaaf. Ogni fondo segregato erogherà risorse esclusivamente in base alle priorità di spesa dettate dalla p.a. che lo alimenta. Il presidente di Ismea, Arturo Semerari ha spiegato così la nuova leva finanziaria: «il ministro ha già annunciato il Fondo di credito alle regioni, all'Abi e alle banche. Lo strumento servirà principalmente a farsi che gli imprenditori agricoli, che vogliano accedere a fonti di finanziamento pubblico e privato abbiano un veicolo unico, che contenga sia la quota pubblica, sia la quota privata di finanziamento. Inoltre, cosa non da poco, il Fondo sarà molto utile alle regioni perchè consentirà loro di accelerare le procedure di spesa». Se tutto andrà bene «e le regioni interessate chiederanno tempestivamente la modifica dei loro Psr, il fondo di credito potrebbe partire entro fine anno», ha chiosato Semerari.
All'operazione ha dato forza anche il ministro Romano, che ha dichiarato: «l'accesso al credito a condizioni più favorevoli, soprattutto per i giovani è uno dei principali stimoli per il rilancio del settore agricolo, che sconta ancora, come effetto della crisi, una carenza generalizzata di liquidità».
Gli altri strumenti Ismea
L'istituto guidato da Semerari ha presentato al Mipaaf anche gli altri due strumenti che reca in dote. Il primo, le garanzie dirette o a prima richiesta esiste da tre anni e sta registrando tassi di crescita a tripla cifra. Si tratta di prodotti differenziati che, in funzione delle esigenze delle imprese, assicurano, con le fideiussioni, il rientro dell'esposizione in caso di inadempimento del beneficiario. Tra questi, una delle ultime novità è rappresentata dalla Lettera di garanzia (G-Card), una prevalutazione dell'azienda che precede la richiesta di finanziamento della banca.
L'impresa in possesso della Lettera di garanzia potrà, in sostanza, recarsi presso qualsiasi sportello bancario e presentare istanza di finanziamento a fronte del quale potrà richiedere, attraverso una procedura semplificata, una garanzia nei limiti dell'importo indicato. Il secondo strumento, che si affianca alle garanzie dirette è quello delle garanzie sussidiarie; di tipo mutualistico scattano automaticamente per ripianare le perdite subite dalle banche finanziatrici a conclusione delle procedure esecutive nei confronti del debitore (agricoltore).
Fonte: ItaliaOggi
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f-Commerce: commercio elettronico sul social network Facebook
Da poco è possibile promuovere e vendere prodotti e servizi sul Web grazie a Facebook. E già si parla di f-Commerce, dove la “f” è ovviamente sinonimo di Facebook, il popolare social network creato da Mark Zuckerberg.
Facebook è dunque diventato un canale di vendita online: un mercato di 700 milioni di clienti potenziali sparsi nel mondo.
Non a caso, il 2011 è considerato dagli analisti come l’anno di esplosione dell’f-Commerce: secondo Forrester Research, ad esempio, questo mercato passerà da 5 miliardi di dollari di fine 2011 a 30 miliardi nel 2015, con una crescita media annua del 56%.
Ma qual è la chiave del successo dell’f-Commerce?:
1.L’azione di Marketing viene svolto dal passaparola;
2.Il consumatore può acquistare direttamente su Facebook;
3.Il prodotto arriva direttamente al consumatore.
Queste condizioni permettono inoltre di riprodurre sul Web un tipico comportamento di acquisto, noto come shopping in compagnia.
Alcuni clienti sono infatti abituati ad acquistare prodotti o servizi consultando amici e parenti, grazie alle potenzialità di interazione dei social network. Ciò permette di far crescere esponenzialmente la circolazione di informazioni (positive o negative) intorno a determinate famiglie di prodotti, facilitando i comportamenti di acquisto, oppure ostacolandoli in caso di “cattivo passaparola”.
Fonte:blog.pmi.it (Fabrizio Scatena)
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Ricerca industriale; In arrivo bando da 5 mln per Pmi
Il Ministero dello Sviluppo economico mette nel piatto 5 milioni di euro, a valere sul Fondo per l’innovazione tecnologica, per sostenere progetti transnazionali di innovazione industriale nei campi campi applicativi delle biotecnologie. La scadenza per la presentazione delle domande è il 1° febbraio 2012. Il bando è in corso di pubblicazione nella Gazzetta ufficiale. Le domande possono partire dal giorno successivo alla pubblicazione. La misura mira a sostenere progetti di ricerca applicata e sviluppo sperimentale realizzati da imprese italiane in collaborazione con altre imprese europee, anche con il coinvolgimento di organismi di ricerca. Il punto di partenza è che la competitività delle imprese in questo settore si gioca su scala almeno continentale, nasce dal coordinamento tra diversi Paesi e Regioni europei. Pertanto Eurotrans-bio richiede la collaborazione tra almeno due imprese di nazionalità diversa.
Il progetto
Eurotrans-Bio è un’iniziativa che coinvolge i Ministeri e le Agenzie governative di diversi Paesi e Regioni dell’Unione Europea e si propone di coordinare i programmi di finanziamento che sostengono le piccole e medie imprese nel campo delle biotecnologie. In Italia il bando è aperto nell’ambito del Fondo per l’Innovazione Tecnologica (Fit) istituito con la legge 46 del 2982) sul quale il ministero, con il decreto dello scorso 11 ottobre, ha stanziato 5 milioni di euro.
Beneficiari
Possono partecipare raggruppamenti composti da almeno 2 imprese provenienti da almeno 2 Paesi partecipanti coordinati da una Pmi che si assume una parte significativa di attività. Ai raggruppamenti di progetto possono partecipare anche Università, Enti pubblici di ricerca e centri di ricerca, purché sia coinvolta un’impresa del corrispondente Paese.
Paesi coinvolti
I Paesi europei coinvolti si possono trovare in Austria, Finlandia, Germania, e nelle Regioni delle Fiandre e della Vallonia (Belgio), dell’Alsazia (Francia) e dell’Andalusia, della Catalogna, di Navarra e dei Paesi Baschi (Spagna). Le misure finanziabili Il bando offre la possibilità di co-finanziare progetti di ricerca applicata e di sviluppo sperimentale, caratterizzati da eccellenza e innovatività. Entro il 1° febbraio va inviata domanda all’apposito ufficio transnazionale con allegata la proposta progettuale (in inglese) attraverso l’uso di un software specifico e, contestualmente, la domanda di accesso alle agevolazioni (in italiano) al Ministero dello Sviluppo Economico. Le risorse complessive messe a disposizione dai Paesi e dalle Regioni partecipanti al bando sono pari a circa 21 milioni di euro (compresi i 5 milioni di euro messi a disposizione degli operatori italiani dal Ministero dello Sviluppo Economico). La Commissione Europea non è coinvolta nella definizione o nella preparazione del bando, né nella valutazione e nel finanziamento dei progetti approvati. Fonte:
Fonte:Il Denaro
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Governo; A rischio dal 2012 anche le rate del 36% e del 55%
Per il 36% e 55% decurtazione da subito, anche per chi ha le rate di detrazione in corso. Nella risposta data ieri da Bruno Cesario, sottosegretario all'Economia, al question time in commissione Finanze della Camera, non sembra esserci scampo agli effetti, già nel 2012, del "taglio orizzontale" ai bonus fiscali disposto dai Dl 98/2011. I commi 1 ter e 1 quater dell'articolo 40 del Dl 98, modificati dal Dl 131, stabiliscono, a decorrere dal 2012, una riduzione forfetaria dei regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale, elencati nell'allegato C-bis, del 5% per il 2012 e del 20% a decorrere dal 2013 (comma 1-ter). La disposizione non si applica qualora entro il 30 settembre 2012 siano adottati provvedimenti di razionalizzazione in materia fiscale e assistenziale tali da assicurare effetti positivi di gettito non inferiori a 4.000 milioni nel 2012 e a 20.000 milioni annui a decorrere dal 2013. L'interrogazione 5-05536, presentata da Carmelo Lo Monte, chiedeva se, qualora non si realizzino le condizioni del comma i quater (cioè non siano adottati i provvedimenti di riordino che generino risparmi di 4 miliardi nel 2012 e 20 miliardi nel 2013) il taglio alle agevolazioni colpisca anche le rate in corso della detrazione del 36% (recupero edilizio) e 55% (risparmio energetico) e non solo le rate di detrazione chieste su spese effettuate a partire dal 30 settembre 2012.
