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News e Fax > Archivio 2010 > Ottobre
Elenco news :
Agevolazioni per la ricollocazione dei dirigenti
Regali di Natale 2010: comprare online sarà una scelta di molti italiani
Sicurezza sul lavoro; In arrivo gli incentivi dell’Inail
Retribuzioni, a settembre +1,7% su base annua: la più bassa dal 2007
Tutela Consumatori; Recupero crediti: sms invitano a chiamare numero a pagamento
Mezzogiorno; High-tech: in arrivo il fondo Principia
Decreto Sviluppo 2011 (ex milleproroghe): detassazione stipendi su straordinari e premi
Banche: come reclamare senza azioni legali
Fondo mutui, pronto modulo di richiesta
Ferie e malattia: forse non tutti sanno che…
Lavoratori a progetto e atipici: pensione sociale se si guadagna 1200 euro
La rivoluzione smartphone diventa per tutti
Spese vitto e alloggio: deducibilità nel modello UNICO SC 2010
Fondi pensioni: rendimenti migliori del Tfr nel 2010
Quasi 1 euro per una tazzina di caffè, CODICI invia segnalazione a Mr Prezzi
Indennità di accompagnamento: Cassazione, irrilevanti gli episodi temporanei
Innovazione; Fondo di cinque milioni per le Pmi
Fisco ed Edilizia; Arriva proroga selettiva per il 55%
Imprese di autotrasporto: bonus confermato
Immigrati irregolari: espulsione più difficile se con figli
IRAP; Mini imprese, il prelievo si evita in tre mosse
Aziende trattamento acque civili: acqua di casa, se la conosci la bevi
Cassaintegrazione in deroga 2010 proroga 2011 confermata
eHealth: oltre la metà dei farmaci venduti online non risponde ai requisiti reclamizzati
Contribuenti.it: redditometro, 1 italiano su 4 non è in linea con Amministrazione finanziaria
Fondo per le Pmi; Il fatturato vincola l'accesso
Gas con Iva al 10% in condomìni:il beneficio non va duplicato
Compensi ai manager: sì alla deduzione
Famiglia: infedelta' coniugi in aumento
Contribuenti.it: vanno estesi ammortizzatori sociali anche agli autonomi. Con crisi chiudono il 20% degli studi professionali
Agevolazioni per la ricollocazione dei dirigenti
Per l’assunzione (anche con contratto a termine) di dirigenti disoccupati è concessa alle aziende con meno di 250 dipendenti una riduzione pari alla metà della contribuzione dovuta per ciascuno dei predetti dirigenti, per un massimo di 12 mesi.
La concessione del beneficio - previa stipulazione di convenzione tra l’Agenzia per l’impiego, le associazioni delle imprese e la confederazione dei dirigenti privi di occupazione - viene decisa con decreto del direttore dell’Agenzia per l’impiego.
Nel provvedimento viene indicata la retribuzione lorda annua di riferimento, per il calcolo della contribuzione e del relativo beneficio.
L’abbattimento della metà si applica alla contribuzione totale, sia per la quota a carico del datore di lavoro sia per la quota a carico del lavoratore, e ad ogni altra agevolazione con la sola esclusione del contributo di solidarietà e delle aliquote contributive riscosse dagli Enti previdenziali in qualità di soggetti esattori e non diretti destinatari.
Rientra oggi in tale ultima categoria, restando escluso dallo sgravio, il contributo pari allo 0,30% dovuto al Fondo di rotazione o al Fondo interprofessionale per la formazione continua.
Il datore di lavoro autorizzato comunica l’assunzione del dirigente all’INPS, allegando il decreto di concessione. Nel caso di rapporto di lavoro a cavallo di due anni solari è richiesta al datore di lavoro una dichiarazione attestante l’ammontare della retribuzione di competenza di ciascun anno.
Non sono previsti particolari adempimenti per la denuncia mensile.
Il datore di lavoro versa direttamente la contribuzione nella misura ridotta.
L’agevolazione si estende ai premi dovuti all’INAIL.
Fonte:blog.pmi.it (Roberto Grementieri)
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Regali di Natale 2010: comprare online sarà una scelta di molti italiani
Natale 2010 non proprio alle porte ma la corsa ai regali sembra già iniziare. Fra idee, pensieri e impegni, quest’anno la parola d’odrine sarà risparmio. E quale miglior modo di fare un bel regalo pagandolo meno rispetto ad un negozio tradizionale se non quello di cercarlo su Internet?
Secondo un’indagine condotta da Kelkoo, la stagione natalizia andrà peggio dell'anno scorso per i negozi tradizionali, mentre continuerà a crescere il commercio online. Secondo Kelkoo, le vendite online avranno un ruolo da protagonista nella stagione natalizia.
Il commercio in rete crescerà di ben il 25% rispetto al 2009, e grazie a questa accelerazione la media generale fare segnare una crescita dello 0,8%, su tutto il territorio europeo.In generale, dunque,, si prevede che le vendite del periodo natalizio raggiungeranno 313 miliardi di euro in Europa nel 2010, le vendite online raggiungeranno i 32 miliardi di euro, cioè il 10,3% della spesa complessiva dei consumatori.
In Italia, si prevede che le vendite natalizie ammonteranno nel 2010 a 44,3 miliardi di euro, di cui 683 milioni di euro (1,5%) dovrebbero essere spesi online, il che equivale a 1,5 centesimi per ogni euro speso, rispetto ad 1 centesimo nel 2008.
Nonostante questa nuova tendenza sono sempre ancora pochi gli italiani quelli che scelgono Internet per i propri acquisti, considerando che le statistiche dicono che il 50% delle famiglie non ha il pc, che un italiano su due non si è mai collegato ad internet, e che finora sui 20 milioni di italiani che si connettono regolarmente, 4-5 hanno effettuato spese online. E soprattutto fra questa platea che potranno crescere gli utenti dello shopping sul web.
Fonte:businessonline.it (Marianna Quatraro)
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Sicurezza sul lavoro; In arrivo gli incentivi dell’Inail
L’Inail ha stanziato un fondo di sessanta milioni di euro a favore delle imprese che intendono effettuare investimenti finalizzati al miglioramento della salute e della sicurezza dei propri dipendenti.
Il fondo, tenendo conto del numero di addetti e dell'andamento infortunistico di ciascun territorio, sarà ripartito in budget regionali.
Beneficiarie del fondo saranno le imprese appartenenti a qualsiasi settore economico.
Gli incentivi concorreranno a coprire i seguenti investimenti aziendali:
- progetti di investimento volti al miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori;
- formazione;
- sperimentazione di soluzioni innovative e di strumenti di natura organizzativa ispirati alla responsabilità sociale delle imprese.
Il finanziamento a fondo perduto sarà erogato dopo la verifica della documentazione attestante l'effettiva realizzazione dell'intervento e l'avvenuto pagamento dei corrispettivi da parte dell'impresa richiedente.
Le modalità di adesione e i criteri di ripartizione dello fondo saranno stabiliti con la pubblicazione, del bando presumibilmente, entro la prima metà di novembre, sulla Gazzetta Ufficiale.
Fonte:agevolazioni.telematicaitalia.it
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Retribuzioni, a settembre +1,7% su base annua: la più bassa dal 2007
A settembre le retribuzioni contrattuali orarie sono aumentate dello 0,3 per cento rispetto al mese precedente mentre, a livello tendenziale, l'incremento è stato dell'1,7 per cento rispetto settembre 2009. Si tratta della crescita tendenziale più bassa da settembre 2007. E' quanto emerge dalle rilevazioni diffuse oggi dall'Istat. La crescita registrata nel periodo gennaio-settembre 2010, rispetto al corrispondente periodo dell'anno precedente, e' del 2,2 per cento Alla fine di settembre 2010 i contratti collettivi nazionali di lavoro, in vigore per la sola parte economica, interessano il 63,6 per cento degli occupati dipendenti rilevati per il periodo di riferimento degli indici (dicembre 2005); a essi corrisponde una quota del 60,4 per cento del monte retributivo osservato. Secondo quanto emerge dalle rilevazioni dell'Istat, i settori che presentano gli incrementi più elevati sono alimentari, bevande e tabacco (5,2%), telecomunicazioni (4,5%) e servizi di informazione e comunicazione (3,5%). Gli incrementi minori si osservano, invece, per trasporti, servizi postali e attivita' connesse (0,3%), forze dell'ordine (0,5%), ministeri, scuola, militari-difesa, attivita' dei vigili del fuoco (in tutti i casi l'aumento e' stato dello 0,6%).
