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News e Fax > Archivio 2011 > Settembre 2011
Elenco news :
Invio telematico delle dichiarazioni : in caso di scarto reinvio entro il 5 ottobre
Unione Europea; Progetto U-Coach: formazione per Pmi
Nulle le cartelle esattoriali via posta: la Giurisprudenza conferma
Conti correnti: controlli del Fisco contro evasione fiscale
Problemi con i Gruppi d'acquisto online? Adiconsum attiva mail per reclami
Operazione 5 per mille 2009.On line le liste aggiornate
Le professioni e i titoli di studio più richiesti dalle imprese
Legge Sabatini; Giro di vite della Cassazione
eCommerce: giro di vite Ue sulla vendite di falsi biglietti online
Unico 2011: niente tasse sui crediti svalutati
Istat: in calo il risparmio delle famiglie nel secondo trimestre, giù il potere d'acquisto
Cassazione: Compravendita autovetture, venditore che tace incidente deve risarcire il danno anche se non è in malafede
Carte prepagate 2011: uso in forte aumento
Fatture al 20% o al 21%? Fa fede la data dell’operazione
Contratti di sviluppo, via da oggi
Acqua, dov'è finito il referendum?
Auto, niente più graffi e ammaccature nei parcheggi
Fare impresa e INPS: incentivi per lavoratori in cassa integrazione
Bot al 3%: investire conviene nonostante la crisi. I consigli per scegliere migliori scadenze
Regime dei minimi, scelte al buio
Inps, dal 1° ottobre nuovi servizi disponibili online
Luce e gas, boom di contratti falsi
Intesa San Paolo, ammessa class action Altroconsumo
Manovra finanziaria: tassate le società di comodo
Pensioni a 65 anni di età obbligatoria già nel 2012 con calcolo contributivo per valore
Unione Europea; Tre milioni al design innovativo
L’IRAP sui professionisti si applica anche per un solo dipendente - Ord. Cass 15803/2011
Leasing auto: come funziona e quali sono i vantaggi
Non solo caro benzina, in aumento anche Imposta Provinciale di Trascrizione
Indennità di accompagnamento; Non spetta se l’invalido civile grave è ricoverato gratuitamente in istituto
Invio telematico delle dichiarazioni : in caso di scarto reinvio entro il 5 ottobre
Se l’invio telematico delle dichiarazioni entro il 30 settembre 2011 non va a buon fine il contribuente può ritrasmetterle entro il 5 ottobre 2011 senza incorrere nell’omissione di dichiarazione – Un promemoria per il reinvio delle dichiarazioni scartate
Scade oggi, 30 settembre, il termine per presentare le dichiarazioni dei redditi, dell’Iva e dell’Irap, relative all’anno 2010. Come è noto la presentazione può avvenire in forma cartacea solo per un ristretto numero di contribuenti mentre per la maggior parte dei contribuenti è obbligatorio l’invio telematico diretto o tramite intermediari abilitati .
L’Agenzia delle entrate sul sito: www.telematici.agenziaentrate.gov.it mette a disposizione a tal fine:
• il servizio Entratel per gli intermediari abilitati (commercialisti, consulenti , Caf, Poste Italiane) . Si veda per i dettagli il DPR 322 del 22 luglio 1998)
• il servizio internet /Fisconline per i contribuenti.
Vediamo cosa è previsto dalla normativa in caso di problemi nell’invio telematico.
La procedura di invio telematico
La dichiarazione si considera “presentata” nel giorno in cui è ricevuta telematicamente dall’Agenzia delle Entrate e viene rilasciata al contribuente o all’intermediario la comunicazione di avvenuto ricevimento (“ricevuta”) tramite il servizio telematico utilizzato per l’invio
La presentazione della dichiarazione con invio telematico avviene in quattro fasi:
1) compilazione in formato elettronico tramite software fornito dall’Agenzia o distribuito sul mercato
2) controllo tramite il software stesso della conformità con le specifiche tecniche richieste dall’Agenzia (verifica dei campi e dei relativi valori previsti, controlli di congruenza , calcoli automatici
3) Autenticazione del file (che può contenere più dichiarazioni diverse)
4) Invio
Dopo aver completato la trasmissione l’utente (intermediario o contribuente) riceve un messaggio di avvenuta ricezione che però non costituisce ancora prova della avvenuta presentazione
Dopo l’elaborazione dei dati inviati che attribuisce un codice di autenticazione e conformità del file e delle dichiarazioni e li memorizza in un supporto ottico che non consente la modifica dell’originale, vengono emesse le comunicazioni/ricevute agli utenti . Normalmente questo passaggio richiede pochi minuti ma in prossimità della scadenza l’attesa può essere maggiore (di norma non supera i cinque giorni per il servizio Entratel e 1 giorno per il servizio Internet/ Fisconline)
Cosa sono le dichiarazioni scartate?
Le comunicazioni o ricevute di avvenuta presentazione vengono emesse per ciascun file sia nel caso l’ invio sia andato a buon fine che in caso di scarto per presenza di errori . Esse contengono infatti:
• i dati del contribuente e dell’eventuale intermediario
• i principali dati contabili
• le segnalazioni di errori
• i motivi per l’eventuale scarto della dichiarazione
• il protocollo attribuito al file dal servizio telematico
Cosa fare in caso di dichiarazioni “scartate”?
L’utente riceve una comunicazione di scarto relativa al file se l’errore riguardava le caratteristiche del file stesso. In questo caso anche se alcune dichiarazioni contenute sono corrette, una volta rimosso l’errore il file va reinviato integralmente.
In caso invece di errori nei dati relativi alla singola dichiarazione, va premesso che essi possono essere di due tipi:
• quelli relativi a dati non previsti o di formato errato evidenziati dal simbolo “***” che vanno necessariamente rimossi (c.d. errori “bloccanti”)
• quelli relativi alla congruenza fra due campi o di calcolo evidenziati dal simbolo “ ***C” che possono essere dovuti a casi particolari non previsti dal sistema e possono essere quindi riconfermati dopo la verifica, in una apposita casella.
Per questi errori nelle singole dichiarazioni il sistema emette anche una ricevuta specifica per ogni dichiarazione inviata, che indica il tipo di errore commesso con un autonomo numero di protocollo. In questo caso, dopo la correzione va predisposto un nuovo file contenente solo le dichiarazioni interessate alle modifiche.
Se una dichiarazione dunque è trasmessa nei termini ma viene scartata dal servizio telematico, essa si considera comunque “tempestiva” se dopo avere effettuato i dovuti controlli e rimozione di eventuali errori viene ritrasmessa entro i 5 giorni successivi dal ricevimento della comunicazione dell’Agenzia delle Entrate che ne motiva lo scarto.
Ne deriva che coloro che hanno inviato , ad esempio la dichiarazione il 30 settembre 2011 e ricevono, lo stesso giorno, la comunicazione di scarto, possono ripresentare la dichiarazione entro il 5 ottobre 2011 senza alcuna conseguenza.
Fonte:fiscoetasse.com
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Unione Europea; Progetto U-Coach: formazione per Pmi
In un periodo di incertezza economica si rende più che mai necessario da parte degli imprenditori e manager delle Pmi europee, utilizzare strumenti di gestione adeguati.
È questo l’assunto alla base dell’idea progettuale finanziata dal Programma Europeo Leonardo da Vinci - Educazione e Cultura oggi alle sue battute conclusive. L’obiettivo di U-Coach, questo è il nome del progetto, è dotare i manager e i gestori delle Pmi europee delle competenze necessarie per integrare e applicare tecniche di Executive Coaching nel processo gestionale delle aziende al fine di migliorarne la competitività.
Lo sviluppo e l’applicazione dell’Executive Coaching come strumento di gestione del personale favorisce la leadership e la capacità di autogestione con il conseguente miglioramento delle prestazioni procedurali e organizzative.
Il team di progetto è caratterizzato da una forte competenza in campo aziendale ed è composto da rappresentanti del mondo della ricerca, università, società di consulenza che rappresentano sei regioni europee: Spagna, Italia, Slovenia, Romania, Olanda, Malta e Irlanda. Partner italiano del progetto è Eurocrea Merchant srl, società di consulenza direzionale con sedi a Napoli e Milano che con i suoi riferimenti principali - Alessandro Falco e Gianluca Coppola - da anni è impegnata a supportare la crescita delle aziende e degli imprenditori attraverso un’attività di studio e proposizione di strumenti innovativi atti a sostenerla tra cui la partecipazione a iniziative a valere sui programmi europei destinati alla crescita delle Pmi italiane. Il progetto, della durata di 2 anni, ha avuto come obiettivo riassumere in un’innovativa piattaforma formativa le principali tecniche e i migliori strumenti di coaching presentati in modo tale che chiunque possa crearsi un percorso personalizzato di autoapprendimento e scegliere le materie da approfondire seguendo l’intero percorso formativo o in alternativa degli specifici ambiti di interesse. Ogni modulo è completato con test di autovalutazione. La piattaforma permette inoltre di utilizzare i più moderni strumenti di social-network per mettere in relazione i vari utenti e permettere anche in tempo reale lo scambio di informazioni durante l’utilizzo del piano di formazione. Tutte le informazioni sul progetto possono essere consultate su: http://www.u-coach.es.
La piattaforma formativa invece, il materiale didattico e i contenuti sviluppati possono essere visitati a http://ucoach.leonardo.xlab.si/ dove sarà anche possibile compilare online il questionario di gradimento del lavoro svolto e aiutare cosi il consorzio a migliorare ulteriormente il progetto e i suoi contenuti. Il presente progetto è finanziato con il sostegno della Commissione europea.
L’autore è il solo responsabile di questa pubblicazione (comunicazione) e la Commissione declina ogni responsabilità sull’uso che potrà essere fatto delle informazioni in essa contenute.
Fonte: Il Denaro
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Nulle le cartelle esattoriali via posta: la Giurisprudenza conferma
Una recente sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Lecce (sent. CTP n.197/05/11) si allinea ad altre precedenti pronunce di altri Giudici tributari, secondo le quali risulta addirittura inesistente la notifica della cartella inviata a mezzo posta direttamente dai dipendenti di Equitalia e senza l’ausilio dei soggetti individuati dalla legge:
1.gli Ufficiali della riscossione;
2.gli Agenti della Polizia Municipale;
3.i Messi Comunali, previa convenzione tra Comune e Concessionario;
4.altri soggetti abilitati dal Concessionario nelle forme previste dalla legge.
La Commissione Tributaria di Lecce ha già chiarito in precedenti occasioni che la notifica degli atti ad opera del concessionario della riscossione non può essere simile a quella dell’Agenzia delle Entrate, dove invece è ammesso l’invio diretto dei propri atti per posta.
Ciò deriva dal fatto che per l’Amministrazione finanziaria si applica la legge n.890/82, dove l’art. 14 prevede “la notifica degli avvisi e degli altri atti che per legge devono essere notificati al contribuente anche a mezzo della posta direttamente dagli uffici finanziari”. Detta previsione, però, è chiaramente riservata agli uffici che esercitano potestà impositiva, con esclusione degli agenti della riscossione che sono preposti solo alla fase riscossiva.