La questione è grossa, perché la rateazione delle due detrazioni è in dieci anni. Quindi, nel taglio sono potenzialmente coinvolti tutti i contribuenti che abbiano cominciato a detrarre le spese a partire dal 2003. Il fatto è che provvedimenti di riordino serio su una materia complessa sono assai difficili, quindi le riduzioni potrebbero scattare. A dire il vero, considerato che quella del 36% durerà solo ancora per il 2012 e l'altra dovrebbe spegnersi a fine 2011, era probabile che la riduzione si sarebbe abbattuta sulle rate residue. Ma Cesario ha voluto fugare ogni dubbio: «Le detrazioni in argomento sono riconosciute in sede di dichiarazione dei redditi e hanno effetto sulle entrate a partire dal periodo d'imposta successivo a quello in cui le spese sono state sostenute, riducendo i corrispondenti versamenti erariali. L'Amministrazione finanziaria sottolinea altresì che il comma 1 ter dell'articolo 40 del Dl 98/2011 stabilisce che, qualora la disposizione concernente la riduzione in argomento non sia di diretta e immediata applicazione, le modalità tecniche per l'attuazione della stessa saranno definite con uno o più decreti. Un eventuale differimento del termine delle agevolazioni in questione implica inevitabilmente effetti sui saldi di finanza pubblica, i cui oneri dovrebbero essere coperti».
Fonte: Il Sole 24 Ore - Norme e tributi
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Confconsumatori: No all'obbligo assicurazione sulla casa contro calamità naturali
Un'assicurazione obbligatoria contro incendi e calamità naturali per gli immobili residenziali. Sarebbe questa, da quanto si apprende da fonti di stampa, una delle proposte contenute nel prossimo decreto sviluppo. Secondo il testo in bozza, i premi assicurativi dovrebbero essere differenziati in base agli indici di rischio delle diverse aree geografiche e, nei rischi coperti rientrerebbero terremoti, maremoti, frane, alluvioni e inondazioni.
Confconsumatori critica questa proposta; secondo il Presidente dell'Associazione, Mara Colla, si tratterebbe di "un regalo incredibile e ingiustificato alla compagnie di assicurazione e di una nuova sorta di tassa occulta che andrà ulteriormente a gravare sulle tasche dei cittadini: in sintesi, una sorta di piccola ICI reintrodotta a favore degli assicuratori. Infatti, mentre l'obbligatorietà dell'assicurazione per la Responsabilità Civile Auto ha una piena giustificazione, attese le statistiche legate agli incidenti stradali, l'obbligo di assicurare la casa da rischi statisticamente insignificanti costituisce solo un enorme quanto ingiustificato regalo alle compagnie assicurative".
Secondo l'avv. Antonio Pinto di Confconsumatori "se proprio si vuole introdurre un obbligo a contrarre che potrebbe servire per davvero ai cittadini, si introduca a carico delle compagnie un obbligo di stipulare le polizze sulla malpractice dei medici, per evitare condotte illegittime di varie compagnie assicurative, che ormai si rifiutano di assicurare gli ospedali e i medici per i rischi collegati agli errori clinici. Ai cittadini lesi da un reale errore medico deve esser infatti garantito il diritto ad un ristoro sicuro dei danni subiti, così come ai medici, che tutti i giorni lottano seriamente per tutelare la salute dei loro pazienti, deve essere garantito il diritto ad operare con serenità".
Fonte:helpconsumatori.it (GA)
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Reti di imprese: contratto e agevolazioni fiscali
La libera aggregazione tra imprenditori che perseguono lo scopo di accrescere la propria competitività sul mercato prende nome di Reti di imprese, basata appunto su un contratto di rete.
Tale opportunità è stata introdotta dal legislatore con il D.L. n. 5 del 10 febbraio 2009 convertito dalla Legge 33 del 9 aprile 2009.
In questo modo si tende sempre più a instaurare sinergia tra le imprese creando un modello altamente flessibile in grado si sfruttare al meglio i punti di forza di ciascuna impresa.
In pratica con il contratto di rete le imprese aderenti collaborano dal punto di vista industriale, commerciale, tecnico o tecnologico e si scambiano il know-how secondo modalità predeterminate.
Il contratto di rete deve essere redatto per atto pubblico o per scrittura privata autenticata e deve contenere la denominazione sociale delle imprese aderenti alla rete, le attività comuni poste a base della rete, l’individuazione di un programma di rete con i diritti e gli obblighi di ciascuna impresa aderente e la durata del contratto.
Può essere redatto da due o più imprese e prevede la definizione di un programma da realizzarsi tramite risorse conferite in un fondo comune amministrato da un organo a cui vanno attribuiti poteri di rappresentanza delle imprese aderenti al contratto.
Dal punto di vista fiscale è previsto che fino al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2012 la quota dei profitti che sarà destinata al fondo patrimoniale comune o al patrimonio destinato alla realizzazione entro l’anno successivo degli investimenti previsti dal contratto di rete, se accantonata ad apposita riserva concorrerà alla formazione del reddito nell’esercizio in cui la riserva è utilizzata.
Affinché ciò sia possibile è, comunque necessario rispettare tre condizioni:
•il programma di rete deve essere asseverato da organismi rappresentativi dell’associazionismo imprenditoriale o da enti pubblici individuati dal decreto del Ministero dell’Economia;
•la riserva deve essere utilizzata per scopi diversi dalla copertura delle perdite;
•la quota degli utili detassati non potrà superare il limite di un milione di euro.
In merito all’asseverazione di cui al primo punto, sarà rilasciata previo riscontro della sussistenza degli elementi propri del contratto di rete e dei relativi requisiti di partecipazione in capo alle imprese che lo hanno sottoscritto. A vigilare sarà l’Agenzia delle Entrate che potrà revocare i benefici indebitamente fruiti. L’agevolazione potrà essere fruita in sede di versamento del saldo delle imposte sui redditi dovute per il periodo d’imposta relativo all’esercizio cui si riferiscono gli utili diretti al fondo patrimoniale comune o al patrimonio destinato all’affare.