Fonte:studiocataldi.it
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Tutela Consumatori; Recupero crediti: sms invitano a chiamare numero a pagamento
L'Aduc denuncia all'Antitrust una nuova pratica "terroristica" attuata dalle società di recupero crediti, in particolare da Ge.Ri, che lavora per diversi gestori telefonici, e che sta inviando sul cellulare di molti utenti i seguenti messaggini: "La preghiamo cortesemente di contattarci per urgenti verifiche amministrative che la riguardano al numero 895.895.8915. Nostro riferimento pratica..." A seguito di questo sms ne arriva un altro, 4 giorni dopo: "In relazione alla sua pratica, dopo numerosi tentativi di contatto senza alcun riscontro, avvisiamo della prossima azione legale. 895.895.8915. Nostro riferimento pratica.."
Si tratta, denuncia l'Aduc, di messaggi "terroristici che invitano a telefonare ad un numero a pagamento che costa fino a 1,56 euro al minuto". L'Aduc ha segnalato la cosa all'Antitrust, avendo già denunciato una precedente pratica di Ge.Ri che invitava sempre a telefonare al numero 895.895.8915 attraverso comunicazioni cartacee o posta elettronica. In quel caso, al presunto debitore veniva comunicato almeno il nome del gestore telefonico che reclamava soldi, mentre negli sms questa informazione non c'è, stimolando i consumatori a chiamare e pagare.
"Il paradosso è che spesso il presunto debito - conclude l'Aduc - è di poche decine di euro e può capitare che telefonando alla Ge.Ri sia più oneroso del debito: la furbizia è qui, si incassano soldi senza estinguere il debito. Consigliamo a tutti i presunti debitori che ricevessero comunicazioni contenenti l'invito a comporre l'895.895.8915, o altri simili a pagamento, a non farlo e denunciare il tutto all'Antitrust".
Fonte:helpconsumatori.it (GA)
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Mezzogiorno; High-tech: in arrivo il fondo Principia
Banche, fondazioni, ordini professionali e investitori privati si uniscono per finanziare progetti innovativi delle Pmi meridionali. Il processo, coordinato da Quantica Sgr, è stato presentato ieri mattina a Salerno presso la sede di Confindustria.
I soldi, 63,1 milioni di euro, rientrano nel fondo Principia II cui aderisce anche il Dipartimento dell'Innovazione tecnologica del ministero competente che da tempo ha attivato una propria linea di finanziamento destinata all'implementazione di nuove tecnologie digitali nel Sud.
La prima tappa di un road show su Principia II consente agli imprenditori di entrare in confidenza con il fondo e con Quantica Sgr, rappresentata dal managing director Michele Costabile, economista e docente universitario. "La nostra azione si sviluppa su tre linee fondamentali - spiega - la prima prevede l'investimento di un terzo del fondo per il sostegno a spin off e start up, una seconda riservata alle medie imprese in difficoltà o che vogliono creare una rete di corporate venture capital e l'ultima indirizzata al sostegno di iniziative nel campo della ricerca e dell'innovazione da parte delle grandi imprese presenti sul territorio nazionale".
È in fase di costituzione Principia III, un fondo da 10 milioni (ma con un target del doppio di questa somma) in cui Unicredit è lead investitor, mentre il Politecnico di Milano è partner tecnologico.
Quantica Sgr sta però progettando anche Principia IV, con una dotazione finanziaria di 20 milioni, che sarà destinato esclusivamente al sostegno di iniziative attivate da imprese del Sud. Il meccanismo di venture capital cui si ispira Quantica Sgr è indirizzato alla partnership con aziende di nuova concezione o realtà che vivono un momento critico ma hanno un elevato potenziale di sviluppo. La società investe una quota compresa tra uno e 5 milioni di euro attuando una selezione rigida dei progetti. Su Salerno ha già finanziato cinque spin off dell'università di Fisciano: Ai Tech, Ict Sistemi, Spring Off, Nano Active Film e Nice Filler.
Fonte: Il Denaro
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Decreto Sviluppo 2011 (ex milleproroghe): detassazione stipendi su straordinari e premi
Il decreto Sviluppo 2011 che arriverà a metà novembre sarà realizzato “attraverso investimenti da un lato e tagli di spesa e ulteriori azioni per la lotta all'evasione fiscale dall'altro”: questo quanto annunciato dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi.
Novità importante è che questo nuovo decreto sviluppo conterrà la detassazione sui salari produttività: “Quello che conta è che si possa nel prossimo anno portare a 40 mila euro il reddito dei lavoratori che saranno beneficiati da questa detassazione. Anzichè il 23% pagheranno il 10% su una parte del salario più consistente, dove è possibile lo straordinario, il lavoro notturno, la turnazione e i premi innescheranno in questo modo una crescita dei salari”.
La detassazione sui premi di produttività anche per il 2011 sarà esteso a tutte voci variabili in busta paga ad essa connesse, cioè all'intero salario di produttività. Il DL da 7 miliardi di euro conferma, dunque, l'agevolazione per i lavoratori e prevede ancora un aliquota fissa al 10% sulle componenti retributive in oggetto. Lo sgravio fiscale comprenderà tutta la componente variabile del salario in busta paga purché collegata all'incremento di produttività.
Sacconi ha infatti dichiarato che i lavoratori possono accedere finalmente ad una maggiore produttività con una tassazione fortemente agevolata. La presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha assicurato che ci sono conferme che ci sarà di nuovo la detassazione del salario di produttività “Ci aspettiamo un provvedimento che riguarda la ricerca, il risparmio energetico, la riforma dell'università. Se queste cose ci saranno ovviamente per noi sarà un fatto positivo ma dobbiamo avere ancora informazioni precise”
Fonte:businessonline.it (Marcello Tansini)
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Banche: come reclamare senza azioni legali
I clienti bancari, quando subiscono un torto, di norma presentano un reclamo scritto all’Istituto di credito; spesso può accadere che il reclamo venga “rigettato” dalla banca, ma non per questo il cliente deve necessariamente desistere dal far valere i propri diritti senza tra l’altro dover ricorrere a lunghe, estenuanti e costose azioni legali. A farlo presente è stato il CTCU, Centro Tutela Consumatori Utenti, nel sottolineare come nello sporgere reclamo verso le banche sia necessario insistere visto che non sono mancate le dispute che poi si sono concluse con lauti risarcimenti proprio a favore del cliente. Al riguardo il Centro Tutela Consumatori Utenti ricorda casi di interessi sui mutui applicati sopra le soglie di usura che sono stabilite dalla Legge, ma anche delle pratiche ostruzionistiche e/o scorrette in materia di portabilità dei mutui. In caso di rigetto del reclamo da parte della banca, tra l’altro, il cliente può rivolgersi all’Arbitro Bancario Finanziario, fermo restando che non occorre mai doversi fermare per forza alla prima risposta negativa al nostro reclamo che riceviamo dall’Istituto di credito.
Il Centro Tutela Consumatori Utenti, in materia di reclami verso le banche, ricorda che tutto inizia con l’invio di una raccomandata con ricevuta di ritorno all’Istituto di credito. A questo punto la banca ha 30 giorni di calendario nel fornire una risposta. Se la risposta è insoddisfacente, il cliente bancario può chiedere il supporto, l’assistenza e la consulenza del Centro Tutela Consumatori Utenti.