Peraltro, l’attuale articolo 26, come appunto sostituito dall’art. 12 del D.lgs. n.46/99, ora dispone che “la cartella è notificata dagli ufficiali della riscossione o da altri soggetti abilitati dal concessionario nelle forme previste dalla legge ovvero, previa eventuale convenzione tra comune e concessionario, dai messi comunali o dagli agenti della polizia municipale. La notifica può essere eseguita anche mediante invio di raccomandata con avviso di ricevimento”.
Proprio per tale motivo, i giudici di Lecce nella sentenza in oggetto chiariscono che la cartella inviata per posta è illegittima poiché «… l’art. 26 … nella formulazione successiva alla riforma della riscossione mediante ruolo (DLgs 46/99 e Dlgs 112/99) ha riservato agli uffici che esercitano potestà impositiva (e quindi solo all’Agenzia delle Entrate) la possibilità di notificare avvisi e altri atti anche a mezzo posta …».
Pertanto, qualora dovesse risultare l’invio delle cartelle per posta direttamente da parte del concessionario (attraverso suoi dipendenti sprovvisti dei requisiti previsti dalla legge) gli atti sono da ritenersi inesistenti.
Fonte:blog.pmi.it (Roberto Grementieri)
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Conti correnti: controlli del Fisco contro evasione fiscale
Si fa sempre più serrata la lotta all’evasione fiscale in Italia. L’ultima novità riguarda il monitoraggio sui saldi dei conti che prevede l’osservazione dei rapporti finanziari (saldi di inizio e fine anno e movimenti compresi) e delle operazioni fuori conto.
Con questo sistema, l'amministrazione finanziaria e gli intermediari, attraverso controlli incrociati, potranno compilare le liste selettive di contribuenti da sottoporre a controlli.
Attraverso i nuovi controlli sui conti correnti, il fisco potrà conoscere il contenuto dei rapporti finanziari (saldi attivi e passivi), la natura e le caratteristiche di alcune operazioni occasionali e fuori conto e sarà, dunque, in grado di individuare anomalie che, integrate con i riscontri fiscali, consentiranno di formare le liste di contribuenti da sottoporre a verifica.
In questo modo, si potranno individuare situazioni individuali anomale e, a seconda dei dati acquisiti dagli intermediari finanziari, utilizzarli direttamente in sede di verifica o accertamento e potrebbero essere anche utilizzabili per attivare vere e proprie indagini bancarie.
Fonte:businessonline.it (Marianna Quatraro)
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Problemi con i Gruppi d'acquisto online? Adiconsum attiva mail per reclami
I Gruppi d'acquisto online stanno conquistando fette sempre più grosse di consumatori, ma giorno dopo giorno emergono una serie di problematiche legate al fenomeno; le Associazioni dei consumatori stanno puntando l'attenzione sui principali casi segnalati dai consumatori. Dai mancati rimborsi al fatto che i consumatori che acquistano coupon vengono trattati come clienti di serie B.
Adiconsum elenca le criticità più frequenti. Non c'è alcuna certezza del giusto rimborso: il coupon si paga sempre con carta di credito e il ritardato o la mancata restituzione dei soldi viene scaricata dai gruppi d'acquisto sul circuito della carta di credito. Nonostante sul sito siano citati sia indirizzo email che numero di telefono del servizio clienti, spesso non si ottiene risposta. Non sono previste modalità specifiche per i reclami con tempi precisi.
Per quanto riguarda la qualità del servizio, spesso si verifica ritardo nella fornitura del servizio, impossibilità di goderne quando si vuole, mancanza di standard di qualità che fa sentire clienti di serie B: la quantità delle porzioni è diversa dagli altri clienti, la stanza dell'hotel è la peggiore, il taglio di capelli è affrettato o realizzato dal personale meno esperto. Il problema scaturisce dal fatto che i servizi o i beni offerti sono forniti da aziende che hanno stipulato un accordo con il gruppo d'acquisto e che spesso non rispettano gli impegni. A rimetterci è però il consumatore che non sa a chi rivolgersi per ottenere giustizia quando non riceve il servizio o lo riceve con modalità diverse da quelle indicate sul sito.
"Purtroppo - dichiara Pietro Giordano, Segretario Generale Adiconsum - non è tutto oro quel che luccica. Nella maggior parte dei casi tutto funziona bene e si risparmia anche, ma se qualcosa va storto allora cominciano i problemi. Nel caso del social shopping, infatti, rispetto al commercio elettronico, c'è una problematica in più, perché i soldi si danno ad un'azienda, ma il servizio si ottiene da un'altra. Senza un Servizio Clienti appropriato - osserva Giordano - senza sistemi extragiudiziali per risolvere i reclami, come la conciliazione paritetica, senza l'accordo con le associazioni rappresentative dei consumatori, non c'è sicurezza e gli stessi bollini di cui si fregiano molti siti non garantiscono l'acquisto del consumatore, rivelandosi mero strumento pubblicitario. Adiconsum - conclude Giordano - attiverà tutte le azioni necessarie per ottenere la salvaguardia dei diritti dei consumatori cercando un dialogo costruttivo con le imprese interessate e le loro organizzazioni rappresentative per trovare, eventuali, soluzioni condivise". I consumatori con contenziosi con i gruppi d'acquisto online possono rivolgersi agli sportelli di Adiconsum e segnalare le criticità all'indirizzo mail socialshopping@adiconsum.it
Fonte:helpconsumatori.it (GA)
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Operazione 5 per mille 2009.On line le liste aggiornate
In seguito alla valutazione positiva della richiesta di alcuni enti di accedere al beneficio, sono stati rivisti dati sulle preferenze, importi attribuiti ed elenchi
Enti del volontariato, più sei, della ricerca scientifica, più due e, ancora, alcune associazioni sportive dilettantistiche che avevano presentato ricorso dopo l’esclusione. Sono i nuovi ammessi nella “rosa” del 5 per mille 2009, i cui elenchi aggiornati al 31 luglio sono da oggi on line sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Le new entry, naturalmente, hanno potuto fare il loro ingresso tra i beneficiari perché sono risultate in possesso dei requisiti.
Aumenta, dunque, il numero dei destinatari definitivi della quota dell’Irpef, relativa ai redditi 2008, devoluta dai contribuenti attraverso le dichiarazioni 2009.
Al momento della pubblicazione delle prime liste, avvenuta lo scorso 28 febbraio, il dato complessivo si era attestato a 40.922.
Un incremento importante se si considera la valenza sociale dell’attività svolta da questi “organismi”, siano essi di puro volontariato o semplicemente dedicati a favorire il benessere della comunità.
Otto sono gli elenchi definitivi. Due per il volontariato, per la ricerca scientifica e per quella sanitaria, per ognuno di questi enti è pubblicata sia la lista degli ammessi sia quella degli esclusi. In particolare, riguardo alle associazioni sportive dilettantistiche “scartate” è specificato anche il motivo che ha portato all’esclusione.
Per i Comuni e gli enti della ricerca sanitaria, invece, è on line un unico elenco dei soli ammessi.
Consultarli è semplice. Si può farlo con tre diversi criteri d’ordine:
•alfabetico per nome
•crescente per codice fiscale
•decrescente per importo attribuito a ciascun beneficiario.
Fonte:nuovofiscooggi.it
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Le professioni e i titoli di studio più richiesti dalle imprese
Il Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e ministero del Lavoro ha indagato sui profili professionali considerati “introvabili” dalle aziende italiane e sul grado di formazione maggiormente richiesto
Cosa vuoi fare da grande? Quando porrete questa domanda ai vostri figli, auguratevi che la risposta sia idraulico, farmacista, sviluppatore software, progettista meccanico, operatore di mensa, tornitore.
Sono queste, infatti, alcune delle professioni che, stando al Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e ministero del Lavoro, risulterebbero “introvabili” nel contesto economico italiano: su un totale di 595 mila assunzioni non stagionali previste dalle imprese entro la fine del 2011, sono quasi 117 mila (il 19,7%) quelle considerate di difficile reperimento dal totale delle imprese dell’industria e dei servizi e, tra queste, sono 28.540 quelle richieste dalle sole aziende artigiane.
“La delicatezza del contesto economico – sottolinea il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello – mette ulteriormente in luce il difficile incontro tra domanda e offerta di lavoro: il lavoro viene offerto dalle imprese ma queste ultime hanno talvolta, e soprattutto per alcune professioni, grandissima difficoltà a trovare il candidato con i requisiti giusti”.
Tuttavia quel 19,7% riferito alle professioni considerate “introvabili” non sembra costituire di per sé una grande novità nel contesto italiano, poiché fa, al contrario, riferimento ad una tendenza in sensibile decrescita rispetto al 2010, quando la percentuale era del 26,7%.
Come considerazione generale, si può dire che le maggiori difficoltà si incontrano, da un lato, per le professioni high skill intellettuali, scientifiche e tecniche, dall’altro, quelle operaie, specializzate e non, e quelle qualificate nelle attività commerciali e nei servizi.
Una simile tendenza viene spiegata da Unioncamere come la conseguenza, nel primo caso, della “richiesta di competenze specifiche legate all’esperienza on the job” o, talvolta, come effetto di una “oggettiva carenza di offerta”; nel secondo caso, la carenza dell’offerta viene spiegata “dal fatto che si tratta di profili professionali ritenuti meno gratificanti, o che vengono intrapresi con una buona dose di improvvisazione che non è certamente garanzia di qualità nell’offerta del servizio o del prodotto”.
Le professioni prese in considerazione dall’indagine sono quelle che hanno conosciuto nel 2011 almeno mille assunzioni e difficoltà di reperimento superiori alla media. I profili che rispondono a tali requisiti risultano essere 59, distinti tra high skill, medium skill e low skill.
Per quanto riguarda la prima categoria, le professioni più ricercate sono: farmacisti (circa 600 gli introvabili, pari al 36,5% sul totale di 1640 assunzioni previste soprattutto in Lombarida), gli sviluppatori di software (1.000 introvabili, pari al 33,6% delle 2.900 assunzioni, previste prevalentemente nel Lazio), i progettisti meccanici (570, pari al 31,6% delle 1.820 assunzioni totali da registrare soprattutto in Emilia Romagna) e metalmeccanici (510 su 1.410 assunzioni totali, cioè il 35,9%), gli infermieri (1.620 su 4.710, pari al 34,4%) e gli addetti alla consulenza fiscale (370 su 1.080, dunque il 34,2%).
Con riferimento, invece, al livello medio di qualificazione richiesta, le figure professionali considerate più introvabili sono: addetti alla reception (4 su 10 sono difficili da reperire, pari 610 su 1.620 assunzioni, il 38%, previste soprattutto in Lombardia), operatori di mensa (3.070, pari al 50,1% delle 6.130 assunzioni totali), addetti alle vendite specializzate (1.070 su 2.180 assunzioni, pari al 49%); si sente, inoltre, la carenza, secondo le imprese, di molte figure operaie qualificate, come l’installatore di impianti termici (760 su 1.130, pari al 67,5%, percentuale che raggiunge il culmine del 100% in Veneto), installatore di impianti idraulici (650 su 1.130, cioè il 57,5%), il termoidraulico (il 50,6%, quindi 980 su 1.940) e il montatore di macchinari industriali (470 su 1.160, cioè il 40%), il carpentiere in metallo (difficili da reperire sono 1.270 su 3.280, il 38,7%).