Fonte:blog.pmi.it (Nicola Santangelo)
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Multe: Cassazione, valide se si passa col rosso anche se non ci sono agenti
Sono valide le contravvenzioni inflitte quando si passa con il semaforo rosso anche se sul posto, al momento del fatto, non ci sono gli agenti. Lo ha stabilito la seconda sezione civile della Corte di Cassazione che ha convalidato una multa di 300 Euro inflitta ad un automobilista che aveva attraversato l'incrocio nonostante il semaforo rosso. La Cassazione (sentenza 21605/2011), nella parte motiva della sentenza, fa rilevare che per effetto della disciplina introdotta dal decreto legge 151 del 2003, "i documentatori fotografici delle infrazioni commesse alle intersezioni regolate da semaforo, ove omologati e utilizzati nel rispetto delle prescrizioni riguardanti le modalita' di installazione e di ripresa delle infrazioni, sono divenuti idonei a funzionare anche in modalita' completamente automatica, senza la presenza degli agenti di polizia". Nel caso esaminato da piazza Cavour l'automobilista a bordo di una Fiat Punto aveva attraversato un incrocio con semaforo rosso e si era visto recapitare una contravvenzione. La multa era stata già convalidata dai giudici di merito e l'automobilista aveva fatto ricorso alla suprema Corte spiegando che la contravvenzione era stata inflitta in assenza di agenti. La Cassazione nel respingere il ricorso ha evidenziato che "dalle fotografie prodotte scattate dal Comune con apparecchiatura 'T Red emergeva che il veicolo ebbe ad iniziare l'attraversamento quando il semaforo proiettava la luce rossa, e cio' era confermato dai dati cronometrici registrati dall'apparecchiatura". A nulla rileva, secondo la Cassazione, l'assenza di agenti sul posto perché "nell'ipotesi di attraversamento di un incrocio con il semaforo indicante la luce rossa non e' necessaria la presenza degli organi di polizia stradale qualora l'accertamento avvenga mediante rilievo con apposite apparecchiature debitamente omologate".
Fonte: studiocataldi.it (N.R)
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Sviluppo, Consumatori contro proposta di stipendi più bassi in cambio di asili aziendali
Piovono critiche dalle Associazioni dei consumatori sui contenuti del decreto sviluppo. Secondo Federconsumatori e Adusbef è "improponibile e vergognosa la trovata che prevede la possibilità per i datori di lavoro di accordare una retribuzione inferiore a quella dovuta in cambio di servizi messi a disposizione dei propri dipendenti, quali asili nido, servizi alla persona o misure per la mobilità". "Con questa proposta abbiamo veramente toccato il fondo - dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef - A maggior ragione se pensiamo che questa idea balzana viene proprio da chi si professa pieno sostenitore e strenuo difensore della famiglia".
"Ma forse c'è anche qualcosa di peggio dietro a questa proposta - aggiungono i due Presidenti - Sorge infatti il dubbio che, una misura del genere, sia studiata ad hoc per far posto all'interno dei rarissimi e sempre più ricercati asili nido comunali ai figli degli "amici" evasori, ormai quasi gli unici a rientrare per reddito nelle graduatorie per l'ammissione a tali strutture. Ci rifiutiamo categoricamente di prendere in considerazione anche per un istante che una misura di questo genere possa essere anche solo discussa. Qualora, sventuratamente, questo dovesse accadere, avvieremo tutte le procedure e le iniziative del caso, per difendere la dignità ed i diritti dei cittadini che in tal modo sarebbero lasciati in balia dei ricatti dei propri datori di lavoro".
Fonte:helpconsumatori.it (GA)
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Fattura fittizia: l’Iva indicata va comunque versata all’erario
Anche la successiva emissione di una nota di credito non ha l’effetto di cancellare automaticamente l’obbligazione tributaria sorta con il documento originario
La fattura emessa a fronte di operazioni inesistenti non può essere annullata da una successiva nota di credito, salvo che l’emittente non dimostri di aver eliminato il rischio di perdite erariali attraverso il ritiro della fattura prima dell’utilizzo da parte del destinatario. Di conseguenza, l’Iva esposta nella fattura fittizia è comunque dovuta all’Erario (articolo 21, comma 7, Dpr 633/1972).
Questo in sintesi il principio di diritto desumibile dalla sentenza della sezione tributaria della Corte di cassazione n. 21110, depositata il 13 ottobre.
I fatti di causa
L’Amministrazione finanziaria inviava a una società un avviso di rettifica Iva per l’anno di imposta 1997, con il quale si contestava l’emissione di fatture relative a operazioni inesistenti. In particolare, essendo l’imposta comunque dovuta in virtù del disposto di cui all’articolo 21, comma 7, Dpr 633/1972, veniva rettificata in diminuzione la detrazione di imposta indicata nella dichiarazione dall’emittente, in conseguenza del disconoscimento di una nota di credito che accordava la riduzione del prezzo con riferimento a una delle predette fatture fittizie.
L’ufficio motivava il recupero rilevando la totale assenza di documentazione (a parte la presenza di una deliberazione assembleare) che comprovasse l’effettiva vendita di un immobile industriale a un’altra società.
La Commissione tributaria provinciale respingeva il ricorso proposto dalla società accertata.
I giudici di secondo grado, invece, accoglievano l’appello della contribuente, rilevando che la stessa avesse comunque dato dimostrazione dell’effettività delle operazioni, per mezzo dell’esibizione del rogito di compravendita, nonostante quest’ultimo fosse stato stipulato a distanza di molti anni dalla data di emissione della documentazione fiscale. Di conseguenza, per i giudici di merito, la dimostrata effettività delle operazioni documentate nelle suddette fatture rendeva legittima anche la detrazione di imposta così come determinata dalla società a seguito dell’emissione della nota di credito.
Contro la pronuncia della Ctr, l’Agenzia delle Entrate proponeva ricorso per Cassazione.
La pronuncia della Cassazione
Il Supremo collegio ha accolto le ragioni dell’Agenzia, cassato la pronuncia della Ctr e definitivamente respinto il ricorso introduttivo della società ricorrente.
Preliminarmente, i giudici di legittimità hanno stabilito che un’operazione non può considerarsi esistente ai fini Iva se viene a mancare il suo presupposto giuridico che, nel caso di emissione di una fattura di acconto, ai sensi dell’articolo 6, comma 4, Dpr 633/1972, può essere costituito “…anche da un negozio soltanto obbligatorio (Cass. 705/1992, 371/1998)”. Il presupposto non può, in ogni caso, prescindere dall’esistenza di una obbligazione giuridicamente vincolante in quanto, secondo la Corte, “…l’obbligazione tributaria (e, quanto all’IVA, la sua connessa deducibilità) non sono liberamente disponibili dal contribuente”.
L’accertamento dell’inesistenza dell’operazione da una parte e la ricorrenza della norma di cui al comma 7 del citato articolo 21 dall’altra, fanno sorgere, quindi, in capo all’emittente delle fatture false, l’obbligo di corrispondere l’imposta.