Presso il CTCU, inoltre, c’è anche l’Organismo di conciliazione che può permettere al cliente di portare avanti la propria “battaglia” per far valere i propri diritti senza ricorrere alla giustizia ordinaria. Oppure, come sopra accennato, e comunque dopo un termine minimo di 30 giorni dalla presentazione del reclamo scritto, è possibile andare ad attivare la procedura di reclamo dinanzi all’Arbitro Bancario Finanziario.
Fonte:bassitassi.com (Fil)
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Fondo mutui, pronto modulo di richiesta
A partire dal 15 novembre possono essere presentate le domande per accedere al Fondo di solidarietà. La Casa del Consumatore: risorse limitate, chi ha necessità si affretti!
Da ieri sono disponibili sul sito del Ministero del Tesoro le linee guida e il modulo di richiesta di sospensione per accedere al Fondo di solidarietà per i mutui per l'acquisto della prima casa. Le domande possono essere presentate in banca a partire dal 15 novembre 2010. E' quanto comunica La Casa del Consumatore che ricorda agli interessati che il Fondo opera nei limiti delle risorse disponibili e sino ad esaurimento delle stesse: "Chi ha necessità si affretti!" avverte l'Associazione.
Possono accedere al Fondo coloro che da almeno un anno stanno pagando il mutuo (di importo non superiore a 250.000 euro) per l'acquisto della prima casa, muniti di indicatore ISEE del nucleo familiare non superiore a 30.000 euro.
Il beneficio accordato dal Fondo è in buona sostanza la possibilità di sospendere (per un periodo massimo di diciotto mesi) il pagamento delle rate del mutuo, senza dopo doverne scontare le conseguenze, visto che gli interessi che nel frattempo verrebbero maturati li paga il Fondo. A carico del cliente resta il solo pagamento del cd. spread.
Possono beneficiare della sospensione persone che si trovino nella temporanea impossibilità di provvedere al pagamento delle rate alla loro naturale scadenza per cause quali la perdita del posto di lavoro, la morte o sopraggiunta non autosufficienza di uno dei membri del nucleo familiare, il pagamento di pesanti spese mediche o di assistenza domiciliare, la necessità di interventi edilizi di manutenzione straordinaria di importo non inferiore a 5.000 euro.
La sospensione può essere richiesta anche da chi fosse già in arretrato di rate da pagare (ma in questo caso la sospensione riguarderà anche il debito già maturato), purché non siano state nel frattempo avviate procedure esecutive.
Non vi sono limitazioni di sorta alle tipologie di mutuo (tasso fisso, variabile, con cap, ecc.) che possono accedere al Fondo; sono inoltre compresi anche i mutui cartolarizzati (ossia ceduti ad altre banche), i mutui già oggetto di portabilità e quelli rinegoziati con la banca.
La sospensione del pagamento delle rate può essere richiesta per non più di due volte. Coloro che già godessero, per accordo con la banca o per altra ragione, di una sospensione dal pagamento delle rate non possono accedere al Fondo.
La sospensione non comporta l'applicazione di alcuna commissione o spesa di istruttoria e avviene senza richiesta di garanzie aggiuntive. L'istanza deve inoltre essere evasa in termini rapidi (30 o 45 giorni a seconda dei casi).
Fonte:helpconsumatori.it (VC)
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Ferie e malattia: forse non tutti sanno che….
I rapporti tra ferie ed altri istituti e le conseguenze dell’eventuale mancata fruizione sono disciplinati dalle norme, dalla prassi e dalla giurisprudenza. Vediamo un esempio: il periodo feriale può essere interrotto per determinate cause, o sovrapporsi ad altri eventi.
Malattia insorta prima delle ferie. La malattia insorta prima dell’inizio del periodo feriale e protrattasi in tale periodo decorre regolarmente senza incidere sulle ferie che saranno godute in un momento successivo.
Posso verificarsi dunque le seguenti ipotesi:
a) in caso di ferie programmate il lavoratore deve essere considerato in malattia fino a completa guarigione e resta integro il suo diritto di fruire delle ferie in un momento successivo;
b) se il lavoratore guarisce durante le ferie collettive, una volta cessata la malattia egli godrà delle ferie restanti.
Malattia sopravvenuta. I periodi di malati non possono essere calcolati nel periodo feriale.
La malattia ha, infatti, effetto sospensivo sul decorso delle ferie, affinché non venga vanificato lo scopo di reintegrare l’energia del lavoratore durante il periodo destinato al riposo.
L’effetto sospensivo della malattia sul periodo feriale non ha, però, valore assoluto, ma dipende dalla incompatibilità del singolo stato morboso con l’essenziale funzione di riposo, recupero delle energie psicofisiche e ricreazione, propria delle ferie.
Infine, si ricorda che la malattia del bambino fino agli otto anni di età che comporti il suo ricovero ospedaliero interrompe il decroso delle ferie in godimento da parte del genitore.
Fonte:blog.pmi.it (Roberto Grementieri)
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Lavoratori a progetto e atipici: pensione sociale se si guadagna 1200 euro
La bestia nera di oggi si chiama assegno sociale, è pari a poco più di 400 euro, e l'Inps lo eroga ai bisognosi. Ma la novità è che molti giovani lavoratori atipici rischiano di ricevere questo sussidio invece della pensione.
La questione della previdenza dei parasubordinati è arrivata la scorsa settimana in Parlamento e finisce in piazza. Ciò che emerge con chiarezza è che per i collaboratori (prima co.co.co. e poi co.co.pro.) che hanno cominciato a lavorare nel 1996, quando fu istituita la speciale gestione presso l'Inps, e che non riescono a trovare un posto fisso, il futuro per quanto riguarda l’argomento pensioni non è certo roseo.
Nei primi anni della gestione, infatti, ai parasubordinati senza altra copertura previdenziale pubblica si applicava un'aliquota contributiva del 10-12%, poi salita fino al 26,72% in vigore dal primo gennaio 2010. Essendo i redditi di questa categoria di lavoratori generalmente bassi e discontinui risulta piuttosto evidente che col metodo contributivo, applicato a tutti coloro che hanno iniziato a lavorare dopo la riforma Dini, sarà difficile maturare una pensione superiore all'assegno sociale (che ammonta oggi a 411 euro al mese).
Il paradosso, però, è che con i contributi che i parasubordinati versano al loro fondo Inps vengono pagate le pensioni alle categorie che non ce la farebbero con i soli versamenti dei loro iscritti, dai dirigenti d'azienda ai lavoratori degli ex fondi speciali: telefonici, elettrici, trasporti.
La situazione migliora se riferita ai parasubordinati che hanno cominciato a lavorare in questi ultimi anni anche se la possibilità di raggiungere una pensione dignitosa dipende fondamentalmente dal reddito percepito durante gli anni di lavoro e dalla sua continuità.
L'assegno sarà comunque sempre inferiore a quello di un lavoratore dipendente, che paga il 33% di contributi. Critica poi la situazione per chi non riesce ad uscire dalla precarietà.
Fonte:businessonline.it (Marcello Tansini)
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La rivoluzione smartphone diventa per tutti
È Cellulare a nove a tasti addio. Fine dell'era del T9 per mandare messaggini senza innervosirsi con la multipressione. Fine dei display poco più grandi dell'unghia del pollice. È scoccata l'era degli smartphone per tutti e dei cellulari che fanno finta di esserlo e per giunta ci riescono bene. Sono devive dedicati a tutti quelli che non possono o non desiderano spendere le elevate cifre richieste per device d'elite come l'Phone e i suoi concorrenti, dal Samsung Galaxy S al Nokia N8. Insomma sono prodotti tagliati su misura per i più giovani e anche per quelli che vogliono evitare inutili complicazioni, e non hanno l'esigenza di trasformare a giorni alterni lo smartphone in una bolla di livella o in un metal detector a suon di "apps" di dubbia utilità ma di alto costo, almeno come tariffe per il traffico dati generato. Due le tipologie:cellulari evoluti e gli smartphone veri e propri ma di fascia economica. I primi, rispetto ai vecchi cellulari, rispondono pienamente alle esigenze di social networking mobile. Facebook, ma anche chat come Msn, sono disponibili così come la navigazione sul web. Certo non si può smanettare con le applicazioni ma grazie a tastiere qwerty e display touch sono perfetti anche per la posta elettronica mobile e la multimedialià. I secondi sono più evoluti e sono offerti a prezzi più bassi rispettto ai fratelli maggiori perché hanno dotazioni hardware meno sosfisticate. Fanno il loro mestiere egregiamente e qui, ancora una volta, il progonista è Android. Il sistema operativo libero sostenuto da Google che sta cambiando il mercato trasformandolo e contribuendo a "smartphonizzarlo. E Andoid ora è il cuore anche di una variante del Samsung Corby. È un esempio del trend in atto. Nato come social phone evolve è diventa un vero smartphone: le vere rivoluzioni sono tali quando sono per tutti.