Per i profili professionali a più bassa qualifica, le imprese lamentano le difficoltà a raggiungere tornitori (1.210 su 2.660, pari al 45,7%), autisti di pullman (470 su 1.360, cioè il 34,4%) e cucitori di macchine per abbigliamento (420 su 1.240 ricercati).
Infine, sui profili low skill, le imprese lamentano l’irreperibilità di tornitori (circa 1.200 su 2.700 sono difficili da trovare), autisti di pullman (470 su 1.360) e cucitori di macchine per abbigliamento (34%, cioè 420 su 1.240 ricercati).
Ristringiamo l’analisi e cerchiamo, ora, di capire quali siano le figure ricercate con maggiori difficoltà dalle sole imprese artigiane: copritetti (95,8% le unità introvabili, cioè 590 su 610, a causa esclusivamente dell’inadeguatezza professionale dei candidati e non della mancanza di offerta), pavimentatori (440 su 600 gli introvabili, pari al 73,6%, per il 54,3% dei casi la motivazione è l’inadeguatezza dei candidati, per il 19,3% alla mancanza di candidati), valigiai e borsettieri (340 su 610, il 56,2%), fabbri e lingottai (440 su 970, 45,6%).
In termini assoluti, comunque, sono soprattutto parrucchieri ed estetisti, idraulici e posatori di tubazioni idrauliche e del gas le figure maggiormente difficili da recuperare: nel primo caso sono 2.190 le assunzioni difficili su un totale di 5.940 previste, con una ricerca stimata di quasi sei mesi; nel secondo caso sono 2.170 su 5.340, con addirittura 12 mesi di ricerca.
Con riferimento al titolo richiesto, quelle 595 mila assunzioni non stagionali previste entro la fine del 2011 – dicono altre stime del Sistema informativo Excelsior – verranno così ripartite: oltre 74 mila laureati, 244 mila diplomati e 80 mila persone con la qualifica professionale, 196 mila candidati con la sola scuola dell’obbligo.
Dai dati raccolti può essere in parte delineata la dinamica del mercato lavorativo italiano, che vede un aumento (stimato in 16 mila unità) della domanda di qualifiche professionali e un incremento in termini assoluti della richiesta di diplomati e, ancor più, di laureati. Nonostante quest’ultimo, tuttavia, la percentuale di richiesta rimane identica a quella dell’anno scorso (12,5% del totale di assunzioni non stagionali), con riferimento ai “dottori”, e un tantino inferiore (41%, contro 44% nel 2010), con riferimento ai diplomati.
Più in particolare, poi, la domanda di lavoro per chi ha conseguito una laurea aumenta di oltre 5.300 unità (su una domanda complessiva che ha visto un aumento di 43 mila assunzioni non stagionali) rispetto al 2010 e la laurea più apprezzata si conferma, ormai da due anni, quella in Economia (30%, con 22 mila assunzioni previste, delle quali il 48% circa sono riservate a giovani in uscita dal sistema formativo), seguita da quella in ingegneria elettronica e dell’informazione (oltre 9 mila assunzioni non stagionali in programma) e, infine, da quelle riferite al settore sanitario e paramedico, che, con quasi 7 mila unità da integrare entro l’anno, si presenta sempre molto ricercato.
Ad ogni modo è il profilo del diplomato a confermarsi il più richiesto dalle imprese italiane, con un aumento di 1.500 unità rispetto allo scorso anno; l’indirizzo prediletto è quello amministrativo e commerciale (oltre 68 mila, pari al 28% delle 244 mila assunzioni di diplomati previste), seguito da quello meccanico (25 mila) e quello turistico alberghiero (oltre 11 mila). In media le imprese hanno intenzione di destinare quasi il 46% dei posti di lavoro disponibili a neo-diplomati, quota che raggiunge il 55% con riferimento al settore turistico-alberghiero.
Le richieste di qualifiche professionali sono quasi 16 mila in più rispetto al 2010, con un incremento di due punti percentuali (13,5% nel 2011, contro l’11,7% nel 2010) dell’incidenza sul totale delle assunzioni non stagionali previste; gli indirizzi più richiesti sono quello meccanico, quello socio-sanitario e quello edile. Ridotte le possibilità, in questo senso, per chi ha qualifica professionale ma non ha esperienza di lavoro, assumibile per il solo 38,3% dei casi.
Nonostante la lamentata crisi economica, nonostante le conseguenti difficoltà a trovar lavoro da parte di molti giovani e meno giovani, sono, inoltre, considerati introvabili dalle imprese quasi 20 mila laureati, oltre 45 mila diplomati, 17 mila qualifiche professionali e 34.500 persone prive di formazione specifica. Questo perché – sottolinea Unioncamere – “i candidati al posto di lavoro sono pochi o inadeguati per la loro preparazione scolastica o, più in generale, per le competenze possedute”.
La maggior difficoltà di reperimento, sempre con riferimento al grado di istruzione, viene lamentata dalle imprese per la figura del laureato, considerato introvabile per il 26,1% (quota che sale al 27,3% per il titolo specialistico) e per quella del diplomato che abbia conseguito una specializzazione (sempre 26,1%).
Un’esperienza pregressa, già acquisita dal candidato, è richiesta dal 56,5% delle assunzioni programmate nel 2011, percentuale che arriva al 64% per i laureati e al 66,3% per le qualifiche professionali.
Si assottiglia, dunque, la disponibilità delle imprese ad assumere quanti si affaccino per la prima volta sul mercato del lavoro, poiché “rispetto agli ultimi due anni, le imprese prevedono oggi di assumere in numero maggiore soprattutto figure operaie e impiegatizie a più elevata specializzazione, nella cui individuazione per le aziende è fondamentale l’esperienza acquisita in precedenti esperienze lavorative”.
L’analisi di Unioncamere, dimostra, dunque, come un’istruzione plasmata sulle specifiche esigenze delle imprese sia la via migliore che i giovani possono percorrere per trovare lavoro. Certo nella scelta della destinazione formativa devono rientrare considerazioni che vanno oltre la mera aderenza a criteri utilitaristici, considerazioni che riguardino, ad esempio, la motivazione e l’inclinazione personale dello studente; tuttavia non si può chiudere gli occhi di fronte a simili stime, specialmente se si considera il periodo particolarmente buio dal punto di vista occupazionale, e certo genitori ed educatori dovrebbero saper orientare i propri figli o studenti in tal senso, rispettandone comunque le volontà e le predisposizioni. A questo si dovrebbe accompagnare un percorso duplice di arricchimento formativo, non solo teorico, quindi, ma anche pratico, che permetta al giovane di attualizzare le proprie conoscenze in un contesto reale e non solo fittizio: “sempre più preziosa, quindi, diventa – evidenzia ancora Dardanello – la possibilità di integrare meglio il momento della formazione scolastica e universitaria con quello della formazione sul lavoro, valorizzando quindi tutte quelle modalità che consentano di avvicinare i giovani alla realtà delle imprese, attraverso, ad esempio, percorsi di alternanza scuola-lavoro, stage e tirocini formativi”.
Fonte:i-dome.com (Roberta Barbiero)
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Legge Sabatini; Giro di vite della Cassazione
Giro di vite della Cassazione sui finanziamenti a piccole e medie imprese e sulla legge Sabatini.
Commette una truffa l’imprenditore che ottiene il mutuo agevolato a fronte di beni da acquistare, inesistenti, anche se paga regolarmente all'istituto di credito le rate e gli interessi.
È quanto affermato dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 35355 del 29 settembre 2011, ha confermato la custodia cautelare in carcere nei confronti di un imprenditore, decisa dal Tribunale del riesame di Catanzaro nell'ambito di un'inchiesta su finanziamenti illeciti. Da un'indagine della Guardia di finanza era risultato che un gruppo di imprenditori avesse chiesto e ottenuto dei finanziamenti agevolati (Legge Sabatini) per comprare dei macchinari industriali, risultati di fatto inesistenti.
Per questo era scattata la denuncia per truffa e i vertici aziendali erano finiti in carcere. Contro la custodia cautelare hanno presentato ricorso in Cassazione ma senza successo. Infatti, la seconda sezione penale della Suprema corte, nel condividere le conclusioni dei giudici di merito sulle esigenze cautelari, ha inoltre fornito una serie di precisazioni interessanti sui finanziamenti ottenuti da pmi in virtù della legge Sabatini.
In particolare ad avviso del Collegio «le norme contenute nella legge 1329/1965 sono il principale strumento finanziario utilizzato dalle piccole e medie imprese di ogni settore produttivo per finanziare l'acquisto di macchinari di produzione; il finanziamento disciplinato dalla legge in esame consiste in una operazione di sconto cambiali, con scadenze comprese tra uno e cinque anni, emesse dall'acquirente a favore del venditore per il pagamento di macchinari, e l'agevolazione è rappresentata dal contributo in conto interessi che viene erogato in via anticipata e in un'unica soluzione».
Insomma, secondo i giudici, sussiste la truffa in quanto «prima l'istituto di credito e poi l'ente pubblico agevolatore sono stati indotti in errore dai documenti prodotti e dalle false attestazioni di conformità della cancelleria del Tribunale circa l'esistenza degli acquisti, in realtà fittizi, e della sussistenza dei requisiti per poter usufruire del contributo agevolato». Fra l'altro in questo caso, ecco il nodo della questione, «essendo i finanziamenti erogati in riferimento a beni inesistenti, gli stessi non potevano e non possono in alcun modo costituire alcuna garanzia di quanto indebitamente erogato». Il danno non è poi limitato alla quota di interessi.
Infatti, nel caso in cui «la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche riguardi l'erogazione di mutui agevolati, il profitto realizzato dall'agente (consistente nella percezione della somma concessa a mutuo dall'Istituto finanziario) coincide con il danno patrimoniale subito dall'ente erogante ed è equivalente all'importo del finanziamento indebitamente ottenuto». La eventuale restituzione delle somme, indebitamente percepite, all'istituto mutuante si configura poi come un «post-factum», ovvero un'attività idonea a ridurre il danno conseguente al reato.
Fonte: Italia Oggi
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eCommerce: giro di vite Ue sulla vendite di falsi biglietti online
Tra le problematiche più diffuse, l’offerta di informazioni incomplete o fuorvianti sui prezzi dei biglietti o sulle coordinate per contattare il venditore, clausole e condizioni di vendita illegali.
Internet - Giro di vite della Commissione europea sui siti che vendono falsi biglietti per eventi sportivi e musicali o che non forniscono informazioni corrette o complete sul prezzo di acquisto o su come contattare il venditore.
Anche se rispetto allo scorso anno ci sono stati miglioramenti – è dell’88% rispetto al 40% del 2010 la percentuale di siti che rispettano le leggi europee a tutela dei consumatori – ancora diverse le problematiche rilevate nell’ambito dell’operazione di controllo lanciata a settembre 2010 dalla Commissione.
Tra queste problematiche l’offerta di informazioni incomplete o fuorvianti sui prezzi dei biglietti o sulle coordinate per contattare il venditore, clausole e condizioni di vendita illegali.
I siti fraudolenti si sono conformati ai dettami comunitari, in genere su base volontaria, ma sono state anche imposte delle sanzioni.