La Cassazione ha anche respinto le doglianze avanzate con controricorso dalla società secondo le quali, a prescindere dalla querelle sull’esistenza o meno delle operazioni, l’emissione della nota di credito avrebbe comunque avuto l’effetto di cancellare l’obbligazione tributaria sorta con l’emissione della relativa fattura.
Sul punto, la Cassazione ha ritenuto che tale assunto possa trovare applicazione solamente quando “…colui che ha emesso la fattura ha, in tempo utile, eliminato completamente il rischio di perdite di entrate fiscali” riuscendo “a farsi restituire e a distruggere le fatture prima del loro uso da parte del destinatario”. Nel caso in esame, tale fatto non risulta essere stato dimostrato dalla parte ricorrente.
Gli insegnamenti della Corte
La sentenza in commento afferma diversi e importanti principi in materia di emissione di fatture concernenti operazioni inesistenti.
Innanzitutto, vi si afferma che la fatturazione in acconto relativa alla vendita di diritti immobiliari può ricondursi a “operazioni reali” e quindi non essere considerata fittizia, soltanto se supportata da un’idonea documentazione giuridica, rappresentata, nel caso di specie, dalla stipula di un contratto preliminare di vendita. In ogni caso, dopo aver rilevato l’inesistenza delle fatture in acconto per carenza di documentazione, a nulla rileva che la compravendita sia poi realmente avvenuta in una data successiva in quanto, detta evenienza non può sanare a posteriori e con effetto ex tunc l’inesistenza delle operazioni, la cui verifica va fatta sempre con riferimento al momento di emissione delle fatture.
Resta comunque inteso che secondo il richiamato articolo 21, comma 7, “… se viene emessa fattura per operazioni inesistenti (…) l’imposta è dovuta per l’intero ammontare indicato o corrispondente alle indicazioni della fattura”.
Altro principio molto importante è quello secondo cui la nota di credito può essere presa in considerazione a “storno” della fattura inesistente solamente se l’emittente si sia per tempo attivato al fine di prevenire il rischio di una perdita del gettito fiscale.
Tale tesi è conforme al principio espresso dalla Corte di giustizia (sentenza 19 settembre 2000, causa C-454/98) secondo cui, qualora si sia preservato il pericolo di danno erariale, inteso come eliminazione del rischio di perdite per le entrate tributarie, ritorna in auge il principio di neutralità fiscale dell'Iva, in base al quale, anche “…l'imposta indebitamente fatturata possa essere regolarizzata”.
L’emittente della fattura inesistente dovrà, pertanto, dimostrare che la fattura annullata con la nota di credito sia stata ritirata e distrutta prima che il destinatario l’abbia utilizzata nel conteggio dell'imposta da lui stesso dovuta. A tal proposito, si ricorda, infatti, che secondo l’indirizzo prevalente della Suprema corte (sentenze 12353/2005 e 7289/2001) la fattura per operazioni inesistenti non può essere portata in detrazione dal destinatario. Ciò in quanto, in tali casi verrebbe a mancare il presupposto per la detraibilità previsto dall’articolo 19 del Dpr 633/1972, inteso quale sussistenza di un “reale” acquisto di beni e/o servizi nell’esercizio dell’impresa, arte o professione.
Fonte:nuovofiscooggi.it (Stefano Scorcia)
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Spam: URL brevi per ingannare gli utenti
Gli spammer sfruttano il fatto che molte persone hanno familiarità con i link abbreviati a causa del loro uso nei social media. Individuata anche un’applicazione per la creazione di SMS premium rate volta a colpire l’Europa dell’Est.
Internet - Gli spammer, si sa, sono velocissimi ad adeguarsi ai tempi che cambiano e così – come testimonia l’ultimo Symantec Intelligence Report di ottobre - hanno istituito un servizio di abbreviazione URL disponibile al pubblico e in grado di generare dei veri link abbreviati, come quelli usati nei social media.
Durante il 2010, il 92% delle email spam conteneva almeno un URL, e l’uso di link abbreviati rendeva ancora più difficile per gli anti-spam tradizionali l’adozione di contromisure per bloccare i messaggi basandosi sul fingerprinting degli URL. I servizi legittimi rispondono con maggiore tempestività agli abusi e gli spammer sfruttano il fatto che molte persone hanno familiarità con i link abbreviati a causa del loro uso nei social media e hanno sviluppato un falso senso di sicurezza nei loro confronti.
Gli spammer, inoltre, utilizzano oggetti studiati appositamente per attirare l’attenzione, come “E’ passato molto tempo da quando ci siamo visti l’ultima volta!”, “Mi ha fatto piacere che tu sia venuto” e così via. Questa è una tattica comune di social engineering, ed è studiata per suscitare la curiosità, sfruttando un falso senso di sicurezza generato dai link abbreviati.
Il Symantec Intelligence aveva già individuato quest’anno un servizio di URL shortening creato dagli spammer per camuffare meglio i loro siti spam e renderli più difficili da bloccare. L’analisi di questo mese indica che un gruppo di spammer con almeno 80 siti di URL shortening - tutti con un modello di naming simile - è stato operativo e ha utilizzato il dominio top-level .info. Tuttavia, a differenza di siti di URL shortening individuati in precedenza quest’anno, il form utilizzato è disponibile al pubblico.
“Non è ancora chiaro perché questi siti siano pubblici. Forse è semplicemente dovuto ad una pigrizia da parte degli spammer o forse si tratta di un tentativo di far sembrare questi siti legittimi” ha dichiarato Paul Wood, Senior Intelligence Analyst, Symantec.cloud.
Durante il mese di ottobre, il Symantec Intelligence ha individuato anche un’applicazione per la creazione di SMS premium rate volta a colpire l’Europa dell’Est. L’applicazione cercava di farsi passare per un app legittima imitando una famosa applicazione di VoIP/messaging.
Tra gli altri risultati dello studio, Symantec segnala una lievissima diminuzione (-0,6%) della percentuale di spam globale nel traffico email e un calo ancora meno percettibile (-0,07%) del phishing.
Un lievissimo calo (-0,11%) si è registrato anche nel numero globale di virus provenienti da email e nel numero di siti che ospitavano malware o altri programmi non desiderati come spyware e adware (-4,3%).
Fonte:key4biz.it
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I rapporti tra il regime dei minimi e quello delle nuove iniziative produttive
In attesa dei chiarimenti ufficiali dell'Agenzia delle Entrate, si stanno ponendo numerosi problemi in ordine alle condizioni necessarie per fruire del nuovo regime dei contribuenti minimi che entrerà in vigore a partire dal 2012, soprattutto qualora i contribuenti stiano fruendo del regime delle nuove iniziative produttive o di altri regimi contabili.Possono fruire del nuovo regime dei minimi, introdotto dall’art. 27, D.L. n. 98/2011, le persone fisiche che avviano l’attività dal 2012 o l’hanno già avviata a partire dal 1° gennaio 2008.