Fonte:ilsole24ore.com (Mario Cianflone)
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Spese vitto e alloggio: deducibilità nel modello UNICO SC 2010
La disciplina relativa alla deducibilità delle spese sostenute per prestazioni alberghiere e di ristorazione ha subito delle significative modifiche dal d.lgs. n. 112/2008 che le ha limitate al 75% del loro ammontare.
Secondo quanto indicato dall’Agenzia delle Entrate, nella circolare n. 53/E/2008, le spese di vitto ed alloggio devono essere assoggettate:
a) prima, al limite del 75%;
b) successivamente, a quello di cui all’art. 108, comma 2, T.U.I.R., ai sensi del quale l’importo delle spese in parola deve essere sommato a quello delle altre spese di rappresentanza. L’ammontare così ottenuto sarà, comunque, deducibile nel limite stabilito in proporzione dei ricavi e dei proventi realizzati dall’impresa.
Ipotizziamo che una società abbia conseguito nel corso del periodo ricavi e proventi pari a 20.000.000 euro e che abbia sostenuto le seguenti spese di rappresentanza così suddivise:
a)spese per prestazioni alberghiere e di ristorazione per 30.000 euro;
b)altre spese di rappresentanza per 204.000 euro.
La società ha anche dei quinti di spese di rappresentanza relativi al periodo d’imposta precedente, pari a 2.000 euro.
Le spese di cui al punto a) sono deducibili nel limite del 75% del loro ammontare, ossia per un importo pari ad 22.500 euro.
Le spese di rappresentanza sostenute del 2009 ammontano, quindi, complessivamente a 226.500 euro.
Di tali spese non deducibili solamente 180.000, in applicazioni delle percentuali ai ricavi conseguiti dalla società (1,3% x 10.000.000) + (0,5% x 10.000.000).
Quanto detto trova riscontro nella compilazione del modello UNICO SC 2010, e precisamente nel quadro RF, rigo RF24:
a)nella colonna 1 va indicato il totale delle spese di vitto ed alloggio;
b)nella colonna 2 si deve riportare il totale delle spese di rappresentanza diverse da quelle di vitto ed alloggio;
c)nella colonna 3 si deve riportare la somma dei valori indicati nelle colonne 1 e 2.
La somma tra la quota deducibile delle spese di rappresentanza e i quinti di quelle relative ai periodi precedenti deve essere indicata come variazione in diminuzione nel rigo RF43 e precisamente:
a) nella colonna 1 va indicato l’importo delle spese di rappresentanza deducibili relative a prestazioni alberghiere e a somministrazione di alimenti e bevande;
b) nella colonna 4 va indicato l’importo: delle spese di rappresentanza deducibili ai sensi dell’art. 108, comma 2, TUIR comprensivo delle spese deducibili indicate in colonna 1 nel caso in cui si configurino come spese di rappresentanza; le predette spese, da indicare anche in colonna 2; c) i quinti delle spese di rappresentanza deducibili relative ai periodi d’imposta precedenti da indicare nella colonna 3.
Fonte:blog.pmi.it (Roberto Grementieri)
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Fondi pensioni: rendimenti migliori del Tfr nel 2010
Fondi pensione battono il Tfr per valori medi che si attestano sul 2,29% contro l’1,84%. Gli ultimi dati raccolti da Assofondipensione, dicono che nei primi nove mesi del 2010 il rendimento medio dei fondi pensione è stato pari al 2,3% mentre nello stesso periodo il Tfr ha reso meno.
La differenza, però, deriva dal fatto che mentre i contributi ai fondi iniziano a maturare rendimenti sin dal momento del versamento, la rivalutazione del Tfr mantenuto in azienda viene effettuata solo sull'importo maturato al 31 dicembre dell'anno precedente e non anche sugli accantonamenti effettuati nell'anno in corso.
Questo meccanismo comporta una differenza, a sfavore del Tfr di circa lo 0,2%. Bisogna considerare anche il trattamento fiscale, migliore, riservato ai fondi e il contributo addizionale del datore di lavoro. Il fondo pensione negoziale (detto anche chiuso o contrattuale o ad ambito definito) è uno strumento di previdenza complementare, istituito sulla base di accordi tra le organizzazioni sindacali e quelle imprenditoriali di specifici settori.
L'accesso a tali fondi è riservato a specifiche categorie di lavoratori e vengono alimentati con contributi del datore di lavoro, del lavoratore e, volendo, da una quota dello stesso Tfr. Il lavoratore dipendente può scegliere se lasciare il Tfr presso l'azienda in cui lavora o destinarlo ad un fondo pensione, i cui rendimenti maturano prima.
Secondo gli ultimi dati, l’attivo netto destinato alle prestazioni (ANDP) supera i 21 miliardi di euro, facendo registrare una variazione positiva da inizio anno pari al 15%.
Ma i dati aggiornati al 30 settembre invitano, più che a considerazioni sull’andamento finanziario, ad una riflessione su elementi che testimoniano le difficoltà del mercato del lavoro: da inizio anno, a fronte di 14.546 uscite per pensionamento, le uscite per riscatto in fase di accumulo sono state oltre 37.000; i riscatti a seguito di cassa integrazione, sconosciuti fino allo scorso anno, hanno superato ad oggi il numero di 2.000, mentre il numero totale degli iscritti è diminuito del 1,20% e le nuove adesioni, che nel corso del 2009 furono oltre 61.000, al 30 settembre 2010 si collocano sotto le 38.000 unità.
Fonte:businessonline.it (Marianna Quatraro)
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Quasi 1 euro per una tazzina di caffè, CODICI invia segnalazione a Mr Prezzi
Caro caffè quanto mi costi. La tanto amata tazzina di caffè potrebbe raggiungere presto il prezzo di 1euro. Le motivazioni sembrano essere l'aumento dei costi nei paesi di produzione e l'incertezza sulle forniture a breve termine: il caffè è il secondo prodotto scambiato dopo il petrolio. L'Osservatorio del CODICI ha avviato un'indagine sul caffè in Italia: negli ultimi mesi, soprattutto a Roma, Milano e Bologna, una tazzina di caffè è aumentata del 13%, cioè di circa 10 centesimi. L'Associaizone ha inviato una segnalazione a Mr Prezzi, chiedendo un freno all'aumento della tazzina di caffè.
Secondo i calcoli del CODICI una tazzina di caffè dovrebbe costare 31 centesimi, per coprire tutti i costi fissi e di manodopera. Pagarla 85 centesimi risulta dunque eccessivo. Ivano Giacomelli, Segretari generale del CODICI avverte: "nei listini Fepag e Confesercenti il massimo del prezzo del caffè consigliato dal 2006 è di 95 centesimi e si pensa di aumentarlo a 1,10 euro".
Ma chi ci guadagna nella filiera del caffè? Sicuramente non i piccoli produttori, né i lavoratori stagionali, ma i grandi proprietari terrieri, le imprese transnazionali, i mediatori locali e internazionali, polizie private e governi, trasportatori, cartelli di produttori, speculatori, investitori e operatori di borsa, agenzie pubblicitarie e commercianti. "Il piccolo produttore di caffè - spiega Giacomelli - ricava un'entrata monetaria solo alla fine del raccolto e del processo di lavorazione, anticipando il suo capitale per il pagamento della manodopera, della lavorazione e la fertilizzazione del terreno, la potatura e la pulizia delle piante. Inoltre - continua Giacomelli - abbiamo documentato che le scorte di caffè, oggi, sembrano siano state depositate nei paesi consumatori e non in quelli produttori, permettendo così di conseguenza ai primi di controllare il prezzo del caffè". Morale della favola, sembra che ad avere la meglio siano proprio gli ultimi operatori della filiera del prezzo del caffè.