Per il Commissario Ue responsabile della tutela dei consumatori, John Dalli, si tratta di un “grande successo, di cui si avvantaggeranno i consumatori europei che sempre più spesso si affidano a internet per acquistare i biglietti per le attività del loro tempo libero e potranno avere anche in questo settore prezzi chiari e informazioni affidabili senza rischiare di finire vittime di frodi”.
Nell’ambito dell’operazione ‘Sweep’, avviata a settembre 2010 con l’obiettivo di ‘fare pulizia’ nel settore delle vendite online di biglietti per manifestazioni culturali e sportive, le autorità competenti di tutta la Ue hanno effettuato controlli su 414 siti, per verificarne la conformità alle leggi europee a protezione dei consumatori.
Le frodi rilevate con più frequenza hanno riguardato la presenza sul sito di informazioni incomplete o fuorvianti sul prezzo (ad esempio tasse o commissioni nascoste); di clausole e condizioni irregolari (nessuna garanzia sulla consegna dei biglietti in tempo o indicazione sul risarcimento in caso di annullamento della manifestazione); di dettagli incompleti, mancanti o fuorvianti riguardo il venditore.
Fonte:keyforbiz.it
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Unico 2011: niente tasse sui crediti svalutati
Il trattamento fiscale delle perdite e svalutazione su crediti prevede regole rigide per la deducibilità. Per evidenziare il processo di determinazione delle svalutazioni deducibili, si compila l’apposito prospetto nel quadro RS. L’omessa o incompleta compilazione dei prospetti non produce un indebito, eventualmente una sanzione da 258,23 a 2.065,83 euro.
Il prospetto dei crediti inserito in Unico SC 2011 è suddiviso in tre sezioni, la terza dedicata alle altre società commerciali.
Per tali soggetti le svalutazioni crediti risultanti in bilancio sono deducibili in ogni esercizio nei limiti dello 0,50% del valore nominale o di acquisizione dei crediti. La deduzione non è più ammessa quando l’ammontare complessivo delle svalutazioni e degli accantonamenti raggiunge il 5% del valore nominale dei crediti in bilancio.
Nel calcolo della svalutazione del credito fiscale si deve far riferimento solo ai crediti non assicurati, relativi a cessioni di beni e prestazioni di servizi oggetto dell’attività propria, con esclusione dei crediti per cessione di beni strumentali.
Nel rigo RS64 va indicato, in colonna 1, l’ammontare complessivo delle svalutazioni dirette e degli accantonamenti a fine 2009, specificando in colonna 2, l’ammontare fiscalmente dedotto. Il rigo RS65 è dedicato alle perdite su crediti con indicazione di quelle defalcate in bilancio e specifica in colonna 2 di quelle fiscalmente deducibili, ove queste ultime sono anche quelle imputate a conto economico in precedenti esercizi, ma non dedotte per assenza dei necessari requisiti.
Fonte:blog.pmi.it (Roberto Grementieri)
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Istat: in calo il risparmio delle famiglie nel secondo trimestre, giù il potere d'acquisto
La propensione al risparmio delle famiglie è stata pari all'11,3%, in diminuzione di 0,4 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Il potere d'acquisto è sceso dello 0,2%. Nel secondo trimestre, il rapporto deficit-Pil è salito al 3,2%. A luglio, in grandi imprese occupazione -0,5% su mese e -0,7% su anno
Nel secondo trimestre del 2011 la propensione al risparmio delle famiglie, definita dal rapporto tra il risparmio lordo delle famiglie e il loro reddito disponibile (dati destagionalizzati), è stata pari all'11,3%, in diminuzione di 0,4 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 1,2 punti percentuali rispetto al secondo trimestre del 2010. Il reddito disponibile delle famiglie è aumentato dello 0,5% rispetto al trimestre precedente e del 2,3% rispetto al secondo trimestre del 2010''. E' quanto rileva l'Istat.
''La spesa delle famiglie per consumi finali in valori correnti è aumentata dello 0,9% rispetto al trimestre precedente e del 3,7% rispetto al secondo trimestre del 2010. Al netto dell'inflazione, il potere di acquisto delle famiglie è diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dello 0,3% rispetto al secondo trimestre del 2010. Il tasso di investimento delle famiglie è stato pari all'8,9%, più basso di 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e invariato rispetto al secondo trimestre del 2010'', continua l'Istat.
Insorgono i consumatori. ''I dati Istat confermano la drammatica situazione del potere di acquisto delle famiglie, già duramente colpite da una crisi profonda che va avanti dal 2008'', sottolineano i presidenti di Federconsumatori e Adusbef, Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti. ''Oggi tale situazione è ulteriormente aggravata da una manovra del tutto iniqua e sbagliata, che produrrà un ulteriore e forte calo del potere di acquisto delle famiglie ed un aumento esponenziale delle difficoltà di queste ultime, costrette a fare i conti con i continui aumenti di prezzi e tariffe - continuano Trefiletti e Lannutti -. Tutto ciò determinerà un'ulteriore fortissima contrazione del potere di acquisto delle famiglie dal -4 al -6%,con una caduta di reddito, nel 2014, di circa il 6,3%''.
Sempre l'Istat rileva che ''nel secondo trimestre 2011 l'indebitamento netto delle Amministrazioni Pubbliche in rapporto al Pil (dati grezzi) è stato pari al 3,2%, valore superiore di 0,7 punti percentuali rispetto a quello registrato nel corrispondente trimestre del 2010''. Nei primi sei mesi del 2011 ''si è registrato un rapporto tra indebitamento netto e Pil pari al 5,3%, inferiore di 0,1 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo dell'anno precedente''.
Fonte:adnkronos.com
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Cassazione: Compravendita autovetture, venditore che tace incidente deve risarcire il danno anche se non è in malafede
Se il venditore ha taciuto che l'autovettura oggetto di compravendita aveva subito un incidente, dovrà risarcire i danni all'ignaro acquirente. E non è necessario dimostrare la malafede. È quanto afferma la seconda sezione civile della Corte di Cassazione (sentenza n.19494/2011) ricordando che "l'obbligazione risarcitoria del venditore per i vizi del bene venduto" Non richiede la dimostrazione della malafede". In altri termini per la condanna è sufficiente che il venditore non riesca a dimostrare di non aver potuto, senza colpa, avere conoscenza dei vizi. Nel caso esaminato da Piazza Cavour l'acquirente aveva successivamente scoperto che l'autovettura acquistata "presentava vizi derivanti da un pregresso incidente". Il caso finiva davanti al giudice di pace di Ascoli Piceno dove la compratrice chiedeva di essere risarcita. La venditrice però aveva contestato la domanda spiegando che la sua auto aveva subito solo un piccolo incidente era stato completamente riparato e non aveva quindi determinato alcun difetto. La domanda veniva accolta e confermata anche in sede di appello dal Ttribunale della stessa città che faceva anche notare come la venditrice fosse colpevole di aver taciuto la circostanza che la sua auto avesse subito un incidente. Ricorrendo in Cassazione la venditrice aveva tentato di difendersi affermando che il Tribunale nel decidere sull'appello aveva omesso di prendere in considerazione risultanze istruttorie, da cui, secondo il suo assunto, emergerebbe la prova che la venditrice aveva ignorato senza colpa i vizi della cosa. Tale assunto però secondo la suprema Corte appare palesemente generico, non essendo indicati nel ricorso quali elementi probatori in concreto il Tribunale avrebbe colpevolmente ignorato.
Fonte:studiocataldi.it (N.R.)
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Carte prepagate 2011: uso in forte aumento
Nel 2010 in Italia si è registrato un calo del numero di carte di credito in circolazione (-3,3%), mentre è cresciuto quello delle carte di debito (+9,2%). Giù, dunque, le carte revolving, la cui diffusione sempre minore, secondo l'Osservatorio, è dovuta al periodo di difficoltà economica che ha fortemente inciso sull'atteggiamento dei consumatori italiani, oggi più prudenti nei confronti di tutte le forme di finanziamento dei consumi.
Ciò che, invece, è emerso è stata la crescente diffusione delle carte prepagate, seppure con un ritmo in rallentamento rispetto agli anni passati: +16,3% nel 2010 contro il +29,5% del 2009. Trend del 2010 che nel 2011 dovrebbe essere confermato e consolidato seguendo il trend del 2010.
A livello geografico, secondo i dati raccolti, le carte prepagate sono maggiormente diffuse in Lombardia (23,07% del totale nazionale), seguita da Lazio (11,74%) e Veneto (9,64%), mentre quello delle carte rateali conferma il primato della Lombardia (14,77% del totale nazionale) seguita dalla Sicilia (11,00%) e dal Lazio (10,72%).
Se le carte prepagate trasmettono sicurezza perché hanno un limite di spesa scelto dal titolare (che quindi a maggior ragione vale in caso di furto o smarrimento) e non permettono di andare oltre la cifra caricata, i rischi delle revolvig hanno inciso sulla loro minore diffusione nel territorio italiano.
Fonte:businessonline.it (Marcello Tansini)
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Fatture al 20% o al 21%? Fa fede la data dell’operazione
Aliquota del 21% sulle cessioni di beni e sulle prestazioni di servizi. Nonostante le rassicurazioni di Berlusconi che un aumento IVA sarebbe stato l’extrema ratio, l’imposta sul valore aggiunto passerà dal 20% al 21%: è quanto prevede il maxi-emendamento al Dl 138/2011.
Come comportarsi in azienda sotto il profilo contabile? Da quando e per quali operazioni dovrà essere applicata la nuova aliquota IVA? Con questo articolo cercheremo di tracciare un quadro riepilogativo in merito alle regole sull’aumento dell’Iva.
Si parte dal presupposto che alle operazioni effettuate prima dell’entrata in vigore della legge di conversione del Dl 138 sarà applicata l’Iva del 20%. Tuttavia se il destinatario dell’operazione è un ente pubblico si dovrà applicare la nuova aliquota del 21% anche se l’operazione è stata effettuata prima dell’entrata in vigore della legge di conversione eccetto nei casi in cui il fornitore abbia già emesso o registrato la fattura.
A determinare l’aliquota da applicare, quindi, è il momento in cui l’operazione viene eseguita indipendentemente dall’emissione della fattura e comunque anche se questa dovesse essere emessa dopo l’entrata in vigore della legge. Nello specifico le operazioni effettuate prima dell’entrata in vigore della legge di conversione, la cui data si potrà evincere solo dopo pubblicazione della legge in Gazzetta Ufficiale, continueranno a essere soggette ad aliquota Iva del 20%. Per le operazioni successive a tale data si applicherà l’aliquota del 21%.
Come individuare il momento in cui l’operazione è effettuata? Per rispondere a questa domanda occorre fare riferimento all’articolo 6 del DPR 633/72 e, nello specifico:
•per le cessioni di beni mobili si considera la data di consegna o di spedizione;
•per le cessioni di beni immobili si considera la data di stipulazione del contratto;
•per le cessioni di beni mobili e immobili il cui effetto traslativo è differito rispetto alla data di consegna, spedizione o di stipula del contratto si considera la data in cui si verifica l’effetto traslativo;
•per le prestazioni di servizi si considera la data di pagamento della prestazione.
Se antecedentemente al verificarsi di tali eventi viene emessa fattura di vendita l’operazione si considera effettuata alla data di emissione della fattura.