Le nuove condizioni per accedere a tale regime, che si applica nell’anno di inizio dell’attività e nei 4 anni successivi, sono sostanzialmente analoghe a quelle attualmente previste per il regime delle nuove iniziative produttive, previsto dall’art. 13, legge n. 388/2000. E’ stato, in particolare, stabilito che è necessario:
- non aver esercitato, nei 3 anni precedenti l’inizio dell’attività, un’arte o professione o un’attività d’impresa, anche nell’ambito di imprese familiari, società o associazioni professionali;
- non proseguire l’attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo, fatta salva la pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni;
- non proseguire un’attività d’impresa svolta da un altro soggetto che abbia realizzato, nell’anno precedente a quello di partenza del nuovo regime, ricavi superiori a 30.000 euro.
L’art. 27 richiama espressamente l’intera normativa che disciplina il regime dei minimi e restano, pertanto, applicabili anche gli altri requisiti previsti per fruire del “vecchio” regime.
I rapporti con il regime per le nuove iniziative
Si è posta la questione se il regime di cui all’art. 13, legge n. 388/2000 resti applicabile anche dopo l’introduzione del nuovo regime dei minimi. Il dubbio è sorto in quanto la norma precisa che, a partire dal 2012, saranno “riformati e concentrati” gli attuali regimi forfetari, al fine di favorire la costituzione di nuove imprese da parte di giovani o di chi ha perso il lavoro. Tuttavia, in assenza di una abrogazione esplicita dell’art. 13, si ritiene che quest’ultimo resti in vigore, anche perché nella relazione tecnica al D.L. n. 98 gli effetti ai fini del gettito della nuova disciplina sono stati stimati senza fare alcun riferimento al regime delle nuove iniziative produttive.
I contribuenti che intraprendono una nuova attività potranno, quindi, scegliere, ricorrendone i presupposti, tra due regimi, ma dovranno porre particolare attenzione alla diversità dei criteri di accesso agli stessi.
Ad esempio, i “nuovi” minimi devono conseguire ricavi o compensi non superiori a 30.000 euro mentre nell’art. 13 il limite è di 30.987,41 euro per i lavoratori autonomi e le imprese che prestano servizi e di 61.974,83 per le imprese che esercitano altre attività. Quando si esce dal regime delle nuove iniziative produttive non si può rientrare successivamente nello stesso.
Inoltre la condizione del regolare adempimento degli obblighi previdenziali, assicurativi e amministrativi è prevista solo nella vigente normativa per le nuove iniziative.
Non è possibile fruire del regime agevolato per le nuove iniziative produttive per i soggetti che hanno precedentemente fruito del regime dei minimi, in quanto, come già chiarito dall’Agenzia delle Entrate nella circolare 28 gennaio 2008, n. 7/E, il primo regime “deve essere scelto all’atto di intraprendere un’impresa, arte o professione e vale sin dal primo anno di attività”.
Si ritiene che, invece, i contribuenti che hanno iniziato una nuova attività successivamente al 2007, scegliendo di avvalersi del regime di cui all’art. 13, possano, ricorrendone i presupposti, comunicare la revoca dello stesso ed avvalersi dal 2012 del nuovo regime dei minimi, fino alla scadenza del periodo di applicazione di quest’ultimo. Tale possibilità era stata riconosciuta, con riguardo al “vecchio” regime dei minimi, nelle circolari n. 73/E del 2007 e n. 7/E e n. 13/E del 2008, fermo restando l’obbligo di comunicare tempestivamente la revoca del regime agevolato precedentemente applicato, “per consentire all’Amministrazione di qualificare inequivocabilmente la scelta operata”.
A tale conclusione si perviene in base al disposto del comma 1 dell’art. 27, D.L. n. 98/2011, nel quale è stabilito che possono fruire del nuovo regime dei minimi anche i soggetti che hanno intrapreso l’attività successivamente al 31 dicembre 2007, senza specificare il regime del quale gli stessi abbiano fruito anteriormente al 2012. D’altra parte, le condizioni relative all’esercizio di una “nuova attività” sono sostanzialmente analoghe per entrambi i regimi.
Al riguardo è stato posto il dubbio se nei casi da ultimo esaminati il periodo quinquennale decorra dall’anno di prima applicazione del regime dei minimi (ad esempio, dal 2012) ovvero dall’anno di inizio dell’attività (ad esempio, dal 2008). Si osserva, però, che il disposto normativo dell’art. 27, comma 1, D.L. n. 98/2011 ha chiaramente stabilito che il nuovo regime si applica per il periodo d’imposta “in cui l’attività è iniziata” e per i quattro successivi: non vi è, pertanto, alcun dubbio che, nel caso prospettato in precedenza, il periodo quinquennale decorra dal 2008.
I rapporti con gli altri regimi
Si ritiene, altresì, che, in virtù delle considerazioni sopra illustrate, sia possibile, per le persone fisiche che hanno iniziato una nuova attività a partire dal 2008, fruire del “nuovo” regime dei minimi anche se non hanno applicato quello “vecchio” per tutti gli anni di attività anteriori al 2012, in quanto, ad esempio, non sussistevano in alcuni anni le condizioni prescritte.
Anche in tali casi il periodo quinquennale di fruizione del regime decorre comunque, come precisato dalla norma, dal “periodo d’imposta in cui l’attività è iniziata”. Il detto periodo quinquennale non può essere, quindi, superato anche se nell’arco dello stesso il contribuente non ha sempre fruito del regime dei minimi (tranne, naturalmente, la possibilità di andare oltre tale limite prevista per le persone fisiche che non hanno ancora raggiunto, al termine del quinquennio, il 35° anno di età).
Qualora il contribuente in possesso dei requisiti per fruire del “vecchio” regime dei minimi abbia optato, prima del 2012, per l’applicazione dell’IVA e dell’IRPEF nei modi ordinari, tale opzione, ai sensi dell’art. 1, comma 110, legge n. 244/2007, è valida per almeno un triennio: sembrerebbe, pertanto, che in tal caso sia possibile avvalersi del “nuovo” regime dei minimi, in presenza dei requisiti previsti, soltanto dopo il decorso del detto triennio.
Fonte:ipsoa.it (Gianfranco Ferranti)
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Redditometro 2011: novità e come funziona nuovo sistema
Il redditometro si rinnova a introduce novità nel suo funzionamento per ‘scoprire’ i furbetti del fisco. Il nuovo redditometro si presenta come un sistema di accertamento del reddito delle persone fisiche, basato su particolari elementi di capacità contributiva, aggiornati ogni due anni e individuati con l’analisi di campioni significativi di contribuenti-tipo, differenziati in base alla zona geografica di appartenenza e al nucleo familiare di cui fanno parte.
Il nuovo redditometro, in vigore dal prossimo 2012, considererà quasi 100 voci di spesa, divise in macrocategorie applicate a undici tipologie di nucleo familiare e il controllo sarà effettuato attraverso due procedimenti, quello della spesa effettiva, che si rifà anche allo
spesometro, e quello basato sulle spese figurative attribuibili al contribuente.
Se il meccanismo dei controlli si è finora basato su tre forme di rettifica: quella della spesa effettiva, quella del redditometro e quella degli incrementi patrimoniali, il nuovo redditometro si basa invece sul concetto di spesa e non di disponibilità di un determinato bene o servizio, per cui basta risultare non congrui un anno per cadere nel mirino del fisco.