Fonte:helpconsumatori.it (GA)
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Indennità di accompagnamento: Cassazione, irrilevanti gli episodi temporanei
La Corte di Cassazione, con sentenza n. 21281 del 15 ottobre 2010, ha stabilito che le condizioni di non autosufficienza, richieste ai fini dell'attribuzione dell'indennità di accompagnamento, siano costantemente riferibili al soggetto assistibile, non rilevando i deficit a carattere episodico. Il principio di diritto è stato enunciato dalla Suprema Corte su ricorso proposto dall'assistibile contro la pronuncia della Corte d'Appello, che aveva riconosciuto all'uomo sì il diritto al beneficio assistenziale ma con decorrenza successiva rispetto a quella da lui ritenuta corretta. Il Giudice del gravame basava la sua decisione sul fatto che i disturbi lamentati dall'assistibile non avevano particolare incidenza sulla sua autosufficienza e che l'invalidità complessiva e la necessità di assistenza non potevano considerarsi persistenti anche per il periodo anteriore alla data fissata. La Suprema Corte, rigettando il ricorso e sottolineando che le condizioni di non autosufficienza, richieste ai fini dell'attribuzione dell'indennità di accompagnamento, consistono, alternativamente, "nell'impossibilità di deambulare senza l'aiuto permanente di un accompagnatore oppure nell'incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita senza continua assistenza", precisa, come da costante giurisprudenza, che "ai fini della valutazione non rilevano episodici contesti, ma è richiesta la verifica della loro inerenza costante al soggetto, non in rapporto ad una soltanto delle possibili esplicazioni del vivere quotidiano, ovvero della necessità di assistenza determinata da patologie particolari e finalizzata al compimento di alcuni, specifici, atti della vita quotidiana, rilevando, quindi, requisiti diversi e più rigorosi della semplice difficoltà di deambulazione o di compimento degli atti della vita quotidiana e configuranti impossibilità."
Fonte:studiocataldi.it (L.S.)
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Innovazione; Fondo di cinque milioni per le Pmi
Cinque milioni di euro a favore delle Pmi per realizzare progetti transnazionali di innovazione industriale in campo biotecnologico: questa la cifra messa a disposizione dal Ministero dello Sviluppo Economico, attraverso un bando di concorso realizzato nell'ambito dell'iniziativa Eurotrans-Bio (Etb), promossa dalla Commissione europea.
La notizia è pubblicata sul sito dello stesso ministero. "Il bando - dice il ministro Paolo Romani - è aperto fino al primo febbraio 2011 ed è rivolto alle piccole e medie imprese e sostiene progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale realizzati in collaborazione con le Pmi di altri Paesi europei".
Le imprese italiane potranno presentare i loro progetti solo dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale del decreto di apertura del bando.
Eurotrans-Bio è un'iniziativa che si propone di sostenere la crescita delle Pmi nel campo delle biotecnologie, grazie all'aggregazione su scala europea.
L'Italia partecipa all'iniziativa fin dal 2006, con il Ministero dello Sviluppo Economico e l'ex Ipi-Istituto per la Promozione Industriale.
Fonte: Il Denaro
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Fisco ed Edilizia; Arriva proroga selettiva per il 55%
Il Governo sta lavorando alla proroga della detrazione fiscale del 55% per il risparmio energetico, che potrebbe trovare posto nel decreto milleproroghe, ma la versione 2011 dell'agevolazione sarà «selettiva». A confermare le indiscrezioni che erano già circolate nei giorni scorsi è stato ieri il sottosegretario allo Sviluppo, Stefano Saglia, intervenuto a un convegno organizzato da Adinconsum insieme con il Gestore del servizio elettrico (Gse). Un'indicazione, questa, che dovrebbe fare giustizia del timore di un mancato prolungamento dell'agevolazione ma che porta con sé l'incertezza su quali interventi resteranno premiati.
«Sappiamo che il 55% non comporta in finale un esborso per lo Stato – ha spiegato Saglia – ma il bilancio pubblico ha comunque bisogno di coperture certe e non può basarsi su elementi non prevedibili nel tempo». E allora «è necessario selezionare con cura gli interventi e verificare gli effettivi risparmi conseguiti».
L'Enea ha ricordato i dati sul rapporto costi/benefici che sono stati elaborati in uno studio congiunto con il Cresme: «Dal 2007 a oggi il 55% è costato sei miliardi di mancato gettito fiscale – ha spiegato Carlo Manna, responsabile Ufficio studi dell'Agenzia – ma ha prodotto benefici per dieci miliardi, di cui 3,2 di risparmio in bolletta, 3,8 di incremento del reddito immobiliare e 3,3 di gettito fiscale dovuto all'emersione».
Anche Adiconsum chiede la proroga dell'incentivo, che anzi va rafforzato – ha spiegato il segretario, Riccardo Comini – «permettendo la portabilità della detrazione dal beneficiario alla Esco, la società che effettua gli interventi». Contro eventuali tagli al bonus si è schierata nei giorni scorsi la Finco (industria dell'edilizia) che ha scritto al ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, e al ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani. «Un'eventuale rimodulazione al ribasso degli incentivi – si legge nella nota – senza apportare sostanziale benefici alla finanza pubblica nuocerebbe al settore».
Fonte: Il Sole 24 Ore - Norme e tributi
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Imprese di autotrasporto: bonus confermato
Per le imprese di autotrasporto che non versano in condizioni di difficoltà, è confermata la possibilità di ottenere un bonus sul bollo auto pagato per il 2010 nelle misure differenziate del 38,50% per i mezzi di massa complessiva compresa tra 7,5 e 11,5 tonnellate e del 77% per i mezzi di massa superiore a 11,5 tonnellate, previa presentazione di una dichiarazione sostitutiva.
La legge n. 191/2009 (Finanziaria 2010), al comma 250 dell’articolo 2 ha confermato, anche per l’anno in corso, il credito d’imposta previsto dal comma 26, dell’articolo 83-bis, del d. lgs. n. 112/2008 a favore degli autotrasportatori, da calcolarsi sulla tassa automobilistica pagata per il 2010.
Come per l’anno precedente, al fine di ottenere il bonus, si rende necessario presentare anche la dichiarazione sostitutiva, approvata dal recente provvedimento dirigenziale dello scorso 13 agosto, utilizzando il codice tributo indicato col codice tributo 6829.
Il credito d’imposta è utilizzabile senza dover attendere alcun via libera (nulla osta) da parte delle Entrate, ma nei limiti delle regole de minimis come stabilite con il D.M. 3/06/2009.
Il richiamato decreto stabilisce talune regole necessarie per l’ottenimento del bonus come il rispetto del limite dei citati 500.000 euro per contributi ricevuti nell’arco di tre esercizi finanziari, l’obbligo di presentazione di una dichiarazione sostitutiva di atto notorio da redigere utilizzando il modello approvato dalle Entrate, nonché la presentazione di tale dichiarazione a mezzo raccomandata e senza avviso di ricevimento al Centro operativo di Pescara.
Dopodiché, il bonus è spendibile esclusivamente in compensazione utilizzando il modello di delega F24 e l’eccedenza non è rimborsabile, non risultando lo stesso rilevante ai fini della determinazione degli interessi passivi deducibili e dei componenti negativi.
Per quanto concerne gli obblighi dichiarativi, il credito d’imposta trova la corretta collocazione nel quadro RU di Unico e la mancata indicazione non fa perdere il bonus, ma rende applicabile la sanzione per errata compilazione del modello dichiarativo pari a 258 euro; al contrario le false attestazioni riscontrate nella dichiarazione sostitutiva, oltre alla decadenza, rilevano come reato di falso in atto privato.