Fonte:blog.pmi.it (Nicola Santangelo)
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Contratti di sviluppo, via da oggi
29/09 Parte oggi la possibilità di presentare domanda di agevolazione a valere sui contratti di sviluppo. I progetti di rilevante dimensione trovano finalmente sbocco grazie al nuovo incentivo gestito da Invitalia, lo strumento è chiamato a sostituire il vecchio contratto di programma. Il contratto di sviluppo si rivolge a quasi tutti i settori economici: è possibile finanziare iniziative nel settore manifatturiero, di estrazione di minerali e di fornitura di energia, nella quasi totalità dei settori commercio, alloggio e ristorazione, informazione e comunicazione, in alcune attività di trasporto e magazzinaggio e di servizi.
Le agevolazioni sono concesse sotto forma di contributo in conto impianti, contributo alla spesa, contributo in conto interessi, finanziamento agevolato, in forma mista da valutare in fase di negoziazione. I programmi di sviluppo possono riguardare investimenti produttivi, anche in connessione con progetti di ricerca e sviluppo.
L'istanza si presenta a Invitalia
Le imprese che vogliono presentare un progetto devono presentare la domanda di contributo a partire da oggi. L'istanza, completa degli allegati, deve essere inviata in formato cartaceo e in copia elettronica registrata su adeguato supporto informatico (CD - DVD - Memoria Pen-drive) a: Agenzia Nazionale per l'Attrazione degli Investimenti e lo Sviluppo d'Impresa SpA - Segreteria BU Impresa, via Calabria 46, 00187 Roma.
L'istanza di accesso e la documentazione a corredo vengono esaminate da Invitalia in ordine cronologico di presentazione, al fine di accertare la sussistenza delle condizioni di ammissibilità e delle priorità di cui sopra. Entro 30 giorni dal ricevimento dell'istanza di accesso l'Agenzia provvede a dare comunicazione scritta al soggetto proponente, al MiSE e alla Regione/i interessate circa l'ammissibilità dell'istanza ovvero i motivi ostativi all'accoglimento della stessa. Le imprese hanno 10 giorni di tempo per l'eventuale presentazione di osservazioni e/o documenti.
Per le domande ammissibili, l'Agenzia, verificata la compatibilità dell'istanza con le risorse finanziarie disponibili, sulla base delle indicazioni fornite dal MiSE avvia la negoziazione con il soggetto proponente al fine di verificare la validità e la fattibilità del programma. Entro 30 giorni dalla comunicazione scritta al MiSE e alla Regione interessate circa l'ammissibilità dell'istanza di accesso, l'Agenzia, tenuto conto dei pareri preliminari delle altre istituzioni pubbliche, conclude la fase di negoziazione e invia al soggetto proponeste la comunicazione scritta circa l'esito della stessa.
Dopo la prima fase, si passa al progetto definitivo
Se viene superata la prima fase di valutazione, l'impresa provvede all'invio della proposta definitiva di Contratto di sviluppo, con allegati i relativi documenti previsti. Invitalia verifica che sia redatta secondo le modalità prescritte e verifica la completezza della documentazione presentata. Le Regioni interessate, entro 30 giorni dal ricevimento di detta proposta, provvedono a comunicare all'Agenzia le proprie osservazioni ed il proprio parere, nonché l'eventuale disponibilità al cofinanziamento.
Qualora la Regione o le Regioni interessate non trasmettano entro il predetto termine le proprie osservazioni ed il proprio parere, quest'ultimo si considera positivo. L'Agenzia per esaminare la proposta definitiva e la documentazione progettuale ha 45 giorni. Le istruttorie saranno svolte secondo gli standard in uso presso l'Agenzia per la gestione degli strumenti agevolativi con particolare riferimento alla verifica della completezza delle proposte di Contratti di sviluppo, alla verifica dell'affidabilità economico-finanziaria dei soggetti, alla validità tecnica, economica e commerciale dei programmi e singoli progetti all'ammissibilità, pertinenza e congruità delle spese inserite nei progetti di investimento. Per eventuali integrazioni l'impresa ha 7 giorni a disposizione. L'istruttoria si chiude con una comunicazione di invito alla sottoscrizione del contratto che dovrà avvenire entro 10 giorni.
Fonte: ItaliaOggi
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Acqua, dov'è finito il referendum?
Sono passati più di 3 mesi dal referendum del 12-13 giugno su acqua e nucleare, ma nessuno ne parla più. Gli italiani, votando sì al primo e al secondo quesito, hanno chiesto che la gestione del servizio idrico restasse pubblica e che dalla tariffa fosse eliminata la remunerazione del capitale investito. Si attende quindi che il Governo decida il nuovo Metodo tariffario. Il Presidente dell'Anea Luciano Baggiani chiede che la discussione avvenga alla luce del sole.
Il 12 e 13 giugno 2011 gli italiani hanno fatto una scelta: la gestione del servizio idrico in Italia deve restare pubblica. Votando sì al primo quesito, i cittadini hanno abrogato l'articolo 23 della legge 133/2008 che consente di affidare la gestione dei servizi pubblici locali a operatori privati. Un secondo quesito del referendum ha abrogato la norma relativa alla determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all'adeguata remunerazione del capitale investito. E' stata quindi eliminata la remunerazione, nella misura del 7%, del capitale investito dal gestore.
Ma attualmente la situazione è sospesa: la vittoria dei sì al referendum ha messo in discussione l'intero assetto organizzativo dei servizi idrici e si attende una norma che stabilisca un nuovo metodo tariffario. Quale sarà la tariffa idrica del futuro? Quanto pagheranno i cittadini italiani per l'acqua e, soprattutto, chi farà gli investimenti necessari a migliorare la rete idrica del nostro Paese? Questi temi saranno approfonditi durante il seminario organizzato dall'Anea, Associazione nazionale autorità ed enti di ambito, che si terrà domani 30 settembre presso il centro congressi Cavour di Roma. Ad aprire il dibattito sarà il presidente dell'Anea, Luciano Baggiani, che parlerà degli effetti del referendum e dei possibili scenari futuri. Help Consumatori lo ha intervistato.
Sono passati poco più di tre mesi dal famoso referendum del 12-13 giugno su acqua e nucleare e sembra che il discorso si sia interrotto. Perché?Quali saranno gli effetti del referendum?
Effettivamente l'attenzione su questi temi importanti si è un po' interrotta dopo il referendum. Purtroppo nel dibattito politico nazionale e internazionale hanno prevalso altre emergenze. Ma il tema c'è e va affrontato. Gli effetti principali legati ai quesiti del referendum sull'acqua sono due: il referendum ha raggiunto, come obiettivo, l'abolizione dell'articolo 23 bis che prevedeva l'obbligo di fare le gare per affidare in gestione il servizio idrico o di vendere quote azionarie a privati per mantenere gli affidamenti in essere. Nella manovra finanziaria approvata dal Governo l'articolo 23 bis è stato in parte reintrodotto, ma per il servizio idrico resta escluso l'obbligo di gara e questo lo ritengo un positivo riconoscimento dell'esito del referendum. In poche parole, oggi ogni Ambito Territoriale italiano può scegliere il modello di gestione per il servizio idrico che più ritiene confacente al proprio territorio. Può scegliere se dare il servizio in concessione al privato, ad una società pubblico-privata o ad una società tutta pubblica. Resta esclusa la sola gestione in economia, come lo è da anni ormai. Prima del referendum era obbligatorio fare la gara, mentre con la nuova legge non c'è più quest'obbligo e questo lo ritengo un successo perché garantisce la continuità degli attuali affidamenti a società pubbliche.
Il tema della gestione pubblica o privata del servizio idrico era legata agli investimenti. I sostenitori del sì temevano che una gestione privata non avrebbe garantito gli investimenti necessari. E' così?
Il problema degli investimenti è legato alla remunerazione e non alla proprietà del gestore. Il tema rilevante è quello del secondo quesito referendario. I propositori del referendum hanno eliminato la remunerazione del capitale investito, per colpire il profitto, ma questo ha come conseguenza il problema del finanziamento degli investimenti. Se non c'è alcuna remunerazione nessuno ha più interesse a mettere dei capitali in società che gestiscono il servizio idrico. Preferiranno investirli in settori dove c'è un qualche margine. Il problema è che siamo ancora in attesa del provvedimento legislativo della nuova Agenzia per il servizio idrico sul nuovo Metodo che stabilirà le componenti di costo da prevedere nella tariffa. Fin'ora le società ricavavano il 7% sul capitale investito; una parte copriva gli interessi sui prestiti, un'altra parte i costi che il Metodo tariffario non riconosceva ammissibili. Il profitto era ciò che rimaneva, con il quale era remunerato il capitale degli azionisti. Ma non sarà più così poiché il referendum ha cassato la voce "remunerazione" dalla tariffa. Questo è un problema poiché il capitale degli azionisti è il primo volano per gli investimenti ed è ciò che rende i Piani d'ambito finanziabili.
Come fanno gli altri Paesi europei?
Ovunque sia stata messa in piedi una gestione industriale del servizio idrico, il capitale degli azionisti viene remunerato. Nell'esperienza più avanzata, quella degli inglesi, la remunerazione è confrontata al rischio di impresa, quindi c'è una equa remunerazione, ponderata rispetto al mercato. Esistono tecniche sofisticate per stimare quanto è necessario per finanziare gli investimenti. Anche noi dovremmo approfondire la cosa in questo senso.
In Italia chi sarà a fare gli investimenti?
Se la remunerazione non c'è più o viene ridotta in maniera tale da non essere più conveniente, non solo non ci saranno soggetti privati ad investire, ma non lo farà neanche il pubblico. Con l'attuale crisi economica è impossibile fare affidamento sulla fiscalità generale e il rischio è che tutti gli interventi necessari sulla rete idrica italiana, dalle fognature ai depuratori, non verranno fatti a danno dell'ambiente e della salute. Ad esempio, c'è una direttiva europea che ci obbliga a depurare, entro il 2015, tutti i nuclei abitati sopra i 2000 abitanti; se l'Italia non lo fa paga delle sanzioni. Si stima che gli investimenti da fare ammontino a 65 miliardi di euro; lo Stato non è in grado di affrontare investimenti del genere. Quindi chi crede che eliminando dalla tariffa la remunerazione del capitale investito, gli investimenti saranno finanziati dalla fiscalità generale è utopista. Mi auguro che il Governo consenta ad ogni realtà italiana di scegliere il proprio modello di gestione e trovi una equa remunerazione per poter consentire di contrarre i prestiti necessari per fare gli investimenti.
Questo vuol dire che la tariffa comunque aumenterà?
L'aumento ci sarà a prescindere dalla remunerazione, perché ogni anno dobbiamo fare nuovi investimenti per adeguare la qualità del servizio. Per non aumentare dovrebbe essere lo Stato a fare tutti gli investimenti, ma questo vorrebbe dire aumentare le tasse, perché oggi non ci sono dei fondi inutilizzati che potrebbero servire a questo scopo. Io credo che debba essere prevalentemente la tariffa a finanziare anche gli investimenti, riconoscendo ai gestori, pubblici o privati che siano, una remunerazione più congrua rispetto all'attuale 7%, ancorata alle effettive condizioni del mercato. Poi ci sono altri meccanismi per tutelare le fasce più deboli della popolazione, garantire il raggiungimento degli obiettivi, la qualità del servizio, ma questo è un altro capitolo.