Fonte:businessonline.it (Marianna Quatraro)
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PMI;Tesoro in pista con Bei, Borsa e Sace
Per ridare sostegno alle piccole e medie imprese, che in tempi di credit crunch si sono sempre più spesso viste chiudere i rubinetti dei finanziamenti bancari, è sceso in campo il Fondo italiano per gli investimenti (Fii) - Sgr di private equity sponsorizzata dal ministero dell'Economia italiano - al fianco della Banca europea per gli investimenti, della Borsa Italiana e della Sace. Ieri nella sede di Borsa, alla presenza del ministro dell'Economia Giulio Tremonti, Fii ha infatti presentato tre nuovi strumenti per il rafforzamento della patrimonializzazione delle pmi e favorire il finanziamento di progetti di medio-lungo termine, l'internazionalizzazione e la capacità competitiva nel mutato scenario globale.
Con il Fondo europeo per gli investimenti (operatore di private equity della Bei) Fii ha siglato un accordo di coinvestimento (con uno stanziamento iniziale di 200 milioni di euro, 100 milioni a testa, rinnovabili per tranche) volto a sostenere i fondi di private equity specializzati piccole e medie imprese.
«La collaborazione - si legge in una nota - oltre a mettere a fattor comune la profonda conoscenza del mercato italiano di entrambi gli investitori istituzionali, consentirà di incrementare sensibilmente le risorse finanziarie disponibili per la crescita del nostro sistema delle imprese di piccola e media dimensione, permettendo altresì di rafforzare, rendendo solida e trasparente, la corporate governance dei fondi di investimento nei quali sarà effettuato il commitment, creando quindi le basi per attrarre ulteriori risorse di capitale dal mercato sia domestico che internazionale. A tal proposito Dario Scannapieco, vice direttore Bei, ha detto che «le firme per i primi investimenti congiunti sono dietro l'angolo».
Con la Sace, invece, Fii ha messo a punto un nuovo strumento che contribuirà al rafforzamento della struttura patrimoniale delle Pmi italiane, aumentandone la competitività sui mercati internazionali. L'iniziativa, che avrà una dotazione iniziale di 50 milioni, mira all'acquisizione e alla gestione di partecipazioni rilevanti in imprese quotate o prossime alla quotazione in Piazza Affari e, possibilmente, dotate di un business model orientato sulle esportazioni. Gli investimenti, effettuati attraverso «un primario gestore specializzato nel mercato delle small cap», avranno un orizzonte temporale di 3-5 anni.
Con Borsa Italiana, infine, il Fondo del Tesoro ha siglato un'intesa per la promozione del progetto Elite, un sito e un sistema di tutoring e di formazione per piccole imprese di eccellenza che vogliono mettersi in vetrina per attirare talenti e capitali, con «l'obiettivo di stimolare l'eccellenza, nella direzione di una maggiore trasparenza ed efficienza gestionale, e sostenere l'avvicinamento culturale delle imprese ai mercati finanziari».
Nell'ambito del progetto, Fii candiderà a entrare nell'orbita di Elite le proprie partecipate e sponsorizzerà l'iniziativa nel mondo delle small cap, mentre Borsa Italiana agirà come tutor. «Si tratta di strumenti semplici e subito operativi per avvicinare le piccole imprese italiane al mercato dei capitali», ha spiegato Andrea Montanino, dirigente generale del ministero dell'Economia che ha ideato e sviluppato Fii.
I tre strumenti partiranno velocemente, vista la finalità di aprire nuovi canali di finanziamento per le pmi più dinamiche permettendo loro di trovare alternative al credito bancario in un momento di difficoltà per le banche. «Le misure presentate - ha spiegato l'ad di Borsa Italiana Raffaele Jerusalmi - sono «attive già da domani».
Fonte: Finanza&Mercati
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Tutela Consumatori; Aiazzone, Fiditalia stanzia 1,2 milioni di euro per risarcire rate pagate
Il caso Aiazzone è approdato al Tribunale fallimentare di Torino. Il fallimento di Panmedia, società torinese proprietaria del marchio della catena di mobilifici Aiazzone, ha coinvolto un significativo numero di persone: oltre a migliaia di clienti che hanno acceso finanziamenti per pagare i mobili (che non hanno mai ricevuto), ci sono centinaia di dipendenti rimasti senza stipendio e tanti fornitori e artigiani che hanno lavorato per la società.
Intanto qualcosa si muove nella giusta direzione, almeno per quanto riguarda i consumatori: chi ha acceso un finanziamento con Fiditalia (società di credito al consumo del gruppo Societé Generale) verrà risarcito delle rate pagate. Il piano di risarcimento prevede la restituzione di 1,2 milioni di euro a circa 1.918 clienti per cui è stata accertata la mancata consegna delle merci. Fiditalia ha accolto un numero di richieste superiore a quelle verificate dal Tribunale fallimentare (pari a circa 1.100), sulla base della documentazione ricevuta dai clienti stessi. Domani si terrà un incontro con le Associazioni dei consumatori sulle proposte di Fiditalia relative al rimborso ai clienti che hanno avuto solo una consegna parziale dei mobili.
Fonte:helpconsumatori.it (GA)
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Rete Impresa Italia: proposte di internazionalizzazione ed equità fiscale per le Pmi
Rete imprese Italia (Casartigiani, CNA, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti) ha detto la sua sull’attuale crisi economica che affligge il Paese, e che tocca dunque anche i due milioni e mezzo di aziende iscritte (14 milioni di addetti, 60% della forza lavoro).
Basilea 3 e accesso al credito
In tema di credito, il Segretario generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, ha indicato una strada per evitare che le regole di Basilea 3 siano troppo penalizzanti: le banche, infatti, dovrebbero avere un patrimonio di vigilanza paragonato alla consistenza delle attività investite, per evitare contraccolpi in caso di nuove crisi.
Purtoppo, più aumentano le attività, più la banca dovrebbe avere fondi di riserva adeguati e l’applicazione automatica di Basilea 3 ridurrebbe del 30% il volume di credito erogato alle aziende: ci si batte per evitare questo automatismo, con la speranza che la Commissione Europea ponderi diversamente il rischio che piccole e medie imprese affrontano, rispetto alle altre realtà produttive.
Internazionalizzazione
Altra questione strategica è l’internazionalizzazione delle Pmi, che dipende dalla capacità di unire politica commerciale a quella estera.
Secondo Rete Imprese Italia, mancano ancora due pilastri delle riforma: un rappresentante delle piccole e medie imprese in cabina di regia, che sostenga le esigenze delle aziende italiane che si proiettano sui mercati stranieri, e rappresentanze diplomatiche organizzate per promuovere l’iniziativa commerciale italiana nei vari Paesi.
Non si esclude dunque che Rete Impresa Italia si appoggi a piattaforme già esistenti e a big player italiani che facciano da ponte per le Pmi italiane all’estero con reciproco vantaggio.
Pressione fiscale
Il tempo stringe e i problemi sono aggravati da una pressione fiscale media che nel 2009 era già al 43,1 con il rischio che salga al 44,9 entro il 2014, mettendo a rischio la competitività italiana.
Nell’audizione tenuta del presidente di Rete Imprese Italia Ivan Malavasi presso la VI Commissione Finanze del Senato, è emerso che semplificare tributi e adempimenti non basta se manca un sistema fiscale su misura di piccole e medie imprese, incentivando la capitalizzazione e l’efficienza produttiva.