Fonte:blog.pmi.it (Roberto Grementieri)
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Immigrati irregolari: espulsione più difficile se con figli
Diventa più difficile rimpatriare immigrati o chi ha commesso un reato nel caso in cui l’irregolare in questione abbia figli e questa decisione possa avere ripercussioni negativi sull'equilibrio pisco-fisico dei bambini.
A stabilirlo è stata la Corte di Cassazione che ha deciso che non si possono mandare via gli stranieri, anche se hanno commesso reati, nel caso in cui il loro allontanamento dall'Italia, tramite il rimpatrio, abbia riflessi negativi sull’equilibrio psico-fisico dei loro bambini.
La Corte ha accolto il ricorso di una signora africana, madre di tre figli residenti a Perugia, condannata per sfruttamento della prostituzione e raggiunta da foglio di via. La signora si era rivolta alla Suprema Corte dopo una decisione della Corte d'Appello di Perugia del 2009 e la Cassazione ha stabilito che i “gravi motivi che, in base alle norme sull'immigrazione, consentono la temporanea autorizzazione del genitore con foglio di via, a rimanere in Italia, debbono essere interpretati in maniera elastica.
Devono cioè essere applicati solo alle situazioni di emergenza o alle circostanze contingenti ed eccezionali strettamente collegate alla salute del minore, ma a un ventaglio molto più ampio di circostanze”.
I gravi motivi comprenderebbero le circostanze in grado di produrre ‘qualsiasi danno effettivo, concreto, percepibile e obiettivamente grave che in considerazione dell'età o delle condizioni di salute ricollegabili al complessivo equilibrio psico-fisico derivi o deriverà certamente al minore dall'allontanamento del familiare o dal suo definitivo sradicamento dall'ambiente in cui è cresciuto’.
Adesso i giudici di Perugia dovranno riconsiderare se sussistano le condizioni per convalidare l'espulsione della donna, esaminando i rapporti dei tre figli con la madre e le conseguenze che agli stessi potrebbero derivare dall'espulsione della donna.
Fonte:businessonline.it (Marianna Quatraro)
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IRAP; Mini imprese, il prelievo si evita in tre mosse
La Cassazione, con le sentenze da 21122 a 21124 del 13 ottobre scorso, ha chiarito molto bene il proprio pensiero: non è da escludere che il piccolo imprenditore sia dotato di un'organizzazione minima e non impieghi (se non occasionalmente) lavoro altrui, rientrando così, a pieno titolo, tra i soggetti esclusi dall'applicazione dell'Irap. Un'affermazione che si aggiunge a quella delle Sezioni unite del 2009. Anche chi rientra nell'articolo 2195 del Codice civile (e quindi è una impresa commerciale a tutti gli effetti) può invocare l'esonero (ad esempio perché svolge attività ausiliaria: agenti, rappresentanti, promotori e così via).
L'approfondimento
Nel mondo delle imprese è più facile rintracciare un soggetto «non autonomamente organizzato» (nel senso fatto proprio dalla Suprema corte) tra i piccoli imprenditori all'articolo 2083 del Codice civile. Molto frequentemente le figure descritte (coltivatori diretti, artigiani, piccoli commercianti) possiedono i requisiti necessari all'esonero, come accaduto nei tre casi esaminati dalle sentenze depositate il 13 ottobre. Tuttavia, sarebbe sbagliato pensare all'equazione «piccolo imprenditore = soggetto esonerato da Irap». Altrettanto errata è quella «imprenditore non piccolo = contribuente Irap» (come peraltro confermato dalla sentenza della Cassazione n. 21578 depositata il 21 ottobre relativa agli agenti di commercio). Così come per i professionisti, non si può qualificare l'impresa ai fini Irap semplicemente dalla tipologia dell'attività svolta, ma occorre approfondire, nello specifico, la sussistenza dei requisiti che determinano l'autonoma organizzazione.
I passaggi
Le società sembrano, di per sé stesse, rivestire imprescindibilmente il ruolo di soggetti passivi. Mentre l'analisi dell'imprenditore desideroso di evitare il tributo deve, secondo l'insegnamento della Suprema corte, passare dalla risposta ai tre requisiti validi anche per i professionisti. A tal riguardo, possono essere utili i seguenti passaggi.
1. In primo luogo, l'imprenditore deve chiedersi se è, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell'organizzazione o se, invece, è lui stesso a essere elemento di una struttura più ampia. Si tratta, in verità, di una situazione più comune nel mondo delle professioni. Normalmente, in presenza di impresa non è così. Ma non è da escludere che nell'ampio e variegato mondo delle partite Iva vi siano posizioni autonome più "sulla carta" che di fatto, nate dalla completa esternalizzazione di funzioni in precedenza svolte in veste di dipendenti o collaboratori a progetto e, quindi, sostanzialmente «mono–clienti» e senza una vera e propria sede.
2. Superato questo primo aspetto, l'attenzione si deve concentrare sull'apporto lavorativo. Nonostante l'articolo 2083 del Codice civile individui il piccolo imprenditore come colui che organizza l'attività «prevalentemente» con il lavoro proprio e dei familiari, dalle sentenze della Cassazione sull’Irap sembra emergere un concetto di esclusività dell'opera del titolare, tale da rendere soggetto passivo chiunque si avvalga stabilmente di dipendenti (anche part-time) o collaboratori.
3. Se così non è, resta l'ultimo "paletto": i beni utilizzati per svolgere l'attività sono gli stessi che un ipotetico dipendente aziendale, incaricato dei medesimi compiti che quotidianamente svolge il nostro imprenditore, avrebbe ordinariamente a propria disposizione, oppure la struttura messa in campo è più articolata? La verifica, passa inevitabilmente dal registro dei beni ammortizzabili. Più è corposo rispetto agli «standard minimi necessari» per l'attività prescelta, più è difficile poter aspirare a una esclusione dal tributo regionale.
I limiti quantitativi
Mancano, tuttavia, i limiti quantitativi. La giurisprudenza ha svolto il proprio compito e la prassi non può sostituirsi al legislatore, chiamato a un'operazione analoga a quella svolta per l'Ilor. La scelta allora (articolo 115 del Tuir, in vigore dal 1991 al 1997) fu di escludere dall'imposta le imprese individuali e le società di persone con attività svolta prevalentemente con il lavoro proprio e dei familiari o dei soci. A condizione che il numero complessivo degli addetti (tranne gli apprendisti fino a un massimo di tre e compreso titolare e soci) non fossero superiori a tre.
Fonte: Il Sole 24 Ore - Norme e tributi
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Aziende trattamento acque civili: acqua di casa, se la conosci la bevi
La qualità dell'acqua in Italia è garantita nei parametri di legge fino al contatore: per accertarsi che questi ultimi siano rispettati fino al punto d'uso, come nelle case, ci si può rivolgere ad aziende specializzate reperibili sul sito aquaitalia.it, l'Associazione delle aziende costruttrici e produttrici di impianti, prodotti chimici, accessori e componenti per il trattamento delle acqua primarie (non reflue) per uso civile, industriale e per piscine, per "effettuare, in caso di necessità, i trattamenti necessari e contribuire così alla formazione di una nuova cultura dell'acqua e a preservare un ambiente migliore per le generazioni future". È quanto afferma in una nota l'associazione, che ricorda dati ed evoluzioni recenti sul tema acqua, sempre più al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica.
I dati, diversi, indicano l'importanza di una corretta gestione dell'acqua: secondo il WWF, ad esempio, nel 2030, a causa dei ritmi di consumo attuali, saranno necessarie risorse doppie rispetto alle attuali, e l'impronta idrica è in costante aumento con impatti e ricadute su fiumi e falde acquifere di tutto il mondo. Gli italiani sono i primi consumatori di acqua minerale in bottiglia (Legambiente) in Europa, i terzi al mondo, e questo si riflette sulla produzione di CO2 per il trasporto su strada. Secondo un'indagine CRA Nielsen, si va consapevolmente verso la scelta dell'acqua di rubinetto per un ambiente sostenibile: "In questa direzione, infatti, si sono espressi il 74% degli italiani che dichiarano di aver bevuto negli ultimi 12 mesi acqua potabile del rubinetto trattata e non. Inoltre, il 20,4% di chi dichiara di berla motiva la scelta adducendola ai maggiori controlli effettuati rispetto alla minerale in bottiglia".