Con il federalismo fiscale cambierà qualcosa?
Con il federalismo fiscale in teoria potrebbero essere le Regioni a fare gli investimenti, ma a parità di imposizione fiscale, con tutti i tagli agli enti locali, anche questa è un'utopia.
Quali sono le vostre proposte?
Oggi tutti stanno zitti e lavorano nelle segrete stanze come i carbonari perché si ha paura della possibile reazione dei cittadini. Noi vogliamo aprire la discussione a tutti in modo trasparente alla luce del sole, parlando dei possibili scenari e delle conseguenze.
Fonte:helpconsumatori.it (Antonella Giordano)
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Auto, niente più graffi e ammaccature nei parcheggi
È uno dei principali assilli di chi non può parcheggiare la propria auto in un comodo garage o in altrettanto comodi spazi riservati. E la preoccupazione di chi deve lasciarla in sosta anche solo per qualche ora negli angusti parcheggi cittadini e magari far scendere dai sedili posteriori dei bambini. Del resto, come fa notare una ricerca condotta da Ford nei principali Paesi europei (Italia compresa), il 72% delle famiglie che possiedono un'auto ha subito in media graffi o piccole ammaccature agli spigoli degli sportelli. Inconvenienti che risultano essere fastidiosi e costosi – il costo medio per una riparazione può spesso superare i 300 euro - soprattutto quando la vettura è fresca di concessionario. Per ovviare al problema gli ingegneri tedeschi (di Colonia) del produttore hanno pensato a Door Edge Protector, letteralmente protettore per gli spigoli delle porte.
Si tratta nello specifico di un sistema attivo, unico nel suo genere, che previene le ammaccature degli sportelli della propria auto durante l'apertura di questi ultimi. Una soluzione che ha il pregio di essere una misura preventiva anche per gli eventuali danni arrecati ad altri veicoli al momento di uscire dall'abitacolo e che vedremo a bordo della Focus a inizio 2012. Il funzionamento del dispositivo è semplice: all'apertura degli sportelli, delle speciali protezioni in gomma nascoste alla vista automaticamente si posizionano (in una frazione di secondo) lungo il bordo delle porte e proteggono da possibili graffiature le porte stesse e la carrozzeria di eventuali veicoli parcheggiati vicino. La promessa che fa Ford è quella di poter evitare il 90% degli urti per gli spigoli delle porte anteriori e l'85% di quelle posteriori. Le protezioni, spiega il costruttore in una nota, non interferiscono con i meccanismi esistenti e con la resistenza agli impatti della struttura e rientrano in posizione alla chiusura della porta in soli 60 millisecondi, quindi anche chiudendo con forza o sbattendo lo sportello. In ogni caso è presente un meccanismo che previene i danni se qualche oggetto blocca il rientro in posizione del dispositivo.
Quanto potrà essere gradito il Door Edge Protector per gli automobilisti italiani è impossibile da sapere oggi. Certo è che, stando alla ricerca di cui sopra, siamo fra i guidatori meno "educati" del Vecchio Continente, se è vero che l'88% degli italiani si dichiara mediamente convinto (il dato sale al 92% per le regioni del Nord Ovest) del fatto che, dopo aver causato ad altri veicoli parcheggiati un graffio o una piccola ammaccatura aprendo lo sportello della propria auto, il responsabile di tali danni non lascia i propri dati per essere rintracciato.
Fonte:ilsole24ore.com (Gianni Rusconi)
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Fare impresa e INPS: incentivi per lavoratori in cassa integrazione
Interessanti opportunità per i lavoratori destinatari di cassa integrazione ordinaria. Per loro, infatti, si potrebbe prospettare un futuro da imprenditori. A tutti coloro che scelgono l’autoimpiego, infatti, l’INPS riconosce un incentivo corrispondente alla liquidazione anticipata di tutto il sussidio di cassa integrazione ordinaria e in deroga per avviare un’attività di lavoro autonomo o per costituire una cooperativa.
L’obiettivo è quello di incentivare il reimpiego in forma autonoma o in cooperativa di tutti quei soggetti fruitori di ammortizzatori sociali. Coloro che vorranno avviare un’attività di lavoro autonomo, un’attività imprenditoriale, una microimpresa oppure associarsi in cooperativa potranno contare sulla liquidazione del trattamento che sarebbe stato corrisposto.
Possono fruire del beneficio i lavoratori dipendenti destinatari per gli anni 2009, 2010 e 2011 di ammortizzatori sociali in deroga o sospesi. Per loro è prevista, previe dimissioni dall’impresa da cui sono dipendenti, la liquidazione del trattamento di sostegno al reddito per un numero di mensilità pari a quelle autorizzate e non ancora percepite.
L’erogazione è effettuata dall’Inps a seguito di richiesta presentata dai lavoratori che intendano avvalersi dell’incentivo. La richiesta deve riportare la specificazione dell’attività da intraprendere e deve essere presentata entro il 31 dicembre 2011. Ricevuta la domanda, l’Inps provvederà ad accertare il diritto del beneficiario all’ammortizzatore sociale o all’indennità di disoccupazione, verificare l’idoneità della documentazione presentata dal lavoratore interessato e quantificare il beneficio spettante in relazione al numero di mensilità di trattamento di sostegno al reddito autorizzate e non erogate.
Completata la verifica, l’INPS erogherà il 25% dell’incentivo spettante e interromperà l’erogazione del trattamento di sostegno al reddito. La restante parte sarà erogata a seguito della presentazione della documentazione comprovante ogni elemento che attesti l’avvenuto avvio di iniziative volte a esercitare un’attività di lavoro autonomo, autoimprenditoriale, microimpresa o cooperativa. Nel caso di avvio di un’attività con specifiche autorizzazioni o con iscrizione in albi professionali o di categoria deve essere presentato anche il documento comprovante il rilascio dell’autorizzazione ovvero l’iscrizione all’albo mentre in caso di avvio di una cooperativa occorre presentare l’avvenuta iscrizione della stessa nel registro delle società presso il tribunale competente per territorio nonché nell’Albo Nazionale degli Enti Cooperativi.
Fonte:blog.pmi.it (Nicola Santangelo)
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Bot al 3%: investire conviene nonostante la crisi. I consigli per scegliere migliori scadenze
Salgono i rendimenti dei Bot a tre e sei mesi che arrivano al 3% lordo. Ieri, infatti, il Tesoro ha collocato otto miliardi di Bot semestrali a un tasso lordo del 3,071% (pari a un 2,28% al netto di Fisco e commissioni bancarie), mentre per il Bot flessibile (la riapertura del trimestrale con 73 giorni di vita, fino al 15 dicembre) il rendimento si attesta intorno all’1,8%.
Discorso diverso per il BoT a 3 mesi, il cui rendimento è pari all'1,808% (1,53% quello netto) in calo rispetto all'1,9% registrato nell'asta del 12 settembre. Bene, comunque, la domanda (8 miliardi contro 3 offerti) pari a 2,6 volte, risultato maggiore rispetto ai precedenti del 12 settembre e di marzo.
Sempre ieri è arrivato sul mercato il Ctz, il biennale senza cedola, che scade nel 2013 offrendo il 4,511% lordo (3,9 netto). Ma la convenienza nell’investire in Bot non è poi così sicura, perché comprare Bot e tenere i soldi sul deposito on line non vuol dire investire, ma piuttosto ‘mettere da parte’, allontanando l’inflazione (2,8%).
La scelta migliore per investire non è avere in portafoglio solo titoli italiani ma piuttosto arrivare al 15-20%, puntando su scadenze non molto lunghe, magari a tre-cinque anni, senza rischiare troppo.
Fonte:businessonline.it (Marianna Quatraro)
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Regime dei minimi, scelte al buio
Dopo le manovre estive contribuenti alla ricerca di certezze. Sono ancora molti infatti i provvedimenti attuativi ed i chiarimenti di prassi amministrativa necessari per sciogliere i dubbi e le criticità introdotte dai tre provvedimenti dell'estate 2011 che hanno innovato e modificato, anche radicalmente, molti comparti del nostro diritto tributario.
Per adesso i provvedimenti attuativi ed i chiarimenti delle entrate si contano sulle dita di una mano. Le prime scadenze sul tappeto sono state quelle che hanno trovato per prime i chiarimenti ed i provvedimenti attuativi. Non è un caso infatti che tra i primi provvedimenti attuativi vi siano quelli relativi alla chiusura delle partite Iva inattive, con tanto di approvazione del relativo codice tributo valido per effettuare i pagamenti che hanno scadenza con il prossimo 4 ottobre, nonché quello sulla chiusura delle liti pendenti con scadenza del pagamento al 30 novembre 2011.
Tra gli altri provvedimenti già adottati meritano di essere qui segnalati anche quelli in materia di credito d'imposta per la ricerca e lo sviluppo, nonché le disposizioni attuative del nuovo contributo unificato per il processo tributario e le note di iscrizione a ruolo delle cause presso la segreteria delle commissioni tributarie.
Per quanto attiene invece ai chiarimenti di prassi amministrativa le Entrate hanno provveduto a emanare una prima circolare interpretativa (n. 41/e del 5 agosto 2011) alla quale dovranno necessariamente seguirne altre tenuto conto della vastità di novità e modifiche introdotte nell'ordinamento.
Ciò premesso fra le principali criticità sul tappeto per le quali fino ad oggi non si sono avuti né chiarimenti né provvedimenti attuativi ci sono, fra gli altri, le modifiche al regime dei contribuenti minimi, il nuovo regime di riportabilità e deducibilità delle perdite d'impresa e la stretta al regime delle società non operative. Si tratta, è vero, di provvedimenti normativi che scatteranno dal periodo d'imposta 2012 ma nei confronti dei quali sarà necessario valutare anticipatamente i concreti effetti e la reale portata.
Si pensi, ad esempio, alle novità in arrivo per i contribuenti minimi. Per questi ultimi infatti il dl 98/2011 ha previsto un vero e proprio esodo di massa verso un regime semplificato ad imposta ordinaria con decorrenza proprio dal 1° gennaio 2012. Le stime tecniche del provvedimento prevedono una fuoriuscita dal regime di oltre il 95% degli attuali contribuenti minimi per i quali ultimi i giorni che ci separano dalla chiusura del 2011 saranno cruciali per il loro destino. In assenza di chiarimenti per gli attuali contribuenti minimi si tratterebbe di effettuare una scelta al buio, o quasi. Anche altre disposizioni delle manovre che impattano dal periodo d'imposta 2012 hanno bisogno di essere chiarite con un certo anticipo per consentire scelte e decisioni appropriate.
E' il caso, ad esempio, delle società di comodo. I nuovi paletti imposti dalla manovra-bis (dl 138/2011) con l'attrazione al regime delle società di comodo anche dei soggetti in perdita sistemica e la maggiorazione dell'aliquota ires del 10,50% costituiscono modifiche profonde alla originaria disciplina per le quali si impongono i necessari chiarimenti di prassi amministrativa. E stesse considerazioni per le nuove disposizioni in materia di riporto e deducibilità delle perdite d'impresa nell'ambito dell'imposta sul reddito delle società.