Serve quindi una tassazione proporzionale per i redditi prodotti e lasciati in azienda e una forma agevolata per chi ha un volume d’affari migliore; altrimenti la pressione fiscale effettiva resterà al 52%, con conseguenze disastrose sulla crescita.
Malavasi punta inoltre ad una collaborazione tra mondo dell’impresa ed Equitalia, per arginare il ritmo di incremento del debito nel tempo e introdurre il principio di sostenibilità della rata.
Fonte:blog.pmi.it (Edoardo Musicò)
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In Italia circolano 3,5 milioni di auto non assicurate
In Italia sette veicoli su cento circolano senza assicurazione, che vuol dire che sulle strade ci sono 3,5 milioni di auto non assicurate. Il mercato delle polizze false, poi, è sempre più florido e proliferano compagnie fantasma e società prive di titoli a stipulare polizze Rc-auto. Soni i dati sconcertanti contenuti nello studio della Fondazione Aci "Filippo Caracciolo", dal titolo «Il falso documentale negli illeciti stradali», presentato oggi nella seconda giornata del Forum internazionale delle Polizie locali organizzato dall'Aci a Riva del Garda (Tn), in collaborazione con la Provincia autonoma di Trento e l'Automobile club di Trento.
Oltre 100mila auto pizzicate senza assicurazione
«Le infrazioni rilevate dalle Polizie locali e dalle altre Forze dell'ordine per mancanza di copertura Rc-auto sono 100mila nell'ultimo anno – ha sottolineato il presidente dell'Aci, Enrico Gelpi – e le frodi in questo settore rappresentano il 3% del totale delle frodi assicurative accertate. In Inghilterra sono il quadruplo e in Francia il doppio, non perché lì ci sia più propensione all'illecito, ma perché quei Paesi trovano conveniente svolgere una adeguata attività di controllo sui sinistri. In Italia gli indennizzi del Fondo di garanzia per incidenti causati da veicoli senza Rc-auto sono stati 22mila nel 2010, in aumento del 10% negli ultimi tre anni».
Introdurre meccanismi preventivi
Occorrerebbe un sistema capace di rilevare le irregolarità prima della messa su strada dei veicoli. Servirebbe una norma che introduca l'obbligo di comunicazione della copertura Rc-auto per il rilascio e l'aggiornamento dei documenti di proprietà e di circolazione dei veicoli. «L'Aci auspica - ha detto Gelpi - che nel testo antifrodi in discussione alla Commissione Industria del Senato siano inserite idonee misure come questa». Sistema di prevenzione attiva che è già stato introdotto con successo in Gran Bretagna, Svizzera, Austria, Finlandia e molti altri Paesi europei. Un sistema che consentirebbe una maggiore sicurezza sulle strade e risparmi agli automobilisti italiani che già pagano 16,9 miliardi di euro la polizza Rc-auto.
Il più attivo il comando di Milano
Soprattutto in città, dove si registrano il 76% degli incidenti stradali, le Polizie locali stentano a contrastare gli illeciti: il Comando di Milano - il più attivo in Italia su questo fronte - ha individuato appena 160 polizze rc-auto false in un anno; seguono Bologna e Napoli con 26 e 20 casi accertati. Ciò è imputabile prevalentemente a carenze strutturali e formative dei Comandi che impediscono agli operatori di riconoscere nei controlli su strada un contrassegno falso. L'attività delle Polizie Locali riscuote maggiore successo verso altre tipologie di contraffazioni, più facilmente individuabili: il 48% dei reati di falsità accertati riguardano la patente e il 22% i permessi per gli invalidi. Solo il 21% le assicurazioni, il 5% le carte di circolazione, il 3% i permessi di accesso ai centri urbani e l'1% le targhe.
Marginale la falsificazione dei permessi Ztl
Dala ricerca emerge che è marginale la falsificazione dei permessi Ztl, perché i controlli automatizzati ai varchi urbani verificano in tempo reale la validità delle autorizzazioni. Discorso diverso per i contrassegni per gli invalidi, per i quali l'Aci sollecita il recepimento nel nostro Paese del "blue badge", il modello unico di contrassegno raccomandato dal Consiglio Europeo, che consente il beneficio delle facilitazioni non solo nello Stato dove viene rilasciato, ma in tutti i Paesi dell'Unione. Utile sarebbe anche una armonizzazione a livello europeo dei criteri di assegnazione dei permessi. (N.Co.)
Fonte:ilsole24ore.com
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Black list entro il 31 ottobre, occhio agli ultimi chiarimenti
Il 31.10 scade l’obbligo di invio della Comunicazione black list per le operazioni effettuate nel mese di settembre o nel trimestre luglio-settembre. La periodicità di invio della Comunicazione è ordinariamente mensile, mentre quella presentazione trimestrale è una facoltà, a cui è ammesso accedere solo quando l’ammontare dei 4 trimestri precedenti è = 50.000 €.
Entro il prossimo 31 ottobre i soggetti con periodicità mensile devono trasmettere all’Agenzia delle Entrate le Comunicazioni Black list dello scorso mese di settembre ed entro la stessa data sono tenuti all’adempimento anche i soggetti con obbligo trimestrale, in relazione ai mesi di luglio, agosto e settembre 2011. La comunicazione deve essere trasmessa telematicamente (direttamente o tramite intermediari abilitati) utilizzando l’apposito modello predisposto con Provvedimento del 28.05.2010 (scarica il modello editabile di comunicazione delle operazioni Black list)
L’obbligo di Comunicazione black list, introdotto dal D.L. n. 40/2010 (decreto incentivi 2010) per contrastare le frodi fiscali internazionali, è a carico di tutti coloro che agiscono nell’esercizio di:
impresa;
arte;
professione;
e serve a comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati delle operazioni intercorse con operatori economici residenti in Paesi a fiscalità privilegiata.
Nel nostro Business Center il pratico E-book sulla Comunicazione black list
I chiarimenti dell’Agenzia con la circolare 28/E/2011
Con la Circolare n. 28/E/2011 l’Agenzia, rispondendo ad una serie di quesiti effettuati durante incontri con la stampa specializzata, fornisce questi chiarimenti sulla comunicazione black list:
ai fini della compilazione della comunicazione black list, in caso di importazione i dati utili sono quelli desumibili dalla bolletta doganale e non quelli della fattura;
sussiste l’obbligo di comunicazione autonoma in caso di reimportazione – a seguito di reso – di beni in precedenza ceduti ad operatore black list;
le istruzioni al modello di comunicazione, nella parte in cui trattano delle operazioni attive e passive sono errate poiché invertono le parole “emesse” e “ricevute con riferimento alle note di variazione;
se il soggetto passivo non riesce a recuperare tutti i codici fiscali e gli indirizzi delle aziende interessate per la comunicazione black list, sarà a carico degli organi accertatori verificare, caso per caso, se si tratta di errore scusabile;
le operazioni di acquisto di carburanti e lubrificanti effettuate in paesi black list non sono soggette all’obbligo di comunicazione.
L'approfondimento con tutti i casi e i chiarimenti nel nostro Business Center.