Fonte:helpconsumatori.it (BS)
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Cassaintegrazione in deroga 2010 proroga 2011 confermata
Prorogata la Cassa Integrazione in deroga per tutto il 2011. Previsto anche per fine 2010 il provvedimento di proroga a tutto il 2011 degli altri ammortizzatori social. Ad annunciare i nuovi provvedimenti è stato il Ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che ha anche spiegato che le risorse per il rifinanziamento saranno calcolate in base alla domanda reale nell'ultimo anno, che sarà monitorata e censita.
Secondo Confcommercio, la proroga della CIG è una buona notizia soprattutto per le Pmi, mentre per i sindacati, che chiedevano da tempo tale proroga, la decisione del ministro rappresenta solo un inizio. I dubbi che ora restano riguardano essenzialmente i tempi.
Mentre la Cgil ha chiesto al Governo di definire il provvedimento entro fine 2010, proponendo anche il blocco dell'aumento dell'età pensionabile per tutti i 100 mila lavoratori in mobilità, per la Cisl è, invece, necessario affiancare agli ammortizzatori politiche attive per la ricollocazione dei lavoratori in CIG.
Si tratterebbe, infatti, di uno strumento fondamentale per evitare il licenziamento di migliaia di persone in momenti di crisi, come già accaduto nel 2010. L'Ugl, invece, ha evidenziato la necessità di un piano strategico e politiche attive del lavoro, che riportino le imprese italiane ad assumere. Perché questo, però, accada dovrebbe essere necessario ricollocare le risorse in modo tale da sostenere le imprese in eventuali nuove attività.
Fonte:businessonline.it (Marcello Tansini)
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eHealth: oltre la metà dei farmaci venduti online non risponde ai requisiti reclamizzati
Nel panorama internazionale la rete di distribuzione farmaceutica italiana è considerata tra le più sicure grazie al sistema di tracciabilità attraverso il bollino ottico.
Acquistare prodotti online non sempre si è rivelata essere una scelta giusta, specie per quanto riguarda prodotti per la cura e la bellezza della persona. ma ora, quelli che erano consigli spassionati o semplici avvertimenti, diventano un vero e proprio grido d'allarme poiché oltre la metà dei farmaci commercializzati sul web, si sono rilevati dei bluff. A dirlo, sono le autorità di controllo che hanno accertato come una elevatissima percentuale di medicinali acquistati attraverso i canali di vendita online, presenta in realtà concentrazioni di principio attivo non corrispondenti a quelle dichiarate. In altri casi ancora, addirittura sostanze diverse da quelle indicate nel bugiardino o addirittura nessun principio attivo reclamizzato.
farmaci non farmaci, insomma, che meglio rendono il quadro del fenomeno della contraffazione dei farmaci in Italia, delineato dagli esperti intervenuti alla tavola rotonda organizzata da Mipharm e dal titolo 'Le minacce alla qualità del farmaco'.
"Evitare di entrare in contatto con farmaci contraffatti nel nostro Paese - spiegano - è però molto facile: basta rivolgersi a farmacie e parafarmacie".
Nel panorama internazionale, infatti, la rete di distribuzione farmaceutica italiana è considerata tra le più sicure grazie anche al sistema di tracciabilità attraverso il bollino ottico, che consente il monitoraggio dei medicinali dalla produzione alla consegna in farmacia, garantendo all'utente un elevato livello di sicurezza. Il rischio è inferiore allo 0,1% di fronte a una media europea dell'1% e a un preoccupante 6-7% a livello globale.
Ma fuori dai canali ufficiali, acquistare un farmaco contraffatto è abbastanza semplice. Basta collegarsi a internet, divenuto oggi il principale veicolo di distribuzione di farmaci contraffatti e illegali, e ordinare quanto desiderato, e questo a tutto vantaggio di un fenomeno pericoloso ma anche in forte aumento poiché ci ricorre un numero abbastanza alto di cittadini italiani.
Per far fronte a questo problema, nel luglio scorso la Commissione Igiene e sanità del Senato ha avviato un'indagine conoscitiva sul fenomeno della contraffazione e dell'e-commerce farmaceutico, alla quale è seguita, appena la scorsa settimana, la presentazione di una mozione sottoscritta da 80 senatori di maggioranza e opposizione per conferire maggior forza e autorevolezza alle proposte dell'indagine stessa.
"Proposte che - come sottolineato dal senatore del Pdl e segretario della Commissione competente Luigi D'Ambrosio Lettieri - comprendono: l'evoluzione della normativa in ambito internazionale, con sostegno alla convenzione che introduce il reato di 'crimine farmaceutico'; il potenziamento e il coordinamento delle azioni di contrasto al fenomeno, attraverso la sinergia tra i diversi soggetti istituzionali coinvolti; il riconoscimento legislativo per Impact-Italia (la task force anticontraffazione composta da Aifa, Iss, ministero della Salute, Nas insieme ad altre istituzioni interessate a questo fenomeno, come il ministero dell'Interno, l'Agenzia delle dogane e il ministero dello Sviluppo economico; il coordinamento nazionale delle attività investigative, la certificazione dei siti e programmi di informazione alla collettività".
Fonte:key4biz (Antonietta Bruno)
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Contribuenti.it: redditometro, 1 italiano su 4 non è in linea con Amministrazione finanziaria
"Tre contribuenti su quattro non risultano congrui al redditometro, cioè non rispetterebbero quanto richiesto dall'Amministrazione finanziaria in termini di reddito imponibile e conseguentemente di tasse da versare all'erario. Applicando il metodo di accertamento sintetico denominato "redditometro", che ricostruisce il reddito attraverso i consumi ed il tenore di vita, solo 1 italiano su 4 risulterebbe in linea con le pretese del fisco". È quanto sostiene Contribuenti.it. sottolineando che per l'anno d'imposta 2008 i non congrui erano il 74,6%; si stima che alla fine del 2010 arriveranno all' 83,3%.
Intanto nei primi 9 mesi dell'anno l'evasione fiscale in Italia è aumentata del 9,2%: il Bel Paese raggiunge il primo posto in Europa per diffusione di tale fenomeno, che in termini di imposte sottratte all'erario si aggira intorno ai 156 miliardi di euro l'anno. Afferma il presidente di Contribuenti.it Vittorio Carlomagno: "Per combattere l'evasione fiscale bisogna ridurre le attuali aliquote fiscali di almeno 5 punti, migliorare la qualità dei servizi pubblici offerti eliminando gli sprechi di denaro pubblico e riformare il fisco sulla tax compliance. Serve archiviare al più presto e per sempre la stagione degli scudi fiscali e dei condoni che hanno arricchito i grandi evasori, incentivando il personale dell'amministrazione finanziaria con premi specifici ogni qual volta riescono a recuperare imponibile sottratto al fisco da parte delle grandi imprese".
Fonte:helpconsumatori.it (BS)
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Fondo per le Pmi; Il fatturato vincola l'accesso
Il fondo per le Pmi non può essere esteso alle imprese con un fatturato inferiore ai 10 milioni. Lo ha spiegato il sottosegretario dell'Economia, Sonia Viale, rispondendo a un'interrogazione presentata in commissione Attività produttive della Camera da Maino Marchi (Pd).
Il parlamentare chiedeva come mai, nonostante una raccomandazione del 2003 della Commissione europea definisca piccola impresa quella al di sotto dei io milioni di fatturato, il fondo per far crescere le Pmi - la cui dote è di 1,2 miliardi, per una durata di 15 anni, di cui i primi cinque dedicati all'investimento - abbia delimitato il campo di intervento alle aziende con fatturato trai 10 e i 100 milioni. In questo modo - si legge nell'interrogazione - il fondo «non aiuterà alcuna piccola impresa». Chiedeva, pertanto, di allargare i criteri di investimento.