Fonte: ItaliaOggi
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Inps, dal 1° ottobre nuovi servizi disponibili online
Dal 1° ottobre una serie di domande di prestazioni e servizi richieste all'Inps viaggerà online. A partire da quella data, infatti, nuovi servizi saranno coinvolti nel processo di telematizzazione che si concluderà a metà del prossimo anno, quando tutte le domande di prestazioni e servizi saranno disponibili online. È quanto rende noto l'Istituto, che precisa come dal 1° ottobre potranno essere presentate online le seguenti domande: visite mediche di controllo da parte dei datori di lavoro, per cui inizia il periodo transitorio che terminerà il 30 novembre; assegni familiari per i coltivatori diretti, mezzadri e coloni, per i quali inizia il periodo transitorio che terminerà il 30 novembre; autorizzazione ai versamenti volontari per il Fondo di previdenza per il personale dipendente delle aziende private del gas, il Fondo speciale per il personale dipendente dalla Ferrovie dello Stato S.p.a. e l'Istituto Postelegrafonici (IPOST), per cui inizia il periodo transitorio, che terminerà il 31 dicembre.
Spiega l'Inps che il processo di digitalizzazione delle domande di prestazione avviene con gradualità per ciascun servizio, assicurando un periodo transitorio durante il quale le consuete modalità di presentazione continuano comunque ad essere in vigore. Terminato il periodo transitorio, le domande non possono più essere presentate in modalità cartacea, ma solo attraverso il canale web (avvalendosi dei servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite PIN attraverso il portale dell'Istituto, www.inps.it), via telefono al contact center integrato, al numero verde 803164 e attraverso i servizi telematici offerti dai patronati e tutti gli intermediari dell'Istituto.
Fonte:helpconsumatori.it (BS)
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Luce e gas, boom di contratti falsi
Come accadeva appena aperta la liberalizzazione dei telefoni. Ora succede nell'elettricità e nel gas: i contratti non richiesti. Lo sportello per la tutela dei consumatori energetici organizzato dall'autorità dell'Energia, dato in gestione all'Acquirente unico (la Spa pubblica che rifornisce indirettamente di energia i consumatori domestici), ha censito in un anno, fino al 30 giugno, 3.500 casi di clienti energetici ai quali era stato cambiato a loro insaputa il contratto di luce e gas. Un fenomeno in crescita del 68 per cento.
In realtà, i casi sono molti di più di quelli censiti, ma sono risolti dalle aziende elettriche prima che il consumatore si rivolga all'Acquirente unico.
Campania, Lazio, Puglia e Toscana le regioni più tartassate dai manipolatori del contratto. Ma anche Lombardia oppure – Regione che emerge in questi mesi – Marche. Accade a Brescia, per esempio, oppure a Benevento, dove la procura sta indagando per falso in scrittura privata.
Commenta Paolo Vigevano, amministratore delegato dell'Acquirente unico: «Sono le fisiologie perverse dei processi di liberalizzazione. Per fortuna, dopo l'esperienza dei telefoni, l'energia è il settore che ha più strumenti per la tutela del consumatore».
L'Autorità dell'energia sta conducendo audizioni tra le aziende elettriche e del gas per decidere nuove misure in difesa dei cittadini beffati. Per il presidente dell'Authority, Guido Bortoni, sono fatti odiosi che vanno repressi: la tolleranza «non può che minare la reputazione dell'operatore e danneggiarlo nel punto in cui vi è più valore per il medesimo: la fiducia del cliente».
Per esempio un consumatore scopre di essere passato dal mercato tutelato al mercato libero. Oppure, sulla bolletta cambia il nome della società fornitrice. In qualche caso il contratto riporta una firma falsa. Ed è successo che la firma fosse di una persona che alla data contrattuale era morta schiattata. Il cliente, imbufalito, rivuole il suo contratto precedente, com'è suo diritto; i consumatori possono passare in tutta libertà dal segmento del mercato libero al settore tutelato.
Ma giungono segnalazioni che alcune aziende di luce e gas inventino scuse per non tornare indietro: non è possibile, ormai ha firmato, non c'è niente da fare. Accade che il consumatore esasperato riesca a compilare le pratiche per tornare al contratto precedente, e qui l'azienda energetica può diventare cavillosa tanto quanto prima, quando si trattava di accettare clienti, era superficiale: manca una virgola, il documento è incompleto, non è stata mandata la certificazione.
Nell'84% dei casi il fenomeno riguarda le famiglie. E gli autori dei misfatti sono alcuni agenti commerciali. Le aziende energetiche non gestiscono in proprio la rete di vendita e i centralini di procacciatori e si affidano su appalto a rappresentanti e società di rivenditori.
Nella maggior parte dei casi sono venditori bravissimi e onestissimi. Nella maggior parte dei casi. Ma a volte – come accadeva con i contratti telefonici, e spesso si tratta degli stessi rappresentanti di allora – ci sono agenti di vendita che compilano i contratti leggendo sui nomi del campanello di casa. Due casi su tre riguardano la corrente elettrica, poiché il mercato del metano è meno vivace. Gran parte dei contratti farlocchi è all'interno dello stesso gruppo energetico: da una società all'altra, cioè passando dalle tariffe e dalle garanzie fissate dall'Autorità dell'energia ai prezzi e ai contratti del mercato libero.
Il fenomeno riguarda tutte le società energetiche. Molte corrono ai ripari. L'Enel – vittima del fenomeno quanto i suoi clienti – per esempio ha dovuto istituire la telefonata di controllo: prima di avviare il contratto si accerta, con una chiamata a casa del cliente, se il contratto è reale. Poi ha distribuito tra i rivenditori un'uniforme. A volte l'Enel è dovuta intervenire con severità. A Brescia ha sospeso «le attività delle due agenzie», riferisce il Giornale di Brescia.
Fonte:ilsole24ore.com (Jacopo Giliberto)
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Intesa San Paolo, ammessa class action Altroconsumo
La Corte d'appello di Torino ha dichiarato l'ammissibilità della class action di Altroconsumo contro Intesa San Paolo per le commissioni di massimo scoperto applicate ai correntisti in rosso dopo il 15 agosto 2009. Martinello: "Risultato senza precedenti".
E' stata dichiarata ammissibile dalla Corte d'appello di Torino la class action di Altroconsumo contro Intesa San Paolo per le commissioni di massimo scoperto applicate ai correntisti in rosso dopo il 15 agosto 2009. Secondo Altroconsumo, che ha depositato l'atto di citazione presso il tribunale di Torino il 25 novembre scorso, la banca ha applicato illecitamente commissioni di massimo scoperto a conti correnti senza fido. Per questo i consumatori hanno diritto ad essere rimborsati. Si ricorda che anche il Codacons aveva lanciato una class action contro Intesa San Paolo, per lo stesso motivo. Ma il Tribunale di Torino aveva dichiarato inammissibile l'azione risarcitoria collettiva.
"E' un risultato senza precedenti per i correntisti bancari coinvolti e per i consumatori più in generale, in un momento di grave sofferenza finanziaria del Paese e dell'intera area Euro, e di discussione sulla credibilità del settore bancario - ha dichiarato Paolo Martinello, presidente di Altroconsumo - La trasparenza e il rispetto delle regole sono criteri da applicare irrinunciabilmente alla propria clientela e utenza. In mancanza, i diritti dei correntisti devono poter essere tutelati attraverso il nuovo strumento della class action, che per la prima volta in Italia viene ammesso nei confronti di un importante istituto bancario, per una vicenda che coinvolge migliaia di consumatori" - ha concluso Martinello.
Su ricorso di Altroconsumo - assistito dalla Studio Bin di Torino - la Corte d'appello di Torino ha ritenuto che l'associazione rappresenti adeguatamente gli interessi dei correntisti e che la class action non possa essere bloccata sul nascere, come richiesto da Intesa Sanpaolo. Ora il tribunale di Torino dovrà decidere tempi e modalità di pubblicità dell'azione e di raccolta delle adesioni.
Nel frattempo, tutti i consumatori interessati, titolari di un conto corrente privo di fido presso Intesa Sanpaolo che passando in rosso abbiano subito l'applicazione di voci di spesa, come la "Commissione per scoperto di conto (CSC)", dopo il 15.08.2009, possono compilare il form di pre-adesione alla class action su www.altroconsumo.it.
Quello di oggi è il via libera alla prima class action di Altroconsumo. L'Associazione ne ha avviate altre due che sono in attesa di essere ammesse: la class action sull'ipotesi di cartello nelle tariffe dei traghetti in viaggio per la Sardegna e quella sull'interruzione di servizio pubblico da parte della RAI nei confronti dei telespettatori paganti il canone di abbonamento.
Fonte:helpconsumatori.it (GA)
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Manovra finanziaria: tassate le società di comodo
Il maxi-emendamento governativo alla manovra finanziaria, il d.l. n. 138/2011, ha introdotto una nuova ipotesi di tassazione per l’uso di beni intestati fittiziamente a società di comodo.
La tassazione è finalizzata anche a potenziare l’attività di accertamento effettuata dall’Agenzia delle Entrate utilizzando il metodo sintetico: è stato, infatti, stabilito che, qualora la società o l’impresa individuale conceda dei beni in godimento, rispettivamente, ai soci o ai familiari dell’imprenditore, la differenza tra il valore di mercato e il corrispettivo annuo previsto per la detta concessione concorre alla formazione del reddito complessivo del socio o familiare quale reddito diverso.
Peraltro, i costi relativi ai beni concessi ai soci o ai familiari per un corrispettivo annuo inferiore al valore di mercato del diritto di godimento non sono in ogni caso ammessi in deduzione dal reddito imponibile.
Una norma analoga a quella in esame è prevista, ai fini dell’IVA, in base al quale non è detraibile l’imposta pagata per l’acquisto di beni che vengono messi a disposizione dei soci gratuitamente o a fronte di un corrispettivo inferiore al valore normale.
Fonte:blog.pmi.it (Roberto Grementieri)
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Pensioni a 65 anni di età obbligatoria già nel 2012 con calcolo contributivo per valore
Dal primo gennaio 2012 per tutti i lavoratori che puntano al pensionamento con 35 anni di contributi scatterebbe il requisito anagrafico obbligatorio di 65 anni. Ciò significa l’introduzione immediata di quota 100 sia per i dipendenti sia per gli autonomi, bloccando in tal modo i pensionandi che non hanno raggiunto i 40 anni di versamenti.
Novità previste anche per quanto riguarda l’allineamento dei requisiti uomo-donna a 65 anni per la pensione di vecchiaia. Rispetto alla normativa attuale, che prevede l'equiparazione nel 2026, si scenderebbe al 2019, con una scalettatura che parte l'anno prossimo e prevede incrementi di un anno ogni 18 mesi.
Ma il percorso potrebbe diventare anche più corto visto che, come è stato fatto osservare, per le dipendenti della Pa l'allineamento a 65 anni scatterà il prossimo anno. Tra le altre possibili novità l'estensione del metodo contributivo pro-rata, con effetti più di tipo equiparativo che di risparmio effettivo. Così facendo, dunque, tutte le pensioni verrebbero calcolate con il sistema contributivo nella forma pro-rata.