La risoluzione 71/E del 6.7.2011
Con la risoluzione 71/E del 6.7.2011 l'Agenzia ha chiarito che l’obbligo di comunicazione sussiste anche per le operazioni realizzate da un soggetto passivo IVA nei confronti di un soggetto black list che opera in un paese a fiscalità ordinaria avvalendosi dell’identificazione diretta. Nonostante gli aspetti formali, dovuti al fatto che in fattura risulta la partita IVA di un paese non black list, l’operazione ha comunque come controparte un operatore economico localizzato in uno Stato a fiscalità privilegiata. Di conseguenza la società avendo l’obbligo di comunicazione delle operazioni economiche al Fisco dovrà così compilare il quadro A:
nello spazio dedicato ai dati anagrafici, inserendo la sede legale e il codice fiscale della società black list;
nel campo “Codice Iva” inserendo i codici Iva rilasciati dai paesi in cui la società si è identificata e compilando un quadro per ciascun codice.
Fonte:fiscoetasse.com (Elisabetta Gesuato)
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Google lancia la sua libreria. Spazio agli ebook...
Google torna a far parlare di sé grazie ad un progetto innovativo e faraonico. Questa volta si tratta di raccogliere in un unico prodotto una miriade di “sapere” in una libreria virtuale infinita.
Mountain View vorrebbe che la library “rispecchiasse l'utilizzo e le sensazioni di una reale, avendo però lo spazio necessario ad ospitare un enorme numero di titoli di ebook”.
Per stimolare gli utenti Google ha giocato molto sull’impatto grafico, realizzando una sorta di torre elicoidale navigabile che raccoglie oltre 10mila titoli di Google Books suddivisi in 28 categorie.
Il progetto, al momento in via sperimentale, prende il nome di WebGL Bookcase. WebGL è una tecnologia incorporata all’interno del browser Chrome, di conseguenza senza alcuna necessità di installare plugin aggiuntivi, gli utilizzatori del navigatore della grande G, potranno avere a disposizione una montagna di sapere a portata di clic, funzionale e divertente da consultare.
Si potrà scegliere la categoria e accedere allo “scaffale” dedicato o ancora eleggere il proprio libro attraverso ricerca libera o ruotando l’elica “infinita”.
L’utilizzatore, grazie all’interfaccia grafica innovativa (ancora in fase di completamento) vedrà la riproduzione di un libro d’innanzi ai suoi occhi, pronto per essere sfogliato.
Google spiega: “Un’interfaccia digitale ha bisogno di essere familiare ed intuitiva, pur approfittando della mancanza di vincoli tipici di uno spazio virtuale. Abbiamo immaginato qualcosa che assomigli agli scaffali di un salotto, ma che sia anche in grado di mettere in mostra l’enorme numero di titoli disponibili online – molti di più di quelli che possono stare su uno scaffale tradizionale”
Google per favorire la convergenza di servizi web based sia su desktop che su mobile ha integrato nei libri a disposizione dei QR Code che rimandano al libro scelto in maniera immediata anche su smartphone.
Si tratta di un servizio innovativo all’insegna dell’integrazione che sfrutta le ultime novità dal punto di vista grafico e strumenti di archiviazione.
Per una migliore esperienza si consigliano PC sufficientemente performanti, si tratta ancora di una fase sperimentale, ma per quanto visto finora la richiesta di risorse hardware non è da sottovalutare.
Se volete dare il vostro contributo alla riuscita del progetto potete visitare la pagina di WebGL.
Fonte:i-dome.com
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Energia; Proroga per il bonus
Rientra in gioco la proroga del bonus energetico. Lo Sviluppo economico confida di vincere le ultime resistenze del ministero dell'Economia in tema di coperture e inserire in extremis nel decreto la proroga, almeno annuale, delle detrazioni fiscali in scadenza a fine anno. Si andrebbe però incontro a una rimodulazione: tetti di spesa specifica, prima non previsti, e per finestre e piccole caldaie la riduzione fin da subito al 41% della percentuale di detrazione. Anche ieri il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani, rimasto a Roma fino a dopo pranzo, ha coordinato il lavoro dei tecnici e dei vari ministeri. Si cerca di accelerare e non si può escludere un consiglio dei ministri già martedì per arrivare il giorno dopo, al nuovo vertice dell'eurozona, con un quadro concreto delle misure. L'idea è comunque quella di affiancare al decreto, non necessariamente con gli stessi tempi, uno o più disegni di legge. Per quanto riguarda l'ultima bozza, si confermano le misure sulle infrastrutture, sulle reti di impresa all'estero, le aree di crisi industriale. Mentre il ministro dell'Agricoltura Saverio Romano, dopo aver incontrato ieri Berlusconi, si dice fiducioso sulla possibilità che nel Dl venga inserita la vendita dei terreni demaniali agli agricoltori. Tra le proposte a costo zero che potrebbero arricchire il capitolo semplificazioni ci sarebbero anche quelle sul credito d'imposta al cinema non utilizzato e l'attribuzione del codice fiscale ai non residenti. In materia di lavoro, interventi anche per chi opera nel turismo. Tra le proposte formulate c'è anche quella che concede ai datori di lavoro di poter ricorre a strumenti contrattuali come il lavoro accessorio o il cosiddetto "lavoro intermittente". Per i lavoratori stagionali, poi, si apre l'accesso ai finanziamenti per la formazione.
Queste misure si andrebbero ad affiancare a quelle del pacchetto Sacconi che puntano alla sburocratizzazione in favore del telelavoro e del part-time, nonché un sensibile snellimento delle buste paghe dei lavoratori destinate a viaggiare presto online. Per quanto riguarda invece i cittadini che si sono trasferiti oltreconfine per più di un anno e che sono iscritti regolarmente all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (Aire), sarebbe in arrivo un codice fiscale. L'attribuzione, ovviamente per tutti coloro che non ne sono in possesso, potrebbe arrivare d'ufficio direttamente dall'agenzia delle Entrate. Razionalizzazione in arrivo anche per il tax credit (il credito d'imposta al cinema) e il tax shelter (la deduzione dall'imponibile concessa alle imprese cinematografiche). Per quanto riguarda il tax credit il ministro Giancarlo Galan punta a rimpinguare la quota del Fus (Fondo unico per lo spettacolo) riservata alle attività cinematografiche con le somme del credito d'imposta rimaste inutilizzate. Dei 90 milioni stanziati rispettivamente per i tre anni 2011, 2012 e 2013, il minore utilizzo ammonterebbe a 25 milioni circa. Con il definitivo abbandono del tax shelter, ovvero della deduzione degli utili rienvestiti nell'industria del cinema, le somme prenotate verrebbero liberate per coprire altri interventi. L'agevolazione, per sua natura destinata a produrre effetti su utili che in questi anni non ci sono stati, è rimasta di fatto inutilizzata. La sburocratizzazione, almeno nelle intenzioni, potrebbe anche riflettersi sui beni culturali e, in particolare sul restauro e la manutenzione dei beni vincolati finanziati dai privati. La proposta di Galan è quella di eliminare la certificazione congiunta tra Soprintendente e agenzia delle Entrate e sostituirla con una dichiarazione sostitutiva di atto notorio che attesti le spese sostenute e per le quali il Fisco riconosce la deducibilità.
Fonte: Il Sole 24 Ore
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