Non è possibile, ha risposto Viale. E questo soprattutto per questioni organizzative del fondo, il cui obiettivo è sostenere la capitalizzazione delle imprese attraverso partecipazioni di minoranza. Dunque, un'azienda con un fatturato di 5 milioni - che ha un patrimonio stimabile in circa 1-2 milioni - per un ingresso con minoranza richiederebbe un investimento tendenzialmente inferiore al milione.
«L'investimento globale di 1,2 miliardi con tagli unitari di 1 milione implicherebbe - ha spiegato Viale - la gestione di un portafoglio di 1.200 imprese. Poiché il rapporto tra imprese analizzate e imprese investite generalmente è di 1 a 20, la società di gestione dovrebbe, analizzare 24 mila imprese in 5 anni, 5 mila imprese all'anno». Situazione che non è compatibile con un fondo di private equity, perché richiederebbe una capacità di analisi, selezione e monitoraggio delle aziende partecipate incompatibile con la struttura di una società di gestione del risparmio. Il fondo, infatti, avrà un organico di 50 persone e dovrà fare attenzione ai costi, «anche per dare un segnale di morigeratezza al mercato».
C'è poi un'altra considerazione: «le imprese di piccole dimensioni non presentano - ha aggiunto Viale - i requisiti minimi di struttura manageriale, organizzativa, pianificazione e controllo idonea a favorire l'ingresso nel capitale di azionisti terzi e, in particolare, di un fondo di private equity».
L'unica soluzione per le aziende piccole resta quella delle aggregazioni, così da superare la soglia dei 10 milioni.
Fonte: Il Sole 24 Ore
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Gas con Iva al 10% in condomìni:il beneficio non va duplicato
In caso di utenza individuale già "agevolata", l'unità immobiliare non partecipa al plafond collettivo
L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 112/E del 22 ottobre, torna sulla disposizione contenuta nel numero 127-bis della tabella A, parte III, allegata al Dpr 633/1972, che, recependo una direttiva comunitaria, prevede dal 2008 l'applicazione dell'aliquota Iva del 10% alla somministrazione di gas metano per combustione per usi civili (produzione di acqua calda, cottura di cibi, riscaldamento), nel limite annuo di 480 metri cubi. In pratica, la norma dispone la tassazione al 10% per i primi 480 metri cubi annui destinati ad usi civili, mentre i consumi eccedenti devono essere tassati con l'aliquota ordinaria del 20 per cento.
Con la risoluzione n. 108/E del 15 ottobre è stato specificato che, relativamente alla somministrazione di gas metano per usi civili nei confronti di condomìni e cooperative di abitanti di edifici abitativi che utilizzano impianti di tipo centralizzato e collettivo, il limite di 480 metri cubi all'anno per fruire dell'aliquota Iva agevolata al 10% si riferisce alle singole utenze di ogni unità abitativa. Di conseguenza, la soglia quantitativa di 480 metri cubi va moltiplicata per il numero delle unità immobiliari il cui impianto di riscaldamento è allacciato a quello centralizzato.
Tale criterio - puntualizza ora la risoluzione 112/2010 - non si applica se sono presenti utenze individuali che già fruiscono della tassazione agevolata. Pertanto, nel numero delle unità immobiliari allacciate all'impianto centralizzato, da moltiplicare per il limite di 480 mc, non rientrano quelle dotate anche di impianto autonomo, per il quale è già applicabile l'aliquota agevolata.
Fonte:nuovofiscooggi.it
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Compensi ai manager: sì alla deduzione
Si continua a discutere sui compensi ai manager. Dopo la sentenza della Corte di Cassazione come riporta un nostro articolo dello scorso 4 ottobre ritorniamo sull’argomento per via di una precisazione espressa dall’Amministrazione Finanziaria. Precisazione che, in fin dei conti, capovolge completamente quanto espresso dalla Cassazione. Questo il parere finale: le società, siano esse di capitali che di persone, possono dedurre i compensi attribuiti agli amministratori nel rispetto del principio di cassa e di inerenza.
E’ questo il giudizio che mette la parola fine alla vivace vicenda che ha scoraggiato non pochi imprenditori. Viene superata, quindi, la sentenza della Cassazione con l’ordinanza n. 18702 grazie alla risposta fornita dall’Amministrazione finanziaria a seguito di un’interrogazione parlamentare.
Ma andiamo con ordine: il 13 giugno 2010 la Corte di Cassazione emise la sentenza 18702 disponendo l’impossibilità a dedurre i compensi corrisposti all’amministratore unico o ai membri del consiglio di amministrazione. L’Amministrazione Finanziaria, interpellata da un’interrogazione parlamentare del 30 settembre, ha espresso il proprio parere ammettendo la deduzione dei compensi attribuiti agli amministratori.
Per addivenire a tale decisione l’Amministrazione Finanziaria ha fatto riferimento al parere dell’Agenzia delle Entrate secondo il quale, in base a quanto contenuto nell’articolo 95 comma 5 del Tuir in merito ai compensi spettanti agli amministratori di società, impone, in deroga al generale principio di competenza che governa la determinazione del reddito di impresa, la deducibilità dei compensi agli amministratori secondo il principio di cassa. A conti fatti, quindi, la deducibilità del compenso presuppone la sua inerenza all’attività d’impresa secondo il principio di cui all’articolo 109, comma 5, del Tuir, inerenza che va valutata caso per caso in relazione alla specifica fattispecie considerata.
In definitiva la disposizione normativa che prevede l’applicazione del principio di cassa comporta inevitabilmente il riconoscimento al diritto alla deduzione dei compensi attribuiti agli amministratori.
Fonte:blog.pmi.it (Nicola Santangelo)
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Famiglia: infedelta' coniugi in aumento
Cresce in Italia il numero delle infedelta' coniugali. La citta' dove si tradisce di piu' e' Milano, seguita a ruota da Roma, e i 'traditori' scelgono la via di Facebook e affini. A fotografare i nuovi costumi delle coppie e' l'Associazione avvocati matrimonialisti italiani (Ami). Gli uomini detengono ancora il primato in tema di infedelta' coniugale: se il 55% dei mariti ha tradito almeno una volta, lo ha fatto anche il 45% delle mogli.E sei tradimenti su dieci avvengono sul luogo di lavoro.
Fonte:ansa.it
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Contribuenti.it: vanno estesi ammortizzatori sociali anche agli autonomi. Con crisi chiudono il 20% degli studi professionali
Anche le libere professioni risentono della crisi economica. Lo fa notare l'associazione contribuienti.it denunciando che si è registrato un calo del fatturato del 39% e la chiusura del 20% degli studi professionali. L’indagine di contribuenti.it mette in luce una situazione davvero preoccupante. "Il settore giuridico–economico (avvocati e dottori commercialisti) - si legge in un comunicato stampa - è uno dei comparti più colpiti dalla crisi. Nei primi otto mesi del 2010, il fatturato globale è diminuito del 46% rispetto al periodo precedente, segnando un -38% nelle prenotazioni, un -20% nell’occupazione ed un –59% nelle forniture professionali". Anche il settore medico presenta indicatori negativi "il fatturato globale, nei primi otto mesi del 2010, ha segnato un -37% rispetto all'anno precedente, il - 41% nelle prenotazioni, il -24% nell’occupazione ed il – 51% nelle forniture professionali". Il presidente dell'associazione commentando questi dati afferma che “Di fronte alla chiusura del 20% degli studi professionali, costituiti prevalentemente da piccoli studi ed al crollo del fatturato [...] è impensabile prevedere l’estensione "ai lavoratori autonomi degli ammortizzatori sociali e di tutte le misure straordinarie, come il credito d’imposta sugli acquisti e il bonus occupazione per chi assume''.
Fonte:studiocataldi.it (N.R.)
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