Oltre al contributivo per tutti, l'intervento più gettonato resta quello sui trattamenti di anzianità con l'anticipo al 2012 di quota 97 (somma di età anagrafica e contributiva), o in alternativa il ripristino dello scalone Maroni, per poi arrivare nel 2015 a quota 100, ovvero all'abolizione delle pensioni anticipato. Accanto a queste proposte, si parla sempre dell'anticipo al 2012 del meccanismo sull'innalzamento dell'età pensionabile delle lavoratrici private, che dovrebbe arrivare a 65 anni nel 2020 e non più nel 2026, e anche di quello sull'aggancio all'aspettativa di vita dell'effettivo momento del pensionamento.
Altra ipotesi al vaglio, il pensionamento di vecchiaia per tutti a 67 anni, ma solo a regime (dopo il 2020). Ma la Lega continua ad opporsi alle ipotesi di interventi strutturali, la Cgil ha più volte ribadito il suo netto no a qualsiasi nuovo intervento sulla previdenza, mentre Cisl e Uil lasciano qualche spiraglio aperto.
Fonte:businessonline.it (Marianna Quatraro)
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Unione Europea; Tre milioni al design innovativo
Il design concepito non solo come "estetica" ma, in senso più ampio, strettamente collegato con l’innovazione non tecnologica. Quindi anch’esso supportato dalle politiche europee per l’innovazione contenute in numerosi documenti, ultimo dei quali la comunicazione "Unione nell’Innovazione 2020".
Il Programma Compatitività e Innovazione (CIP) mette a disposizione – sullo slancio di quanto sostenuto con forza da Bruxelles – 3 milioni di euro per finanziare progetti che puntino ad integrare meglio design e innovazione, mediante lo sviluppo di reti, scambi di buone pratiche, campagne informative, disseminazione di attività che mettano in luce l’importanza del design. L’invito a presentare progetti è rivolto a persone giuridiche, in consorzio tra di loro, che operano nel campo del design e dei servizi innovativi, soggetti pubblici e privati. I progetti devono essere presentati in partenariato – minimo quattro soggetti – e devono avere una durata tra i due e i tre anni. Il contributo comunitario non supererà il 75% dei costi eligibili. La scadenza per l’invio del progetto è il 10 ottobre 2011. Tutta la documentazione necessaria per la presentazione di un progetto è disponibile nel sito:
ec.europa.eu/enterprise/newsroom/cf/newsbytheme.cfm?displayType=fo&fosubType=p&lang=en.
Fonte:agevolazioni.telematicaitalia.it
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L’IRAP sui professionisti si applica anche per un solo dipendente - Ord. Cass 15803/2011
L’IRAP sul reddito del professionista è applicabile anche se questi si avvale dell’attività di un solo lavoratore dipendente in maniera stabile, costituendo una struttura organizzata a corredo dell’attività professionale anche se svolta in maniera personale.
L’Agenzia delle entrate aveva rifiutato, con il c.d. silenzio-diniego, l’istanza di rimborso presentata da un commercialista, concernente alcune somme versate all’Erario ai fini dell’IRAP.
La Commissione regionale, organo di secondo grado nel processo tributario, aveva riformato quanto disposto dai giudici di primo grado, accogliendo quanto richiesto dal professionista, annullando, così, l’atto impositivo, in quanto non si ravvisava l’esistenza di una struttura autonomamente organizzata a corredo dell'attività professionale svolta.
Dalla motivazione della sentenza si evince che l’attività del commercialista era principalmente di sindaco in collegi sindacali e che solamente grazie alle proprie capacità e alla presenza nel collegio egli conseguiva il procacciamento della clientela e il conseguente reddito imponibile.
L’ambito del lavoro svolto dal commercialista, osservavano i giudici di secondo grado, “non può certo essere ampliato dalla presenza di un collaboratore con meri compiti esecutivi inerenti la fissazione di appuntamenti, l'accoglimento di clienti o il rispondere alle telefonate, il quale costituisce solo un mero ausilio all'attività professionale del commercialista, alla stregua del computer o dell'automezzo".
Avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale, l’Agenzia delle entrate propose ricorso per cassazione adducendo due motivi: la violazione e falsa applicazione dell'art. 2697 c.c., e il vizio di motivazione della sentenza.
la Suprema corte accoglie il ricorso e cassa la sentenza della CTR in quanto non risulta debitamente motivata: è noto che l’onere della prova spetta a chi richiede rimborso dell’imposta, dunque spettava al contribuente dimostrare l’inesistenza del requisito dell’autonoma organizzazione.
Fonte:fiscoetasse.com
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Leasing auto: come funziona e quali sono i vantaggi
Il leasing auto è un finanziamento personale che permette di poter entrare in possesso dell’auto desiderata pagando un canone mensile, potendone formalmente divenire titolari al momento del pagamento del prezzo di riscatto finale, che sancirà la cessazione del rapporto di leasing, aprendo la duplice scelta al possessore dell’auto.
Cerchiamo quindi capire, in questo breve approfondimento, in che modo sia possibile contrarre un leasing sfruttando tutte le caratteristiche positive di questa forma tecnica di prodotto finanziario.
Come funziona il leasing auto
Il funzionamento del leasing auto è pertanto piuttosto semplice. Il cliente della società finanziaria che gestisce l’operazione di leasing chiederà alla stessa di “sostituirsi” nell’operazione di acquisto dell’auto. L’auto sarà pertanto di proprietà della società di leasing, mentre il cliente finale sarà semplicemente possessore, legittimando tale possesso mediante pagamento di canoni mensili, per una durata di norma non superiore ai 60 mesi.
Al termine della durata di cui sopra, l’utilizzatore del bene potrà decidere se riscattare l’auto, attraverso il pagamento di un prezzo finale, oppure rinunciare al riscatto, cessando così ogni forma di relazione creditizia con la società di leasing. Una forma finanziaria molto flessibile, pertanto, che nasconde altresì qualche ulteriore vantaggio che vedremo tra poche righe.
I vantaggi del leasing
Come detto, la principale caratteristica a vantaggio dell’utilizzatore finale è rappresentata dalla straordinaria flessibilità del rapporto di finanziamento personale sopra descritto. Il cliente della società di leasing potrà così evitare di procedere all’acquisto diretto dell’auto impegnando il capitale personale, o procedere alla compravendita della stessa mediante un più oneroso finanziamento di natura personale.
Non solo: le possibilità concesse dal leasing auto sono davvero molto vaste, tanto che oggi giorno è pressochè possibile entrare in possesso di qualsiasi vettura mediante tale tipo di operazione, che pertanto si dimostra particolarmente efficace nello soddisfare tutte le esigenze, anche quelle più sofisticate, della clientela.
Il leasing permette di sfruttare altresì alcuni interessanti vantaggi fiscali, che saranno senza alcun dubbio molto utili al libero professionista.
Fonte:bassitassi.com
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Non solo caro benzina, in aumento anche Imposta Provinciale di Trascrizione
Non bastava il caro benzina ad incidere sulle già tartassate tasche degli automobilisti. La conversione in legge del D.L. 138/2011 ha confermato anche l'aumento dell'IPT (Imposta Provinciale di trascrizione). "Ciò significa - ha spiegato Pietro Giordano, segretario generale Adiconsum - che dal 19 settembre tutte le formalità (prime immatricolazioni, trasferimenti di proprietà, ecc.) presentate al Pubblico Registro Automobilistico (PRA), ad eccezione delle Regioni a statuto speciale (Friuli Venezia Giulia, Sicilia e Sardegna) e delle Province autonome (Trento e Bolzano), pagheranno per i veicoli superiori a 53 kW l'IPT in misura proporzionale (€ 3,5119 x kW) in luogo della misura fissa (€ 150,81). Per fare un esempio una Fiat Bravo con 66kW a Firenze (una delle province che non applica alcuna maggiorazione) l'IPT è passata da 150,81 euro a 231,66; a Cosenza, dove si applica una maggiorazione del 30% sempre per una Fiat Bravo l'IPT è passata da 196,05 euro a 300,96 euro. (Per le altre cilindrate si veda tabella allegata per gentile concessione della Direzione Servizi delegati ACI)".
Nessuna differenza tra nuovo e usato: "La nuova disposizione - dichiara Giordano - colpisce sia i veicoli nuovi che usati e comporta un forte aggravio dell'imposta (praticamente un raddoppio, per i veicoli di cilindrata media, nelle Province che hanno deliberato l'aumento del 30%,) a sfavore del consumatore, ma soprattutto genera una sperequazione di trattamento determinata dalla residenza del soggetto venditore e certamente determinerà una migrazione delle formalità PRA verso le Regioni a statuto speciale e le Province autonome nelle quali è rimasta in vigore l'IPT in misura fissa per gli atti soggetti ad IVA".
Fonte:helpconsumatori.it (VC)
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Indennità di accompagnamento; Non spetta se l’invalido civile grave è ricoverato gratuitamente in istituto
L’INPS chiarisce che l’indennità di accompagnamento non spetta gli invalidi civili gravi ricoverati gratuitamente in istituto e nei casi di ricovero di lunga degenza o per fini riabilitativi. Al contrario, l’indennità spetta in caso di ricovero a pagamento, ovvero quando l’interessato (o chi per lui) versa l’intera retta, oppure ne versa solo una parte, rimanendo l’altra parte a carico dell’ente pubblico.L’INPS, con messaggio n. 18291 del 26.9.2011, risponde ad alcuni quesiti in merito all’interpretazione da dare al disposto di legge sul riconoscimento dell’indennità di accompagnamento in caso di ricovero.
In particolare, l’Istituto chiarisce che non spetta l’indennità di accompagnamento agli invalidi civili gravi ricoverati gratuitamente in istituto, né in caso di ricovero di lunga degenza o per fini riabilitativi.
A tal fine sono da considerarsi:
- gratuiti, i ricoveri presso strutture ospedaliere oppure istituti, con retta o mantenimento a totale carico di ente pubblico (il ricovero viene considerato gratuito anche nel caso in cui i privati versino contributi per ottenere un trattamento migliore rispetto a quello di base);
- a pagamento, i ricoveri per cui l’interessato (o chi per lui) versi l’intera retta, oppure ne versi solo una parte, essendo l’altra versata dall’ente pubblico (in questo caso occorrerà che l’interessato presenti idonea documentazione attestante l’esistenza e l’entità del contributo a carico di enti pubblici e di quello a carico dello stesso o dei suoi familiari).
Tuttavia, l’INPS specifica che, in caso di ricovero gratuito, la prestazione viene comunque concessa anche se ne viene sospeso il pagamento per il periodo di durata della condizione stessa di ricovero.
Chiaramente andrà fatta una verifica caso per caso, anche se non va considerato ricovero quello in day-hospital che, quindi, è ininfluente sul mantenimento dell’indennità di accompagnamento.
L’interessato deve, inoltre, con la dichiarazione di responsabilità, attestare l’esistenza o meno di periodi di ricovero gratuito in istituto e, in caso affermativo, deve indicarne la durata.
I periodi di ricovero devono essere dichiarati all’INPS annualmente, rilasciando la dichiarazione ICRIC al CAF ovvero, per i possessori del PIN dispositivo, utilizzando l’apposita procedura on line presente sul sito www.inps.it – funzione dichiarazione ICRIC, ICLAV, ACCAS/PS.
Comunque, l’Istituto rammenta che dei periodi di ricovero, ai fini della sospensione dell’indennità di accompagnamento, si terrà conto soltanto di quelli pari o superiori ai 30 giorni.
(Messaggio INPS 26/09/2011, n. 18291)
Fonte:ipsoa.it
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